L' ESPERTO RISPONDE            
A cura di Carlo Leopardo

 

PORTATURA SEMPRE IN PRIMO PIANO

 

A cura di Carlo Leopardo

 

200.000 LIRE AL MESE PER LA PORTATURA

Sono un edicolante della provincia di Udine. Sugli ultimi due numeri di Azienda Edicola ho letto più volte il problema del pagamento della consegna dei quotidiani e riviste. Io pago ogni mese L. 200.000 + IVA per questo servizio con regolare fattura ma intestata a una ditta privata. Voglio sapere se tutto questo è regolare. Vi ringrazio per la vs. cortese risposta.

I. C. – Gonars (UD)

 

A UDINE LA PORTATURA SI PAGA DA SEMPRE...

Sono un edicolante di Udine e desidero chiedere spiegazioni più approfondite in merito al trasporto che non si paga. Qui in città abbiamo il distributore e paghiamo la portatura a una cooperativa. Non capisco se il fatto del franco punto vendita significa che i giornali e le riviste le dobbiamo recuperare noi andandole a prendere al banco del nostro distributore locale. Desidererei una risposta al più presto visto che continuiamo a pagare. Grazie.

A. Pesante – Udine

 

...MENTRE A FABRIANO I GIORNALI BISOGNA ANDARSELI  A PRENDERE

Gestisco fin dalla sua apertura il bar all’interno dell’ospedale di Fabriano. Un anno fa ho rinnovato il contratto di gestione del bar con gara pubblica e la USL vi ha inserito la rivendita di giornali e riviste con regolare licenza. L’avviamento di questa nuova attività è stato un vero calvario. Il distributore locale non effettua la consegna adducendo un remoto accordo locale con le 6 edicole di allora che, nonostante oggi siano diventate 23, non intende assolutamente modificare. Ogni mattina devo consegnare il reso dei quotidiani e ritirare i nuovi, poi alle 10 il reso delle riviste e il ritiro di quelle nuove. È un sistema molto oneroso in benzina, tempo e lavoro, ingiustificato vista la gratuità della portatura garantita dall’Editore. Cosa si può fare? A chi ricorrere?

T.L. Fabriano (AN)

 

È necessario fare chiarezza, una volta per tutte, sull’argomento portatura gratuita, perché molti rivenditori sono nuovi e perché a volte manca la conoscenza dell’Accordo Nazionale, o manca memoria storica.

Prima della firma dell’Accordo Nazionale del 1994, la percentuale di sconto delle pubblicazioni alla rete di vendita era del 20% e del 25% . Molte piazze ritiravano i giornali direttamente presso l’agenzia di distribuzione locale (ritiro al banco) e chiaramente non pagavano nessuna spesa accessoria. Alcune città, come Milano e Roma, per consuetudine post-bellica, ricevevano le testate direttamente al proprio punto vendita senza pagare nulla per il trasporto; nel resto d’Italia, per il servizio di portatura venivano fatte pagare percentuali diversissime, che andavano dallo 0,50% al 5% e oltre, sull’ammontare del fornito. Questa situazione costituiva una vera giungla dei costi di trasporto.

Le piazze che godevano condizioni di miglior favore (Milano, Roma) hanno quindi rinunciato ai propri benefici per fare chiarezza e trasparenza e perché i costi di portatura diventassero uguali su tutto il territorio.

Si giunge così alla stesura dell’Art.9 dell’Accordo Nazionale che riguarda i compensi per la vendita delle pubblicazioni che recita testualmente:

 

“Le aziende editoriali aderenti alla FIEG praticheranno alla rete di vendita la percentuale di sconto del 19% sul prezzo defiscalizzato per la vendita delle loro pubblicazioni, a eccezione del primo numero delle pubblicazioni di nuova uscita; per le enciclopedie esclusivamente alfabetiche e composte di soli fascicoli cartacei destinati a essere rilegati in volumi e le relative copertine e raccoglitori; per le pubblicazioni senza periodicità; per i numeri unici; per le pubblicazioni che contengono sotto rilegatura più fascicoli arretrati; per libri facenti parte di collane periodiche e per le collane monografiche qualora siano vendute anche da esercizi commerciali in possesso di licenza libraria. In tali casi vi sarà uno sconto supplementare del 5%.”

