Di Elena Pizzetti
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A circa
nove mesi dalla partenza della
sperimentazione, gli editori non ci
rispondono o sono ancora cauti nel gridare
vittoria. Ma c’è chi
si augura un potenziamento della rete tradizionale.
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Esattamente
un anno fa (Azienda Edicola n.2/99 – pag.10 e seguenti) abbiamo riportato il
parere di moltissimi editori (ben 21 per essere precisi) alle prese con
l’imminente sperimentazione.
Ci
è sembrato giusto cercare di sentire da
quegli stessi, ora, quali fossero le loro considerazioni in proposito. È stato
un vero e proprio disastro. Rintanati nei loro uffici, hanno fatto rispondere
alle loro segretarie: “Spiacente è in riunione”.
“Il
dottore è all’estero”.
“La
faccio richiamare, stia tranquilla”.
E
così via per un numero incalcolabile di telefonate e di giorni spesi nella vana
speranza di avere un contatto, una risposta, qualche cosa che ci aggiornasse su
come stanno andando le cose “viste dalla parte del più forte”.
Che,
evidentemente, tanto forte – invece – non deve essere.
Perché
se la sperimentazione andasse alla grande, che cosa ci sarebbe di meglio che
andarlo a raccontare proprio sull’organo dei rivenditori di giornali?
Inutile, dunque, dire che le quattro (!) aziende che hanno, invece, risposto alla nostra telefonata sono meritevoli di tutto il nostro rispetto.
“L’incremento
di vendite riguarda soprattutto i mensili venduti nella grande distribuzione”
afferma Roberto Bianchi, responsabile sviluppo vendite speciali RCS
Periodici. “Mentre il lettore dei settimanali acquista il primo o secondo
giorno d’uscita, quello dei mensili acquista in genere nella prima decade, il
che significa che è disposto ad aspettare anche il venerdì sera o il sabato,
quando si reca nei grandi supermercati per fare la spesa per la settimana.
Ritengo che queste vendite siamo in minima parte cannibalizzate all’edicola e
per la maggior parte aggiuntive. Non abbiamo però ancora dati certi. Il fatto
che i punti vendita sperimentali siano partiti in modo progressivo non facilita
certo l’analisi delle vendite. Per quanto riguarda i quotidiani invece, si è
appurato che il Corriere della Sera vende anche nell’intervallo di
mezzogiorno (nei centri commerciali ubicati vicino a grandi complessi
direzionali) e dopo le 19.00, quando in edicola in genere risulta esaurito.
Questo significa che non invecchia così velocemente come invece si credeva.
Rifornimenti
impari tra grande distribuzione ed edicole?
Io
seguo circa 80 supermercati e posso affermare che parecchi casi di esaurito
avvengono anche nella GDO. Se questi esercizi presentano domanda tra mercoledì
e giovedì è possibile che vengano riforniti per il venerdì e il sabato, ma se
la domanda viene fatta all’inizio della settimana è più probabile che rimanga
insoddisfatta”.
San Paolo:
non si può ancora quantificare
“Siamo
presenti solo nella grande distribuzione, in circa 400 supermercati, con
Famiglia Cristiana” afferma Aldo Aldi, responsabile del canale edicola.
“Vendiamo il 60% del distribuito ma risulta molto difficile oggi dire con
precisione in quale misura percentuale queste copie siano aggiuntive, o meno,
rispetto a quelle vendute nel canale tradizionale. Senz’altro ci sono copie
aggiuntive ma in questo momento non risulta possibile quantificarle. Colpa
anche delle promozioni che viziano il mercato.
Per
quanto riguarda i quantitativi abbiamo cercato di aumentare leggermente la
tiratura e di ottimizzare le rese così da non penalizzare le edicole.
Perché
solo nella grande distribuzione?
Abbiamo
già i nostri negozi specializzati: le parrocchie”.
