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L'ESPERTO RISPONDE |
| A cura di Carlo Leopardo |
Circa sette
anni fa, con il n.1 (gennaio/febbraio) del 1995, iniziavo la mia collaborazione
con Azienda Edicola, raccogliendo la sfida lanciatami dal direttore del nostro
giornale che mi offriva la conduzione di questa rubrica: è stata un’esperienza
stimolante.
Ho sempre
cercato di rispondere alle vostre lettere in modo equilibrato, senza esagerare
con forme di vetero sindacalismo fine a se stesso; penso di esserci riuscito
contribuendo così a fare del nostro giornale un punto di riferimento, per tutti
gli operatori del settore, sempre più autorevole e obiettivo.
Negli ultimi
tempi, però, invece che richieste di consigli da “esperto”, giungono sempre più
numerose lettere che esprimono profondo disagio e sofferenza per azioni che
alcuni distributori locali mettono in atto contro i giornalai: azioni che
contravvengono alle regole e allo spirito dell’Accordo Nazionale sulla vendita
dei giornali.
I problemi
che vengono evidenziati sono noti. L’unica soluzione possibile è il ripristino
dell’applicazione delle norme, ma ciò deve essere imposto da chi insieme alle
Organizzazioni Sindacali ha sottoscritto l’Accordo Nazionale e cioè la FIEG
(Federazione Italiani Editori Giornali) che dovrebbe essere garante (notare il
condizionale!) dell’applicazione e del rispetto (appunto) delle regole da parte
dei suoi associati e relativi mandatari.
È per ciò
che, da questo numero, provvederò a inviare alla FIEG tutte le lettere
(cominciando con le prime quattro che seguono) che denunciano il mancato
rispetto dell’Accordo Nazionale. Se posso comprendere la casualità, non accetto
la cronicità che va invece combattuta anche per ridare dignità a tutta la
filiera del settore editoriale. Ma anche per non fare di tutte le erbe un
fascio: ci sono Distributori Locali che lavorano bene nel pieno rispetto di
tutto quanto va decisamente rispettato.
La FIEG deve
farsi veramente parte attiva: in caso contrario sarà lecito domandarsi se la si
possa ancora considerare una controparte affidabile e credibile.
Ho chiesto al DL se potevo ridurre sul computer la lunghezza delle testate, per esempio: Enigmist. Arredam. La risposta è stata negativa con minaccia di bloccare la fornitura. A noi sembra proprio un ricatto, non vi pare? Posso avere una lettera tipo per diffidare il DL a non mettere in pratica ciò che ho sopra esposto?
V. M. De Solda
Gagliano
del Capo (LE)
Il suo distributore locale dice delle grandissime sciocchezze: NON SI POSSONO
BLOCCARE LE FORNITURE per casi di questo genere. Ho provveduto a inviare la sua
lettera alla FIEG perché possa valutare l’operato di un mandatario dei suoi
associati.
Vi invio
copia della raccomandata a/r inviata al nostro distributore da cui emerge la
sistematica e costante pratica di invii eccedenti la normale capacità di
vendite dell’edicola che ci sta portando al collasso finanziario. Confidando in
un pronto ed energico intervento porgo distinti saluti.
M. E.
Salanitro
S. Agata Militello (ME)
Lei ha tutta la
mia comprensione. Il problema che espone è uno di quelli che travagliano la
nostra categoria. Ritengo legittimo rendere quanto risulta, effettivamente,
eccedente al fabbisogno della sua rivendita Il distributore deve
accreditarglielo, e correggere i piani distributivi, altrimenti posso pensare
che voglia mettere in atto azioni vessatorie nei confronti dei suoi clienti
giornalai che, in regime di monopolio, non sono liberi di trovarsi un altro
fornitore più efficiente.
Ho provveduto a
inviare alla FIEG la sua lettera per le valutazioni del caso.
VERGOGNA!!!
È davvero una
vergogna diminuirmi le copie del CD di TV Sorrisi e Canzoni non avendo mai
fatto resa.
