...45.000 UOMINI LIBERI

 

Tanti sono (ma arrivano anche a 50 mila) gli acquirenti di LIBERO, il nuovo quotidiano di Feltri. Libero davvero? Libero da cosa? Ecco cosa ci ha risposto il suo... direttore.

Di Benedetta Barzini


Che è poi sempre – e naturalmente – Vittorio Feltri.

“Libero di fare quello che voglio o magari quello che conviene. Libero di parlare bene di Berlusconi senza essere pagato o obbligato a farlo... Ma la mia libertà è comunque “vigilata” a causa del budget economico che non permette la spesa di un inviato speciale adesso, per esempio, a Belgrado o in Medio Oriente”.

Forse la libertà ha sempre un prezzo

“Attualmente vendiamo fra le 45 e le 50 mila copie. Mi sembra già un grande successo”.

(Ad aver fatto le spese dell’uscita di LIBERO sono Il Giornale insieme al Giorno e alla Padania).

“Se riuscissimo ad arrivare a 70/80 mila copie potremmo permetterci un correttore di bozze; un ufficio marketing, un ufficio diffusione; gli stenografi; e, come già detto, qualche inviato speciale...”

LIBERO è di proprietà di tre soci: Massimo Marano e Vittorio Feltri sono i fondatori. Recentemente è subentrato Urbano Cairo (attuale proprietario della Editoriale Giorgio Mondadori).

“Non siamo finanzieri, ma imprenditori. È cosa ben diversa dall’essere controllati dalla Gemina, per esempio. Le nostre entrate sono semplicemente dovute alle copie vendute e alla pubblicità”

Dove viene venduto meglio?

“Milano e Roma sono in pole position, seguono Padova, Treviso, ma anche Bergamo, Brescia, Parma, Modena e Bari hanno molti lettori”.

Com’è strutturata la redazione?

“Siamo quaranta persone con sede a Milano e redazione pure a Roma”.

LIBERO ha una buona grafica, ma qual è la sua caratteristica principale? “Quella di potere stampare notizie senza destare sospetti: Non abbiamo bisogno di attaccare l’asino dove c’è il padrone. Non abbiamo fini politici, non siamo politicanti e, se commettiamo errori, la colpa sarà nostra, non di un committente”.

Il giornale LIBERO viene confezionato in un ambiente rigorosamente essenziale. Gli uffici (un open space affacciato all’ingresso; una zona appena più riservata dove il Direttore ha il suo ufficio) sono dislocati sotto il ponte della ferrovia in una zona popolare di Milano, genuina, senza fronzoli, dignitosa.

Il direttore è orgoglioso di non avere l’automobile con l’autista e di doversi sobbarcare una quantità di lavoro che prima avrebbe ignorato.

Il prezzo della libertà non pesa così tanto se ogni giornalista si assume le proprie responsabilità fino in fondo.

“A me però dispiace non potere acquistare certe fotografie perché sono troppo care. Non sempre posso permettermi quello che vorrei per LIBERO” continua Feltri, “ma l’idea che 50 mila persone acquistino questo giornale malgrado i refusi e l’assenza di inviati speciali mi stupisce, mi appassiona. È la prima volta che sono l’editore di me stesso e mi ci devo ancora abituare!”.

Gli scoop sono necessari?

“Ma ben vengano! Lo scoop è frutto della fatica di svolgere un’inchiesta sulla base di un’informazione sfuggita agli altri. Credo, però, che le notizie scottanti vadano seguite, aggiornate affinché non rimangano solo dei colpi giornalistici fini a loro stessi.”.

Come vede il ruolo dell’edicolante, oggi?

“Importante quanto quello di un farmacista: è un professionista che conosce la sua materia. Laddove c’è la collaborazione professionale dell’edicolante, il giornale si vende di più. Noi non intendiamo distribuire LIBERO nei bar, supermercati o in luoghi fuori dalle edicole.

Consideriamo l’edicolante persona capace di dare risposte ai clienti poiché informato sui suoi prodotti. A mio parere bisognerebbe che i giornali si dessero da fare perché i rivenditori potessero ottenere dai Comuni più spazio per esporre i loro prodotti.

Le edicole sono sproporzionate rispetto alla quantità di materiale che viene stampato. L’edicola svolge un ruolo pubblico. È un servizio in grado di combattere l’analfabetismo. È fondamentale che abbia gli spazi necessari per esporre, anche in modo accattivante, tutte le pubblicazioni.

Il lavoro dell’edicolante è massacrante, con orari pesanti, svolto in condizioni ambientali spesso disumane. A volte mi chiedo “che senso ha?” quando vedo la nostra fatica sepolta, spesso forzatamente sotto altre testate. Sì, che senso ha?

Vorrei proprio che venisse riconosciuto all’edicola il diritto di usufruire di qualche metro quadrato di suolo pubblico in più”.