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CAPESTRO ANCHE PER I DISTRIBUTORI |
Eboli,
10 marzo 2000
•
Spett.le Azienda Edicola
all’attenzione
di Elena Pizzetti
Sono
un distributore della provincia di Salerno.
Ho
letto con molta attenzione la sua profonda analisi su alcuni aspetti relativi
ai rapporti Distributori-Rivenditori, in particolare sulle richieste ai
rivenditori di pagamenti per alcuni servizi definiti: costi di gestione –
trasporto a domicilio – compenso di lavorazione e via dicendo.
Che
gli edicolanti si ribellino, giustamente, come lei sostiene, sono pienamente
d’accordo. Però se vogliamo parlare di contratto “capestro” a subirlo sono i
distributori. Per non essere ripetitivo, visto che lo hanno detto altri prima
di me, in riferimento all’Accordo Nazionale, del 1994 modificato nel 1997, che
noi non abbiamo mai sottoscritto e di cui ci viene imposta l’adozione e la
piena osservanza, non è questo un “capestro”?
A
sostegno di quanto scrivo, le invio una bozza di contratto che, quando lo
leggerà, a dir poco lo troverà scandaloso perché antistorico –
anticostituzionale – antigiuridico e soprattutto immorale, anche se da parte
editoriale viene definito “Potere contrattuale” perché non hanno il coraggio di
definirlo contratto “leonino”, grazie alla loro posizione “dominante”.
Vede
come cambia il concetto di certi rapporti a seconda dell’angolazione da cui gli
stessi vengono visti, osservati e considerati?
Non
ci meraviglia la posizione della FIEG che alle segnalazioni delle OO.SS di
certi atti che definite abusi, situazioni di stallo, arbitrii che i
distributori compiono nei confronti dei rivenditori, dà bacchettate a destra e
a manca e spesso assume posizioni nettamente contraddittorie.
Tanto
per rimanere nel tema degli abusi che i distributori subiscono vale la pena di
ricordare il caso COVES e Dio solo sa quanto ci costò, almeno ai piccoli.
E
che dire dell’Accordo del 1994 quando voi sindacato avete concesso agli editori
quell’1% sul prezzo di copertina defiscalizzato obbligandoci nei vostri
confronti a consegnare i prodotti editoriali gratuitamente al domicilio delle
rivendite? (.) Si è mai chiesta, signora Pizzetti, quanto hanno incassato gli
editori da quella data a oggi?
Le
somme incassate sono state date ai distributori locali per fronteggiare “i
costi del trasporto” così avrebbe potuto anche scoprire da che parte si consuma
l’indebita trattenuta” o “illecitamente incassato” o “illecito arricchimento”.
Che
questo venga ripetutamente denunciato all’opinione pubblica, all’antitrust, non
si approderà mai a qualcosa di positivo se non si sottopone il tutto alla
Magistratura e possibilmente alla Suprema Corte di Cassazione per un giudizio
equo e definitivo che stabilisca anche la vera funzione del distributore che al
momento viene considerato imprenditore, commerciante all’ingrosso e spesso
usuraio ed estorsore.
In
realtà, in materia giuridica, secondo il Codice Civile non vale la definizione
che spesso si dà ai distributori; quello che conta è la reale funzione di
questi che trasferisce i prodotti editoriali alle rivendite per nome e per
conto degli editori. Per tale opera usufruisce di un aggio che oscilla dal 3 a
un massimo del 5% sul netto venduto, il più basso in Europa. Il distributore è
delegato a servire solo le rivendite che gli vengono segnalate dalla FIEG, deve
mettere a disposizione degli editori strutture e attrezzature di loro
gradimento, segnalare 30 giorni prima eventuali spostamenti che, se non sono
accettati e graditi dagli stessi, comportano l’immediato scioglimento del
contratto.
Ricevere,
osservando il preavviso di 30 giorni, disdetta del mandato di distribuzione,
spesso senza giusta causa e senza giusta motivazione vuol dire distruggere le
aziende, per molte di esse con alle spalle mezzo secolo di operatività e con il
sacrificio di almeno due generazioni. Infatti da circa 580 distributori negli
anni ’70, attualmente siamo poco più di 200.
È
ancora convinta che il “capestro” esiste solo per i rivenditori?
Con
tanta stima.
È
vero, dal contratto che ci allega, le condizioni fra voi e gli editori sono
“dominanti”.