L. Pipitone – Alcamo (TP)
Ha ragione:
VERGOGNA!!! Anche la sua lettera viene inviata alla FIEG per le valutazioni del
caso.
I settimanali
che arrivano alla mia edicola sono superiori del doppio rispetto alle vendite e
ho chiesto gentilmente al distributore di diminuire la quantità e di sospendere
le testate pornografiche. Mi ha risposto che avrebbe interrotto l’invio delle
pubblicazioni alla mia edicola. Cosa devo fare?.
F. Carta – Austis (NU)
Per quanto
riguarda pornografia e prodotti paraeditoriali ha tutti i diritti di richiedere
la sospensione delle forniture. Come ho già risposto ad altri colleghi, ritengo
sia legittimo rendere quanto risulta esuberante al necessario fabbisogno
dell’edicola.
Se lei
effettivamente non vende neppure una copia di “pornografico” il distributore,
fra l’altro, dovrebbe azzerarle la fornitura automaticamente. Ma se per motivi
suoi non lo fa, insista ancora, dopo di che si metta a controllare che queste
testate siano tutte regolarmente registrate e che le videocassette, o altri
supporti magnetici, eventualmente allegati, siano provvisti del bollino SIAE.
Tutto quanto
risulterà incompleto potrà essere rispedito al... mittente e il distributore
dovrà, necessariamente accettarlo.
Se lei avesse
conservato Azienda Edicola, abbiamo pubblicato due esaurienti servizi sul
prodotto pornografico sul n.4/96 e 3/98. Mentre sul n.5/00 abbiamo parlato del
problema relativo ai diritti d’autore (bollino SIAE). Riguardo poi alle minacce
del suo fornitore ho provveduto ad inviare la sua lettera alla FIEG per la
valutazione del caso.
DOVE SONO FINITI I GRATTA E VINCI?
Cara Azienda
Edicola che tenti sempre di confortarci illustrandoci e spronandoci in vari
modi a diversificare i prodotti presenti in edicola per sopperire alle
eventuali perdite provocate dalla liberalizzazione. Noi dalla nostra ci
adoperiamo per essere al passo con i tempi e io purtroppo da diversi anni sono
uno di quelli che si è svenato per rinnovare l’attività acquistando un chiosco
di 30 mq. Vengo al punto: dal 15 giugno ’00 nelle rivendite di Foggia e
provincia non possono essere venduti i tagliandi delle lotterie tra cui i
“Gratta e Vinci” perché il magazzino Generi di Monopolio di Foggia non è più
autorizzato a rifornire le edicole di Foggia e provincia. La suddetta
distribuzione è stata commissionata alla A&G Marco che a sua volta dovrebbe
rifornire i distributori locali. Contattato il distributore locale per saperne
di più, mi sento rispondere che per la distribuzione dei tagliandi gli viene
riconosciuto un aggio talmente esiguo da non essere disponibile a ritirarli e
distribuirli.
Bene: gli
altri possono vendere i giornali e a noi resta la beffa di venderne sempre meno
per la gioia di bar, tabacchi e altri.
Abbiamo
provveduto a inviare la sua lettera alla A&G Marco che lei potrà contattare
direttamente al seguente numero telefonico: 02.25.261.
GLI EDICOLANTI IN CORO INVOCANO L’INTERVENTO DELLA FIEG
Leggo
sull’ultimo numero di Azienda Edicola n. 4/2000: “Commissione ex art. 5,
Accordo violato” e sono stimolato a suggerire una soluzione circa i tanti abusi
e vessazioni dei distributori locali nei confronti degli edicolanti. Propongo
che sia la FIEG a intervenire in modo drastico e risoluto nei confronti di
questi signori dal momento che è l’unica che può farlo, se lo vuole. Lo fece
con successo nel 1994 (Accordo Nazionale) sui costi di portatura, eliminando
anche allora un’infinità di abusi da parte dei distributori locali e fissando i
costi nell’equa misura dell’1% sul venduto per tutti. I distributori non
poterono fare altro che accettare. Essi sono i mandatari della distribuzione
dei prodotti editoriali ma si comportano come se fossero i proprietari
sentendosi autorizzati a imporre agli edicolanti ogni sorta di ricatto
imponendo regole e leggi fatte da loro. Devono quindi rispettare quanto è
stabilito nell’articolo n.6 dell’Accordo Nazionale; tutto il resto:
fideiussioni, spese extra, costi di gestione, costi di lavorazione, contratti
di fornitura, ecc. ecc. sono solo abusi, cose illegittime che l’edicolante non
deve più subire. Perciò tutte le organizzazioni sindacali chiedono in coro alla
FIEG di intervenire affinché siano rispettate le regole dell’accordo, PENA PER
CHI LE VIOLA L’IMMEDIATA REVOCA DEL MANDATO A DISTRIBUIRE.
