COMINCIAMO AD ABITUARCINon
sappiamo come gli storici definiranno l’avvento del terzo millennio, ma
sicuramente il passaggio a un’unica moneta per i Paesi aderenti all’Unione
europea rappresenta una svolta epocale non solo dal punto di vista giuridico ed
economico, ma anche per l’impatto sociologico che tale cambiamento produrrà
nella nostra vita quotidiana.
La
moneta, infatti, così come le altre unità di misura, quali il metro o il grado
centigrado, rappresenta una delle variabili con un cui ci rapportiamo al mondo
circostante. È grazie alla moneta che ognuno di noi è in grado di esprimere un
valore per ciascuna delle cose che ci circondano e quindi nel momento in cui
varierà tale unità di misura, la nostra capacità di “misurare” il valore dei
beni verrà fortemente influenzata.
Pensiamo
a cosa accade ogni qualvolta intraprendiamo un viaggio all’estero: per
comprendere il valore dei beni che catturano la nostra attenzione, eseguiamo
una conversione che ci consente di trasformare il prezzo dell’oggetto in esame
in lire. In genere solamente dopo aver effettuato questa conversione, e le approssimazioni del caso, siamo in grado di costruire il nostro personale
giudizio di convenienza in merito al bene esaminato, riuscendo così a
collocarlo nella scala di valori che ognuno di noi ha costruito sulla base
della propria sensibilità ed esperienza.
L’avvento
dell’Euro potrà quindi sconvolgere le nostre abitudini quotidiane, provocando
nella fase iniziale un grande smarrimento: tuttavia basterà una conversione per
riacquistare il “senso del valore” delle cose.
Esempio
di conversione:
| PRODOTTI | LIRE | EURO |
| Panorama con VHS | 15.900 | 8,21 |
| Panorama | 5.000 | 2,58 |
| Tonno | 3.750 | 1,95 |
| Riso | 2.990 | 1,54 |
| Corriere Sera/giovedì | 2.200 | 1,14 |
| Repubblica | 1.500 | 0,77 |
| Pasta | 1.250 | 0,65 |
Ogni
qualvolta si effettua una conversione, è necessario ricordare una semplice
regola: per i risultati intermedi minori di 5, si arrotonda verso il basso; per
i risultati uguali o maggiori di 5 si arrotonda verso l’alto:
Esempio
di arrotondamento
25,244
725 Euro = 25,24 Euro
36,125
273 Euro = 36,13 Euro
Ora;
se da un lato non è possibile prevedere con certezza quale sarà la reazione dei
consumatori all’introduzione dell’Euro, si possono comunque ipotizzare alcuni
effetti “psicologici” collegati al passaggio alla nuova moneta.
In
particolare, avremo sia il cosiddetto “effetto povertà” sia, in
contrapposizione, un “effetto ricchezza”. È facile capire cosa si intende per
“effetto povertà” se immaginiamo cosa proveremo nel vedere il valore dei nostri
risparmi sul conto corrente o il valore del nostro ricavo giornaliero divisi
per circa 2.000. Si può anche ipotizzare che coloro che vedranno modificarsi il
proprio incasso da 1.000.000 di lire a 500 Euro potrebbero anche
inconsapevolmente contrarre i propri consumi o redistribuire le proprie scelte
passando da prodotti più costosi ad altri più economici. Allo stesso modo, per
comprendere il cosiddetto “effetto ricchezza” si deve considerare anche il
fatto che il prezzo dei prodotti che andremo ad acquistare sarà diviso per
quasi 2.000 e quindi potremmo avere l’impressione di acquistare merci spendendo
di meno: un paio di scarpe da 80 Euro potrebbe apparire più economico di uno
che costa 160.000 lire.
L’effetto
povertà sarà quindi compensato da un’illusione monetaria opposta e cioè dal
fatto che i consumatori percepiranno i prezzi in Euro più bassi dei prezzi in
lire? Impossibile stabilirlo oggi.
