Perchè non abbiamo
 firmato!

 

 

Armando Abbiati
Presidente Nazionale 
SNAG–Confcommercio

Armando Abbiati

 


Sembra incredibile,ma pare proprio che il compito dello SNAG sia quello di fare il “bastian contrario”.

(A proposito: lo sapete che questo modo di dire viene da un uomo d’arme bergamasco vissuto intorno al 1600?).

Come forse ricorderete, quando la sperimentazione doveva partire, noi, avendo contro il SINAGI che a quell’epoca (22 luglio 1998) si dissociò, accettammo di firmare un documento con la FIEG perché questo pezzo di carta, incredibile ma vero, garantiva dei paletti ben precisi nei confronti del prossimo allargamento della rete di vendita.

Allora dovemmo sobbarcarci una serie interminabile di riunioni nelle quali spiegare, ma soprattutto giustificare, il perché di una firma che sembrava ci avrebbe portati al disastro. Ma non fu così.

Quanto era stato stabilito in quel documento (numero complessivo  dei punti alternativi, loro tipologia, tempi, ecc.) ha consentito, invece, alla sperimentazione di procedere secondo binari prefissati (anche se tutti sappiamo che qualche deragliamento c’è stato) e di contenere, comunque, i possibili danni.

Ora, a sperimentazione terminata, il Governo ha chiesto alle parti in causa (vedere Azienda Edicola n. 6/00) di redigere un documento, possibilmente unitario, (FIEG e Organizzazioni Sindacali) in cui siano effettuate delle proposte operative su come procedere alla redazione del decreto legislativo che dovrà riordinare il sistema di diffusione della stampa quotidiana e periodica.

Nelle pagine che seguono, leggerete la cronistoria delle riunioni che si sono succedute ininterrottamente per oltre un mese (fatti salvi i giorni di Natale e Capodanno) e dalle quali è apparso subito chiaro che noi dello SNAG, prima di firmare qualsiasi documento, pretendevamo, ora come allora, delle garanzie.

Disponibilissimi a trattare sì, ma non a firmare una cambiale in bianco.

Perché proprio questo si andava delineando giorno dopo giorno.

La FIEG, infatti, a fronte della nostra collaborazione non era disposta a garantirci nulla.

Molte belle parole ma nessuna certezza.

Non solo: la FIEG, che a suo tempo aveva ribadito come la salvaguardia delle edicole fosse prioritaria (vedere Azienda Edicola n. 2/99), adesso pretende di sostituire la licenza con una semplice dichiarazione di intenti al Comune, da parte di chi vuol vendere i giornali.

Come dire, liberi tutti di fare quel che si vuole.

Ribadiamo noi: “Vuoi la nostra firma?

Bene, stabiliamo prima le regole del gioco, ovvero una serie di principi. Quali?

Per esempio, riconoscere il ruolo e la professionalità della rivendita di giornali quale impresa alla quale assicurare un incremento della redditività anche attraverso incentivazioni economiche,

oppure assicurare che gli editori si facciano garanti dell’operato dell’agenzia di distribuzione.

E ancora: prevedere la costituzione di un organo monocratico che abbia competenza su tutti i punti vendita e che accerti, e sanzioni, le violazioni dell’Accordo e al quale possano rivolgersi direttamente le OO.SS  firmatarie dell’Accordo stesso”.

Replica la FIEG: “Se ne parlerà dopo che il Governo avrà varato la nuova legge!”

Cosa nasconde la FIEG nel cassetto per non impegnarsi in qualche cosa che sembrerebbe ovvio e dovuto?

Le riunioni diventano sempre più calde e tese.

E la CISL-GIORNALAI, obnubilata dal fair play di Flaùto, firma per prima la sua disponibilità pregando di essere tenuta informata sull’avanzamento della trattativa.

Noi resistiamo.

Convinti che firmare sia distruggere la validità della nostra categoria.

Un esempio terra terra?

Quello della FIT (la Federazione Italiana Tabaccai) che firma con il Monopolio dei Tabacchi la liberalizzazione della vendita delle sigarette.

Sarebbe paradossale.

Anche il SINAGI sembra convinto a tenere duro e, infatti, stiliamo insieme una nostra proposta congiunta nella quale si pretende la salvaguardia del sistema autorizzatorio, sia per le nuove attivazioni che per i trasferimenti.

Ma in via Petrarca (sede della FIEG) evidentemente l’aria è viziata dal cloroformio e addormenta quasi tutti gli spiriti bellicosi .

E infatti,  i nostri colleghi che, lo ricordiamo a suo tempo non ritennero opportuno di firmare, non solo sottoscrivono il documento proposto dalla Federazione Editori, ma emano immediatamente un comunicato stampa che inneggia – in classico politichese (o meglio, in maniera gesuitica) –  a quanto raggiunto, che è poi, soltanto quanto voluto dagli editori.

A questo punto lo SNAG decide di andare avanti da solo, forse contro tutti,  come potrete leggere nelle pagine seguenti, perché siamo convinti che un’organizzazione sindacale debba, in primo luogo, tutelare al massimo la categoria che rappresenta.

Ecco, ancora una volta, perché non abbiamo firmato.

 

Aspettiamo di sapere al più presto cosa ne pensate.

 

Armando Abbiati

Presidente Nazionale SNAG-Confcommercio