Gli
edicolanti saranno grati alla FIEG se li metterà in condizione di continuare a
fare il loro lavoro con più serenità.
S. Ventre
S. Andrea
del Pizzone (CE)
Ha ragione. Il
problema da lei evidenziato è stato discusso per diversi mesi dallo SNAG nelle
periodiche riunioni con la Federazione Editori che, pur riconoscendo le ragioni
esposte, pare non sia in grado di farlo rispettare ai mandatari dei suoi
associati (distributori locali). Emerge quindi in tutta la sua grandezza la
crisi di rappresentatività della Federazione Editori e, se le cose stanno in
questi termini, sorge spontanea una domanda: è ancora ragionevole considerarla
come controparte di riferimento?
La mia
edicola è andata in passivo e il mio distributore, per garantirsi, ha preteso
delle cambiali che stiamo onorando. Dopo qualche mese sono tornata in passivo e
il distributore ha sospeso le forniture pretendendo il pagamento di tutta la
somma. Dopo due mesi di chiusura ha voluto un cambialone a garanzia di tutta la
somma dovuta più una fideiussione bancaria per poter riaprire l’attività
mettendomi così nell’impossibilità di far fronte agli impegni presi e
danneggiando considerevolmente l’edicola.
Vorrei sapere
(visto che non ho mai avuto il contratto nazionale della nostra categoria) se
il distributore può comportarsi così. Ho dei diritti di cui posso avvalermi? Le
cambiali non sono una sufficiente garanzia? Ho gli estremi per bloccarle? Posso
chiedere un risarcimento danni per mancati incassi e perdita di clientela? È
vero che basta il parere negativo del commissario del quotidiano LA STAMPA per
bloccare gli invii di tutte le testate?
F. M. – Nizza Monferrato (AT)
Mi interesserò
personalmente del suo caso in quanto ricade nella mia area di competenza come
coordinatore dello SNAG per il Nord-Ovest. La prego gentilmente di comunicare
alla nostra redazione il suo numero di telefono affinché possa contattarla
personalmente.
Sono un
edicolante che vorrebbe usare a pieno i codici a barre riportati ormai sul 90%
delle riviste. Ho inviato centinaia di e-mail a vari editori, alcuni mi hanno
risposto positivamente introducendo l’EAN 13 o adottando un codice diverso in
base al prezzo della pubblicazione (cioè il caso di Panorama ed Espresso che
riportavano lo stesso codice a barre in tutte le versioni). È stato grazie alle
mie e-mail che hanno cambiato il codice e hanno inoltre inserito sulle fascette
un codice a barre quando le riviste sono abbinate, per esempio
Confidenze+Sorrisi e così via.
Molti editori
mi hanno risposto che non avevano nessun interesse a inserirlo dati i costi
annuali per avere tutta una serie di codici a barre. Vi scrivo, quindi, per
sapere se è vero che da gennaio 2001 l’introduzione di tale codice sarà
obbligatorio. L’ho letto sul n. 4 di Azienda Edicola. Speriamo. Secondo me
dovrebbe esserci una disposizione secondo la quale non dovrebbe essere permesso
di pubblicare a quell’editore che non utilizza il codice a barre, come del
resto avviene in Francia dove le multe relative sono salatissime. Inoltre avevo
letto sulla vostra rivista, o da qualche altra parte, che esiste una banca dati
delle pubblicazioni in Italia. A chi mi devo rivolgere? Grazie per l’attenzione
e resto in attesa di una vostra risposta.
