Aumento dei costi di trasporto, del
numero delle testate e dei relativi volumi.
Breve viaggio tra i mille problemi
che vivono, quotidianamente, anche le agenzie di distribuzione.
A seguito delle
numerose lettere che da anni pervengono in redazione zeppe di lamentele nei
confronti dei distributori, Azienda Edicola ha deciso di dare loro la parola,
intervistando Gabriella Giorgi che, per la carica ricoperta di
presidente dell’ANADIS (Associazione Nazionale Distributori Stampa), è
senz’altro la voce più autorevole e rappresentativa della distribuzione
italiana.
Gabriella
Giorgi è anche distributore locale (F.lli Giorgi)
per la piazza di Firenze.
“Le lamentele
che riguardano la distribuzione su Firenze sono, a mio parere, sintomo di un
grave malessere che sta interessando l’intera categoria dei distributori
stampa. Rispondo nell’ordine alle “accuse” che ci vengono mosse da alcune
rivendite.
Innanzitutto il
ritardo nella consegna dei periodici (8,30 – 9,00). È difficile sollevare
un caso “periodici” quando l’arrivo sull’ultima edicola (a Firenze e provincia
ne serviamo ormai oltre 600) è indicato tra le 8,30 e le 9. Su una cosa, però,
siamo pienamente d’accordo con la rete vendita: gli orari di consegna sono
peggiorati rispetto a un anno fa. Ma non c’è da stupirsi: in un anno il prezzo
del carburante è aumentato di circa 500 lire, mentre i rimborsi per il
trasporto sono fermi dal 1994.
Del resto il
caro-petrolio non è solo un problema della carta stampata: intere categorie di
Corrieri si sono sollevate negli ultimi mesi. Solo i Distributori Locali (DL)
ligi, come sempre, alla tutela della libertà di stampa hanno continuato a
viaggiare ogni mattina e a consegnare le pubblicazioni.
Tra l’altro il
famoso 1% sul prezzo di copertina tolto alle rivendite con la firma
dell’Accordo del ’94, da verifiche in corso in sede ANADIS, sembra non sia
stato completamente riconosciuto a livello nazionale alle agenzie di
distribuzione.
C’è, comunque,
da segnalare un’altra spina nel nostro fianco: l’aumento dei volumi delle
pubblicazioni che sulla piazza di Firenze è superiore al 20%. Il che significa
che, oltre ai maggiori costi di trasporto, il numero dei giri di consegna è
salito per effetto dell’impennata degli ingombri. E mentre tutto aumenta, il
venduto rimane in molti casi stazionario.
Altri due
problemi: orari di arrivo delle pubblicazioni nei nostri magazzini ed
espansione delle testate veloci (settimanali e mensili che arrivano di
notte e devono essere distribuiti la mattina stessa. Al Nord in genere
pervengono in agenzia la sera prima, mentre al Sud il giorno dopo).
Gli orari di
consegna delle «veloci» e anche dei quotidiani da parte degli editori sono in
genere peggiorati. Soprattutto il venerdì alcune pubblicazioni vengono
scaricate nei nostri magazzini tra le 4 e le 4,30. Si tratta di orari
ingestibili, se si pensa che ormai il numero delle «veloci» oscilla tra le 15 e
le 30 testate giornaliere. Tra l’1,30 e le 4,30 lavoriamo in media 70.000 copie
di periodici, con punte massime che superano le 100.000 unità”.
“Non posso che
confermare: chi è passato dal «tormentone» dei primi numeri delle enciclopedie
sa bene cosa significa un esaurito su tutta la piazza, sa quanto è difficile
ottenere i rifornimenti e, soprattutto, quanto dispiace perdere le potenzialità
di vendita della rete. Perché anche noi viviamo, come gli edicolanti, sulle
copie vendute e non sugli esauriti”.
Conto deposito e
rifornimenti 
“C’è un aspetto
sul quale neppure il migliore degli imprenditori riesce a mettere mano: io la
chiamo «psicosi da conto deposito».
Mi spiego
meglio: in seguito alle modifiche degli articoli 7 e 10 dell’Accordo Nazionale,
gli edicolanti hanno perduto il senso della giusta fornitura e la cognizione di
cosa si vende o meno.
Le testate, a
pagamento differito, devono rimanere 60 giorni e spesso non si vendono.
Risultato: la rivendita ha aumentato in modo esagerato il fondo magazzino. Così
queste modifiche, che dovevano tutelare le edicole, hanno avuto invece un
effetto boomerang. Ossessionati dall’eccesso di copie e soffocati dal numero
spropositato di titoli, molti rivenditori non rispettano il regolare richiamo
resa, costringendo il distributore locale a un doppio lavoro: distribuire e
respingere le copie in resa anticipata (in alcuni casi anche di testate che
hanno mercato). Si tratta di un fenomeno preoccupante perché‚ spesso, mentre le
copie respinte tornano alla rivendita, l’edicolante succube di questa psicosi
sta già facendo richiesta di rifornimento al DL. Un massacro!
Per quanto
riguarda la nostra agenzia occorre dire che ci siamo impegnati in una grossa
ristrutturazione dei capannoni, con la quale abbiamo completamente stravolto i vecchi
metodi di lavoro. Questo ci ha portati ad allentare, per un certo periodo, la
pressione sui reparti rifornimenti e arretrati e a concentrarci sulla nuova
gestione dei magazzini. Si è trattato, però, di un problema passeggero: oggi il
servizio è tornato a pieno regime”.