Come
reagiremo realmente all’introduzione della nuova moneta? Nella fase iniziale
saremo più attenti ai prezzi, dovendo fare per ciascun prezzo la conversione,
prima di costruire il nostro giudizio di convenienza. Quasi certamente,
utilizzando – per facilità di calcolo – come cambio Euro/Lira il valore di
2.000 e non 1936,27, aumenteremo virtualmente i prezzi del 3,3%.
Sarà
inoltre forte il sospetto che le diverse categorie coinvolte cercheranno di
sfruttare l’incertezza a proprio vantaggio. Aumenterà pertanto la diffidenza
del consumatore che, cosciente dell’illusione monetaria generata dall’Euro,
sarà spinto a contrarre ulteriormente gli acquisti.
La
lira è un’unità di misura estremamente precisa. Noi possiamo definire i nostri
prezzi all’unità di lira che, pur essendo un’unità monetaria “virtuale” (le
monete da 1 lira – insieme a quelle da 10 e da 20 – non circolano più da
tempo), ci consente di fissare prezzi molto precisi e/o molto piccoli quando
questo è necessario.
Con
il passaggio all’Euro – il cui taglio minimo è il centesimo – dovremo adeguarci
a una nuova unità di misura che è circa venti volte più grande di quella
attuale. In altre parole, è come se noi,essendo abituati a misurare la statura
delle persone in centimetri, dovessimo passare a una misurazione a spanne
(circa 20 cm). Chiunque avesse un’altezza tra i 161 e i 169 centimetri si
vedrebbe “abbassato” a 8 spanne (160 cm), e tutti quelli tra i 170 e i 179
“crescerebbero” a 9 spanne (180 cm). Fuor di metafora, ci possono essere delle
conseguenze dovute semplicemente alla conversione e agli inevitabili
arrotondamenti che avverranno con l’Euro? La risposta è che le conseguenze ci
sono, ma non sono generalmente significative dal punto di vista economico, e si
prestano a diverse soluzioni.
Esiste
una varietà di prodotti il cui prezzo unitario espresso in lire è molto ridotto
(si pensi ai fogli di carta, alle etichette, a quanto ci viene riconosciuto per
ogni inserto, ecc.): questi vengono definiti microprezzi. Quando tali prezzi
vengono convertiti in Euro, il margine di approssimazione del nuovo prezzo può
diventare percentualmente significativo. Per evidenziare questo fato è
sufficiente prendere un microprezzo in lire, convertirlo in Euro, arrotondarlo
secondo le regole dettate dall’Unione europea, e riconvertirlo in lire
verificandone la differenza col prezzo originario, come indicato in tabella.
| Prezzo in lire | Corrispondente prezzo in Euro |
Prezzo in Euro arrotondato |
Peso
percentuale dall’arrotondamento |
| 21.700 | 11,20711 | 11,21 | 0,03% |
| 6.250 | 3,22785 | 3,23 | 0,06% |
| 780 | 0,40283 | 0,40 | 0,7% |
| 20 | 0,01032 | 0,01 | 3,2% |
| 6 | 0,00309 | 0,00 | 100,0% |
Come
evidenzia la tabella, quanto più il prezzo è piccolo, tanto più
l’arrotondamento può essere significativo in termini percentuali.
Se
questo è in sintesi il problema legato ai microprezzi, ci sono almeno tre
aspetti che devono essere presi in considerazione:
a)
gli arrotondamenti si compenseranno in quanto nella metà dei casi saranno per
eccesso e nell’altra per difetto:
b)
la reale dimensione economica dell’arrotondamento dipenderà dai volumi, ovvero
dal numero di volte che lo stesso microprezzo verrà ripetuto.
Il
caso più evidente è lo scatto telefonico: 127 lire equivalgono a 0,06559 Euro
che, arrotondati secondo le norme, corrispondono a 0,7 Euro; pari a 136 lire
(aumento del 7%).
