SOLO UNO
SPAURACCHIO?
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Se il giornale con il cappuccino non disturba, quello con surgelati, detersivi, frutta e verdura risulta senz’altro più pericoloso. |
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A
distanza di un anno, tanto tempo è ormai già passato dall’entrata in vigore
della sperimentazione, i punti vendita attivati sono poco più della metà di
quelli previsti e tutto lascia supporre che arriveremo alla fine dei 18 mesi
senza che i 7.000 previsti siano raggiunti.
Bar
e tabacchi, infatti, dopo l’entusiasmo del primo momento, non sembrano affatto
disponibili (salvo le solite eccezioni) a lavorare molto per guadagnare poco,
quando non pochissimo, per qualche copia di quotidiano.
I
clienti abituali dei bar restano affezionati alla loro copia gratuita a
disposizione e, trovando più di una testata a portata di mano, dopo averla
sfogliata la ripongono e se ne vanno, con grande malumore del titolare alla
cassa. Poco conta che sugli espositori, così gentilmente omaggiati dalla FIEG,
facciano bella mostra di sé appositi cartelli che invitano a NON sfogliare e a
NON leggere i giornali che devono invece essere soltanto acquistati.
Anche
i distributori di benzina stentano: per acquistare il giornale il cliente deve
scendere dall’auto e, come si sa, siamo un popolo di pigri. A meno che non ci
sia un bisogno impellente, magari anche per un caffè... il quotidiano verrà
acquistato altrove.
I
negozi specializzati continuano a brillare per la loro totale assenza: se a
luglio erano 54, oggi si sono ridotti, infatti, della metà.
Le
librerie sono ancora al di sotto del 50% di attivazione.
E
i supermercati? La cosiddetta GDO sembra invece andare alla grande. Anche se,
al momento di andare in macchina con Azienda Edicola, dei 1.840 esercizi
previsti, ne sono in funzione soltanto poco più del 30%.
Gli
editori vantano, all’interno della grande distribuzione “copie vendute” da
capogiro. Resta da sapere quante di queste siano sottratte alle edicole. E qui,
per il momento, non ci sono che i dati che pervengono alla nostra redazione,
grazie alle schede che qualcuno di voi ci manda. Ancora poche rispetto a quelle
che potrebbero effettivamente pervenire.
Facciamo
qualche conto ipotetico: il supermercato EMMEPIÙ (un nome di fantasia) vende 10
copie al giorno (60 alla settimana) della rivista PAESAGGIO (altra fantasia, ma
controllare il vocabolario dei sinonimi). Però l’edicola a 30 metri dal super
ha visto calare le vendite di quel settimanale di 10 copie alla settimana.
Naturalmente anche altre edicole hanno perso vendite di PAESAGGIO, chi 3 copie,
chi 5, chi 2. Una ridotta percentuale per ognuna di queste rivendite, ma che,
ipotizzando siano una decina, portano a un totale di altre 25 copie per
complessive 35 copie di PAESAGGIO sottratte alle edicole che gravitano
all’intorno del super EMMEPIÙ.
Quante
sono dunque le copie effettive vendute dal supermercato? Sono 25. Un numero
che, sul totale della diffusione di PAESAGGIO, rappresenta un incremento
effettivo del 2,75%.
Che,
visto dagli editori, è sempre meglio di niente.
Per
quanto ci riguarda, c’è poi il gravissimo problema dei rifornimenti.
PAESAGGIO,
che esce il venerdì, in edicola ha fatto l’esaurito in un giorno grazie al cd
rom allegato. Naturalmente l’edicolante ha subito richiesto il rifornimento
anche in vista del sabato e della domenica che sono giorni di punta per le
vendite del settimanale. Tuttavia i rifornimenti nel peggiore dei casi non
arrivano e, se invece si è fortunati, giungeranno soltanto il lunedì quando il
grosso delle vendite è già passato. Al supermercato, inutile dirlo, ci sono belle
pigne – magari per terra – del settimanale ancora al giovedì successivo alla
data di uscita.
A
questo punto è evidente che la politica è di non far fare esauriti al
supermercato rendendo così certe, e fuori discussione, le sue vendite.
E
questa dovrebbe essere la parità di trattamento?
Qualcosa
non quadra.
Alle
rimostranze degli edicolanti la FIEG dice “portateci le prove”. Ma, come già
detto, le prove sono la cosa più difficile da avere. Proprio come nel caso di
un tradimento. Ne abbiamo già parlato nel numero scorso.