 

Come si vede, con l’Accordo Nazionale del ’94 si è perso un punto percentuale nei compensi: dal 20% al 19%, dal 25% al 24%. A fronte di ciò le aziende editoriali si impegnavano direttamente o tramite le imprese di distribuzione locale a effettuare il servizio di portatura e relativo ritiro rese franco punto vendita, salvo situazioni particolari nelle quali le OO.SS avessero chiesto il mantenimento del servizio al banco. In questo caso le aziende editoriali manterranno ai rivenditori la percentuale di sconto del 20% fatto salvo lo sconto supplementare del 5% come previsto.

Pertanto:

Per quanto riguarda la lettrice di Fabriano, controlli se le percentuali di sconto a lei effettuate sono esatte (20 e 25%). Tenga conto che la decisione per modificare la situazione deve essere di piazza e cioè di tutti i giornalai e non di un singolo.

 

 

DISTIBUZIONE

 

I GIORNALI ARRIVANO IN RITARDO

Ho due edicole che gestisco ormai da 15 anni. I giornali da quasi due anni mi arrivano alle 9,30-9,45. Il distributore dice gli arrivano in ritardo, ma è una scusa perché in due paesi vicini (16 km. di distanza) i giornali arrivano alle 6 di mattina. Faccio presente che è sempre lo stesso distributore di Gioia Tauro. Vorrei informare gli editori di questa situazione e dir loro che non è con la liberalizzazione che si vendono più giornali ma facendo in modo che siano nelle edicole in tempo utile. Chi lavora vuole comperare il quotidiano prima di arrivare sul posto di lavoro ma se non lo trova o lo compera altrove o non lo compera per niente. Desidero risolvere questa situazione il più presto possibile con il vostro aiuto. Grazie.

V. Orecchio  - Soriano Calabro (CZ)

 

Vorrei sapere se è possibile obbligare il distributore a consegnare i quotidiani entro un orario utile per la vendita. Da un mese riceviamo i quotidiani alle ore 9 e oltre con notevoli reclami da parte della clientela. A un paese più grande che dista solo 25 km. i quotidiani vengono consegnati alle ore 7. Confidiamo nel Vs. aiuto dal momento che l’aver segnalato tale ritardo a varie redazioni di giornali non ha portato a nessun risultato. Grazie.

A.     Dipersia – Salandra (MT)

 

Il problema evidenziato dai due lettori è, purtroppo, una consuetudine su molte piazze. Se ne è discusso più volte nelle sedi opportune ricevendo risposte evasive e senza ottenere interventi risolutivi. Questo non può più essere considerato un disservizio ma un’abitudine.

Potreste fare un esposto al Prefetto evidenziando il fatto che tutto ciò viene a danneggiare la possibilità dei vostri concittadini a una corretta e tempestiva informazione a causa di una sorta di “censura temporale”. Non escludo infine la possibilità di ricorrere alla Magistratura contro il fornitore, richiedendo il risarcimento dei danni materiali e morali subiti per l’incomprensibile ed eccessivo ritardo nelle forniture. In ogni caso provvederemo a informare del fatto la Federazione Editori.

 

È POSSIBILE RIFIUTARE LE PUBBLICAZIONI?

Sono una giovane edicolante di 23 anni e chiedo se è possibile rifiutare alcune pubblicazioni, o il distributore di zona è “costretto a prendere provvedimenti” come mi è stato risposto?.

M.R.C. – Genzano Di Lucania (PZ)

 

L’Art.6 dell’Accordo Nazionale (Impegni delle aziende editoriali) dice:

“Le aziende editoriali si impegnano ad armonizzare e adeguare costantemente il flusso delle forniture alle reali esigenze del mercato, predisponendo piani distributivi (...), a fornire ai rivenditori il numero di copie necessario a soddisfare le esigenze diffusionali dei singoli punti vendita (...)”.

Il distributore locale è un mandatario degli editori e di sua volontà non può e non deve prendere alcun “provvedimento” in quanto non ne ha la titolarità. Se le vengono fornite pubblicazioni che eccedono la potenzialità del suo punto vendita, ritengo legittimo aiutare il distributore locale nella predisposizione del piano di vendita, rendendo gli eventuali esuberi anche perché questi potrebbero servire per rifornire altre edicole eventualmente sprovviste. Il distributore locale deve capire che lei non è un suo dipendente, ma un CLIENTE, e da cliente la deve trattare.

 

EDICOLANTE/DISTRIBUTORE: QUALI I DIRITTI?

