Appoggiato dalla RCS e dalla Poligrafici Editoriale, il progetto consentirà di realizzare un libro bianco sui gusti dei giovani in fatto di giornali.
Di Willy Romano
Le
vendite dei quotidiani calano e i giovani non li amano. A febbraio, in un
convegno tenutosi a Firenze, queste due verità erano state ampiamente discusse
(vedere Azienda Edicola n.1 - pag.12) sulla base anche dei risultati di una
ricerca effettuata dall’Università di Siena.
Da
quel giorno Andrea Ceccherini, a capo dell’Osservatorio Permanente, ha
lavorato alacremente e il 18 settembre ha illustrato l’iniziativa Il Quotidiano
in classe che dovrebbe contribuire all’inversione di tendenza che vuole che i
già pochi lettori di oggi, siano ancora meno domani.
Sono
in molti a essere convinti che, per favorire nei giovani l’abitudine alla
lettura dei quotidiani, sia necessario cominciare a educarli in questa
direzione e che l’ambiente più adatto, a impartire questo tipo di educazione,
sia proprio quello scolastico.
Ma
la smentita viene dal campo LIBRI. I giovani fino ai 14 anni leggono più libri
dei loro genitori.
Crescendo
smettono di farlo.
E
a questo proposito ha detto bene Sandro Veronesi, recente vincitore del
Campiello con il libro La forza del passato (vedere a pag.38) parlando del suo
rapporto con i figli: “Per dare il buon esempio bisogna fare: Non serve
consigliare di leggere: basta prendere un libro in mano e loro ti seguiranno”.
Comunque
l’idea di portare i quotidiani in classe non è davvero nuova.
Da
anni La Stampa di Torino (vedere in box a pag.18) ha una sua iniziativa molto
concreta che oltre a “educare” i giovani a leggere i quotidiani, le consente
anche di vendere dalle 170 alle 200.000 copie in più.
E
anche Il giornale di Sicilia da cinque anni porta il suo quotidiano nelle
scuole di Palermo.
COME SI ARTICOLA IL
PROGETTO. IL QUOTIDIANO IN CLASSE?
Basilare
è stata la disponibilità della RCS e della Poligrafici Editoriale a regalare i
loro giornali (ossia il Corriere della Sera, Il Giorno, La Nazione e Il Resto
del Carlino) a tutte le scuole italiane che si dimostreranno interessate a
sottoporsi al progetto, articolato nelle fasi che seguono:
•
Le scuole (secondarie e superiori) dovranno consentire agli insegnanti, a cui
sarà demandato il compito di presentare il quotidiano agli studenti, di
partecipare preventivamente a un apposito Corso di Formazione messo a punto
dall’Osservatorio in collaborazione con l’Università di Siena, per permettere
loro di apprendere le modalità e le forme più appropriate a illustrare correttamente
il giornale ai ragazzi.
•
Al termine di questo Corso di Formazione, le scuole che avranno aderito al
progetto, dovranno dedicare almeno un’ora settimanale di lezione alla lettura
del giornale e, in particolare, dovranno impegnarsi a compilare periodicamente
i questionari che il Comitato Scientifico (composto da docenti universitari dei
più qualificati atenei italiani specializzati in scienza della comunicazione)
provvederà a inviargli, e attraverso i quali l’Osservatorio sarà in grado di
capire come i giovani valutano i quotidiani di oggi e come li vorrebbero
domani.
•
Conclusa la raccolta dei questionari, e rielaborati i dati da parte del
Comitato Scientifico, l’Osservatorio stilerà “un libro bianco” comprensivo di
tutte le ricerche effettuate e lo presenterà a tutti gli editori e i direttori
dei quotidiani italiani invitati a una tre giorni denominata “la Cernobbio
dell’Editoria”, per illustrare a chi i giornali li fa, come i giovani li
vorrebbero.
Già,
perché il tutto parte, soprattutto, dal fatto che ai giovani non piacciono -
secondo lo studio a suo tempo presentato dall’Osservatorio di Firenze - come
sono fatti i nostri quotidiani.
“Ma
– ha detto bene Vittorio Feltri in occasione del primo convegno – per quale
ragione fare un giornale per loro? E le donne? E i pensionati?”
I
giovani non sembrano molto interessati ai problemi che affliggono il mondo.
Basta scorrere una recente ricerca effettuata dalla Facoltà di Sociologia
dell’Università Statale di Milano e si rileva che è “una generazione (il
campione è fra i 18 e i 25 anni) chiusa nel privato. Con un’identità costruita
su un nucleo solido di affetti: famiglia, amici, fidanzate e fidanzati, con una
gran voglia di godersi la vita”. Manca però forse “lo sguardo verso l’esterno.
È una generazione che si contempla l’ombelico e guarda poco fuori, al sociale,
ai problemi. E sempre meno interessata al volontariato, per non parlare della
politica”.
Questo
studio è stato svolto a Milano, Roma, Napoli e Bari. Però in queste città,
contrariamente a quanto si pensa, i giovani (il 61%) leggono i quotidiani,
mentre il 10,1% preferisce le riviste.
