AVVENIRE RISPONDE: “L’EDICOLANTE È UN AMICO SU CUI CONTIAMO”

 

Carlo Monguzzi di Monza ha indirizzato a Dino Boffo, direttore di Avvenire la stessa lettera (più o meno) che abbiamo pubblicato sul n. 2/00 a pag. 54, sotto il titolo “L’edicolante del 2000”.

Ecco la bella risposta pubblicata su Avvenire on line del 17 marzo.

 

La sua reprimenda, caro Monguzzi, è un fiume in piena che non voglio dar l’impressione di “sbarrare”, quasi a spezzare qualsiasi possibilità di dialogo. Le assicuro che voglio il contrario, perché credo sinceramente nel ruolo importantissimo degli edicolanti e mi piacerebbe dirle perché, a mio avviso, sbaglia bersaglio.

Inizio dall’elemento riguardo al quale mi sento più distante dalle sue valutazioni: le iniziative delle copie regalo. Mi sembra, intanto, un fenomeno assai circoscritto e, almeno per quanto riguarda “Avvenire”, le assicuro che gli abbonamenti-saggio gratuiti sono temporanei e non hanno certo lo scopo di sparpagliare carta in giro, quanto di far giungere il giornale in mano a potenziali nuovi lettori che, se lo troveranno di loro gradimento, lo acquisteranno successivamente in edicola o per abbonamento. Mi pare sia difficile negare trattarsi di un’iniziativa che va in favore anche degli edicolanti, i quali hanno tutto l’interesse ad aumentare la “platea” dei lettori, non solo immediati ma anche prossimi.

Smentisco, inoltre, che il dato delle vendite sia, per chi fa giornali, un dettaglio trascurabile. La certificazione della diffusione avviene sul “venduto” ed è questo – non la tiratura – la base assunta a parametro per le tariffe pubblicitarie.

Il nostro è un giornale che non ha fini diversi dall’offerta di un’informazione sincera: non assecondiamo giochi di potere di alcun genere, se ci legge – oltre a tenerci sul bancone, spero in bella vista – confido potrà essere d’accordo con me. Svolgendo il nostro lavoro con passione – e penso in ciò di esprimere anche il sentimento dei colleghi giornalisti – non ci piace vedere disprezzato il frutto di quella che anche per noi è fatica. Certo, noi abbiamo lo stipendio a fine mese, ma se si informa, scoprirà che la disoccupazione e il precariato tra i giornalisti sono elevatissimi: problemi diversi dai suoi, ma pur sempre problemi.

Tornando al suo appello, le assicuro che, nonostante il nostro giornale abbia nell’abbonamento il suo veicolo principale di diffusione, l’edicola ci sta a cuore. E questo al punto da rinunciare a ogni altro nuovo canale distributivo (supermarket, distributori...).

Non sono frasi scritte per blandirla: lo dimostra la scelta che stiamo promovendo volta a individuare in ogni centro un’edicola “punto-amico”, realtà con la quale instaurare una collaborazione stretta, che ci aiuti a servire meglio i lettori di “Avvenire”, proprio valorizzando il ruolo dell’edicolante. Sarebbe impensabile offrire a questi con una mano collaborazione mentre con l’altra mano studiamo come scavalcarlo.

Se lei o qualche suo collega desidera approfondire tale proposta, è sufficiente che si metta in contatto col nostro ufficio diffusione. Un cordiale saluto.

Dino Boffo

 

EDICOLA = POLO CULTURALE

 

 

Torino, 3 gennaio 2000

 

• Gentilissimo direttore di Azienda Edicola,

sono semplicemente un cittadino portato ad apprezzare ciò che funziona bene e a migliorare, anche con suggerimenti, ciò che necessita di miglioria.

Vorrei dunque suggerire che le edicole sistemate strategicamente nelle città, si potenzino al massimo per offrire risposte esaurienti a chi è assetato di cultura, ma anche per offrire la Gazzetta Ufficiale, il Bollettino Regionale, ecc. Perché non consolidare la professionalità dell’edicolante, invece di sbriciolare l’informazione? Calorosi saluti.

Giorgio Vianello