Vorrei sapere quali leggi regolano il rapporto tra edicolante e distributore locale. Inoltre quali obblighi hanno i distributori verso gli edicolanti come per esempio: facoltà di scelta sulle quantità, informazioni varie, scelta dei tipi (pornografico, collezionismo, bustame, ecc.) rifornimenti, prenotazioni, ecc. Come posso far valere i miei diritti? Quali sono precisamente i miei diritti?

S. C. – Catania

 

Il distributore locale agisce come mandatario degli editori, non esistono perciò accordi particolari che regolano il rapporto. Esiste un Accordo Nazionale sulla vendita dei giornali, del 1994, ormai scaduto, ma tuttora in vigore che regola i rapporti tra rivenditori ed editori, loro diritti e loro doveri.

Per sua conoscenza, se volesse documentarsi ulteriormente, vi sono alcune leggi che regolano il settore editoriale di cui può prendere visione:

 

 

SPERIMENTAZIONE

 

IL CENTRO COMMERCIALE PUÒ FARE CONCORRENZA

Sono titolare di un’edicola situata all’interno di un importante centro commerciale. Poco tempo fa ho saputo che la società che lo gestisce ha la seria intenzione di vendere giornali e riviste all’interno dell’area di vendita.

Come posso essere tutelato? È davvero possibile che gli editori consentano una cosa del genere sapendo che c’è già una rivendita in loco?

Sono preoccupato per il mio avvenire. Fatemi sapere qualche cosa.

M. Brunetti

 <marconet@yahoo.it>

 

Al momento, per poter porre in vendita giornali e riviste esistono due possibilità: 1) essere titolari di una licenza commerciale per la vendita di giornali e riviste rilasciata dal Comune; 2) aver fatto domanda entro il 24 maggio 1999 di partecipare alla sperimentazione di nuove forme di vendita di giornali e riviste. In ogni caso non è automatico ricevere i giornali in quanto gli editori sono liberi di fornire, o di non farlo, il prodotto.

Mi sentirei di escludere il primo caso, anche se per esserne certo dovrei sapere se il suo Comune è dotato, o meno, del piano commerciale per le edicole e che parametri contiene.

Nel secondo caso, lei può controllare presso l’ufficio commercio del suo Comune se il centro commerciale ha fatto regolare domanda per partecipare alla sperimentazione (entro i termini stabiliti). Se così fosse resta da vedere se la risposta degli editori dovrà essere considerata un’offesa alla morale e alla intelligenza umana.

 

1500 ABITANTI: UN’EDICOLA E UN PUNTO SPERIMENTALE A 40 METRI

Ho acquistato undici mesi fa la mia edicola con grandissimo entusiasmo essendo l’unica in un paesino di 1.500 abitanti. Per problemi di spazio non sto a raccontare i grandissimi sacrifici in termini economici che sto facendo per pagare e portare avanti la mia attività. Adesso mi ritrovo, undici mesi dopo, scoraggiato e senza un briciolo d’entusiasmo con un punto sperimentale a soli 40 metri di distanza che, naturalmente, ha fatto calare le mie vendite fino al 50%. Mi chiedo come sia possibile in un piccolo paese come quello dove opera la mia edicola, che già aveva grosse difficoltà a vendere giornali, attivare un punto sperimentale. Come devo comportarmi quando nei giorni festivi, essendoci più flusso di gente, la mia edicola resta sistematicamente sprovvista dei maggiori quotidiani nazionali? Perché l’editore che si è preso la briga di raccomandare l’attivazione del punto sperimentale non si preoccupa di rifornire BENE il punto principale?

Sicuro di avere presto una risposta, che può essermi d’aiuto, anche morale, porgo distinti e affettuosi saluti.

C. Aquilia – Raccuja (ME)

 

Documenti con gli estratti conto dei tre mesi successivi all’apertura del punto sperimentale e quelli dei tre mesi prima la situazione del calo di vendite da lei sopportato e, tramite il suo sindacato locale, inoltri il tutto:

FIEG

Resp.le Diffusione/Distribuzione

via Petrarca, 6 – 20123 Milano.

La FIEG si è impegnata a evitare sovrapposizioni di vendita negative durante la sperimentazione.

 

C’È PERICOLO DI SOVRAPPOSIZIONE?