L’ESPERIENZA DI PALERMO
Giovanni
Pepi, condirettore del Giornale di Sicilia nel raccontare che a Palermo, da ben
cinque anni, il loro giornale è dato gratuitamente (circa 5.000 copie) nelle
scuole (iniziativa denominata Cronaca in Classe), ha esordito dicendo: “Ai
giovani non interessa leggere i quotidiani, interessa farli!”. E ha proseguito
precisando che il quotidiano ha una pagina che viene realizzata periodicamente
dagli stessi studenti i quali se la cavano benissimo da un punto di vista
giornalistico; tanto bene che la BBC di Londra, in seguito a un articolo da
loro predisposto sul lavoro nero minorile, ha mandato una sua troupe per
effettuare un servizio sullo stesso argomento.
Ha
però concluso “...comunque, con questa iniziativa, non abbiamo guadagnato una
sola copia di vendita”.
E
se a Palermo gli studenti vorrebbero diventare giornalisti, i giovani
intervistati dalla Facoltà di Sociologia preferiscono, invece, prima del
giornalista (3,2%) o del medico (2,9%) fare l’attore/attrice (4,1%) e il
modello o la modella (3,4%).
Come
si vede i gusti sono assai diversi e non fanno prevedere che gli uomini di
domani abbiano grandi interessi... culturali.
OGGIGIOVANI, UN
QUOTIDIANO DI DIECI ANNI FA
Il
primo numero uscì il 22 ottobre 1990. Qualche giorno dopo dovette modificare la
sua testata in Quigiovani (dietro invito categorico della RCS proprietaria di
Oggi).
Era
nato a seguito di una serie di ricerche che avevano messo in evidenza come “il
pubblico giovanile sentisse il bisogno di un proprio strumento di informazione
e di dibattito. Che affrontasse i grandi temi politici, economici, sociali e
culturali secondo il loro linguaggio, in modo critico ma autonomo”. Il target
di riferimento erano i giovani fra i 18 e i 30 anni, equamente suddivisi tra
uomo e donna, abitanti soprattutto nelle grandi città.
Quigiovani:
formato tabloid, due colori, ben impaginato: notizie veloci, argomenti a tutto
tondo. Due volte la settimana allegati su moda, sport, viaggi e turismo.
L’editore conosceva il mondo dei potenziali lettori come le sue tasche. Ma non
ha funzionato.
Qualcuno,
a posteriori, disse che i giovani si erano sentiti discriminati e che volevano
poter fruire dei giornali degli adulti...
Da
che mondo è mondo si è sempre saputo che la gioventù è incostante. È, in fondo,
una sua prerogativa. Ha poi tutta la vita per smettere di esserlo.
Feltri,
molto realisticamente, dice: “Quando avranno bisogno dei quotidiani, li
leggeranno”.
Concludendo:
non staremo dando troppa importanza a questi giovani per riporre in loro la
speranza di risollevare la sorte dei quotidiani?
Se
la RCS e la Poligrafici Editoriale ci contano, abbiamo l’impressione che le
loro aspettative, ma soprattutto i loro quattrini, andranno perduti.
Se,
invece questa operazione viene vista come una normale iniziativa di immagine e
di pubbliche relazioni, allora tutto va bene. Ancora meglio se questa
operazione filantropica è in realtà un’abilissima manovra per aumentare la
diffusione (non necessariamente le vendite) dei quattro quotidiani sponsor: in
data 2 ottobre il Corriere della Sera ha pubblicato che sono già 1.000 le
scuole che hanno chiesto di partecipare (una persino da Francoforte e una da
Gironda in Spagna), ma per aderire c’è ancora tempo fino alla fine di ottobre.
A
partire da gennaio, il Corriere della Sera e Il Giorno saranno distribuiti su
tutto il territorio nazionale, mentre La Nazione e Il resto del Carlino nelle
rispettive regioni di diffusione e cioè Toscana e Emilia Romagna.
La
STAMPA in classe
“Sono
ormai sette anni – dice Enza Patti (della direzione marketing e responsabile
per l’operazione La Stampa in classe) – che La Stampa è nelle scuole. Ma non ci
arriva gratuitamente: viene regolarmente comperata nelle edicole, dai ragazzi,
tutti i giorni per una settimana. Le scuole che partecipano alla nostra
iniziativa sono circa 1.000 in tutta Italia. A fronte della loro adesione,
ricevono del materiale di supporto, per noi molto oneroso, ma che serve ad
aiutare i ragazzi nella lettura e nella realizzazione di articoli e lavori che
verranno poi esposti in una mostra.
Per
noi è molto importante che il quotidiano venga acquistato, non tanto per le
circa 170/200.000 in copie supplementari ogni anno, quanto perché al prodotto
comperato si presta un’attenzionalità completamente differente e perché crea
l’abitudine ad andare in edicola. Di conseguenza abbiamo avuto una buona
collaborazione da parte dei giornalai i quali ricevono le copie della Stampa
riservate alla scuola”.
–
Quali sono le classi coinvolte?
“Le
medie e medie superiori. Normalmente per ogni scuola, sono almeno due le classi
interessate. Dipende dalle singole insegnanti partecipare, o meno, a questa
nostra iniziativa. Il numero di scuole coinvolte è andato aumentando di anno in
anno e questo ci dice che la strada intrapresa è quella giusta”.