A proposito di Milano

 

Gli edicolanti meneghini rispondono alle dichiarazioni delle agenzie

di distribuzione di Milano

 

Di Elena Pizzetti

 

Non siamo in un’oasi felice: con tre agenzie, invece di una, i problemi si triplicano” commenta Gianpiero Labò, presidente SNAG di Milano. “Eppure leggendo l’articolo pubblicato sullo scorso numero relativo alla distribuzione milanese (vedi Azienda Edicola 6/2000 pag. 20) potrebbe sembrarlo. Invece no. Niente atollo: Milano è una piazza complessa, articolata, bersagliata. Non dimentichiamo, infatti, che proprio qui sono stati attivati un terzo dei 4000 punti complementari della sperimentazione, anche se la Legge 108/99 prevedeva di cercare i lettori laddove risultava difficoltoso il reperimento del prodotto editoriale (quindi non certo a Milano)”.

Ma si sa, le vie delle interpretazioni sono infinite. E la città meneghina fa gola.

Comunque, per sfatare questa erronea impressione di atollo, palme e sabbie bianche, i rappresentanti SNAG del sindacato di Milano e provincia ci hanno convocato e hanno espresso qualche considerazione in merito alle dichiarazioni delle agenzie. Vediamole.

 

Sospensione delle forniture, pagamenti RID

e copie dimenticate in resa

Nell’articolo, il primo punto affrontato riguarda il fatto che alcune edicole lamentano di aver ricevuto un avviso di sospensione delle forniture per morosità senza che ne venisse dato preavviso al sindacato. Le agenzie hanno smentito dicendo di seguire sempre le procedure.

“Dopo due ritardi, la Spediservice invia una lettera di minaccia sospensione e non informa sempre il sindacato” fa notare Giovanni Graziotti, vicepresidente SNAG di Milano. Dello stesso parere anche Luigi Ciapessoni e Paolo Zarini, consiglieri della struttura locale.

Nell’articolo, Maurizio Rossi della Milano press consiglia agli edicolanti di adottare la formula di pagamento RID.

“Sarebbe senz’altro vantaggioso per l’edicolante” commenta Labò “se però si spostasse la valuta di una settimana e se i reclami relativi a rese non scontate e importi diversi venissero evasi nel giro di 4/5 giorni e non di 25/30. Ricordando che, come previsto dalla Legge sulla Privacy, l’estratto conto va imbustato”.

Secondo Graziotti la formula RID era stata accettata, e anche promossa dallo SNAG, qualche anno fa, ma qualche agenzia ne ha fatto un cattivo uso addebitando delle somme anche quando il giornalaio era chiuso per ferie.

Nel secondo punto si chiede se le agenzie accettano in resa le copie precedenti quelle richiamate, nel caso di occasionale dimenticanza dell’edicolante.

Secondo Graziotti esiste qualche difficoltà con la Spediservice per la resa di materiale enciclopedico. Comunque la situazione appare effettivamente positiva, così come è stata descritta dalle agenzie: “Tutti hanno adottato tre richiami e questo sistema ha risolto molti problemi” ammette Luigi Ciapessoni.

“Un po’ più di attenzione viene richiesta dalla Lombarda: bisogna chiamare e farsi fare un richiamo resa apposta da inserire sulla bolla. Sarebbe più facile se lasciassero dello spazio bianco in bolla da compilare in caso di dimenticanze” aggiunge Paolo Zarini.

 

E i rifornimenti?

Secondo gli edicolanti la situazione più difficile si verifica con la Milano Press: “Le tre linee telefoniche o sono occupate o se risultano libere non risponde nessuno. La segreteria telefonica si esaurisce subito” dice Luigi Ciapessoni.  

Si passa poi all’annosa questione dei reclami ed è sempre la Milano Press a essere nell’occhio del ciclone: “Può impiegare anche tre mesi per una risposta” dichiara Graziotti che suggerisce di utilizzare un sistema di buste in plastica per evitare che reclami, estratti conto e bolle vadano persi, stracciati o si inzuppino di pioggia. E Paolo Zarini conclude: “Attenzione: con questa agenzia, la risposta arriva solo dopo molti solleciti”.

E per gli arretrati?

“La cosa più grave è il fatto che Milano Press non risponda proprio” aggiunge Maria Luisa Cagnoni. “Non so cosa dire ai miei clienti: quando mi richiedono dei numeri arretrati, suggerisco loro di rivolgersi direttamente agli editori. Un esempio? Ho chiesto una copia del Corriere della Sera del 31/12 e, a oggi, (22 gennaio) dopo ben quattro mie chiamate, non so ancora se arriverà”.

Decisamente più celeri, invece, le agenzie Spediservice e Lombarda.