Sono titolare di un’edicola a negozio di circa 80 mq. situata in un centro commerciale di 14.000 mq. All’interno c’è un supermercato che dista da me circa 30 mq. che ha provveduto per tempo a fare domanda di sperimentazione che il comune però non ha rilasciato. Ma dopo aver fatto ricorso al TAR il supermercato ha ottenuto la sospensione della delibera comunale. Dal giorno 10/1/2000 è partita la vendita sperimentale con tanto di cartelloni pubblicitari per dare risalto al loro “nuovo servizio”. La mia edicola e il supermercato sono ubicati entrambi sotto lo stesso tetto, con lo stesso numero civico e di conseguenza con lo stesso passaggio di clientela. Non è forse questa sovrapposizione?. Come posso fare a difendere i miei diritti? Sempre ammesso che ne abbia ancora qualcuno!

G. Petrotti –

Montebello di Battaglia (PV)

 

La sovrapposizione è prevista dalla legge. Tuttavia lei può documentare in maniera chiara se ha avuto un calo di vendite dopo l’apertura del punto sperimentale a lei vicino. Veda quanto suggerito, qui sopra, al collega di Raccuja in proposito.

 

LA SPERIMENTAZIONE NON PERMETTE SONNI DAVVERO TRANQUILLI

Sono riuscito a finire di leggere Azienda Edicola n. 5 e devo dire che non è stato tempo perso. La mia attenzione si è soffermata principalmente sulla lettera aperta di Massimiliano Staltari perché, anche se nella mia zona nessuno ha aderito alla sperimentazione, non posso rimanere indifferente a quanto è accaduto al collega. Perdere un centinaio di quotidiani al giorno, per chi come me vive solo di giornali, non mi farebbe dormire la notte. Il tutto è una diretta conseguenza di una sperimentazione che ci è stata imposta dalla FIEG e accettata in toto dalle nostre OO.SS. Mi si dirà che sono stati messi precisi paletti. ma al sottoscritto appaiono fittizi e facilmente aggirabili dal punto vendita alternativo di turno. Le vostre pagine sono piene di testimonianze in tal senso. Ma noi giornalai che colpe abbiamo? Guardando avanti cosa succederà al rinnovo del Contratto Nazionale? Se siamo arrivati a questo punto, consentitemi di dire, la colpa è anche delle nostre OO.SS. che non sono riuscite a tutelare i nostri interessi, il nostro lavoro e, soprattutto, ognuna di quelle famiglie che sta dietro al giornalaio. Se le cose vanno bene bisogna dividere con uno Stato sempre più esoso, ma se si mettono male perché c’è gente che non ha rispetto del nostro lavoro, non esiste né cassa integrazione né prepensionamento. Ci sono altre categorie (sarebbe più giusto dire lobby) che proclamano settimane di scioperi per opporsi alla liberalizzazione chiedendo allo stesso tempo facilitazioni, sgravi fiscali di ogni natura, ottenendo sempre qualcosa. Perché noi giornalai no? Meditate gente! Distinti saluti.

A. Zennaro – Lido di Venezia

 

Vi scrivo per dirvi che tutti i Sindacati con le loro belle parole vogliono prenderci ancora in giro per non dire di peggio. Quando era necessario tenere unita la categoria e lottare contro la sperimentazione che rappresentava una grossa preoccupazione per il nostro futuro avete detto che tutto quell’allarmismo era esagerato. Io ho sempre creduto nei Sindacati ma penso seriamente di disdettare la mia iscrizione. Due anni fa raccolsi 33 firme per protestare contro la legge che stava per essere approvata, ma proprio voi Sindacati avete fatto arrivare un volantino così convincente che alla fine lo sciopero fu fatto solo dal sottoscritto e da un altro edicolante. Adesso che la frittata è fatta venite a dirci di compilare il questionario, di inviarvelo affinché possiate prendere dei provvedimenti. Da circa 3 anni sto subendo una perdita di guadagno e sono anche indignato perché vicino alla mia edicola un sindacalista ne ha aperta una dopo aver ottenuto una licenza dal Comune senza alcun sacrificio.

Per avere questo lavoro i miei genitori mi hanno aiutato ma i soldi non bastavano e allora mi sono indebitato di decine di milioni. Lavoro 14 ore al giorno, senza riposo e vado in ferie quando decidono gli altri (17 giorni). Sarebbe stato meglio se avessi trovato un lavoro dipendente.

Olivieri – Torino

 

Parlando di sperimentazione mi pare ci sia poca memoria storica: vediamo di rinfrescarla.