Cosa
si può fare? Cercare un confidente all’interno di qualche supermercato,
diventare amico di chiunque possa raccontare come funzionano effettivamente le
cose, trasformarsi, insomma, in tanti 007 per cercare di raccogliere il maggior
numero di informazioni in proposito.
È
evidente che i dati raccolti, e che ci comunicherete, verranno utilizzati con
la massima discrezione, ma serviranno per realizzare un “libro bianco” da
presentare nelle sedi opportune.
Vediamo
ora cosa è successo in giro per l’Italia.
Roma: calma
piatta nonostante il Giubileo
“Molti
bar e tabacchi – dice Giovanni Salemi, presidente SNAG – dopo
l’entusiasmo del primo momento, stanno facendo marcia indietro e rinunciano
alla vendita di un prodotto che si dimostra essere molto oneroso per la sua
gestione e decisamente poco remunerativo. Basta fare il raffronto fra quanto
guadagna un bar con la vendita di un caffè per capire quante copie di un
quotidiano deve vendere per equiparare quell’entrata. A luglio ’99 i bar e
tabacchi attivati in tutta la provincia di Roma erano 169, oggi a distanza di
quasi 8 mesi sono arrivati a 248 di cui 172 nel capoluogo. Gli esercizi della
GDO sono oggi 28 (sempre nella sola città di Roma).
Non
sembrano esserci grandi problemi di sovrapposizione con le vendite delle
edicole. È chiaro, però, che non avendo numeri su cui poter fare delle
riflessioni non possiamo sapere – se non per sentito dire – di come vada questa
sperimentazione. Anche in libreria dove il prodotto giornale dovrebbe essere il
più complementare non c’è molto entusiasmo: quella di via Veneto, per esempio, che in un primo tempo
aveva fatto richiesta per vendere i giornali successivamente, ancor prima di
ottenerli, ha rinunciato.
Il
problema di Roma è invece un altro, a mio parere molto più grave: la mancata
messa in opera dei trasferimenti e della apertura delle nuove edicole che erano
state previste. Sono passati cinque anni e ancora non è successo praticamente
nulla. D’altra parte, che dire? Siamo a Roma”.
Ragusa:
Un solo bar
molto forte
“C’è
solo un bar che sta vendendo circa 100 copie di quotidiani la settimana”
racconta Rosario Puma, presidente SNAG locale di Ragusa. “Gli altri
invece hanno meno successo. Sono stati attivati da pochissimo due supermercati,
uno in centro e uno in provincia, ma non sono ancora disponibili i dati di
vendita. Comunque le 31 edicole di Ragusa, a tutt’oggi, non hanno subìto danni,
anche se vicino al supermercato c’è una rivendita che potrebbe, in futuro,
avere delle conseguenze. Per il momento, forse, chi ne ha risentito di più è il
sottoscritto perché il bar che vende più copie è ubicato nei paraggi della mia
edicola. Ma bisogna anche
dire che il calo potrebbe essere imputabile soprattutto ai distributori Tamoil
che regalano il quotidiano”.
per gli editori
“Non sta
certo dando i risultati sperati dagli editori” dice Giuseppe Gallotta,
presidente SNAG di Eboli. “Inizialmente tutti i tabaccai volevano avere i
giornali, ma ora quelli che sono stati attivati stanno vendendo pochissimo. Con
18 edicole sono stati aperti 3 bar e 3 tabacchi; in periferia c’è anche un
distributore di benzina ma vende 4 o 5 copie al giorno. Supermercati? No, qui
non ce ne sono”.
Potenza:
una bolla di
sapone
“Non ci
sono stati danni sostanziali per le 25 edicole cittadine e neppure per quelle
della provincia” dice Ermanno Cuomo, presidente SNAG locale. “Sono stati
attivati circa 11 punti, tutti bar-tabacchi, anche se originariamente ben 80 ne
avevano fatto richiesta. In media vendono 10/15 copie di quotidiani al giorno e
alcuni sono molto scontenti, altri vogliono rinunciare. Il motivo? Il nostro
lavoro comporta una gestione molto impegnativa del prodotto, tra rese,
rifornimenti, inserti, ecc. Questi commercianti avevano probabilmente altre
aspettative di guadagno. Comunque, grazie a un attento studio preliminare, sono
stati attivati lontano dalle rivendite esistenti”.