 

La resa anticipata

Tutte e tre le agenzie segnalano l’abuso della resa anticipata da parte degli edicolanti.

“Ma perché non fanno i piani di vendita?” domanda Giovanni Graziotti. “Se vendo due copie di una rivista, perché devo riceverne venti per tutta la vita? La resa anticipata viene fatta quando la distribuzione non è adeguata. E poi ci sono delle scorrettezze: quando il prezzo di un mensile aumenta, aumentano anche i quantitativi e così gonfiano le fatture; in città ci sono zone sprovviste di testate e altre con forte esubero; il materiale dato in conto deposito (a parte i primi numeri) è tutto invendibile, da rottamare”.

E oltre a i quantitativi inadeguati ci sono problemi con il personale: “I portatori spesso non conoscono la città, non parlano italiano e non è possibile accordarsi. Non hanno alcun interesse a sbrigare il lavoro in fretta” fa notare Paolo Zarini.

Sembra che sulla resa gli editori facciano a volte dei giochini di prestigio: “Come lasciare settimanali con gadget particolari due settimane in edicola invece di una: il numero di Milano Finanza con allegato l’inserto annuale è rimasto 21 giorni in edicola. Casi analoghi succedono con Gioia, Gente, Famiglia Cristiana e altre testate. Naturalmente i distributori si prestano, non li richiamano in resa e fanno così un piacere agli editori. A nostre spese. Il risultato è che in edicola ci sono due numeri diversi della stessa testata (di cui una vecchia) e si ingenera confusione” denuncia Graziotti.

 

E gli errori degli edicolanti?

Certo sbagliano anche loro. Ma in che condizione devono lavorare?

“Non c’è il tempo, e neppure la forza psicofisica, di seguire tutte le problematiche e per forza di cose si deve tralasciare qualcosa” dice Paolo Zarini.

“Reclami incomprensibili? Forse si dimentica che gli edicolanti non hanno la scrivania in rivendita” conclude Labò. Per gli edicolanti milanesi non rimane che sognare altre spiagge mentre attendono alla cornetta che dall’altra parte qualche anima buona risponda. Non perdono comunque la volontà di ritrovare la loro oasi e, per questo, si dichiarano disposti a incontri con i distributori.

Il dibattito continua.

Bassano: per dovere di precisione

Nel numero 4 di Azienda Edicola a pag. 18 abbiamo pubblicato un articolo dal titolo “Accordo violato” nel quale Giangiuseppe Moschini, presidente SNAG di Bassano del Grappa, denunciava alcune irregolarità compiute dai due distributori della piazza.

Pur indicando che “uno in particolare” era solito commettere queste irregolarità, si utilizzava un soggetto plurale, lasciando intendere che entrambi erano coinvolti nella richiesta di fideiussione bancaria e di spese extra per il trasporto in caso di merce scarsa.

Uno dei due distributori ci ha contatto per smentire le suddette accuse.

A rettifica di quanto scritto, e per dovere di precisione verso i diretti interessati e i nostri lettori, pubblichiamo la dichiarazione che Roberto Scomazzon, distributore per 150 edicole della piazza di Bassano, ha fatto ad Azienda Edicola.

“Non ho mai chiesto o preteso alcuna fideiussione a nessuna rivendita” – dice alla nostra redazione “Così come non ho mai imposto agli edicolanti di pagare spese extra di trasporto merce”.

Siamo lieti di questo chiarimento che evidenzia come, anche nel campo della distribuzione, ci siano aziende che rispettano gli accordi. Quanto a suo tempo dichiarato è stato, evidentemente, frutto di un’esasperazione generalizzata che ha coinvolto, nostro malgrado, anche chi non c’entrava.


 

Contratti capestro

A fine dicembre ci è pervenuta una lettera dalla Campania (regolarmente firmata, ma di cui, per evidenti ragioni non pubblichiamo il nome dello scrivente) nel quale si denuncia, ancora una volta, come il distributore si comporti da despota nei confronti della rete di vendita.

Nel caso specifico, il nostro lettore – che si è rivolto anche alla FIEG (di cui auspichiamo un pronto intervento) – avendo maturato i requisiti per la pensione di anzianità, ha intestato l’edicola alla moglie per poterle versare i contributi e fare raggiungere così, anche a lei fra 10 anni, il minimo di pensione.

Il distributore non vuole però tenere conto che la gestione della attività rimane immutata (il subentro è tra coniugi) e vuole imporre alla signora un contratto capestro, così come usa fare con i nuovi punti vendita: cauzione, minimo liquidato mensile di lire 6.500.000 che, se non raggiunto verrà gravato di una penale del 6% sulla cifra mancante e altre “raffinatezze” varie in 11 articoli.

Il nostro lettore ha dunque rifiutato di firmare il contratto e si è rivolto a un legale per tutelare i suoi interessi.