Il 24 aprile 1999 entrava in vigore il Decreto Legislativo 31 marzo 1998 n.114, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 24 aprile 1998 che, di fatto, liberalizzava il comparto del commercio. All’Art. 26 del decreto troviamo:

“(…) Le norme contenute nel presente Decreto hanno efficacia a decorrere dal trecentosessantacinquesimo giorno dalla sua pubblicazione (appunto il 24 aprile 1999) (…) decorso tale termine all’attività di vendita di giornali, quotidiani e periodici si applica la disciplina generale prevista dal presente decreto, fatta salva la parità di trattamento nelle condizioni di vendita e di distribuzione delle testate”.

Cosa vuol dire tutto ciò? Che senza un intervento che avesse preceduto l’entrata in vigore di questo decreto, più conosciuto come DECRETO BERSANI, la vendita dei giornali, al pari di tutte le altre attività sarebbe stata liberalizzata, mettendo in condizione centinaia di migliaia di attività commerciali di vendere i giornali (sempre che fossero riusciti a ottenerli dagli editori).

Per evitare ciò, dopo anni di discussione, si è giunti invece all’approvazione (in zona Cesarini, come si direbbe nel calcio) della Legge 13 aprile 1999, n.108 “Nuove norme in materia di punti vendita per la stampa quotidiana e periodica” pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.94 del 23 aprile 1999: proprio il giorno precedente l’entrata in vigore del Decreto Bersani.

La Legge 108 (Legge sulla sperimentazione di forme alternative di vendita di giornali) all’Art.4 comma 2, recita:

“È abrogato il comma 4 dell’Art. 26 del Decreto legislativo 31 marzo 1998, n.114”.

Proprio quello che, come sopra evidenziato, avrebbe completamente liberalizzato la vendita dei giornali.

Situazione attuale: circa 20/25.000 (il numero esatto è misterioso!) esercizi commerciali hanno richiesto di partecipare alla sperimentazione; c’è l’impegno della FIEG a fornirne circa 7.000.

Se questo non è tutelare i giornalai, lapidateci pure, ma ricordatevi che ogni decisione è figlia di un momento storico e, in quel momento, quella presa è stata la miglior decisione possibile.

Si deve anche ricordare che è allo studio la modifica della Legge 416 che dovrà tener conto sia dei danni che degli eventuali benefici dati dalla sperimentazione.

Caro Olivieri, non è questione di frittata… senza la legge sulla sperimentazione non è facile immaginare che cosa sarebbe successo, oggi, della nostra rete di vendita.

Caro Zennaro, se quando parla di categorie che proclamano settimane di sciopero si riferisce ai benzinai, non dimentichi che loro, con lo sciopero non hanno ottenuto nulla più di quanto avesse concesso loro il Decreto Bersani. Ma soprattutto si ricordi che, con uno sciopero di alcuni giorni, i benzinai non solo non ci rimettono una lira ma fanno, nei giorni precedenti, un fatturato tale da coprire tutti i giorni che restano chiusi e, spesso, molti altri di più. Come vede fra noi e loro c’è una bella differenza.

Comunque se sarà necessario, qualora editori e Governo non dovessero rispettare gli impegni presi, non è escluso che si arrivi a proclamare anche noi, il nostro sciopero.

Per ultimo, non dimentichiamo che la nostra categoria appartiene al commercio: cambiamo abito mentale e cerchiamo di diventare veramente degli imprenditori reagendo e trovando nuovi sbocchi e nuove opportunità collaterali al nostro settore.

Altre categorie l’hanno già fatto e non se ne sono pentite.

 

CONSIDERAZIONI DI UN TABACCAIO CHE STA… SPERIMENTANDO

Si continua col teatrino. Avevo deciso di desistere da questa sterile polemica, ma l’editoriale del n.6 di Azienda Edicola mi ha fatto cambiare idea. Sono un tabaccaio di Domodossola che ha aderito alla sperimentazione per la vendita di quotidiani e periodici non per l’arrembaggio, ma perché sono in un punto strategico di un quartiere di 5/6000 abitanti, senza altra edicola e in un locale opportunamente attrezzato: solo tabacchi e giornali. Penso di essere in grado di fare anche l’edicolante perché nessuno è nato tale ma con serietà e professionalità lo si diventa. Dal primo giugno dispongo solo di 7 quotidiani, niente periodici e dei 7 quotidiani quasi sempre o mancano copie o gli inserti e spesso tutto il giornale (?). Quante telefonate! Ho reclamato per telefono col distributore, con due ispettori, con la FIEG di Milano. Fino a oggi solo palleggi di responsabilità e tante balle. Secondo me è una sperimentazione predeterminatamente fallita che non entusiasma nessuno e che non ha bisogno di ulteriori tempi per poter far trarre delle conclusioni. Qualcuno non troppo sconosciuto vuole solo buttar farina negli occhi del popolo e fomentare rancori tra le categorie lavoratrici: divide et impera recitava un vecchio detto latino.

