SULL’ORLO DEL BARATRO

 

Così ha scritto Giulio Nascimbeni  sul Corsera a proposito dell’annunciato “analfabetismo di ritorno” degli italiani. Che leggono sempre meno.

Ecco perché nonostante la sperimentazione, i giornali vanno... male.

 

Di Francesco Solaro

 

Sono stati pubblicati, su tutti i quotidiani, i dati della ricerca CEDE (Centro Europeo dell’Educazione) che ha messo in evidenza un dato veramente allarmante: in Italia, incombe il rischio di analfabetismo.

Sembravamo un popolo cresciuto, ormai fuori dalle secche dell’ignoranza (non conoscenza), invece stiamo retrocedendo velocemente ai livelli della fine della guerra, quando sapeva leggere un italiano su due.

Dalla ricerca CEDE si rileva che due italiani su tre, tra i 16 e i 65 anni, hanno difficoltà nel leggere e soprattutto nello scrivere. Il 34,6% di questi nostri concittadini è ai limiti dell’analfabetismo vero e proprio. E il 30,9% ha un patrimonio alfabetico decisamente limitato perché non si esercita e non riceve (o cerca) stimoli a migliorare.

Non c’è che dire si tratta di un grande risultato, soprattutto se si pensa che all’interno del primo gruppo ci sono anche dei laureati. Di questi, l’8,35% non è in grado di utilizzare la scrittura, mentre il 25,5% ha capacità appena più elevate (rischiando però di arretrare al livello inferiore).

Dei laureati, soltanto il 17,85% dispone di un’ottima competenza. Questa percentuale scende al 15% nel campo dei diplomati.

Dice Giulio Nascimbeni sul Corriere della Sera del 21 maggio scorso, commentando i dati di questa ricerca: “Eravamo sull’orlo del baratro, ma abbiamo fatto un passo avanti”.

Mentre Raffaele Simone, linguista, professore all’università Roma Tre, non si stupisce affatto “dal momento che i libri sono sempre meno utilizzati dai giovani”.

 

I DATI ADS

Chi invece continua a meravigliarsi del fatto che dei giornali agli italiani continui a importare poco, sono invece gli editori.

I dati ADS evidenziano, senza ombra di dubbio, che le vendite vanno come vanno. Da un anno all’altro il segno resta negativo per tutti a eccezione dei mensili che, tuttavia, rispetto all’anno scorso sono calati anche loro (da +21,07% a +14,57%).

Nel grafico n. 1 si evidenzia bene l’andamento di quotidiani, settimanali e periodici dal 1966 al 1999 (i periodi rilevati per ogni anno vanno dall’1 settembre al 31 agosto successivo).

I quotidiani da un -4,16% nel 96 hanno altalenato in su e in giù (ma sempre con segno negativo), forse in virtù di promozioni più o meno azzeccate e, quest’anno, hanno riperso oltre un punto nonostante l’appoggio di bar e supermercati.

Stessa altalena negativa per i settimanali.

I mensili, come già detto, da due anni registrano un incremento di vendite. Per queste testate gioca sicuramente il vantaggio di uscire spesso e volentieri con cut price, abbinamenti a fratelli e sorelle e quant’altro possibile.

 

QUOTIDIANI

Nel variegato panorama delle testate, i quotidiani che si caratterizzano per incrementi di vendite sono, essenzialmente, quelli locali. Il che sta a significare che la gente è interessata soprattutto a ciò che avviene nel proprio piccolo mondo e che vuol conoscere se sia vero che l’erba del vicino è più verde di quella che cresce nel proprio giardino.

Non per nulla il Corriere della Sera uscirà con dorsi locali su Roma e Milano anche se quello di Milano (che doveva comprendere tutta la Lombardia) si preannuncia troppo “corposo” e pertanto, probabilmente, necessiterà di essere sdoppiato con conseguenti ritardi tecnici per la realizzazione.

Il migliore incremento di vendita è, tuttavia, di uno sportivo, Tuttosport con +18,21%.

Il peggior decremento è, invece, quello dell’Unità con -16,65%.

Ognuno di voi potrà controllare le tabelle e verificare se quanto pubblicato corrisponde anche a quanto avviene nella sua edicola.

