SULL’ORLO
DEL BARATRO
Così ha scritto Giulio Nascimbeni
sul Corsera a proposito dell’annunciato “analfabetismo di ritorno” degli
italiani. Che leggono sempre meno.
Ecco perché nonostante la sperimentazione, i giornali vanno...
male.
Sono
stati pubblicati, su tutti i quotidiani, i dati della ricerca CEDE (Centro
Europeo dell’Educazione) che ha messo in evidenza un dato veramente allarmante:
in Italia, incombe il rischio di analfabetismo.
Sembravamo
un popolo cresciuto, ormai fuori dalle secche dell’ignoranza (non conoscenza),
invece stiamo retrocedendo velocemente ai livelli della fine della guerra,
quando sapeva leggere un italiano su due.
Dalla
ricerca CEDE si rileva che due italiani su tre, tra i 16 e i 65 anni, hanno
difficoltà nel leggere e soprattutto nello scrivere. Il 34,6% di questi nostri
concittadini è ai limiti dell’analfabetismo vero e proprio. E il 30,9% ha un
patrimonio alfabetico decisamente limitato perché non si esercita e non riceve
(o cerca) stimoli a migliorare.
Non
c’è che dire si tratta di un grande risultato, soprattutto se si pensa che
all’interno del primo gruppo ci sono anche dei laureati. Di questi, l’8,35% non
è in grado di utilizzare la scrittura, mentre il 25,5% ha capacità appena più
elevate (rischiando però di arretrare al livello inferiore).
Dei
laureati, soltanto il 17,85% dispone di un’ottima competenza. Questa
percentuale scende al 15% nel campo dei diplomati.
Dice
Giulio Nascimbeni sul Corriere della Sera del 21 maggio scorso,
commentando i dati di questa ricerca: “Eravamo sull’orlo del baratro, ma
abbiamo fatto un passo avanti”.
Mentre Raffaele Simone, linguista, professore all’università Roma Tre, non si stupisce affatto “dal momento che i libri sono sempre meno utilizzati dai giovani”.
Chi
invece continua a meravigliarsi del fatto che dei giornali agli italiani
continui a importare poco, sono invece gli editori.
I
dati ADS evidenziano, senza ombra di dubbio, che le vendite vanno come vanno.
Da un anno all’altro il segno resta negativo per tutti a eccezione dei mensili
che, tuttavia, rispetto all’anno scorso sono calati anche loro (da +21,07% a
+14,57%).
Nel
grafico n. 1 si evidenzia bene l’andamento di quotidiani, settimanali e
periodici dal 1966 al 1999 (i periodi rilevati per ogni anno vanno dall’1
settembre al 31 agosto successivo).
I
quotidiani da un -4,16% nel 96 hanno altalenato in su e in giù (ma sempre con
segno negativo), forse in virtù di promozioni più o meno azzeccate e,
quest’anno, hanno riperso oltre un punto nonostante l’appoggio di bar e
supermercati.
Stessa
altalena negativa per i settimanali.
I
mensili, come già detto, da due anni registrano un incremento di vendite. Per
queste testate gioca sicuramente il vantaggio di uscire spesso e volentieri con
cut price, abbinamenti a fratelli e sorelle e quant’altro possibile.
Nel
variegato panorama delle testate, i quotidiani che si caratterizzano per
incrementi di vendite sono, essenzialmente, quelli locali. Il che sta a
significare che la gente è interessata soprattutto a ciò che avviene nel
proprio piccolo mondo e che vuol conoscere se sia vero che l’erba del vicino è
più verde di quella che cresce nel proprio giardino.
Non
per nulla il Corriere della Sera uscirà con dorsi locali su Roma e
Milano anche se quello di Milano (che doveva comprendere tutta la Lombardia) si
preannuncia troppo “corposo” e pertanto, probabilmente, necessiterà di essere
sdoppiato con conseguenti ritardi tecnici per la realizzazione.
Il
migliore incremento di vendita è, tuttavia, di uno sportivo, Tuttosport
con +18,21%.
Il
peggior decremento è, invece, quello dell’Unità con -16,65%.
Ognuno
di voi potrà controllare le tabelle e verificare se quanto pubblicato
corrisponde anche a quanto avviene nella sua edicola.