Guadagni e fidelizzazione non ci sono per nessuno. Continuano ad avvantaggiarsi i soliti come la COOP di Domodossola che tiene i giornali e le riviste in grande quantità su uno scaffale esattamente come fa con le patate, con scorte molto al di sopra delle reali necessità di vendita.

Mi chiedo: a chi giovano certe innovazioni? Perché questa sperimentazione deve passare per tale quando invece è solo lana caprina?

Accusiamo gli editori, i distributori, la FIEG o una classe politica? Qui a Domodossola c’è una popolazione di circa 20.000 persone, ci sono 8/10 edicole. La domanda per partecipare, che io sappia, al Comune l’abbiamo presentata in due: io e il Bar Jolly. Né la COOP né il distributore ESSO. Però questi fanno parte dei grandi e in modo privilegiato hanno quello che secondo legge non dovrebbero: anche i giornali. E allora è la sperimentazione che è da demonizzare o il modo arbitrario e selvaggio col quale è stata applicata?

Mi aspetto un Vs. commento sul prossimo Azienda Edicola. Cordiali saluti

Riv. Tabacchi n. 19 –

Domodossola (NO)

 

È con vero piacere che ospitiamo sul nostro giornale l’opinione espressa da chi sperimenta nuove forme di vendita dei giornali. Come vede, e constata giorno per giorno, fare il giornalaio non è per nulla divertente.

La cosa assurda della sperimentazione è che, soprattutto nei vostri punti vendita, non sta affatto dando quei risultati che tutti sembravano aspettarsi. Non certo per colpa vostra, sia ben chiaro.

Per quanto riguarda la sperimentazione nella sua zona, mi pare di capire vi siano esercizi che sperimentano senza averne i requisiti. Se così fosse (è facile controllarlo all’ufficio commercio del suo Comune – veda quanto risposto al collega Brunetti) può evidenziare il fatto all’ufficio polizia e annona del Comune che deve intervenire; se ciò non avviene può citare il Comune per omissione di atti d’ufficio.

Per il resto, nulla di nuovo sotto il sole, lei si è scontrato con i periodici problemi dei giornalai: carenza di prodotto vendibile, palleggio di responsabilità tra editori e distributori locali e quant’altro; è tutto NORMALE.

Cara Rivendita di tabacchi n.19 (purtroppo la firma sulla sua lettera è indecifrabile) se ha scelto di sua spontanea volontà di essere attrice sul palcoscenico di questo teatrino… benvenuta sul pianeta editoriale.

 

 

SINDACATO

 

È ARRIVATO IL MOMENTO DI AGIRE

Sono un edicolante di Milano e come tutti i rivenditori sono preoccupato per quello che sta accadendo nel nostro settore in seguito alla sperimentazione. Leggo sempre i vari giornali che i sindacati mandano periodicamente e ho risposto a un editoriale intitolato “Latitanti e Furbi” per avere delle risposte concrete e non delle semplici parole buttate su un foglio di carta tanto per farci contenti. Mi hanno ringraziato per lettera e invitato alla loro riunione che si è tenuta il 20/12/1999 e alla quale ho partecipato. Il punto principale della discussione verteva sui ritardi nelle consegne di un distributore. Per quaranta minuti non ho aperto bocca, ho ascoltato i problemi che questa agenzia sta dando e quelli che in generale ha la nostra categoria. A un certo punto ho chiesto quali fossero le strategie per combattere seriamente questa situazione. Qui è scattato il panico. Mi è stato detto che non si possono prendere iniziative troppo dure né come sindacato vista la così bassa adesione (c’erano solo 8 giornalai) né come privati perché è meglio non inimicarsi i distributori. Alla fine della riunione ci siamo lasciati con l’accordo di mandare una lettera all’agenzia incriminata dicendo che ci siamo riuniti e abbiamo discusso di loro. Spero solo che il responsabile dell’agenzia sia riuscito a dormire dopo tale notizia e non si sia spaventato troppo.