Questa
differenza di 9 lire verrebbe moltiplicata per i miliardi di scatti telefonici
venduti annualmente assumendo un valore complessivo di tutto rispetto.
Cosa
fare dunque? Vi sono due metodi alternativi per risolvere il problema:
1.
utilizzare un maggior numero di decimali. Nei calcoli intermedi, quando cioè
una cifra non deve essere singolarmente pagata o contabilizzata, la legge
consente di utilizzare un numero libero di decimali. Riprendendo l’esempio
dello scatto telefonico, la Telecom ha deciso di utilizzare sei decimali
nell’indicazione del costo di uno scatto convertito in Euro, rendendo i prezzi
espressi nelle due valute sostanzialmente identici.
Con
questa soluzione, a fronte del vantaggio costituito dalla virtuale eliminazione
delle differenze tra i prezzi, occorre segnalare gli svantaggi costituiti
dall’appesantimento dei calcoli e dalla scarsa efficacia comunicazionale;
2.
aumentare il lotto minimo corrispondente al prezzo base.
Per
esempio, non più il singolo foglio di carta ma la confezione da 10, non più la
singola etichetta ma un lotto da 100. Il vantaggio in questo caso è costituito
dalla possibilità di mantenere i prezzi con due decimali, mentre lo svantaggio
può essere rappresentato dalla resistenza dei clienti verso prezzature per
lotti superiori alle loro necessità, o anche semplicemente diverse dalle loro
prassi.
I PREZZI PSICOLOGICIIn
molti settori, in particolare nei beni di largo consumo, è di rilevanza
fondamentale la scelta del prezzo non solo per il valore economico che esso
rappresenta, ma anche per il suo valore in termini di comunicazione e impatto
sulle percezioni del cliente.
Rientra
in quest’ambito l’utilizzo dei cosiddetti prezzi psicologici, ovvero di quei
prezzi che inducono nella percezione del cliente un costo inferiore a quello
che effettivamente viene pagato: fanno parte di questa categoria tutti i prezzi
del genere 1.990, 9.900, 19.900; ecc.
In
questo caso l’avvento dell’Euro può rappresentare un problema. Se per la
commercializzazione di un prodotto è importante che il suo prezzo sia 9.900
(ovvero “meno di diecimila”, è difficile accettare che la sua espressione in
euro sia 5,11 come emerge dall’operazione di conversione e arrotondamento. Il
problema certamente esiste, ma deve essere visto nella prospettiva del 2002.
Nella fase transitoria, e cioé fino alla fine del 2001, il prezzo in Euro non
potrà che essere la conversione aritmetica del prezzo in lire effettuata nel
rispetto delle norme di calcolo. Di conseguenza, anche se 5,11 euro non sarà un
prezzo psicologicamente efficace, dovrà essere mantenuto sino a quando il
prezzo definito in lire sarà 9.900.
Dal
2002 i prezzi dovranno essere obbligatoriamente fissati in Euro (con eventuale
“traduzione” in lire) e a questo punto la ridefinizione dei prezzi potrà
avvenire. Il prodotto in questione, per esempio, potrà essere riprezzato a 4,99
Euro riacquistando il vantaggio della dimensione psicologica del prezzo (meno
di 5 Euro).
In
questo caso particolare è però necessaria un’ulteriore osservazione, perché per
riacquistare la dimensione psicologica del prezzo lo si è di fatto ridotto a
9.662 lire (-2,4%) corrispondenti a 4.99 euro. Si deve quindi verificare come
questa riduzione possa o meno influire sulla redditività e quali manovre
compensatorie possano essere intraprese (riduzioni dei costi). Anche in questo
caso è comunque opportuno ricordare che le variazioni di prezzo potranno essere
sia in riduzione che in aumento, limitando l’impatto generale delle manovre.
Un
ultimo problema particolare legato alla conversione dei prezzi in Euro riguarda
la gestione fisica dei pagamenti in contanti per certi beni particolari.