Oristano:
ancora nulla
“L’autorizzazione
è stata rilasciata a 3 supermercati che avrebbero dovuto iniziare a vendere
periodici dopo le vacanze natalizie, ma ancora (in data 16 febbraio) non hanno
iniziato, non so per quale ragione. E mi chiedo che senso possa avere dare il
via alla sperimentazione con un tale ritardo rispetto alle altre piazze” si domanda
Salvatore Soru, presidente dello SNAG di Oristano. “Non siamo invece
riusciti a sapere dal Comune se ci sono state altre richieste da bar-tabacchi.
Comunque le 21 edicole cittadine per il momento rimangono le uniche rivendite
esistenti”.
“Secondo
dati ufficiosi non ci sono stati danni per gli edicolanti” sostiene Giancarlo
Gori, presidente locale SNAG. “La sperimentazione ha riguardato quasi
esclusivamente Arezzo, visto che in provincia l’85% delle rivendite sono già
promiscue: bar, tabacchi o cartolibrerie. È stato però attivato un distributore
di benzina, nel Casentino.
In
città sono 11 i punti complementari tra bar e tabacchi e vendono solo
quotidiani. Non stanno però avendo grandi risultati e 2 bar ne hanno
recentemente sospeso la vendita. Non ci sono nuovi supermercati coinvolti: l’Esselunga
vendeva anche prima i giornali e un ipermercato aveva già l’edicola interna.
Quindi le 35 edicole cittadine non ne hanno risentito”.
“I
3 bar tabacchi attivati a Lecco vendono solo quotidiani e hanno un’influenza
minima sulle vendite delle 27 edicole cittadine che servono una popolazione di
47.000 abitanti” spiega Eugenio Milani, presidente SNAG locale. “In
provincia erano 12 (le edicole sono 160 per una popolazione di 300.000 abitanti
divisi in 100 comuni) ma sono rimasti in 4 o 5. Più della metà ha rinunciato
dopo la prima fase. Ci sono due stazioni di carburante che però non stanno
avendo grandi risultati.
Risulta
invece più fastidiosa la GDO: a Lecco città è stato attivato un supermercato
che però non è ubicato vicino alle edicole esistenti. Tra poco ne saranno
attivati altri 2. In provincia
due supermercati avviati hanno invece causato un calo di vendite a due edicole
pari al 40 e al 30%. È comunque ancora prematuro fare delle valutazioni
esatte perché il sistema non è ancora a regime e occorreranno almeno altri 6 -
12 mesi per capire quali siano le perdite effettive delle edicole”.
“Sono stati attivati circa 10 bar
tabacchi e 2 grandi supermercati, ma non stanno avendo grande successo” racconta Dario Ghia,
presidente pro-tempore SNAG locale. “Solo uno dei supermercati ha una vendita
discreta, naturalmente più riviste che quotidiani.
A
100 metri dalla mia edicola sono stati attivati 2 bar. Ho notato un calo di
10/12 copie de La Stampa al giorno, per un totale di 200/300 al mese, ma
in parte potrebbero essere dovute ai nuovi inserti di Repubblica e Corriere:
può darsi che qualcuno abbia sostituito la copia quotidiana de La Stampa con
queste testate”.
Vicenza:
procede lentamente
“Sono
solo i supermercati a disturbare le edicole vicine. A Vicenza ne sono stati
attivati 5 e circa 7/8 tra distributori, bar e tabacchi, ma il numero cambia in
continuazione perché alcuni rinunciano e altri incominciano” dice Giangiuseppe
Moschini, presidente SNAG locale. “Il problema della GDO è che viene rifornita meglio delle edicole:
per esempio, mentre noi avevamo esaurito Panorama con il CD, sugli
scaffali dei super ce ne erano copie in abbondanza.
La
situazione è tranquilla anche nella piazza di Bassano dove per il
momento le edicole non hanno subìto danni”.
Genova:
qualcuno
si sta lamentando
“Hanno
attivato circa 100 punti complementari, soprattutto bar e tabacchi e soltanto 2
supermercati perché gli altri non dispongono della superficie necessaria; sono
solo 2 anche le librerie. Alcuni di questi punti alternativi sono molto vicini
alle edicole con il risultato che alcune rivendite hanno fatto ricorso perché
hanno registrato forti cali nelle vendite.
L’esposto dell’edicola che ha presentato la
documentazione è stato accettato, ma alle lamentele prive della relativa
documentazione non si può dare seguito” dice Renato Turci, presidente
SNAG di Genova.
“In
città hanno aperto 6 punti di sperimentazione tra bar e tabacchi, librerie,
cartolibrerie e supermercati. Comunque vendono molto poco ed essendo pochi non disturbano le 30 edicole
cittadine” afferma Armando Mallegni, presidente SNAG locale di Mantova.
