L’AMARO
SAPORE DEL CAFFÈ
Armando Abbiati Presidente Nazionale
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Dove sono finiti i titoli roboanti degli
editori che inneggiavano al quotidiano con il caffè, appena partita la sperimentazione?
Vorremmo
dire: nella spazzatura.
Ma
non ci sentiamo di infierire.
La
vendita dei giornali in bar, tabacchi e distributori di benzina è un flop.
Annunciato,
vorremmo aggiungere. Basta andare a rileggere cosa scrivevamo esattamente un
anno fa (Azienda Edicola n.4 – luglio/agosto 1999: Il Giornale non va al bar –
ndr).
Ma
in periodo di Giubileo, cerchiamo di essere pietosi.
Sappiamo con certezza che sempre più
punti vendita alternativi vengono
chiusi.
È del 28 giugno – per esempio – una delle
prime lettere di una società creata ad hoc per la diffusione editoriale,
capitata non proprio casualmente fra le nostre mani, che dice:
“Oggetto: sperimentazione vendite complementari.
Egregio
Signore, Gentile Signora, È trascorso più di un anno dall’inizio della
sperimentazione di vendita dei giornali tramite i canali alternativi
all’edicola.
Una
attenta analisi dei risultati di vendita acquisiti, purtroppo assai modesti, ci
costringe, nostro malgrado, a interrompere le forniture del Suo esercizio
commerciale.
L’ultimo
giorno di consegna delle copie di quotidiani sarà quindi sabato 10 luglio, al
fine di completare la settimana.
Lunedì
3 luglio il nostro incaricato ritirerà la resa che Le verrà accreditata
sull’E/C del 10/07/2000.
I
nostri uffici e l’ufficio Diffusione de .... (nome quotidiano in causa – ndr) sono
a Sua disposizione per ulteriori chiarimenti.
Ringraziandola
per la collaborazione prestataci, porgiamo
con l’occasione cordiali saluti..
(Firma)
La
lettera annulla le forniture di uno dei più importanti quotidiani italiani.
E
come lui, molti sono quelli che si sono ritirati, o lo stanno facendo,
lasciando sugli espositori soltanto i più protervi che vedono però lievitare,
di giorno in giorno, i costi della distribuzione fino al momento che saranno
costretti a rinunciarvi pure loro.
Questo
fallimento la dice lunga sulla “leggerezza” – per non dire incoscienza – con
cui la sperimentazione è stata voluta a tutti i costi dagli Editori (e qui la
maiuscola gliela concediamo volutamente).
Fino
al momento di andare in stampa con questo numero di Azienda Edicola, nessuno
della FIEG ha avuto il coraggio di fornire un solo dato, una sola informazione,
sull’andamento della sperimentazione.
Se
non fosse per ciò che possiamo constatare personalmente, saremmo tutti nel
buio. Un buio nero come quello del più amaro (non per noi) caffè.
Perché?
Cosa c’è da nascondere?
Sappiamo,
per sentito dire nei corridoi, che i punti vendita attivati a oggi sono circa
3.800 dei 7.000 preventivati.
Ma,
come già detto, non passa giorno che non se ne chiudano. Le aperture vanno a
rilento anche negli stessi supermercati (circa 850).
E
sono proprio i supermercati che salveranno, se così si può dire, la
sperimentazione.
Anche
se è indubbio che c’è stato un travaso di vendite non indifferente. Proprio
aspettandosi da questo punto alternativo, vendite straordinarie – come tutti
sanno – è nato un settimanale appositamente per lui (TU, ma che non vivrebbe con la sola GDO: 35.000 copie sono un po’
pochine per una testata Mondadori – e dunque, meno male che c’è ancora
l’edicola (vedere a pag. 35 – ndr) e altri ne nasceranno (la RCS ne sta
studiando uno che comunque finirà per vivere, o sopravvivere, soltanto grazie
ai nostri chioschi).
Quanto hanno speso i Signori della carta per
i costi di distribuzione alternativa fino a questo momento?
O
meglio: quanto hanno sperperato?
Non
sarebbe stato preferibile che buona parte di queste energie fossero state
utilizzate per verificare i piani di vendita e far sì che tutte le edicole avessero
tutte le copie necessarie per soddisfare le richieste dei loro clienti?
È
possibile che gli editori non si rendano conto che certe “male abitudini” (come la non lettura dei quotidiani) sono
durissime a morire?
È
possibile che continuino a prendere come riferimento Paesi che per tipo di
vita, tradizioni, latitudine, non hanno nulla da spartire con noi?
E
poi, i quotidiani vanno male in tutto il mondo. Anche chi tira milioni di copie
deve fare i conti, ogni giorno, con lettori che li abbandonano.
Perché
non si vuole ricordare che, in Europa, i quotidiani di alto profilo vendono meno
del Corriere della Sera?
Entro
settembre, sembra, arriveranno i primi risultati (sull’andamento effettivo
della sperimentazione) che sta elaborando Giampiero Lugli professore
all’Istituto di Economia e Direzione dell’Imprese dell’Università di Pavia.
Ci
auguriamo che siano stati estrapolati
con
giudizio. E poi si vedrà.
Ben ritrovati e buon lavoro a tutti.