Certi discorsi non posso accettarli perché sono convinto che un sindacato anche se ha tre iscritti deve combattere come se ne avesse un milione perché altrimenti non ha ragione di esistere. Sono convinto che una così scarsa adesione è dovuta a questo modo di fare. Io personalmente sono iscritto allo SNAG dal 1992 , però, se devo essere sincero, al di là dei piccoli problemi di tutti i giorni non ho visto rispondere con dei fatti a certe mie aspettative e spero che d’ora in avanti si decida che è ora di AGIRE. Ringrazio e in attesa di una risposta porgo distinti saluti.

C. Laderchi – Milano

 

Capisco la sua preoccupazione che è quella di tutti noi giornalai e, mi creda, mai come in questi ultimi anni la nostra organizzazione sindacale ha lavorato per tutelare, in ogni maniera, i nostri diritti .

In un momento difficilissimo, in cui sia il mercato che il prodotto che vendiamo variano continuamente, devo purtroppo constatare – e non è per nascondere eventuali nostre responsabilità – il seguito è un po’ scarso e questo spesso vanifica i nostri sforzi: tutti dovrebbero sentirsi più responsabili e lei mi sembra esserlo.

Lo SNAG provinciale di Milano ha un ottimo presidente: a lui mi sono permesso di passare la sua lettera; venga a trovarci, sarà interessante e utile ascoltare i suoi suggerimenti. Per conto mio passo sovente vicino alla sua edicola e spero, appena possibile, di fermarmi per “chiacchierare” un po’ con lei.

Legga quanto risposto, in merito alla sperimentazione, ad altri lettori.

 

 

INFORMATIZZARE

 

COME INDURRE IL DISTRIBUTORE A INFORMATIZZARE L’EDICOLA

Come posso obbligare il mio distributore a informatizzare la gestione dell’edicola? Glielo sto chiedendo da tempo ma fa orecchie da mercante. L’utilità consiste nel fatto che ci sarebbe un maggior controllo degli invii e delle rese. Saluti.

M.B. – Imer (TN)

 

La gestione dell’edicola è di pertinenza del titolare e non del distributore: quindi nulla gli si può imporre al proposito. Al riguardo, tuttavia, è in fase avanzata di studio un progetto di informatizzazione globale delle edicole denominato INFORIV, a cui partecipano la FIEG, le Organizzazioni sindacali dei giornalai e l’ANADIS (Distributori locali). Sarà nostra cura tenervi informati sull’avanzamento del progetto.

Nel frattempo lei può ricorrere al GERIV, veda a questo proposito la risposta data a tre suoi colleghi nel box .

 

COME FARE PER L’EDICOLA ?


Ci sono arrivate diverse richieste su quali siano i migliori programmi per la gestione dell’edicola <g.foglia@dada.it>, come gestire l’attività di un’edicola tabacchi attraverso il computer <mupro@libero.it>, come fare per sapere esattamente se una rivista è già stata richiamata in resa e quindi restituita <a.caruso@aliseo.it> e infine se esiste un programma che gestisce anche la lettura del codice a barre <caledonia@tin.it>.

 

Chi ci scrive evidentemente è un lettore distratto. Da diversi anni è, infatti, presente pubblicitariamente su quasi tutti i numeri di Azienda Edicola, GERIV il programma nato appositamente per la gestione della rivendita di giornali.

Abbiamo chiesto a Giorgio Romano della DPE – Data Processing Engineering di spiegarci in poche parole cosa si può ottenere da un prodotto come GERIV:

 

“La gestione delle edicole è un’attività specialistica e non è possibile utilizzare i normali programmi di contabilità e magazzino presenti sul mercato. Ciò è dovuto a una serie di problematiche, grandi e piccole, che non trovano riscontro in nessun altro settore merceologico.

Riassumiamo le più importanti:

 

1. La consegna dei prodotti (le pubblicazioni) viene fatta dai Distributori Locali sulla base di analisi statistiche senza che le edicole possano – purtroppo – deciderne i quantitativi. L’equa assegnazione delle copie fatta dai D.L dipende essenzialmente dalla precisione con cui vengono fatte le rese e da come queste vengono gestite presso i D.L. Ciò rende auspicabile l’esistenza di un collegamento informatico tra le agenzie di distribuzione e le edicole.

2. Le edicole hanno il diritto di resa che deve essere esercitato secondo regole precise. Solo attraverso la gestione accurata delle rese il sistema Agenzia/Edicole può funzionare bene.