IL QUADRO
NON CAMBIA
Cali
dunque sì, ma contenuti. Distanze accettabili tranne in rari casi dove sono
ridotte a pochi metri.
Le
schede arrivate, e che continuano a giungere in redazione, confermano quanto
già emerso nella prima valutazione (vedi Azienda Edicola n.6/99 pag. 6).
Sono
edicole situate per il 46% nei capoluoghi e per il restante 53% in provincia,
ripartite in modo abbastanza equo tra le varie regioni italiane con una
predominanza di edicole del centro-nord.
Per
il 43% sono edicole esclusive, per il restante 47% promiscue.
Il calo vendite
Più
o meno consistente, quasi tutte le rivendite hanno notato un calo nelle
vendite. Almeno l’84% delle edicole ha, infatti, risposto affermativamente. Di
queste il 57% ha notato un calo fino al 20%, il 15% dal 20 al 30% e il 7% oltre
il 30%.
Il
restante 16% non ha notato invece alcuna diminuzione nelle proprie vendite.
Eclatante
il caso di Clara Stevanella ad Abano Terme: solo 3 metri di
distanza separano la sua edicola esclusiva dall’ipermercato che ha inserito
periodici e quotidiani. Oltre a un calo immediato del 10% si è creata anche una
situazione di disagio per i clienti dell’edicola: “Erano obbligati a depositare
i giornali acquistati da me all’ingresso” racconta.
“Eppure
la mia edicola esiste da 20 anni e ho dovuto rinnovarla, proprio per integrarmi
con l’estetica dell’ipermercato, avendo rifiutato di entrare al suo interno.
Per far togliere il cartello all’ingresso dell’iper, che invitava i clienti a
depositare i giornali acquistati nella mia edicola, ho dovuto far intervenire i
vigili, il sindaco e alla fine il prefetto. Ma ogni tanto ci sono ancora
problemi. Il timbro dovrebbero metterlo sui loro giornali, non sui miei. Mentre
l’iper ha migliaia di prodotti io vivo solo con la stampa: ora è stata fatta
una denuncia per sovrapposizione ma, per quanto mi risulta in data 28 febbraio,
è ferma a Roma in attesa che si riunisca la Commissione. E nel frattempo io con
cosa mangio?” Si chiede amareggiata l’edicolante.
A
parte questo caso assurdo dove la distanza è di 3 metri ed equivale a un
marciapiedi, la distanza dei supermercati dall’edicola più vicina va da un
minimo di 20 metri a un massimo di 5/6 chilometri.
La
distanza media è comunque di circa 480 metri.
Per
i bar e tabacchi si va da minimo di 20 metri a un massimo di 1000. La distanza
media è di circa 380 metri.
Per
le stazioni di servizio si parte da un minimo di 20 metri a un massimo di 6 km.
La distanza media è di 900 metri.
Quanti sono
In
data 24 febbraio 2000 si è riunita a Milano la Commissione istituita con
accordo il 22 luglio 1998 per esaminare e monitorare l’andamento della
sperimentazione.
La
FIEG ha reso noto i dati relativi alla diffusione dei punti di vendita
sperimentali che non sono però, ancora,
pubblicabili. Tuttavia, poichè il totale degli stessi è apparso su Mark
Up di marzo (vedere a pag. 15), riproduciamo – a pag. 12 – quanto
pubblicato da questo mensile.
Consegne in
ritardo
e rifornimenti
diminuiti
Il
7% delle edicole ha dichiarato che le consegne avvengono con almeno 30 minuti
di ritardo rispetto a prima che iniziasse la sperimentazione.
Conseguenze
negative anche per i quantitativi: il 20% ha notato un calo nelle copie dei
quotidiani, il 17% nei periodici.
A
questo proposito pubblichiamo una lettera firmata giunta in redazione.
“Cara
Azienda Edicola, è successo di nuovo.
Io e la mia edicola ci siamo ritrovate
senza copie di Panorama con CD dopo solo un giorno; il supermercato a fianco (ci separano ahimè solo
pochi metri) con decine e
decine ancora. Non sto a raccontare le vane telefonate fatte all’agenzia
con il solito leit motiv di risposta: “le abbiamo esaurite anche noi, non sono
più disponibili, ecc...”.
Questa
volta non ce l’ho più fatta: sono entrata nel super, ne ho acquistato dieci
copie e, con il mio bravo scontrino, sono tornata in edicola.
Inutile
dire che le ho bruciate in un attimo. È sorta poi spontanea una constatazione:
a causa delle forniture insufficienti ho perso l’aggio su quelle dieci copie.