Purtroppo,
però, nello stesso – al punto 2 negli “Obblighi del distributore locale” – si
fa riferimento in modo esplicito alla accettazione da parte vostra, delle
“...modalità indicate anche per quanto riguarda la corretta gestione
amministrativa delle Pubblicazioni in Conto Deposito, nonché in osservanza
dell’Accordo Nazionale sulle rivendite dei giornali quotidiani e periodici,
stipulato tra FIEG e le Organizzazioni dei rivenditori”.
È,
come in tutte le cose, l’applicazione della legge del più forte. Ciò significa
che, pur non avendo voi distributori sottoscritto l’Accordo Nazionale, con la
firma del contratto suddetto, ne riconoscete tutti i vincoli in esso contenuti.
Come la portatura franco edicola.
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Non voglio più tanti titoli! |
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Corato
(BA), 17 gennaio 2000
•
Spett.le Azienda Edicola – Milano
•
Spett.le SNAG – Roma/Bari
Gli
edicolanti sono o non sono padroni di decidere i prodotti che devono mettere in
vendita compresi i giornali? (Per quanto riguarda i giornali, no, non lo sono –
ndr). Essi sono obbligati a tenere nella propria edicola tante testate, più di
quante ne vorrebbero! Gli editori impongono la presenza di più testate e le
edicole scoppiano. Conosciamo bene la nostra clientela e quella occasionale:
sappiamo come trattarla.
Titoli
inutili, buste, bustine, scatole, gadget, poster, libri e calendari per non
parlare di quanto riguarda computer, VHS, CD-ROM e musicassette che riempiono i
nostri negozi. Solo il 30,40% viene effettivamente venduto.
Per
non parlare dei titoli la cui richiesta supera l’offerta perché non vengono
riforniti con le giacenze che non esistono in distribuzione. Almeno fossero
aumentate le copie dei numeri successivi in modo tempestivo.
Ci
sono delle edicole con una superficie pari alla metà delle altre che hanno un
fatturato maggiore. Questo non dipende forse da una migliore razionalizzazione
della fornitura nei loro confronti? La conferma me la dà il fatto che nella mia
edicola più del 40,50% della clientela se ne va indietro a mani vuote.
Le
esuberanze e la cattiva distribuzione soffocano l’edicola in modo tale da
danneggiare l’operatività e la sua funzionalità a di scapito dei clienti
disorientati e dell’edicolante stesso.
È
dovere del distributore soddisfare le esigenze dell’edicolante.
Sperimentazione: ritardi nella consegna
dei quotidiani |
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Caserta,
8 febbraio 2000
•
Spett.le Azienda Edicola,
Quanto
di grave accade da queste parti non trova riscontri nemmeno nelle più selvagge
e sperdute regioni del centro Africa.
Ma
ben conoscendo certe zone come l’agro aversano e certi personaggi di detto
luogo, che un destino avverso ha messo sul nostro cammino per ostacolare il
nostro lavoro, non c’è proprio niente di cui meravigliarsi.
Da
quando siamo forniti da un’agenzia nei pressi di Aversa, la distribuzione è
notevolmente peggiorata, infatti siamo costretti a subire forti ritardi.
Gestiamo
un’edicola dal 1932, quindi da quasi 70anni, ma ora riceviamo i quotidiani
circa 2 ore dopo alcuni nuovi punti vendita (...già, bar-tabacchi e
distributore di carburante) sorti soltanto qualche settimana fa con la
famigerata sperimentazione, da noi distanti appena 1 chilometro e forniti dalla
suddetta agenzia la quale sembra più adatta alla distribuzione di bustame e
giocattoli vari che ci scarica in grande quantità assieme ai quotidiani.
Per
fortuna che i periodici ci vengono forniti da un’altra agenzia.
Distinti
saluti.
Riviste che “non vengono trovate”in resa |
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6
marzo 2000
•
Spett.le Azienda Edicola,
sono
un edicolante del Nord e vorrei sviscerare quanto segue. Oltre a varie
“magagne” ormai congenite, col nostro distributore locale pare non si riesca a
trovare una soluzione all’oneroso problema del “non trovato”.
Vale
a dire a tutte quelle pubblicazioni rese che il distributore non scala nei
tabulati di resa e delle quali, alla richiesta di notizie da parte mia,
risponde con un laconico “non trovato” (adducendo tutta una serie di motivi che
vanno dall’etichetta mancante, o persa durante il tragitto, o non letta dalle
macchine in quanto rovinata, fino a ipotesi più estreme, e non chiarite fino in
fondo, di riviste volatilizzate in qualche punto della catena autista-addetti
alle rese).