Segesta:
servono
nuove
merceologie in edicola
“Dal
mese di marzo abbiamo iniziato una vendita sperimentale di Case da Abitare
in alcuni supermercati della Lombardia ma è troppo presto per avere dei
risultati” dice Carlo Balestreri, direttore generale della Segesta.
“I
negozi specializzati, che nel nostro caso sono i negozi di arredamento, non
hanno dato la loro disponibilità. Personalmente sarei favorevole
all’ampliamento delle merceologie nelle edicole: aumentare la capacità
propositiva significa creare le condizioni per un maggior traffico attraverso
la vendita di prodotti civetta. Il pacchetto di caramelle o il rullino
fotografico possono diventare la nuova occasione per recarsi in edicola e
quindi entrare in contatto con il prodotto editoriale.
Ritengo
che l’inserimento di nuove merceologie possa rappresentare un vantaggio sia per
l’edicolante sia per l’editore. Certo, occorre anche la possibilità di ampliare
lo spazio espositivo delle rivendite per garantire visibilità a tutte le
testate. Negli Stati Uniti ho visto recentemente edicole che assicurano
visibilità a 8.000 titoli diversi. Oggi il 60% delle pubblicazioni in edicola
non è, purtroppo, visibile.
L’ampliamento
dei chioschi potrebbe dare dei risultati molto interessanti in termini di
vendite.
L’azione
di rivendicazione di chi si trova ai vertici di tutela della categoria dovrebbe
proprio muoversi in questa direzione: non serve preservare lo status quo quanto
invece rendere il servizio più efficiente ed efficace. Solo in questo modo
l’edicola può opporsi alla concorrenza del supermercato. Ricordandosi che la
grande distribuzione non tiene più di 30/40 titoli per necessità gestionali
interne e che spesso le pubblicazioni sono affastellate in qualche angolo”.
Mondadori
parla attraverso Mark Up
Non
siamo riusciti a sapere nulla direttamente dall’editore di Segrate ma, grazie
alla rivista Mark Up (marzo 2000 – pag.90), possiamo raccontarvi cosa ha
detto loro Giovanni Cantù, responsabile della diffusione.
“Per
Mondadori, la media dei maschili venduti nella GDO è uguale a quella che si
registra in tutti gli altri canali. Mentre fra le testate che si vendono ci
sono TU (35.000 copie, che divise per 650 fra supermercati, ipermercati e grandi
magazzini dà 53,8 copie per punto vendita. Fonte Prima Comunicazione – ndr), TV
SORRISI & CANZONI e poi CHI e DONNA MODERNA, per i quali viene registrato
un significativo incremento rispetto all’edicola”.
Sempre
da Mark Up veniamo a sapere che la presenza dei periodici Mondadori nei
punti di vendita della sperimentazione è così ripartita:
Viene
anche evidenziata la scarsa presenza in Campania e in Liguria mentre si
sottolinea che in Sardegna la situazione è sospesa per l’instabilità
amministrativa. Dalla percentuale del Nord manca il Friuli-Venezia Giulia in
quanto, come regione autonoma, non ha aderito alla sperimentazione.
Dai
dati sopraddetti appare chiara una forte disomogeneità di ripartizione dei
punti vendita alternativi. Eppure ci sembra di ricordare che una delle
caratteristiche basilari, in base alla quale i nuovi punti dovevano essere
attivati, era quella della omogeneità sul territorio nazionale
(vedi Azienda Edicola n.2/99 – pag.9).
Questo
che cosa significa? Che se al Centro e al Sud, gli alternativi non ne vogliono
sapere di vendere i giornali, ci ritroveremo al Nord con un intasamento
globale?
Ancora
una volta (la cosa è stata detta anche da altre parti) nell’articolo in
questione si sottolinea il fatto che nella GDO i giornali restano esposti per
tutta la durata della loro periodicità, “mentre nelle edicole le testate
esposte devono continuamente far spazio alle nuove pubblicazioni, per cui alla
fine spesso scompaiono dalla vista del cliente”.