È interessante, poi, notare che per Corriere e Repubblica le vendite aumentano nei giorni in cui sono allegati i magazine con i programmi televisivi: per il Corriere della Sera, le vendite aumentano, al giovedì, del 19,98%, mentre per Repubblica, al venerdì, l’incremento è del 24,47%.

Penalizzante invece l’uscita del femminile: Io Donna toglie al Corriere il 13,96, mentre D di Repubblica riduce le vendite del quotidiano per il 6,84%.

 

SETTIMANALI

Un certo recupero sull’anno scorso c’è stato, ma sono decisamente poche le testate che possono vantare un segno positivo. La palma spetta al Mondo con +44,91% seguito da Panorama (+20,26%) e da Chi (+18,58%).

Fra i grandi femminili, l’unico a godere di una discreta salute sembra Amica che vanta un bel 13,24%, mentre Anna e Gioia sono caratterizzate da segno negativo.

Praticamente stazionaria Grazia.

 

MENSILI

Sono tanti e sono quelli che godono nel panorama editoriale di migliore salute, anche se non mancano cali vistosi: Benissimo (-59,95%) e Newton (-42,08%).

Fra i risultati più positivi si segnala quello di Sale & Pepe con +86,90%.

Dal grafico n. 2 appare chiaro l’andamento per tipologia di testate: Casa e Arredamento, nonostante tutti gli sforzi redazionali di questi mensili, i vari restyling e gli allegati, segnano un -15,18%.

Auto, Cucina e Sport sembrano avere un po’ stancato. Anche se all’interno delle testate dedicate allo sport, quelle specifiche sulla Pesca godono, invece, di discreti incrementi.

Praticamente stazionario il settore dedicato al mondo dei Computer. Vedremo l’anno prossimo che cosa avrà significato l’uscita delle moltissime testate dedicate a Internet e all’E-Business.

In buona salute le riviste dedicate alla Salute e ai Viaggi.

Segno che la cura del proprio corpo e il divertimento, lo svago e la voglia di vivere sono fattori a cui nessuno vuole più rinunciare.

E anche i Femminili (compresi quelli specifici di moda) e i Maschili stanno bene.

 

ABBONAMENTI

Il grande tormentone degli abbonamenti (è assurdo ma continuano ad arrivare anche in edicola le “proposte indecenti” degli editori!) si evidenzia soprattutto per un aumento dell’11,78% nei mensili. Quotidiani +2,79% e +1,94% per i settimanali (grafico n. 3).

Tuttavia che cosa rappresentano gli abbonamenti sul totale delle copie vendute (edicola+abbonamenti)?

Una percentuale accettabile che varia dal 10,46% dei quotidiani al 17,23% dei mensili (grafico n. 4). Grazie al disservizio delle poste, gli incrementi degli abbonamenti per i settimanali non sono così massicci come vorrebbero gli editori; i premi sempre più allettanti e gli sconti al limite del sopportabile non sembrano dissuadere dal piacere di comprare il giornale preferito, appena esce, in edicola.

Anche le aggressive campagne “porta a porta” hanno risultati abbastanza modesti.

A questo proposito ci è stato raccontato da una edicolante milanese (vedi Azienda Edicola n. 2 – pag. 56) che gli inquilini del palazzo (nel quale è situata la sua edicola-negozio) si sono lamentati con lei perché il Corriere della Sera pretendeva il pagamento dei cinque quotidiani lasciati in omaggio sullo zerbino, per cinque giorni in via promozionale, anche da quei lettori che non avevano accettato di sottoscrivere il Servizio ore sette. Un comportamento da veri signori. Non c’è che dire.

 

La sperimentazione è in cauto svolgimento anche se non ancora a pieno regime, e forse non riuscirà ad arrivare al completamento dei punti vendita previsti prima del termine.

Gli editori hanno dalla loro il buon andamento della pubblicità sulle loro testate e questo li tranquillizza sul futuro dei loro bilanci.

All’edicola, invece, non resta che sperare che l’italiano si senta “toccato” nel suo amor proprio, dai risultati della ricerca CEDE, e decida di rimettersi a leggere per non finire dietro la lavagna con un bel paio di orecchie d’asino.