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IL COMMERCIALISTA |
| A cura di Domenico Moschella |
Abbiamo
rilevato nel 1997 un chiosco edicola nell’hinterland milanese e l’agenzia che
proponeva la vendita dichiarava un utile interessante. In questi tre anni di
attività secondo i nostri calcoli non abbiamo mai raggiunto l’utile dichiarato
e per questo motivo volevamo sapere se agendo per vie legali era possibile
ritrattare il prezzo da noi pagato per un utile che alla fine non risulta tale.
Il
problema così come da voi posto ha un aspetto prettamente legale, ma prima di
avviare una ipotetica azione giudiziaria vi chiedo:
–
siete sicuri che gli utili dichiarati dai venditori per gli anni 94/95/96 non
corrispondessero a quanto a voi dichiarato?
Il
valore di avviamento va calcolato tenendo conto dell’utile medio dell’ultimo
triennio antecedente la vendita e non sugli utili presunti di esercizi futuri.
Gestisco
una rivendita di riviste e vi scrivo perché ci sono un paio di aspetti
gestionali che non ho ben chiari.
1
– Posso praticare degli sconti sul materiale editoriale (amici, clienti di
riguardo, ecc.) pur essendo il prezzo dello stesso deciso “a monte”, senza
doverne rendere conto da un punto di vista fiscale?
2
– Possedendo partita IVA e registratore di cassa mi trovo a dover rifiutare di
vendere materiale non editoriale (piccola cartoleria, videocassette, ecc.) a
chi, la domenica e i giorni festivi in cui siamo aperti, me ne fa richiesta.
Questo per il discorso della chiusura festiva dei negozi. Esiste una qualche
soluzione al problema (a parte il chiedere gentilmente di tornare il giorno
successivo)?
3
– Il nostro commercialista ci consiglia di registrare l’incasso giornaliero sul
registro dei corrispettivi (in colonna separata dai prodotti di scontrino) e di
gestire gli estratti conto settimanali come “fatture d’acquisto”. È un sistema
corretto o conviene applicare la percentuale di sconto fissa a questi ultimi
per il ricavo degli utili?
Grazie
per l’aiuto che periodicamente ci fornite sotto forma di preziosi consigli.
paletta
paletta@ats.it
L’utilizzo
della merce destinata alla vendita, una volta pagata al fornitore e non volendo
documentare alcun bonus da portare in detrazione ai fini fiscali, per fini
promozionale o di cortesia non mi risulta impedito da nessuna norma.
Con
riguardo invece alla vendita di prodotti soggetti a IVA nei giorni festivi,
quando gli altri negozi sono chiusi, bisogna tenere conto che l’apertura del
suo negozio è in funzione dell’attività principale svolta che riguarda la
vendita di giornali e riviste, attività questa autorizzata e obbligata a
restare aperta; pertanto se contestualmente le capita di vendere altri tipi di
prodotti, se non sussistono particolari vincoli emanati dal Comune al quale può
rivolgersi per informazioni, non vedo perché rifiutarle.
Con
riferimento alle modalità di registrazione degli E/C settimanali risulta
corretto considerare detto documento quale giustificativo degli acquisti dei
giornali, mentre per i corrispettivi sarebbe opportuno rilevarli maggiorando
della percentuale di sconto del 22,88% l’importo degli estratti conto (vedere
Circ. Min. n. 295/E del 30/12/98).
ESISTE UN CONTRATTO POCO COSTOSOPER
LE FERIE?
Ho
una tabaccheria/edicola, un piccolo emporio che vende di tutto tranne gli
alimentari. Vorrei sapere: abitando in un paese di 800 persone e non potendo
chiudere per le ferie se esiste un contratto poco costoso da poter utilizzare
per due settimane? Qual è il costo? Il periodo che mi interesserebbe sarebbero
le due settimane centrali d’agosto. Bellissima la vostra rivista, dovrebbe
avere cadenza settimanale.
Lettera
firmata (PV)
Purtroppo
per il caso da lei proposto non ci sono contratti particolarmente agevolativi.
Infatti se vuole regolarizzare l’assunzione dovrà ricorrere al normale
contratto per le aziende commerciali con una assunzione a tempo determinato per
il periodo che Le necessita. Lo stipendio mensile minimo si aggira su 2/milioni
lordi (netto circa 1,5/milioni) oltre i contributi pari a circa il 30,78% sul
predetto importo, che dovrà ovviamente essere rapportato ai giorni effettivi di
lavoro svolti. A detto importo dovrà aggiungere il costo per l’apertura delle
posizioni previdenziali e l’elaborazione del cedolino paga.
COM’È INTESO IL VOLUME D’AFFARI?