Non per responsabilità mia ma di chi mi rifornisce. Ecco perché intendo
decurtare dall’estratto conto l’ammontare relativo al mancato aggio (lo
scontrino del super ne dimostrerà la quantità). È chiaro che il distributore
non lo riconoscerà mai, ma se tutti quelli che si trovano nella mia situazione
facessero altrettanto sarebbe un bel segnale di protesta. Non trovate? Con i
migliori saluti”.
E
sempre in tema di supermercati ecco lo sfogo che ci è giunto da un edicolante
lombardo:
“Cara
redazione, vorrei che qualcuno chiarisse questo mistero. Si parla tanto di
parità di trattamento e di condizioni di vendita tra punti alternativi e
tradizionali: ma allora perché i supermercati non accettano i buoni sconto
offerti dai giornali sulle loro diverse testate e i buoni-abbonamento?
La
cosa assurda è che i miei clienti si lamentano con me per questa mancanza di
servizio.
Problemi
forse di contabilità? E allora dove sono le condizioni paritarie?
Perché
mai la gestione della contabilità dovrebbe essere semplificata per loro?
Attendo
una risposta.
Grazie
e cordiali saluti
E
spuntano anche dei supermercati abusivi come è successo di recente nella
capitale lombarda.
Il
superstore SMA di piazza Frattini vendeva quotidiani e riviste senza che
per tale vendita fosse stata rilasciata la necessaria autorizzazione. Il supermercato
infatti aveva inoltrato domanda all’Amministrazione per partecipare alla
sperimentazione prevista dalla legge n.108/99 che, però, non gli era stata
concessa.
Lo
scorso febbraio la sezione Annonaria Commerciale del corpo di polizia
municipale di Milano ha proceduto alla contestazione delle violazioni accertate
su segnalazione dello SNAG provinciale.
A questo proposito ricordiamo l’importanza
che gli edicolanti segnalino alla propria struttura sindacale ogni anomalia
riguardante la sperimentazione, sia per quanto riguarda il calo dei
quantitativi in edicola sia per quanto riguarda consistenti cali nelle vendite.
Per
appurare quest’ultimo punto è in fase di distribuzione una circolare con la
quale lo SNAG chiede la delega per richiedere al distributore i dati di vendita
relativi agli ultimi quattro mesi del ’98 e del ’99 al fine di evidenziare
eventuali perdite.
Per
quanto riguarda il problema dei quantitativi squilibrati tra la distribuzione
nella GDO e in edicola, ecco quanto dichiarato nel verbale di riunione del 24
febbraio 2000 della Commissione istituita con accordo del 22 luglio 1998
per esaminare e controllare l’andamento della sperimentazione.
“(...)
La Commissione osserva che a oggi sono stati attivati soltanto 3.800 esercizi
circa e che in questo quadro si evidenzia in alcune aeree una maggiore
concentrazione degli esercizi attivati. (...)”.
A
questo proposito la Commissione invita le Organizzazioni Sindacali a fornire
informazioni circa le aeree dove si riscontra la maggior concentrazione di
punti di vendita sperimentali attivati.
Per
quanto invece concerne l’adeguamento delle forniture di prodotto alle esigenze
del mercato, “le Organizzazioni Sindacali ritengono che si verifichino carenze
di forniture alla rete tradizionale in presenza di forniture adeguate alla rete
sperimentale.
La
Commissione si dichiara disponibile a effettuare un rilevamento a campione,
comparando il fornito relativo a tre testate editoriali, sia sul canale
tradizionale sia su quello sperimentale.
Il
rilevamento interesserà le testate: Panorama n.7, Gente n.7, Fiabe Sonore
n.1 sulle piazze di Milano, Torino, Sesto S. Giovanni e Pavia”.
Ma quanto
guadagnano i
distributori?
Il
fatto che la GDO sia privilegiata in fatto di forniture ci porta a fare un paio
di considerazioni di carattere opportunistico.
1
– Che gli editori, anche se lo negano, vogliono che le loro testate siano ben
evidenti nei supermercati per convenienza pubblicitaria (non dimentichiamoci
che il recentissimo TU sembrava essere nato solo per essere distribuito nella
GDO).
2
– Che forse i distributori guadagnano di più a portare le copie al super
piuttosto che all’edicola dall’altra parte della strada. Di certo sembra che
abbiano diritto a percentuali aggiuntive sul prezzo di copertina variabili
secondo la tipologia del punto di vendita alternativo.