DELLA QUERELA SE NE FA UN... BAFFO!
Ottaviano
(NA), 9 agosto 2000
•
Signor Carlo Leopardo
AZIENDA EDICOLA – Milano
Le
invio questo fax, per informarla circa gli sviluppi della mia situazione. Spero
che lei, come promesso pubblichi la mia “cronistoria” accordandole la piena
autorizzazione alla divulgazione dei miei dati.
Attualmente
sono in ferie: ferie meritate, ma ahimè rovinate. Le spiego perché.
Il
giorno 5 agosto i tre distributori locali hanno effettuato l’ultima consegna,
per poi riprendere le normali distribuzioni lunedì 28 agosto.
(...)
l’amara sorpresa mi è balzata agli occhi quando ho visto l’E/C di una delle
agenzie (...): in basso a destra leggevo ancora una volta la voce COSTI DI
GESTIONE.
Stavo
per avere un infarto, non credevo ai miei occhi!
Per
chi non lo sapesse io soffro dell’imposizione, del tutto arbitraria, da parte
di questa azienda sin dal primo rapporto commerciale instaurato.
Per
farla breve questa agenzia mi ha sempre imposto i costi di gestione, ma mai ha
saputo spiegare a me, o al mio legale rappresentante, che cosa fossero e perché
io dovessi pagarli. Il tutto a partire dall’ormai lontano gennaio ’99. Fino ad
arrivare al settembre ’99, quando mi recai – accompagnato da mio padre – nella
sede dell’agenzia a Napoli.
Ci
ricevette uno pseudo segretario con il quale iniziammo una discussione
sull’argomento COSTI DI GESTIONE, ANTICIPO SULLE FORNITURE, ecc.
Costui
sembrava volesse “sbrigarsi” presto e si limitò a dire che dovevamo pagare,
altrimenti niente giornali. La discussione fu molto accesa e solo grazie a mio
padre la mia ira nei confronti di quel personaggio, capace soltanto di dire:
“devi pagare”, si calmò.
Bisogna
però dire che da quel giorno l’azienda non espose più sugli E/C i COSTI DI
GESTIONE.
Ma
la favola è durata poco. Da marzo 2000, l’agenzia ha ripreso ad addebitare
questi misteriosi costi e non ha ancora provveduto all’accredito della somma di
lire 1.000.000 che aveva preteso all’inizio dei nostri rapporti.
Il
mio avvocato mi ha quindi consigliato di querelare l’azienda. Nel mese di
giugno, ho sporto querela richiedendo la restituzione dei soldi indebitamente
percepiti oltre all’anticipo sulle forniture richiesto.
Credevo
in una risposta, in un tentativo di riconciliazione bonaria della contesa, un
“segnale” da parte dei proprietari o amministratori dell’azienda distributrice.
Nulla, proprio nulla.
Anzi,
l’amara sorpresa di rilevare in E/C ancora la voce COSTI DI GESTIONE.
A
questo punto queste sono le mie considerazioni:
1. Ho cercato bonariamente di conciliare
la controversia e non ci sono riuscito.
2. Ho chiesto l’intervento di un legale
rappresentante.
3. Ho infine, come ultimo atto, querelato
l’azienda di distribuzione.
Ma
tutte queste cose non hanno sortito alcun effetto, anzi l’agenzia se ne è
letteralmente “fregata” non solo dei miei segnali, ma anche della querela
recapitata dal Maresciallo dei Carabinieri.
Dunque
non hanno paura neanche della Legge.
Che
cosa devo fare a questo punto?
(...)
Colgo l’occasione per porgere i miei migliori saluti.
Michele
Capuozzo
A
questo punto non può che attendere l’esito della sua querela. Ci vorrà del
tempo ma, a meno che il GIP (Giudice per le Indagini Preliminari) non decida
che non esistono i termini, vedrà che qualcosa succederà. Abbiamo comunque
inviato copia della sua lettera alla ANADIS e alla FIEG.
Marcia
indietro in bar e tabaccai
Castiglione
del Lago (PG),
31
agosto 2000
•
Spett.le AZIENDA EDICOLA
sono
un edicolante della provincia di Perugia, circondato fino a pochi giorni fa da
bar “colleghi”, cioè anche loro venditori di quotidiani.
Dal
maggio ’99, quando è iniziata la sperimentazione, sono state aperti altri tre
nuovi punti vendita di quotidiani e poi si sono aggiunte le “povere” COOP e
SIDIS.
Ma
in data 1 agosto sono stato sorpreso a vedere i miei ex clienti baristi venire
nella mia edicola e chiedermi i quotidiani che esponevano solitamente nel bar.
E, di colpo, ho rivisto alcuni clienti che non vedevo più, se non quando
passavano, con la macchina, davanti alla mia edicola.
Il
giorno dopo ho chiesto al mio “Amico” corriere il perché di tutto questo.