Cosa chiede l’agenzia
F.lli Giorgi agli edicolanti di Firenze?
“Maggiore
rispetto dell’Accordo Nazionale (seppure ormai scaduto). Ottenere i rilevamenti
di vendita è diventata la nostra quotidiana «missione impossibile». Pochissime
rivendite rispondono positivamente, appellandosi alla mancata applicazione di
giusti piani di vendita. In realtà, spesso, non è colpa dell’esubero di copie
distribuite, ma di una preoccupante moltiplicazione delle testate. Dall’analisi
effettuata dall’Università di Parma è risultato un passaggio medio nazionale di
6mila titoli annui.
Un altro
problema è la mancata esposizione del materiale pubblicitario: nonostante i
nostri sforzi per migliorare il servizio di consegna e affissione di locandine
e cartonati, molte rivendite non dimostrano interesse alla sollecitazione
pubblicitaria.
Devo dire che in
qualche caso hanno anche ragione: quando, per esempio, vengono imposti
cartelloni pubblicitari in presenza di un esaurito che l’editore non è in grado
di rifornire, oppure quando i cartoni sono troppo numerosi o troppo grandi. I
rapporti sono spesso molto tesi e questo è, comunque, sintomo di un malessere
che investe l’intero settore. Faccio un esempio del tutto personale: come
accennato, la nostra azienda ha, da poco, investito in una nuova più moderna
struttura distributiva. La rete vendita non ha, in genere, compreso la portata
dell’impegno e lo sforzo per migliorare le condizioni della piazza di Firenze,
riuscendo solo a focalizzare i problemi legati al cambio di organizzazione e
limitando la sua attenzione agli orari di arrivo”.
Cosa cambierà con
INFORIV?
“Ritengo che il
collegamento informatico tra il distributore locale e le rivendite potrebbe
essere importantissimo per un continuo scambio di informazioni: da molti anni,
a Firenze, abbiamo cercato di sensibilizzare in questa direzione le rivendite.
Purtroppo a oggi sono ancora pochissimi i collegamenti tra DL ed edicole. E
questo, nonostante la nostra agenzia abbia offerto più volte un contributo in
tal senso.
Mi auguro,
dunque, che INFORIV cambi un sistema di vendita davvero un po’ troppo antiquato
per una rete che è tra le più interessanti del nostro Paese”.

Fideiussioni solo per
le edicole “a rischio”
“Premesso che
non ho mai sentito la necessità di applicare simili misure cautelative, voglio
spezzare una lancia a favore delle fideiussioni per le rivendite «a rischio».
Mi spiego: dal
1994 a oggi sulla piazza di Firenze sono «spuntate» oltre 50 nuove rivendite.
Si tratta per lo più di edicole promiscue, assai poco interessate (se non per
offrire un ulteriore servizio ai clienti) alla vendita della carta stampata,
oppure di piccoli chioschi in zone di scarsa visibilità e passaggio. I
fatturati di queste nuove rivendite sono bassissimi, eppure il DL è chiamato ad
attivare ugualmente il servizio di fornitura e consegna. Queste aperture
selvagge, anche se autorizzate, di nuovi punti vendita andrebbero
regolamentate, altrimenti la richiesta di garanzie prenderà sempre più campo.”
Alcune agenzie
inseriscono voci tipo “spese di servizio” e simili per la portatura.
Qual è la vostra
posizione?
“Come ho detto
all’inizio, uno dei grandi mali del nostro settore è proprio quello del costo
del trasporto. Cosa devono fare i distributori? Per ora hanno fatto fronte a
situazioni di crescente emergenza, ma oggi hanno il dovere di chiedere che
questo delicato problema venga risolto. È per questo motivo che abbiamo aperto
un confronto con gli editori. E siamo certi che ne usciranno buone prospettive.
Se così non fosse credo che queste «spese di servizio» siano destinate ad
aumentare senza il minimo controllo. E ciò sarebbe pericolosissimo.”
Se un edicolante
dimentica un richiamo di resa come dovrebbe comportarsi l’agenzia?
“Su questo
argomento è difficile esprimere una posizione ANADIS. Molto dipende
dall’organizzazione di ogni singola azienda di distribuzione. Per molti DL
riprendere in resa una pubblicazione «dimenticata» non è un problema
insormontabile e viene lavorata «fuori giorno». Certo non possiamo
generalizzare e in ogni caso la dimenticanza non deve diventare una regola.
Alcune agenzie lamentano un vero abuso delle «fuori giorno» da parte della rete
vendita: in questo caso non si tratta di una dimenticanza, ma piuttosto di una
grave forma di anarchia.
Dobbiamo sempre
ricordare (e questo proprio per recuperare un indispensabile buon rapporto con
il DL) che creare confusione – sia pure involontariamente – nelle agenzie serve
solo a peggiorare il servizio. E questa è l’ultima cosa che vogliamo tutti
indistintamente: editori, distributori e rivenditori.
Per concludere
molti mali indicati dalla rete rivendite sono, a mio parere, «figli» di un
Contratto Collettivo Nazionale e di una legge sull’Editoria che rischiano di
essere messi pesantemente in discussione dall’indagine dell’autorità Antitrust
ancora in corso. Sappiamo che l’intero settore è oggi «sotto inchiesta» e,
francamente, una vera e propria rivoluzione potrebbe molto presto sconvolgere
tutto il nostro mondo”.
Sarà un bene o sarà
una catastrofe?
“Purtroppo non sta
più a noi decidere”.