È
interessante, poi, notare che per Corriere e Repubblica le vendite aumentano
nei giorni in cui sono allegati i magazine con i programmi televisivi: per il
Corriere della Sera, le vendite aumentano, al giovedì, del 19,98%, mentre per
Repubblica, al venerdì, l’incremento è del 24,47%.
Penalizzante
invece l’uscita del femminile: Io Donna toglie al Corriere il 13,96,
mentre D di Repubblica riduce le vendite del quotidiano per il 6,84%.
Un
certo recupero sull’anno scorso c’è stato, ma sono decisamente poche le testate
che possono vantare un segno positivo. La palma spetta al Mondo con
+44,91% seguito da Panorama (+20,26%) e da Chi (+18,58%).
Fra
i grandi femminili, l’unico a godere di una discreta salute sembra Amica
che vanta un bel 13,24%, mentre Anna e Gioia sono caratterizzate da
segno negativo.
Praticamente
stazionaria Grazia.
Sono
tanti e sono quelli che godono nel panorama editoriale di migliore salute,
anche se non mancano cali vistosi: Benissimo (-59,95%) e Newton
(-42,08%).
Fra
i risultati più positivi si segnala quello di Sale & Pepe con
+86,90%.
Dal
grafico n. 2 appare chiaro l’andamento per tipologia di testate: Casa e
Arredamento, nonostante tutti gli sforzi redazionali di questi mensili, i vari
restyling e gli allegati, segnano un -15,18%.
Auto,
Cucina e Sport sembrano avere un po’ stancato. Anche se all’interno delle
testate dedicate allo sport, quelle specifiche sulla Pesca godono, invece, di
discreti incrementi.
Praticamente
stazionario il settore dedicato al mondo dei Computer. Vedremo l’anno prossimo
che cosa avrà significato l’uscita delle moltissime testate dedicate a Internet
e all’E-Business.
In
buona salute le riviste dedicate alla Salute e ai Viaggi.
Segno
che la cura del proprio corpo e il divertimento, lo svago e la voglia di vivere
sono fattori a cui nessuno vuole più rinunciare.
E
anche i Femminili (compresi quelli specifici di moda) e i Maschili stanno bene.
Il
grande tormentone degli abbonamenti (è assurdo ma continuano ad arrivare anche
in edicola le “proposte indecenti” degli editori!) si evidenzia soprattutto per
un aumento dell’11,78% nei mensili. Quotidiani +2,79% e +1,94% per i
settimanali (grafico n. 3).
Tuttavia
che cosa rappresentano gli abbonamenti sul totale delle copie vendute
(edicola+abbonamenti)?
Una
percentuale accettabile che varia dal 10,46% dei quotidiani al 17,23% dei
mensili (grafico n. 4). Grazie al disservizio delle poste, gli incrementi degli
abbonamenti per i settimanali non sono così massicci come vorrebbero gli
editori; i premi sempre più allettanti e gli sconti al limite del sopportabile
non sembrano dissuadere dal piacere di comprare il giornale preferito, appena
esce, in edicola.
Anche
le aggressive campagne “porta a porta” hanno risultati abbastanza modesti.
A
questo proposito ci è stato raccontato da una edicolante milanese (vedi Azienda
Edicola n. 2 – pag. 56) che gli inquilini del palazzo (nel quale è situata la
sua edicola-negozio) si sono lamentati con lei perché il Corriere della Sera
pretendeva il pagamento dei cinque quotidiani lasciati in omaggio sullo
zerbino, per cinque giorni in via promozionale, anche da quei lettori che non
avevano accettato di sottoscrivere il Servizio ore sette. Un
comportamento da veri signori. Non c’è che dire.
La
sperimentazione è in cauto svolgimento anche se non ancora a pieno regime, e
forse non riuscirà ad arrivare al completamento dei punti vendita previsti
prima del termine.
Gli
editori hanno dalla loro il buon andamento della pubblicità sulle loro testate
e questo li tranquillizza sul futuro dei loro bilanci.
All’edicola, invece, non resta che sperare che l’italiano si senta “toccato” nel suo amor proprio, dai risultati della ricerca CEDE, e decida di rimettersi a leggere per non finire dietro la lavagna con un bel paio di orecchie d’asino.

