IL COMMERCIALISTA            
A cura di Domenico Moschella

 

Le risposte alle Vostre domande

 

Quale prassi seguire per installare una telecamera

Vorrei installare una telecamera nel mio negozio-edicola per motivi di sicurezza. Occorre un permesso? Se sì quale la prassi?

G.A. – Napoli

 

Non necessita nessuna autorizzazione particolare per istallare, per motivi di sicurezza, la telecamera nel proprio punto vendita.

 

Occorre pagare per lo smaltimento di vecchie riviste?

Vorrei avere notizie riguardo lo smaltimento di riviste respinte come vecchie. Un’azienda di smaltimento che lavora in Comune mi ha dato disponibilità a patto che paghi le spese di raccolta, di formulario e altro. È giusto dover pagare? Attendo una vs. risposta e cordialmente vi saluto.

F. Vallante

Vairano Patenora (CE)

 

Purtroppo non ci sono delle regole fisse, dipende dalle zone e dalla quantità di carta smaltita. Infatti se la quantità di carta da macero è modesta e nella sua zona non ci sono grossi centri di raccolta, ma soltanto piccole unità che poi consegnano ai grossi centri, è difficile riuscire a realizzare un ricavo dalla merce mandata al macero. Detto ciò risulta importante avere idonea documentazione per poter detrarre, fra i costi di gestione, sia le spese di raccolta che l’ammontare della merce distrutta.

 

Per saperne di più sulla dichiarazione iva

L’edicolante con partita IVA ha l’obbligo della dichiarazione annuale IVA. Poiché le operazioni di cui all’Art.74 -1° comma non sono soggette agli obblighi di fatturazione, registrazione e dichiarazione IVA, presumo che le uniche operazioni soggette alla dichiarazione IVA riguardino gli acquisti e le cessioni con IVA a debito e a credito. Per una corretta dichiarazione chiedo di sapere se ai fini del volume d’affari nel quadro VE-VF va indicato il totale dei corrispettivi e gli estratti conto. Se è così in quali righe vanno indicati? La dichiarazione periodica va presentata? Ai fini della determinazione del reddito, la tenda da sole è detraibile? Se sì, sotto quale voce? Per il rinnovo dei locali in quanti anni vanno ammortizzati gli arredamenti e in che percentuale?

G.R. – Milano

 

La vendita di prodotti editoriali rientra nel particolare regime previsto dal 1°comma dell’art.74 della legge IVA, pertanto i possessori di partita IVA non devono considerare sia gli acquisti che le vendite di detti prodotti nella dichiarazione IVA annuale che sono obbligati a presentare. Ne deriva che le predette vendite non vengono comprese nel volume d’affari, il quale è determinato soltanto dalle operazioni soggette a IVA e non (es. operazioni esenti ecc.) e indicate nel quadro VE del modello di dichiarazione annuale, mentre nel quadro VF dell’anzidetta dichiarazione vanno indicati gli acquisti soggetti a IVA sostenuti durante l’esercizio. Per quanto riguarda la dichiarazione IVA periodica la legge estende, in linea generale, l’obbligo a tutti i titolari di partita IVA, escludendo espressamente da questo obbligo sette categorie di soggetti; fra questi vengono escluse “le persone fisiche che hanno realizzato nell’anno precedente un volume d’affari uguale o inferiore a 50milioni di lire”.

Ai fini reddituali la tenda da sole può essere classificata fra gli arredi e i mobili, pertanto qualora il costo superasse l’ammontare di 1milione va ammortizzato al 12% annuo, mentre se risulta inferiore a detto importo può essere spesato interamente fra i cespiti inferiori a 1milione.

 

Quando scade il contratto, cosa fare con la licenza?

Tra poco scadrà il contratto d’affitto del mio negozio e molto probabilmente non mi verrà rinnovato. Vorrei sapere come comportarmi con la licenza di vendita dei giornali: devo cederla, consegnarla in Comune o posso venderla? Prendendo in considerazione quest’ultima eventualità, quale prezzo posso chiedere? Preciso che la mia è l’unica edicola in un paesino di circa 900 abitanti. Grazie.

M.V.B – Diecimo (LU)

 

Per prendere in considerazione la possibilità che il proprietario dell’immobile nel quale è ubicata la sua attività non voglia rinnovarle il contratto di locazione alla prossima naturale scadenza, previa formalizzazione di regolare disdetta, devo presumere che scada il secondo rinnovo automatico di sei anni (durata dei contratti commerciali sei anni rinnovabili automaticamente, tranne casi particolari, per ulteriori sei anni). In questo caso la proprietà le deve riconoscere l’indennità per la perdita dell’avviamento pari a 18 mensilità dell’ultimo canone corrisposto, mentre lei potrà scegliere fra:

1) Spostare l’attività in un altro immobile;

2) Cessare l’attività depositando le licenze in Comune.

Per quanto riguarda la vendita dell’attività commerciale è determinante trovare una localizzazione della stessa, in quanto lei vende l’azienda nel suo complesso (mobili, arredi, attrezzi, licenze, ecc.) e non cede la singola autorizzazione comunale. La valutazione del valore di avviamento si può quantificare in tre volte il reddito annuo d’esercizio.