E
ancora una volta sembra che ciò accada per esclusiva volontà dell’edicolante il
quale, invece, è costretto a fare spazio perché sommerso da una miriade di
prodotti di cui farebbe molto volentieri a meno.
Quante
sono le testate presenti nella GDO?
Le
abbiamo contate, titolo più titolo meno, in due supermercati a Milano: alla Unes,
ci sono 160 testate fra quotidiani, periodici e collezionabili in uno spazio
corrispondente a un’edicola di 6/8mq, alla Esselunga, circa 140
distribuite su 6 espositori plurifacciali ad altrettante casse.
Questo
fatto della durata espositiva, ci sembra un po’ come quella storiella del
vignaiolo che voleva la botte piena e la moglie ubriaca.
Il
supermercato
non ha un
pubblico da Focus
“I
lettori di Focus e di Top Girl non sono acquirenti da supermercato. Per
queste testate l’edicola rimane senz’altro prioritaria” dice Paolo
Zavattoni, direttore commerciale della Gruner + Jahr Mondadori.
“Abbiamo
invece rilevato che, per Vera, questo nuovo punto di vendita può essere molto
interessante. Infatti è la donna responsabile degli acquisti che lo frequenta,
donna che è anche il target principale di riferimento del nostro mensile.
Abbiamo fatto un’indagine su Milano ed è stato rilevato, sia pure
empiricamente, che le vendite del supermercato depurate delle eventuali copie
perse dalle edicole circostanti, comportano un incremento di vendite del 90%.
Questo
dato è molto confortante perché le copie sottratte ai giornalai sembrano essere
poche, mentre quelle realmente acquisite decisamente consistenti.
D’altra
parte il supermercato offre un’esposizione prolungata – grazie anche al fatto
che ha poche testate rispetto all’edicola – e la possibilità per la lettrice di
prendere, guardare e soppesare... proprio come fa per gli altri prodotti
presenti: questo evidentemente invoglia ad acquistare anche il nostro Vera.
Al momento non abbiamo, però, ancora dati certi. Dobbiamo, come tutti,
aspettare ancora”.
“Anche
se il quadro di riferimento è ancora abbastanza vago, i risultati conseguiti
nei circa 600 punti vendita GDO sono positivi” dice Luigi Randello,
direttore generale del Gruppo Editoriale Universo.
“Le
nostre testate femminili coprono diversi settori di interesse come la cucina e la
salute e anche Al volante, l’ultimo nato in aerea maschile, sta andando
molto bene. I prezzi contenuti e la qualità dei prodotti trovano la risposta
favorevole del pubblico. E non dimentichiamo che i clienti dei supermercati
sono molto sensibili proprio all’elemento prezzo.
Sembra
che la percentuale di assorbimento nei supermercati sia superiore rispetto alle
edicole: ciò significa che, in confronto al distribuito, il venduto
risulterebbe maggiore. Non bisogna però dimenticare che nei supermercati, salvo
alcuni casi, i banchi sono lasciati a se stessi e quindi la richiesta di
rifornimento potrebbe non essere stata segnalata.
Nella
GDO c’è poi il vantaggio offerto dalla visibilità: lo abbiamo constatato con il
nostro periodico Casa in Fiore che vende circa 170.000 copie e nella GDO
sta dando buoni risultati. I mensili vendono anche nell’ultima settimana e,
coprendo varie aeree, possiamo offrire un’informazione specifica e
diversificata. All’acquisto di quattro settimanali in un mese, diamo
l’alternativa di quattro mensili ognuno specializzato in un settore specifico.
Le
soddisfazioni chiaramente non mancano anche in edicola dove le nostre testate
rispondono bene considerando che siamo in una fase economica generale recessiva
che porta la gente a risparmiare.
Naturalmente non abbiamo penalizzato le rivendite tradizionali: le tirature sono state infatti aumentate proprio in vista delle vendite nella GDO dove, tra l’altro, si registrano degli esauriti”.