Sono
titolare di un’edicola con annessa ricevitoria SISAL. Vorrei sapere in termini
di dichiarazione IVA il codice di attività di ricevitoria, in quanto l’utile
(aggio) è superiore all’utile derivante dalla vendita di giornali e riviste.
Inoltre vorrei sapere se il volume d’affari è inteso come:
A
– somma aggi vendita giornali + ricevitoria
B
– somma incasso totale giornali + aggio ricevitoria.
Sicuro
di una Vs. cortese risposta invio cordiali saluti.
D.M.
– Martina Franca (TA)
Attualmente
le attività inerenti ai giochi (Sisal, Coni, Lotto, ecc.) non hanno un codice
attività specifico in quanto di solito vengono abbinati ad altre attività principali
(Bar, Tabacchi, Edicole, ecc.). La rilevazione degli aggi relativi al
Totocalcio, Totip, Enalotto, Tris, ecc., devono essere eseguiti solo ai fini
delle imposte sul reddito in quanto trattasi di operazioni comprese nell’art.74
comma 7 del DPR 633/72 per le quali è disposto l’esonero della fatturazione,
registrazione e dichiarazione ai fini IVA, mentre le vendite dei giornali non
vanno indicate nella dichiarazione annuale IVA in quanto escluse dal regime
speciale dell’art. 74 comma 1 legge 633/72. Da quanto sopra, per la
particolarità delle attività gestite, avrà un volume d’affari pari a zero e un
totale vendite ai fini del modello Unico piuttosto corposo.
Sono
seriamente interessato all’acquisto di una rivendita di giornali (chiosco)
nella mia città e per questo motivo ho preso vari contatti con proprietari di
edicole interessati a cedere la loro attività. Le cifre richieste sono
estremamente alte e, quel che più mi preoccupa, riguarda la loro
giustificazione che, se non vado errato, dovrebbe essere calcolata sulla base
di circa tre volte il reddito denunciato. Posso fare sicuro riferimento a
questa valutazione?
Ho
anche letto su Azienda Edicola che un tale modo di procedere è normalmente
seguito (vedi pag. 50 mar/apr. 2000) nelle risposte del commercialista.
Inoltre, in questo valore pari a tre volte il reddito, devo ritenere compreso
anche il valore della struttura (chiosco) e delle pubblicazioni in esso
presenti? Potreste darmi indicazioni in merito a consulenti che possano
eventualmente valutare il tutto? Vi sarei veramente grato di una risposta
perché le cifre che mi sono sentito richiedere si aggirano intorno a ben cinque
volte il valore di reddito dichiarato.
La
valutazione da noi indicata rispecchia sia le condizioni ormai in uso su molte
città, che criteri di economicità in relazione al periodo di ammortamento
dell’investimento sostenuto. Nella valutazione complessiva viene considerato
tutto il complesso aziendale a eccezione della merce esistente, che può essere
o inventariata o valutata forfettariamente. Ovviamente, come in tutte le
transazioni, possono esserci margini di trattativa in virtù di situazioni
specifiche (chiosco nuovo, arredi rifatti, ecc.) che comunque non raggiungono
le richieste da lei indicate.
Circa
8 mesi fa ho acquistato per 190 milioni (pagamento in 4 mesi) un negozio
edicola già avviato con arredi il cui fatturato annuo risultava di 310 milioni.
Il prezzo mi era sembrato ragionevole fino a quando non ho saputo che per il
pagamento in contanti il costo di un’edicola è inferiore. Inoltre per avere un
utile e non investire tutto in giornali sono sceso da 6/7 a 4/5 milioni di
fatturato settimanali arrivando così dopo 6 mesi di attività a soli 135 milioni
di fatturato. Vorrei avere un suo parere in merito all’investimento fatto e
quanto ho pagato in più del dovuto il valore commerciale dell’attività.
A.
M. – Monza (MI)
Da
quanto scrive invece di chiedersi se ha pagato l’attività più del dovuto,
dovrebbe spiegarmi in base a quale considerazione ha limitato le richieste
settimanali con l’unico risultato di diminuire le vendite di circa 40/50
milioni su base annua. Presumo che il motivo sia stato di carattere
finanziario; se così fosse il Suo errore è stato nell’aver accettato un
pagamento in soli quattro mesi che non le ha permesso di tenere la liquidità
necessaria per sostenere e sviluppare l’attività.
LA CONTABILITÀ DELL’EDICOLANTE
Desidero
avere delle informazioni su come tenere la contabilità dell’edicolante. Se si è
in possesso della partita IVA è necessario fare anche le dichiarazioni annuali?
Potete suggerirmi qualche testo chiaro che mi consenta di poter gestire detta
contabilità? Quali registri fiscali si devono tenere?