Quando
mi ha riferito che i bar non erano più i miei “rivali” ho tirato un grande
respiro di sollievo. Ho pensato subito che se ieri la mia edicola veniva
svalutata, oggi riprendeva valore.
Com’è
strana la vita!
Comunque
sono felice perché almeno metà della nostra battaglia l’abbiamo vinta; la
seconda metà sarà molto difficile perché la Grande Distribuzione ha il “dio
denaro” dalla sua parte.
Adesso,
secondo me, sarebbe il momento di imporci nei confronti degli editori: intanto
aspetto con molta ansia il signor ispettore della Nazione.
Edicola
Pecetti
Nei
supermercati giornali come
cartastraccia
Stigliano (VE), 10 agosto 2000
•
Spett.le AZIENDA EDICOLA
un
pomeriggio di agosto mi trovavo con la famiglia nel Centro Commerciale Auchan
di Zelarino (VE), più per sfuggire l’afa estiva che per fare compere, quando
nel reparto dedicato ai libri ho notato su uno scaffale al scritta GIORNALI.
Incuriosito, mi sono avvicinato (non l’avessi mai fatto!) e lo spettacolo che
mi si è presentato dinanzi è stato allucinante.
Sullo
scaffale erano allineate, anzi sparpagliate, diverse riviste, le più conosciute
e, quindi vendibili, assieme a qualche copia della Gazzetta dello Sport e del
Corriere della Sera, entrambi spiegazzati, segno di una recente lettura “a
sbafo”.
Più
in là un signore consultava tranquillamente le quotazioni delle auto su una
copia di Quattroruote, mentre due ragazzi si deliziavano la vista con le
top-girls di Max.
Che
squallore! C’era proprio la necessità di proporre questo assembramento di carta
su uno scaffale, togliendo magari qualche cliente all’edicola che già esiste
all’interno del Centro?
Ho
40 anni e gestisco un’edicola esclusiva in un piccolo paese della provincia di
Venezia, con grandi sacrifici sia economici sia di tempo sottratto alla
famiglia.
Però
lo faccio volentieri. Alla mattina sistemo diligentemente le riviste sugli
scaffali, togliendo quelle scadute, eventualmente scartando quelle rovinate e
dando risalto anche alle testate meno vendute.
Nel
vedere quelle stesse riviste – che io tratto con tanta cura – buttate lì alla
rinfusa su uno scaffale del supermercato, mi sono sentito umiliato.
Come
penso sia deriso il lavoro della redazione che prepara la rivista, del
tipografo che la stampa, del legatore che la confeziona.
E
l’Editore? A lui interessa solo il profitto, vero o presunto, che qualche copia
venduta in più può dargli.
Forse
farebbe meglio a inviare qualche ispettore in quei posti per rendersi conto di
come vengono trattate le sue “creature”.
Ebbene
sì, forse sono un inguaribile nostalgico, ma non voglio piegarmi alla tanto
sbandierata “globalizzazione”, o meglio all’appiattimento della
“normalizzazione”.
Caro
Direttore mi dia lei qualche consiglio, qualche speranza, perché non tutto sia
perduto nel nostro lavoro e sia conservata almeno la dignità.
Con
ossequi.
Fabio
Carraro
Riviste
che costano troppo poco
Napoli, 22 settembre 2000
•
Cara AZIENDA EDICOLA
sono
un edicolante napoletano, ho vent’anni e solo da un anno faccio questo
mestiere. I miei genitori sono ereditieri di questo lavoro, tranne che loro lo
facevano quando le pubblicazioni erano poche e di rivendite in giro non ce
n’erano così tante. Vi scrivo per fare alcune osservazioni su alcuni scherzi
editoriali che ci danneggiano economicamente: sono infatti uscite pubblicazioni
che costando dannatamente poco stanno facendo decadere le riviste classiche.
Esempio: AL VOLANTE.
Adesso
mi spiegate che guadagno mi ritrovo una volta che ho venduto le mie 40 copie di
AL VOLANTE? Non era meglio prima che vendevo le mie 40 di QUATTRORUOTE, AUTO,
GENTE MOTORI, ecc.? Questo nel settore automobilistico; poi in quello
motociclistico è uscito IN SELLA.
In
quello dei femminili, c’è il settimanale TU dal favoloso prezzo di 1.500 lire,
in quello informatico COMPUTER IDEA, e così via.
Spero
che gli editori abbandonino questa strategia editoriale perché se per ogni
argomento fanno riviste super economiche, la nostra categoria si ritroverà a
fare una vita di m...per guadagnare un pugno di mosche.
(...)
Per non parlare poi delle uscite doppie: ogni uscita ci fa perdere dei soldi,
perché non vendiamo la rivista che è in regalo in un’altra.
