Indipendenza dalla controparte

Di Mario Bertolini

Presidente Provinciale SNAG – Padova


Son passati due mesi dall’uscita dell’ultimo numero di Azienda Edicola e quanto successo nel frattempo non ha fatto che confermare il contenuto dell’editoriale del presidente Abbiati.

È ormai accertato che, dopo il recepimento da parte del Governo delle indicazioni di Camera e Senato, le norme che caratterizzano il nuovo quadro legislativo del nostro settore sono in grado di garantire la salvaguardia dei legittimi interessi della nostra categoria e, più precisamente, la salvaguardia della nostra licenza.

Dopo lo “scampato pericolo” però è forse il caso di fare alcune valutazioni su quanto accaduto, evidenziando i punti deboli della “forza sindacale” che, come categoria, siamo in grado di esprimere; valutare quanto e come dovranno cambiare gli accordi che nei prossimi mesi saranno in discussione.

Per far questo partiamo proprio dalle parole del presidente nel suo ultimo editoriale.

Egli esprime infatti quell’ansia che ha pervaso lo stato d’animo di ogni giornalaio negli ultimi anni, dovuta a una certa incertezza nell’interpretazione delle norme (sto parlando ovviamente della sperimentazione), del mancato rispetto delle stesse, degli imprevedibili scenari futuri.

In altre parole quando si parla di deragliamento dai binari prefissati e di cercare di contenere i possibili danni, si esprime il disagio di chi è costretto a giocare in difesa, arroccato sulle proprie posizioni, costretto a subire gli attacchi dell’avversario senza gli strumenti necessari a far valere i propri diritti.

Detto quindi di una posizione contrattuale decisamente debole, bisogna chiedersi da dove derivi questa debolezza: anche qui non ci vuole molto a capire che la eterogeneità (per non dire l’assoluta divergenza) delle posizioni espresse dalle cinque sigle sindacali dei rivenditori, sono il vero punto di forza della FIEG.

La quale facendo proprio il motto del “divide et impera” raggiunge il duplice obiettivo di ottenere quello che vuole, e fare addirittura in modo che quanto ottenuto coincida, poi, con le volontà espresse dai sindacati dei giornalai.

“Con la volontà espressa dai sindacati dei giornalai”, non dalla rete di vendita, non dai giornalai che ogni mattina all’alba puntualmente alzano le serrande per procurare quel 90% e più di reddito che entra nelle tasche degli editori.

No, essi non credono che le proprie volontà siano tenute in considerazione in quei documenti che vengono firmati (sarebbe forse il caso di fare più spesso qualche giretto per le piazze per sentire direttamente dagli interessati quanto nero sia l’umore dei giornalai).

Ed ecco quindi un altro punto nodale della questione: quanto sono rappresentati i rivenditori nelle sedi istituzionali di contrattazione? Certamente non sono espressi da coloro che (forse con negligenza, sicuramente con leggerezza) appongono firme su documenti che potrebbero dare un colpo mortale alla categoria.

Controfirmare un documento che di fatto avalla la liberalizzazione della rete e la soppressione della licenza, con l’aggravante che tale documento sarebbe stato presentato al Governo (e percepito dal Governo stesso come volontà concordata delle parti sociali) perché ne traesse le conseguenti indicazioni per la formulazione della legge, non è rappresentare gli interessi dei giornalai.

Ma da dove derivano questi atteggiamenti remissivi, queste strane ambiguità? Forse la risposta sta in un passaggio che magari ad alcuni è sfuggito: lo scorso anno, a seguito della disdetta della CISL dell’Accordo Nazionale (a proposito perché mai disdettare per primi un accordo senza nemmeno presentare una piattaforma contrattuale degna di questo nome? Perché mai una forte presa di posizione come la disdetta di un accordo non è seguita da un altrettanto forte momento di rivendicazione sindacale? Sarà mica stata una disdetta pilotata? Mah! Noi comunque restiamo con la vecchia volpe di Giulio Andreotti: a pensar male si fa peccato ma ci s’azzecca sempre!) la FIEG annuncia di prendere atto della decisione della CISL e disdetta a sua volta l’accordo e, udite udite, espressamente ritiene unilateralmente decaduto l’art.11 che prevede il pagamento da parte della FIEG delle quote di servizio alle strutture sindacali nazionali.

Non è questo un atteggiamento intimidatorio nei confronti delle OO.SS., come a dire “attenzione a essere poco accondiscendenti e troppo rigidi nelle vostre rivendicazioni, potremmo chiudere i rubinetti dei finanziamenti alle vostre strutture organizzative?”.

Ma, soprattutto, è accettabile che persistano queste condizioni di potenziale e incombente ricatto? Si può veramente contrattare qualcosa con un coltello alla gola? È accettabile dipendere in maniera così palese dalla controparte?

Mai dimenticare una buona regola per un buon sindacalista: massimo rispetto e massima indipendenza dalla controparte con cui sei tenuto a contrattare.

Auspico fermamente che nel nuovo accordo l’art.11 venga semplicemente cancellato.

Questa sarà sicuramente la premessa per arrivare a un nuovo accordo nazionale che contenga innanzitutto gli strumenti per far valere le proprie ragioni: i diritti e i doveri di entrambe le controparti sono necessari e, anzi, auspicabili. Ma nello stesso tempo devono essere previsti gli strumenti affinché ambo le parti siano in grado di far rispettare questi diritti.

Di quali strumenti e di quali diritti, riparleremo la prossima volta.