3. Il pagamento delle pubblicazioni ai distributori è basato sulle vendite di ciascuna pubblicazione, ma si realizza con un meccanismo che comporta l’anticipazione dell’importo della fornitura da parte dell’edicola e l’accredito di quello della resa relativa a forniture precedenti, perciò non contestuale. Non funzionando per “competenza di pubblicazione-numero”, il sistema porta, quindi, a forti distorsioni finanziarie.

4. Esistono pubblicazioni fornite in conto deposito, che vengono fatturate successivamente.

5. Non tutte le testate sono dotate del codice a barre: questo rende problematica la registrazione delle vendite e, di conseguenza, anche una serie di altre funzioni (la resa, l’inventario delle pubblicazioni giacenti, ecc. ecc.).

 

Quanto sopra esposto evidenzia una quantità di problemi organizzativi e gestionali che comportano, fra l’altro, l’impossibilità per l’edicola di conoscere con certezza i ricavi relativi a un periodo di tempo, oppure la quantità o il valore dei prodotti giacenti.

A volte un’edicola può trovarsi con un eccesso di liquidità dovuto a un temporaneo aumento delle pubblicazioni in conto deposito; oppure con una mancanza di liquidità nel periodo dei lanci dei nuovi prodotti editoriali. Tutto ciò significa che, contrariamente a qualsiasi attività commerciale, lo stato della cassa non è significativo per l’economia dell’edicola.

GERIV è l’unico prodotto professionale per la gestione completa delle rivendite di giornali, integrato anche con le agenzie di distribuzione.

Cosa è possibile fare con GERIV?

 

 

Ai lettori che vogliono saperne di più non mi resta che dire: telefonateci allo 02.5695770 o contattateci via e-mail: <dpe@dpe.it>. Cercheremo di essere quanto più possibile esaurienti”.

 

LA “SOVRAPPOSIZIONE” È PREVISTA DALLA LEGGE, MA…

 

In riferimento all’articolo sulla sperimentazione “Non è ancora tempo di bilanci” di E.Pizzetti apparso sul n.5/99, mi permetto di dissentire apertamente con quanto asserisce Mario Bertolini, presidente dello SNAG di Padova il quale dichiara che non ci sono state sovrapposizioni con le edicole. Lo invito a informarsi meglio in quanto io sto pagando, a Gazzo Padovano, lo scotto della sperimentazione.

Gazzo fa 1.000 abitanti più altri 2.000 nelle frazioni che sono quattro. Ebbene, dal 24 maggio ’99 a 1,5 km è stata aperta un’edicola con regolare licenza, e questo bastava, invece ecco che qualche genio pensa di dare il punto di vendita sperimentale a meno di 100 metri dalla mia edicola. E questa non è sovrapposizione? È questo il ringraziamento dopo 60anni che la mia famiglia vende giornali? Cordiali saluti.

Antonello Guidolin

 

Caro Guidolin,

come ampiamente specificato nei precedenti numeri di Azienda Edicola, ricordiamo a lei e a tutti i rivenditori che, poiché sono stati eliminati i parametri distanziometrici dalla legge sulla sperimentazione può, di conseguenza, accadere che punti vendita sperimentali siano attivati nelle vicinanze di punti vendita tradizionali. Ciò che invece non deve accadere è il travaso di vendite da un’edicola all’altra, e per questo è prevista dagli accordi con la FIEG l’apposita Commissione che interviene in questi casi.

Da un controllo effettuato sui dati diffusionali – a seguito della sua lettera – abbiamo verificato che la sua rivendita non ha subìto cali significativi di vendita, e che il nuovo punto sperimentale vende in media 1,4 copie al giorno del quotidiano locale (ovviamente il più venduto). Questo dato parla da solo in merito all’efficacia e alla necessità di allargare la rete di vendita, ma questo è un altro discorso. Ribadiamo che l’intervento effettuato sulla nostra piazza di distribuzione dal delegato FIEG di zona, (responsabile dell’ufficio diffusione del Mattino di Padova), non sta danneggiando – almeno fino a questo momento – la rete di vendita tradizionale.

Cogliamo l’occasione, invece, per ricordare a tutti i rivenditori della provincia di Padova che, da parte dei distributori locali, non possono essere addebitati importi di varia natura con giustificazioni più o meno fantasiose, non previsti dall’Accordo Nazionale. Poiché alcuni rivenditori si sono lamentati dell’addebito in estratto conto di tali importi, sollecitiamo chi fosse interessato a telefonare al n° 0348.2230556 della sede SNAG provinciale per un nostro pronto intervento.

Mario Bertolini - Presidente Provinciale SNAG-Confcommercio