I
registri obbligatori per la contabilità di una Edicola esclusiva titolare della
partita IVA sono:
Libro delle entrate bollato (vanno registrati i ricavi complessivi
settimanalmente oppure ogni 15 gg.)
Libro delle uscite bollato (vanno registrati gli E/C settimanali oppure ogni 15
gg., dei distributori)
Libro degli acquisti bollato (vanno registrate tutte le fatture fornitori
regolarmente soggette a IVA).
Essendo
in possesso di partita IVA si è obbligati alla presentazione della
dichiarazione annuale tenendo presente che le vendite dei giornali non vanno
riportate; pertanto si indicheranno soltanto gli importi registrati sul libro
acquisti.
DUBBI SULLA COMPILAZIONE DELL’UNICO 2000
Sono
una edicolante alle prese con la compilazione di UNICO 2000 e ho un dubbio in
merito alla compilazione del rigo RS2 campo S “ricavi al netto da prezzo
corrisposto ai fornitori e aggi”. Vorrei sapere quale dei tre metodi seguenti è
quello giusto da seguire:
1)
– calcolo l’aggio (19% sul 92% – non leggo bene il numero dopo il 9) del prezzo
di copertina) spettante sul totale dei corrispettivi dell’anno.
2)
– detraggo dall’ammontare dei corrispettivi dell’anno il totale del costo
sostenuto nell’anno per l’acquisto tenendo conto delle rimanenze iniziali o
finali.
3)
– come al punto 2 ma senza tenere conto delle rimanenze (come sembrerebbe dalle
istruzioni ministeriali , ma che mi pare porti a un dato non significativo né
veritiero).
C.
Uberti – Concesio (BS)
Nel
quadro RS dell’UNICO 2000 al rigo RS2 va indicato l’aggio maturato sui giornali
venduti risultanti dagli E/C dei distributori come da Lei indicato al punto
uno.
COME CALCOLARE LA PERCENTUALE DI RICAVO
Sono
per la prima volta alle prese con la contabilità di un’edicola e vorrei sapere
con certezza come faccio a calcolare la giusta percentuale di ricavo
dell’edicolante partendo dai saldi degli E/C dei distributori.
Sul
saldo dell’estratto conto del distributore deve calcolare la percentuale di
ricarico del 22,88% che corrisponde al 19% sul prezzo di copertina
defiscalizzato.
Per
chiarezza si fa l’esempio :
Totale
E/C distributore £. 1.000.000
Aggio
22,88% “ 228.800
Totale
Ricavo £. 1.228.800
È POSSIBILE LA REGISTRAZIONE
SETTIMANALE RIEPILOGATIVA?
Ho
un’edicola cartoleria, tabaccheria, ricevitoria lotto e articoli regalo. Vorrei
sapere se anche per la mia azienda è possibile la registrazione settimanale
riepilogativa dei prodotti editoriali in base all’estratto conto come leggo da
una sua risposta a F.G. su Azienda Edicola n. 3/2000.
Le
chiedo questo perché il mio commercialista dice di non trovare simili riscontri
nell’Art.18 del DPR. 600/72. Ringrazio anticipatamente.
G.R.
– Pergine (TN)
Per
la vendita dei prodotti editoriali, la registrazione riepilogativa sulla base
degli estratti conto settimanali dei distributori trae origine dall’art.18 n.3
del DPR 600/72 e viene ribadito nella Circolare Ministeriale 30 Dicembre 1998
n. 295/E.
INTERVENTO DEL NOTAIO PER GLI ATTI DI CESSIONE O
AFFITTO D’AZIENDA
Il
ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato ha provveduto a
diramare la circolare relativa all’applicabilità ai piccoli imprenditori di cui
all’art. 2083 c.c. (ivi compresi i piccoli commercianti che esercitano
l’attività prevalentemente con il lavoro proprio e della propria famiglia)
dell’art. 2556 c.c., come indicato dalla legge 310/93. Minindustria sulla
scorta di un parere del ministero di Grazia e Giustizia ritiene che anche le
succitate categorie di operatori siano tenute all’obbligo di stipulare i
contratti di cessione e di affitto di azienda nella forma dell’atto pubblico o
della scrittura privata autenticata. Ciò comporta, sotto il profilo pratico, la
necessità di ricorrere al notaio per la stipula dei suddetti contratti anche
per quegli esercenti (per esempio commercianti su aree pubbliche) per i quali
fino a oggi vi erano delle incertezze circa il rispetto di dette formalità.
Infatti, tanto i Comuni, quanto la Camera di commercio, nell’adempimento dei
rispettivi compiti amministrativi connessi alle cessioni e affitti di azienda,
si atterranno alle indicazioni ministeriali, rifiutando di ricevere atti a esse
non conformi.