Se manca l’autorevolezza

 

Poteri che scarseggiano, parità assente e decisioni non rispettate.

Nel grande barcone della stampa ci sono, forse, dei burattini?

E.P.


Da sempre gli accordi nascono per stabilire regole necessarie a porre in essere una collaborazione fra le, parti. Ogni patto ha un presupposto imprescindibile: ognuno deve impegnarsi a rispettare le regole. E se le parti in questione rappresentano più  persone devono avere l’ autorità necessaria per far rispettare le norme stabilite.

E’ il caso delle OO.SS che firmano l’ Accordo Nazionale e della FIEG che rappresenta gli editori.

C’è però un terzo anello nella filiera della stampa che non ha rappresentanti che siedono al tavolo dell’Accordo: i distributori. Costoro sono i mandatari degli editori. In questa veste sono gli editori stessi che si impegnano a far rispettare loro le regole. Almeno così dovrebbe essere. Nella pratica ciò non accade. Perché  la Federazione Italiana Editori Giornali non riesce a esercitare la sua autorità.
Ne sono prova le mancate applicazioni delle decisioni della Commissione prevista dall’articolo 5 dell’ Accordo. “Nel corso del Duemila abbiamo documentato alcune decine di casi di edicole che denunciano di pagare ai distributori fideiussioni non dovute”  dice Armando Abbiati, presidente SNAG. “Si tratta ovviamente della punta di un iceberg: la stragrande maggioranza degli edicolanti teme ritorsioni di carattere distributivo e non denuncia. Ebbene la FIEG ha inviato ai distributori in questione lettere per invitare a

sospendere questi obblighi di garanzia. Risultato: nessuno dei distributori l’ ha fatto.
Altro caso: le spese aggiuntive indicate come spese di servizio o di imballaggio. In questo caso la situazione diventa ancora più delicata perché , se gli edicolanti non

 le pagano, scatta da parte dei distributori la minaccia di sospendere le forniture. Anche in questo caso nessuno dei distributori invitati dalla FIEG a sospendere questa richiesta e a restituire le somme percepite ha effettivamente obbedito. E l’ANADIS? E’ latitante”.

Cos’è capitato che a ottobre non si sia ancora esaurito l’ordine del giorno presentato a una riunione della Commissione ex art. 5 indetta il 5 marzo scorso.

Fatti ormai di ordinaria amministrazione.

 

Il concetto di parità

“Ciò che manca è il concetto di parità”  lamenta Abbiati. “Se l’edicolante deve garantire di poter pagare, anche il distributore dovrebbe garantire di rifornire in modo efficiente l’edicolante. Se il distributore pretende il rimborso dell’ imballaggio anche il giornalaio dovrebbe poter fare altrettanto se imbacchetta le rese. Se gli editori distribuiscono quotidiani gratuitamente, gli edicolanti devono poter consegnare materiale pubblicitario. E la lista è lunga”.  Così, anche la punizione dovrebbe essere paritaria.
Durante la scorsa estate in tre località dell’ Emilia alcuni edicolanti hanno effettuato 21 giorni di ferie invece di 17 (vedere articolo - ndr). Con ogni probabilità  dovranno pagare la sanzione. “Possibile che ai distributori che commettono scorrettezze rispetto all’ Accordo non si possano,  invece, applicare multe? Per non parlare della logica di vendita adottata dai supermercati nella scelta del prodotto editoriale. In poche parole, la grande distribuzione tratta il giornale come puro prodotto commerciale tenendo solo ciò  che gli conviene -  le normative esistono, ma non vengono rispettate -  mentre l’ edicola deve tutelare la cosiddetta pluralità di informazione e non può, certo, scegliere cosa vendere”  fa notare, ancora, il presidente SNAG.

 

Basta con le penalizzazioni

Non esistono incentivi ma solo norme penalizzanti: “Se non fai così, paghi”. Mai regole del tipo: “Se fai così, guadagni”. E non si fa riferimento a un guadagno prettamente economico:

“Si continuano a stabilire griglie normative che vincolano il mercato e non si creano incentivi di sistema” continua Abbiati.

Mentre qualsiasi commerciante, la mattina, si preoccupa del numero dei clienti che avrà in negozio durante la giornata, l’edicolante si chiede cosa riceverà: “Saranno sufficienti le copie? Quali diavolerie mi sommergeranno inutilmente?”.

E se il cliente è libero di scegliere l’edicola, il rivenditore è obbligato ad accettare il distributore che gli viene assegnato. Questo “sistema”  è forse un “cartello”.

Tutto ciò non permette alle parti di collaborare su un sereno piano di parità. E il dubbio sulla loro effettiva autorevolezza non getta certo buoni auspici sulle trattative del prossimo Accordo.