Le case editrici
stanno provvedendo ad attivare il codice a barre su tutte le pubblicazioni
perché diventerà obbligatorio dal 2001. Dal prossimo anno dovrebbe partire,
operativamente in area test, il sistema di comunicazione tra rivenditori e
distributori denominato INFORIV. Se il test darà esito positivo, il sistema
opererà su tutto il territorio nazionale. Gli editori che non si adegueranno al
sistema, quello cioè di non inserire il codice a barre, saranno in qualche modo
penalizzati.
Cerchi su
Internet nei vari siti degli editori. Abbiamo pubblicato moltissimi indirizzi
web sul n.3/’00 a pag.26.
DISTANZA EDICOLE
Nel mio paese
di circa 1400 abitanti esistono due edicole a 500 m. di distanza l’una
dall’altra. Ora una delle due è intenzionata a richiedere il trasferimento
avvicinandosi a circa 200 m. dal mio esercizio commerciale. Vi sarei molto
grata se vorreste indicarmi, con cortese urgenza, i riferimenti legislativi che
determinano le distanze tra rivendite di giornali. Vi ringrazio sentitamente e
porgo distinti saluti.
B. Duci – Schilpario (BG)
Il suo comune (al
quale può rivolgersi per controllare la situazione) in base alla legge 416 del
5/8/1981, art. 14, dovrebbe essere dotato del piano comunale di locazione dei
punti fissi di vendita. In questo piano sono contenuti i parametri che si sono
decisi di applicare sul territorio e quindi anche eventuali distanze tra un
punto vendita e un altro. Tenga comunque presente che vi sono piani comunali e
realtà esistenti su tutto il territorio nazionale in cui tra due punti di
vendita vi sono non più di 20 metri.
IL DIRITTO DI PRETENDERE FORNITURE ADEGUATE
La mia è
stata la prima edicola della città che, col passare degli anni, si è ingrandita
cambiando tre volte ubicazione sempre nella stessa zona. Il mio attuale punto
vendita si trova in un locale di 50 mq. con un buon assortimento di giornali e
riviste. Non potendo più trasferirmi altrove, ho chiesto al distributore di
eliminare le testate inutili e diminuire la fornitura dei giornali invenduti.
Nonostante la dimensione del mio locale le attuali 1500 testate non trovano
sufficiente spazio per essere esposte. Il distributore fa orecchie da mercante
ma mi domando: ho il diritto sacrosanto di pretendere le testate che il mio
negozio è in grado di contenere o devo ammassare i giornali oltre che nelle
scaffalature anche per terra?
F. Galise – Corato (BA)
Lei ha il
diritto sacrosanto di pretendere forniture adeguate alle possibilità di vendita
della sua edicola. Lo spazio, grande o piccolo che sia, è ininfluente agli
effetti delle richieste di forniture. Veda anche quanto risposto a F.Carta di
Austis (NU).
Sono un
giovane edicolante con un chiosco che, sulla tassa per il suolo pubblico di
oltre un milione, paga ben L. 700.000 per le tende. Ma ditemi: a cosa servono
se poi tutti possono parcheggiare le macchine davanti all’edicola creando
problemi al mio lavoro? Forse per la pioggia? Ho un altro quesito da porvi:
nella mia città è stato varato un piano regolatore con muove destinazioni per
le edicole. Io posso spostarmi subito o devo aspettare ancora il risveglio di
qualche politico? Complimenti per la rivista.
Lettera Firmata – Latina
Per quanto
riguarda le tende, quella che lei paga è una tassa comunale e nulla può fare se
non chiamare i vigili urbani nel caso esista qualche dispositivo che vieti la
sosta davanti alla sua edicola (divieto di sosta, fermata, ecc.) per far
emettere regolare contravvenzione o per la rimozione forzata del veicolo.