 

Sono obbligatori i costi per la bollatura dei registri?

Mi riferisco alla risposta che avete dato alla domanda “Quali registri tenere” su Azienda Edicola n. 1/2000 a pag. 44 per esporvi quanto segue: sono un edicolante in contabilità semplificata che effettua solo operazioni non soggette Art.74. Poiché non ho partita IVA vorrei sapere perché devo sostenere dei costi per la bollatura dei registri quando non è obbligatorio. Io mi limito alla denuncia annuale dei redditi e alla tenuta del registro beni ammortizzabili. Commetto delle irregolarità fiscali? Grazie.

S.I. – Roma – Ostia

 

Per le edicole esclusive, l’obbligo della tenuta del libro delle entrate e del libro delle uscite regolarmente bollato è stabilito dall’art.18 comma 3 del DPR 600/73. La mancata tenuta delle scritture contabili era sanzionata con la pena pecuniaria da L.1.200.000 a L.12milioni fino al 31/3/98, mentre a partire dall’1/4/98 la sanzione amministrativa applicabile va da L.2milioni a L.15milioni. In caso di accertamento da parte degli Uffici fiscali, questi ultimi potrebbero contestare, ed eventualmente recuperare, i costi portati in diminuzione in sede di dichiarazione dei redditi.

 

Come considerare i giornali invenduti?

In riferimento alla risposta datami sul n.1/2000 della vostra rivista vorrei chiedervi altri chiarimenti: se al 31/12, io proprietario e gestore dell’edicola mi trovassi con un tot di giornali invenduti cosa dovrei fare? Come dovrei considerarli dal punto di vista fiscale e contabile? È possibile scaricarli sul modello 740 ai fini della dichiarazione dei redditi? Queste rimanenze possono essere trattate come le altre spese, cioè tassa suolo comunale, bollettini INPS, ecc.?

F.C. – KR

 

Il testo del quesito risulta poco chiaro e non fa emergere il problema da risolvere. Visto che vengono usate le denominazioni di gestore ed edicolante, con riferimento alla giacenza di merce esistente alla data di chiusura dell’esercizio, si può presumere che si voglia chiarire se l’inventario deve essere considerato o meno ai fini della suddivisione dell’utile fra i due soggetti citati. Se l’utile d’esercizio è stato rilevato applicando la percentuale di sconto sugli acquisti eseguiti presso i distributori, l’inventario non va considerato in quanto elemento di natura patrimoniale da considerare soltanto alla fine della gestione.

 

Come “recuperare” gli investimenti fatti?

L’anno scorso in luglio ho rinnovato tutto il negozio (opere murarie, arredi) a spese mie malgrado io non sia la proprietaria dei locali. Le spese che ho dovuto affrontare sono state pesanti e chiedo se c’è la possibilità di ottenere un qualsiasi tipo di rimborso dallo Stato o se esiste qualche agevolazione fiscale. In attesa di una vostra cortese risposta porgo i miei migliori saluti.

S. C. – BG

 

Per gli investimenti da lei effettuati purtroppo non ci sono leggi speciali che concedano particolari agevolazioni; l’unica poteva essere la legge sugli incentivi al commercio scaduta nell’agosto ’99 e non più rifinanziata. Pertanto dovrà accontentarsi di portare in detrazione, fra i costi di gestione, le quote di ammortamento annuali relative sia all’acquisto di beni strumentali (mobili, arredi ecc.) sia ai costi pluriennali sostenuti (opere murarie, ecc.). Inoltre in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi, dato che ci sono i presupposti, potrà applicare l’agevolazione prevista dalla Legge Visco sui nuovi investimenti che consente di determinare la quota di reddito da tassare con l’aliquota fissa del 19%.

 

Vendita di fumetti usati

Vorrei integrare l’attività, specializzandomi in fumetti. Diventare edicola/fumetteria commercializzando fumetti nuovi, usati, ecc.

Devo aprire la partita IVA?

Cambiano i libri contabili? Altri obblighi?

Paolo Massani <fiumibania@libero.it>

 

Per una edicola la vendita di fumetti nuovi rientra nell’ordinaria attività di vendita di prodotti editoriali acquisiti tramite la normale rete dei distributori, pertanto ampliare i titoli trattati e riordinare i quantitativi necessari è soltanto un problema di carattere gestionale.

La vendita invece di libri e prodotti editoriali usati (giornali, riviste, fumetti, ecc.) che non siano considerati di antiquariato (abbiano cioè meno di 100 anni di vita) rientra nella normativa IVA e in particolare nelle disposizioni previste dalla legge 22/3/95 n. 85 e nelle successive integrazioni emanate in materia di regime IVA sui beni usati.

Per quanto riguarda la vendita di prodotti editoriali usati, questi sono soggetti all’aliquota IVA del 4% calcolata col sistema del margine, metodo forfettario, soltanto sul 25% dei corrispettivi segnati. I costi sostenuti per l’acquisto dei prodotti usati non sono deducibili, ma sussiste l’obbligo di numerare e conservare le ricevute giustificative di detti acquisti.

Al fine di rendere più chiaro quanto sopra esposto, si precisa:

 

Le vendite di prodotti editoriali usati, sono esonerate dall’obbligo dello scontrino fiscale.