IL COMMERCIALISTA |
|
![]() |
A cura di Domenico Moschella |
Ai fini della dichiarazione dei redditi desidererei sapere se i giornali che restano sul banco (ovvero invenduti) alla sera del 31 dicembre devono essere considerati venduti, quindi un reddito per il gestore dell’edicola, oppure come resa, quindi un utile per l’edicolante. In attesa di un vs. riscontro distinti saluti.
F.
Cacozza – Crotone (CZ)
Il
testo del quesito risulta poco chiaro e non fa emergere il problema da risolvere.
Visto che vengono usate le denominazioni di gestore ed edicolante con
riferimento alla giacenza della merce esistente alla data di chiusura
dell’esercizio, si può presumere che si voglia chiarire se l’inventario della
merce deve essere considerato, o meno, ai fini della suddivisione dell’utile
fra i due soggetti citati.
Se
l’utile di esercizio è stato rilevato applicando la percentuale di sconto sugli
acquisti eseguiti presso i distributori, l’inventario non va considerato, in
quanto elemento di natura patrimoniale da considerare soltanto alla fine della
gestione.
Per
i giornali pornografici si applica l’IVA al 20%. Tali beni sono esclusi dal
regime speciale per l’editoria? Noi edicolanti dobbiamo riversare l’IVA all’erario?
In
caso affermativo come dobbiamo operare in contabilità? Quali scritture
riportare nel registro dei corrispettivi?
F.
D’A. – S. Benedetto
del Tronto (AP)
I
prodotti citati rientrano sempre nel regime speciale previsto dall’art. 74
della legge IVA n. 633/72, pertanto la vendita di queste riviste non comporta
nessun adempimento particolare da parte dell’edicolante, in quanto l’IVA viene
versata direttamente dall’editore. Trattandosi di prodotti che non godono di
agevolazioni sull’aliquota IVA, gli editori versano come imposta l’aliquota
normale del 20%.
Ho letto la risposta che avete dato a un edicolante che per la contabilizzazione delle schede telefoniche e le lotterie vanno segnati solo gli aggi netti. Io prima facevo così ma la mia commercialista mi ha detto che è uscita una nuova legge per la quale devo segnare il totale (aggio + costo). È esatto?
Le
modifiche normative, limitatamente agli aggi sulle lotterie, non hanno interessato
il loro sistema di rilevazione bensì la loro classificazione ai fini IVA.
Infatti, i ricavi derivati da dette operazioni sono considerati operazioni
esenti, ai sensi dell’art. 10 del DPR 633/72, se sono prodotti in pubblici
esercizi (bar, tabaccherie, ecc.) mentre se sono prodotti dalle vendite
eseguite in edicola vanno rilevati soltanto ai fini dei redditi come prima.
Sono in possesso dell’autorizzazione comunale per la demolizione e ricostruzione del mio chiosco. Chiedo se ci sono agevolazioni finanziarie di cui mi posso avvalere per fronteggiare la spesa dei lavori che si aggira intorno a venti milioni. Grazie.
R.
Luppino –
Bagnara
Calabra (RC)
Attualmente
non mi risulta alcuna norma specifica riguardante la sua richiesta, in quanto
la legge collegata alla finanziaria ’98, che prevedeva degli incentivi per il
settore commercio, ha esaurito i fondi di dotazione e non è stata rifinanziata.
Per
l’investimento da Lei indicato potrà stipulare, anche tramite l’intervento del
fornitore del chiosco, un contratto di leasing per la durata minima di otto
anni oppure rivolgersi a normali canali bancari per l’apertura di una linea di
credito.
Vorrei sapere con certezza la percentuale di guadagno riconosciuta alle edicole e la modalità pratica di applicazione poiché, facendo alcuni calcoli, mi risulta che tale percentuale sia intorno al 18,8% piuttosto che del 22,88% come spesso è riportato sulle riviste specializzate.
S.
Maggio – Agliana (PT)
La
percentuale di sconto del 22.88% si riferisce all’aliquota principale, pari al
19% sul prezzo defiscalizzato, pagata dagli editori in base a quanto stabilito
dall’art. 9 dell’Accordo Nazionale del 1994.
Nonostante
l’esistenza di altre percentuali per tutta una serie di casi e prodotti
specifici di minore entità, la circolare ministeriale n. 295/E del 30/12/1998
fa riferimento alla suddetta percentuale per la determinazione dell’aggio
spettante ai rivenditori di prodotti editoriali.
Siamo
una società di servizi di Firenze e tra i nostri nuovi clienti abbiamo
un’edicola. Abbiamo letto la vs. rivista n.5 ma ancora abbiamo qualche dubbio.
–
Quali registri regolarmente bollati deve tenere per la registrazione delle
entrate e delle uscite, un soggetto in contabilità semplificata, che effettua
esclusivamente operazioni non soggette art. 74 (non obbligato agli adempimenti
IVA, salvo la libera scelta per il diritto alla detrazione dell’imposta)?
–
Quali sono le percentuali di ricarico da applicare?