È
il caso, per esempio, del caffè e dei giornali, che attualmente hanno un costo
di 1.500 lire e che, in un numero estremamente elevato di casi, costituiscono
acquisti singoli. Il loro prezzo in Euro (0,77) richiederà una gestione
particolarmente onerosa dei pagamenti, effettuati presumibilmente con una
moneta da 1 Euro a cui si dovrà dare un reso di 23 centesimi (nella migliore
delle ipotesi una moneta da 20 centesimi, una da 2 e una da 1).
Da
una parte questo richiederà un adeguato rifornimento delle casse con
particolari tagli di banconote e monete, dall’altro la conversione definitiva
del prezzo in Euro potrà portare a delle revisioni del prezzo (nell’esempio
potrà portare a 0,75 o 0,80 Euro).
E
a questo proposito vale la pena di ricordarvi l’importanza di Edicard (vedi a
pag. 52). EDICARD – già programmata per l’utilizzo in Euro – consentirà a voi,
e ai vostri clienti, una migliore utilizzazione del denaro, riducendo la
disponibilità degli “spiccioli”.
Proprio
perché l’arrotondamento dei decimali può premiare o penalizzare il risultato
finale, le OO.SS hanno già ottenuto dalla FIEG, che gli aggi sulle testate
prevedano sei decimali.
Questo consentirà che il risultato sia il più vicino possibile alla realtà degli incassi precedenti all’entrata in vigore dell’Euro. Per rendere più chiaro il problema, nella tabella in alto abbiamo ipotizzato per una serie di testate (ben diversificate per costo di copertina), il controvalore in Euro e quello di cessione (con i sei decimali). Quindi sono stati indicati i due diversi ricavi: in Euro a sei decimali (Ricavo/1) e in Euro arrotondato a due decimali (Ricavo/2).
|
ESEMPIO DI ESTRATTO CONTO |
|||||
| LIRE | EURO | CESSIONE | RICAVO/1 | RICAVO/2 | |
| Casa di bambola | 9.900 | 5,11 | 4,158518 | 0,951482 | 0,95 |
| X-Files VHS | 19.900 | 10,28 | 8,365864 | 1,914136 | 1,91 |
| 50&più | 3.500 | 1,81 | 1,472978 | 0,337022 | 0,34 |
| Hurrà Juventus | 6.900 | 3,56 | 2,897128 | 0,662872 | 0,66 |
|
Il mio computer |
9.900 | 5,11 | 4,158518 | 0,951482 | 0,95 |
| Guerin Sportivo | 4.500 | 2,32 | 1,888016 | 0,431984 | 0,43 |
| Il Fisco | 11.000 | 5,68 | 4,622384 | 1,057616 | 1,06 |
| Bella | 2.000 | 1,03 | 0,838214 | 0,191786 | 0,19 |
| Panorama | 5.000 | 2,58 | 2,099604 | 0,480396 | 0,48 |
| Panorama VHS | 15.900 | 8,21 | 6,681298 | 1,528702 | 1,53 |
| Prima Comunic. | 15.000 | 7,75 | 6,306950 | 1,443050 | 1,44 |
| Totale |
9,950528 |
9,94 | |||
| Pari a lire |
19.266 |
19.246 | |||
| Differenza+/- |
-20 |
||||
I
due importi sono poi stati riconvertiti in lire e il risultato è di una
differenza negativa di 20 lire per il calcolo in Euro arrotondato. È evidente
che 20 lire sono poche, ma poche sono anche le testate su cui abbiamo
effettuato l’esempio. Da qui la necessità di salvaguardare, anche con l’Euro, i
nostri ricavi. Mancano 15 mesi
all’entrata definitiva dell’Euro nei nostri portafogli.
C’è
ancora tempo, ma i giorni volano ed è bene cominciare ad abituarsi fin d’ora a
questo avvenimento di portata decisamente storica.
A
cura del Gruppo Euro della Camera di Commercio di Milano
e
di Sandro Cipriani