Nell’arco
del 1999 il totale delle riviste non trovate assomma a più di un milione (che
non mi sembra poco, e credo possano esserci anche eventuali problemi fiscali
nel caso ci fosse un controllo sul venduto) e l’unica reazione da parte del
responsabile alle mie rimostranze è stata quella di dirmi “che se non mi fidavo
sulla parola allora avrei dovuto corrispondere il valore di tutte quelle
riviste che io indicavo come mancanti”.
È
ovvio che da quella volta metto una cura quasi maniacale nell’effettuare la
resa. In più attuo sulla cesta una “sigillatura” blindata.
Nonostante
ciò il disguido, a intervalli più o meno regolari, prosegue, e quando una
pubblicazione viene bollata col marchio di “non trovata” non c’è verso di
farsela scalare, che si tratti di una Guida Tv da 1.000 lire piuttosto che di
un prezioso gioco in CD da oltre 30.000.
(.)
La mia riflessione in merito è la seguente: ma dobbiamo proprio basarci su un
metodo così fallibile come “il fidarsi sulla parola” per un problema che può
avere ripercussioni sul guadagno di chi lavora? E se per assurdo un giorno “non
trovano” l’intera mia cesta, devo considerare non scalate 500/600.000 lire a
botta? In più, non ci si rende conto che questo sistema così inaffidabile dà il
fianco a possibili (e allettanti, non lo nascondo) “rappresaglie” ben poco
oneste: a fronte delle rese non scalate basterebbe dichiarare il mancato
ricevimento di qualche copia di PANORAMA col CD o col film per andare in pari.
Visto
che bisogna credere alla parola altrui, chi mai potrebbe dire qualcosa in
merito? Solo che personalmente vorrei non essere costretto a queste
soperchierie (ma nemmeno, d’altro canto, continuare a essere “cornuto e
mazziato”).
Se
poteste dire la vostra opinione...
Nella
sua lettera si evidenzia da solo quella che potrebbe essere un’alternativa da
attuare “ogni tanto” a contropartita di quanto le accade.
Come
abbiamo già detto già tante volte, l’altra soluzione è quella di far firmare al
trasportatore la distinta delle testate che lei rende.
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L’edicolante del del 2000 |
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Monza,
19 febbraio 2000
Oggi
ancora una volta i giornali non sono in edicola.
Noi
edicolanti questa mattina alle ore 6.00 aprivamo comunque i nostri negozi.
Questa
mattina comunque davamo l’informazione di cui tanto si beano i potenti e non.
Ma quale informazione?
Che
i giornalisti sono in sciopero e che loro hanno qualche problema.
E
sì signori, perché quando mancano i quotidiani in edicola non ci va nessuno.
Ma
noi dobbiamo esserci perché l’edicola se non è aperta i signori editori e i
signori giornalisti non mangiano.
E
sì, perché loro vivono di stipendio (che io e i miei colleghi ci impegniamo a
procurare loro) e noi di percentuale.
Noi
siamo al centro dei fatti loro (editori e giornalisti) e ne subiamo le
conseguenze. Vogliono farci diventare gli edicolanti del 2000. Balle!
Entro
nei luoghi pubblici e trovo giornali che normalmente io vendo e pago
anticipatamente, gratis.
Vediamo
elargire abbonamenti gratuiti.
Vediamo
abbonamenti che oltre a prezzi stracciati regalano oggetti dai costi notevoli.
Regalano giornali nelle banche, ai semafori, nelle case, ai negozianti, nei
supermercati.
Io
non riesco a capire e spero che qualcuno me lo spieghi: – Ma se uscite in
edicola perché i vostri giornali li regalate?
Producete
forse merce scadente e che nessuno vi compra? Ma io ve la pago comunque la
vostra merce.
Come
mai da me i soldi li prendete e mi chiedete di esporre e di incentivare e poi i
primi a farmi concorrenza siete proprio voi regalando ?
Un
giorno vedo passare un mio cliente che normalmente acquistava tutti i giorni in
edicola. Aveva sotto braccio una copia di un quotidiano e scherzando diceva che
per oggi era gratis.
Per
farla breve non ho perso solo il quotidiano di quel giorno e dei successivi 6
(perché tanto è durato il gratis) ma ho perso alcuni settimanali e la sua
curiosità alla mia edicola che molte volte fruttava qualche cosa. È normale che
sia così.