Non
esistendo modelli specifici, quali registri delle entrate e delle uscite,
previsti per le edicole esclusive dall’art. 18 del DPR 600/73, possono essere
utilizzati dei normali registri a colonne debitamente bollati presso l’Ufficio
del bollo, sui quali registrare l’ammontare degli estratti conto pagati
settimanalmente (registro uscite) e l’ammontare degli incassi settimanali,
calcolati aggiungendo al costo risultante dagli E/C l’aggio del 22.88%.
Vi
scrivo sperando in un aiuto. Supponiamo che io abbia iniziato la mia attività
di edicolante il primo dicembre 1999. Il primo giorno ho ricevuto riviste per
L.500.000 (nette). Per i successivi dieci giorni ho ricevuto altre forniture di
pari importo, quindi ho ricevuto pubblicazioni (fra le quali non erano comprese
riviste pornografiche, o riviste con gadget o primi numeri o promozioni di
alcun genere) per un totale di L. 500.000. Ogni giorno ho venduto riviste per
L.400.000 e, meraviglia, non ho subito un furto, non ho venduto a credito e non
mi è stata respinta nemmeno una pubblicazione. In dieci giorni ho incassato
4.000.000 di lire. Dato che le pubblicazioni ricevute corrispondevano a L.
6.144.000 (5.000.000 + 22,88%) questo significa che dovrei avere una giacenza
pari a L. 2.144.000. Com’è che, a detta del mio commercialista, mi dovrei
ritrovare con una giacenza di L. 2.250.000?
È
una cosa che mi fa impazzire.
Più
o meno dieci anni fa, sollecitato dal mio commercialista, inventariai ogni
pubblicazione giacente, comprese quelle invendute o restituitemi perché scadute
o prive di gadget e risultò che avevo circa 1.860 (enciclopedie comprese)
testate diverse per un totale di L.14 milioni e mezzo. È vero che da allora non
ho più verificato con esattezza quanto presente nella mia edicola, tuttavia,
secondo il mio commercialista, che applica la percentuale di ricarico
sull’acquistato del 22,88%, a fine 1998 avrei dovuto avere in giacenza oltre 33
milioni di pubblicazioni. Ho provato e riprovato a far risultare una simile
giacenza, ma non arrivo a superare i 16-17 milioni. Tenendo presente che
trascuro nell’inventariare quelle pubblicazioni di poco prezzo, potrei
ipotizzare di averne per altri 4 milioni. Ora qual è il punto che mi sfugge?.
Sul n.5 di Azienda Edicola, rispondendo a un lettore viene detto che “Risulta
corretto non rilevare il magazzino a fini fiscali”. Che significa?
Grato
per l’attenzione porgo cordiali saluti.
G.
Venturelli – Salò (BS)
Volendo
fare una verifica della merce giacente in edicola a una certa data, bisogna
inventariare la merce esistente, quantificarla in base al prezzo di copertina e
dal valore complessivo risultante risalire al costo sostenuto. Contabilizzando
l’aggio spettante al 18,62% (pari al 19% sul prezzo defiscalizzato) possiamo
fare questo esempio:
Per
le edicole esclusive che rilevano i ricavi maggiorando dell’aggio l’importo
dell’estratto conto settimanale del distributore, visto che rilevano come
ricavo il valore della merce ricevuta anche se non ancora venduta ma con
possibilità di resa, non devono contabilizzare il valore del magazzino ai fini
della determinazione del reddito d’esercizio.
Sono
titolare di un’edicola-cartoleria in contabilità semplificata. Vorrei sapere se
le seguenti registrazioni sono esatte:
1)
– A fine giornata conteggio la somma complessivamente incassata e la registro
sul registro dei corrispettivi nella colonna “Totale corrispettivi”, da questa
sottraggo l’importo degli scontrini della giornata (che registro nella colonna
“Corrispettivi al 20%) e il restante importo lo trascrivo in una colonna a
parte che intesto “Giornali”.
2)
– Sul registro delle vendite, insieme alle fatture emesse per la cancelleria,
registro solo gli aggi dei giornali (22,88% dell’importo dell’E/C settimanale)
e gli aggi di vendita dei biglietti autobus, schede telefoniche, ecc. Vorrei
sapere se devo ugualmente porre in uso il registro delle Entrate e quello delle
Uscite vidimati e che tipo di registri devo usare (acquisti, vendite o altro).
Trattandosi
di attività promiscua mi sembra corretto utilizzare i libri contabili ai fini
IVA per registrazioni integrative inerenti prodotti facenti parte di regimi
speciali sostituendo così il libro delle entrate previsto per le edicole
esclusive dall’art.18 del DPR 600/73. Per quanto riguarda le uscite, resto del
parere di registrare gli estratti conto settimanali pagati ai distributori su
un apposito libro delle uscite regolarmente bollato. Quale libro delle uscite
può essere adattato un normale libro a due colonne che in sede di bollatura
viene intestato come “libro delle uscite”, se tenuto manualmente, oppure
adattando un libro acquisti se gestito con procedure meccanicizzate.