In
ogni caso vi ringrazio dello sfogo che mi avete concesso: apprezzo molto il
vostro Editoriale e l’attenzione che prestate alla nostra categoria e che
nobilita il nostro lavoro.
S.
Marzullo
Sul
basso costo di certe riviste e, quindi, sulla conseguente contrazione di
vendita delle altre testate non sarà di certo solo lei a lamentarsi.
Probabilmente anche l’editore di Quattroruote starà cercando di capire come
arginare il fenomeno.
D’altra
parte viviamo in un mondo dove la libera concorrenza è alla base di tutta
l’economia. Né è pensabile imporre un minimo di prezzo per i giornali, come lei
auspicherebbe.
Quello
che, per loro fortuna, sostiene gli editori che hanno prezzi bassi di copertina
è il conseguente elevato introito per pubblicità dovuto all’alto numero di
copie vendute. Se i soldi non entrano in una tasca, entrano nell’altra.
Diverso
è il discorso dell’edicola. Sta quindi al giornalaio guardarsi intorno e
cercare di capire – con intelligenza – come sopperire al meglio a questi
guadagni mancati.
|
NON
SOLO SIGARETTE, DAI TABACCAI PURE LE TASSE Bergamo
14 luglio 2000 •
SNAG – Confcommercio all’attenzione di Armando Abbiati Gentilissimo
Armando, permettimi
il tono confidenziale, ma da tempo desideravo inviarti alcune considerazioni
che da sole dicono tutto sullo scontento in cui si trova la categoria. Sarei
curioso di sapere se altri colleghi, leggendo su AZIENDA EDICOLA, quanto segue,
saranno disposti a partecipare all’eventuale dibattito che ne potrebbe
scaturire. Ormai
dal tabaccaio non si va più soltanto per comprare le sigarette, ma per giocare
al Lotto, Superenalotto, alla Tris e quant’altro si desidera, oltre
naturalmente per pagare il bollo della macchina che prima si pagava all’ACI. In
futuro sicuramente andremo anche per pagare le tasse e successivamente anche
l’abbonamento Rai. Non
c’è che dire, la loro Federazione si è talmente attivata e tanto ha fatto per
far sentire il peso di quanto vale, che la rete di vendita dei propri associati
ha raggiunto i risultati che si ascoltano e si vedono pubblicati sui maggiori
quotidiani nazionali. E
i Sindacati dei Giornalai? Si vantano di rappresentare una rete vendita tra le
più capillari presenti sul territorio, per orari d’apertura e per numero, ma al
di là di aver accettato una sperimentazione della vendita dei giornali e
riviste, che da subito ha manifestato i danni che sta provocando ai Rivenditori
di giornali, non sembra che sia in grado di affrontare col Governo argomenti di
discussione per inserire anche le Edicole in una programmazione tale da poter
ampliare le possibilità di lavoro e di conseguente guadagno. Non
si vuole dare lezioni a nessuno per come affrontare alcuni aspetti del
rappresentare una categoria, troppo sopraffatta e bistratta in un mercato che
la sta soffocando, ma se non si cercano, o peggio ancora non si vogliono
trovare quelle strategie e alleanze che ci permettono di rimanere sul mercato
con nuove opportunità di guadagno, c’è la sensazione che nessuno più voglia
essere rappresentato da Sindacati che non sembrano voler essere
rappresentativi. Rimbocchiamoci
tutti le maniche, lavoriamo con forza, smettiamo di lamentarci e facciamo in
modo che la nostra voce sia ascoltata là dove deve esserlo, per far sì che il
Giornalaio continui a esistere e possa continuare a lavorare con la
professionalità che gli è tipica e riconosciuta. Auguri
cari colleghi! Roberto
Pezzoli, giornalaio di Bergamo Caro
Pezzoli, è
vero che la FIT è forte, ma rappresenta una categoria che ha, fra l’altro, “un
aspetto” assai diverso da quello tipico dei giornalai: i nostri chioschi
(l’immagine per antonomasia che caratterizza l’edicolante) sono molto spesso, e
non certo per nostra colpa, arruffati, disordinati, sporchi. Questo ci ha fino
a ieri, sicuramente, nuociuto da un punto di vista “istituzionale”. Oggi,
però, i nostri punti vendita – così come sono – cominciano a diventare
appetibili per molti, anche per Enti importantissimi. E noi dello SNAG ci
stiamo muovendo su più fronti proprio per riuscire a portare, in edicola, ciò
che fino a ieri sembrava impossibile. Giudicare
dal di fuori, in qualunque settore, può indurre a grossi errori di valutazione.
Mi sta molto bene, invece, quando dici “rimbocchiamoci le maniche... smettiamo
di lamentarci”. Ogni
dibattito – le nostre pagine sono a disposizione di tutti – è ben accetto
soprattutto quando si dimostra costruttivo. Armando
Abbiati
|