Allontanandolo
dall’edicola con il gratuito il cliente acquista molto meno.
Ma
l’editore i suoi soldi li guadagna comunque, perché il giornale non vive di
sola vendita ma anche di altro.
Il
giornalista lo stipendio lo prende comunque, che il suo articolo lo vendano o
lo regalino non gli frega niente. E allora come la mettiamo?
Bisogna
cominciare a pensare all’edicolante con più rispetto e considerarlo un
commerciante a tutti gli effetti.
Editori
che vogliono doveri, giornalisti che reclamano diritti. E quando mai si è vista
la protesta degli edicolanti?
Forse
per la responsabilità che ci contraddistingue, meriteremmo un po’ più di
rispetto.
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Costretti a esporre porcherie |
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Foggia,
22 febbraio 2000
Da
poco più di un anno ho rilevato un'edicola e debbo dire che sto riscontrando
gli stessi problemi di tanti altri colleghi che vi scrivono.
Ho
aderito allo SNAG da qualche mese e non mi posso lamentare del responsabile
sindacale locale.
Vorrei
denunciare come premessa, che la campagna delle figurine dei calciatori PANINI
è cominciata con l'invio di una scatola (con bustine) in conto deposito salvo
vedersi fatturare il giorno dopo otto scatole (800 bustine) e relativi album.
Questo mi fa capire che il distributore agisce come gli pare perché non ha
senso questo comportamento, né mi sembra dettato da accordi
editore-distributore.
Ora
la premessa che ho fatto è già grave se riferita a pubblicazioni nuove ma il
tarlo delle pubblicazioni (tantissime) con pagamento immediato riguarda anche
le ristampe; pubblicazioni inviate mesi prima e ridistribuite a prezzi da
saldo; buste sorpresa; raccolte delle raccolte delle raccolte e quant’altro
imbratta e rende maleodoranti le nostre edicole. Nella mia breve esperienza già
non si contano le volte che mi sono sentito chiedere se la tale VHS si vedrà
bene o se il tal altro CD funzionerà.
Tutto
questo danneggia anche gli editori perché noi, per recuperare quello che
abbiamo già pagato, dobbiamo esporla, e ben in vista, questa porcheria.
Le
OO.SS dovrebbero battersi molto su queste questioni che quotidianamente ci
intossicano più che i gas di scarico che respiriamo. Dovrebbero informarci più
dettagliatamente su come difenderci e far valere i nostri diritti.
L’unica
cosa che ho letto a riguardo è un’informativa sui giorni di permanenza delle
pubblicazioni in edicola. Naturalmente quando faccio resa di tali pubblicazioni
me le vedo tornare indietro con la dicitura – Copie nuove tenere in vendita –
in netta violazione alle direttive della Commissione ex art.5.
Spero
che questo mio invito non cada nel nulla perché, essendo giovane del mestiere,
ne ho già piene le tasche. Vi ringrazio e vi saluto.
Abbiamo
inviato la sua lettera alla PANINI perché intervenga sul distributore locale.
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Pacchi di Corriere omaggio nei palazzi |
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San
Donato M.se, 1 febbraio 2000
•
Spett.le Azienda Edicola,
vorrei
farvi presente con questa mia lettera il mio sfogo in quanto in questi giorni,
il Corriere della Sera e Il Cittadino, offrono nella nostra zona il servizio
“Ore 7”. Ma questo sarebbe il meno dei mali se non che, gli stessi provvedono a
distribuire copie (pacchi da 40 copie e più) in tutti i palazzi, nostro
compreso, mettendo anche il quotidiano in ogni casella senza apporre la
dicitura “omaggio”.
Ora
mi domando: come faccio a combattere questo tipo di “concorrenza” tenendo conto
che effettuo già – agli stessi indirizzi – il servizio di consegna a domicilio
“al prezzo di copertina” (per non perdere vendite ma cercando in ogni modo di
incrementarle) servizio che, se continua questa pioggia di omaggi, è destinato
a essermi disdettato?.
Di
certo non posso permettermi di regalare copie per invogliare alla lettura.
Accetto
qualsiasi tipo di consiglio mi venga dato.
L.V.
(lettera firmata)
Ci
telefoni. Saremo lieti di darle un prezioso suggerimento che le consenta di
difendersi da questa
spietata
concorrenza.