In merito alla
seconda parte della sua lettera non è molto chiaro il quesito perché non
capisco se si riferisce a un piano regolatore vero e proprio oppure al piano di
locazione dei punti fissi di vendita che è ben altra cosa. In ogni caso può
trovare la risposta solo all’interno del piano stesso e per questo può
rivolgersi, se si tratta di piano regolatore, all’ufficio urbanistico del suo
comune, se si tratta di piano di localizzazione dei punti fissi di vendita
all’ufficio commercio del suo comune.
A PROPOSITO DI INFORIV
Vorrei sapere
a che punto è il progetto INFORIV e quali sono le modalità per aderire.
A. M. Gallucci – Lauria (PZ)
Potrà leggere su
Azienda Edicola l’evoluzione del progetto INFORIV e le sue applicazioni man
mano che ci saranno notizie certe. In caso non lo avesse ancora fatto le
consiglio di leggere a pag. 34 del n.3 (maggio-giugno) del nostro giornale
l’intervista ai responsabili di INFOSISTEMI, l’azienda che sta realizzando il
software applicativo del progetto INFORIV.
COME CHIEDERE LE FERIE
Vorrei sapere
cosa devo fare per richiedere le ferie e come mi devo comportare se per caso un
giorno mi ammalo, visto che sono sola in edicola.
Ho aperto da
poco e non so a chi rivolgermi. Grazie.
M.V. (BG)
marys@inwind.it
L’articolo 3,
4°comma, dell’Accordo Nazionale sulla vendita di quotidiani e periodici dice: “Le
chiusure estive potranno essere esercitate sino a un massimo di 18 giorni
consecutivi a cavallo del 1e di agosto, sempre sino al limite del 50% delle
rivendite esistenti nei vari comuni; nel caso di fruizione delle chiusure
estive in un altro periodo, le stesse potranno essere esercitate fino a un
massimo di 17 giorni consecutivi. In entrambi i casi dovranno essere
salvaguardate le esigenze di vendita nelle singole zone e non sarà consentita
la chiusura nelle località in cui vi è un solo punto di vendita, ove non
avvenga l’affidamento integrale di tutte le pubblicazioni ad altro esercizio”.
L’art.14 della
legge 5 agosto 1981, n.416 dice: “(…) in caso di chiusura temporanea e
ricorrente dei punti vendita o di impedimento temporaneo dei titolari di
rivendite in posti fissi, questi devono affidare a titolari di altre licenze o
ad altri soggetti, la vendita anche porta a porta di quotidiani e periodici. Se
non si è adempiuto a tale obbligo, le imprese editrici e di distribuzione
possono provvedere direttamente”.
Questo per
quanto riguarda gli accordi e le leggi in merito al suo quesito; ne consegue
che, se nel suo Comune vi sono più edicole, previa calendarizzazione delle
ferie (veda quanto pubblicato a pag. 00), basta osservare le disposizioni sopra
esposte (50% di rivendite aperte).
Se la sua fosse,
invece, l’unica edicola del comune, se non ha alcun parente o amico di fiducia
che possa sostituirla durante le sue ferie, dovrebbe affidare le pubblicazioni
a un altro esercizio commerciale che se ne faccia carico, con tutti i problemi
fiscali e pratici che lei può ben immaginare. Nell’impossibilità di fare ciò,
comunichi l’impedimento al suo distributore locale (mandatario degli editori)
perché, a termini di legge, possa provvedere direttamente alla diffusione delle
pubblicazioni nel suo comune, per il tempo di chiusura per ferie.
In caso di
malattia (visto che i malanni non si possono programmare è lampante che manchi
la possibilità di cercare altre persone cui affidare la vendita) ritengo
legittima la sola comunicazione – sempre al suo distributore – (telefonica,
meglio ancora a mezzo fax) della malattia che impedisce l’apertura del punto
vendita; suggerirei, quindi per correttezza, di inoltrare al distributore
locale un certificato medico redatto dal medico di famiglia che attesti la
malattia e il numero di giorni riposo necessari per il suo decorso.