L'ESPERTO RISPONDE
A cura di Carlo Leopardo

 

 

 

ECCO COSA VUOL DIRE DEMOCRAZIA

 

Sono un edicolante e sono arcistufo di sentir parlare, parlare, parlare senza ottenere nulla. Tutti hanno diritti (vedi libera concorrenza) tranne le edicole. Visto che ormai i giornali possono venderli cani e porci (checché se ne dica) perché non liberalizzare le ricevitorie totocalcio, le tabaccherie, la vendita di alimentari (perlomeno in confezione: vedi caramelle e merendine) e quant’altro? Sfiderei chiunque a darmi (a darci) una risposta plausibile e imparziale. I poteri forti vincono sempre? Che senso ha la democrazia se non tutela tutti?

chikiwi@tiscalinet.it

 

 

Caro Leonardo chikiwi-chiocciola-eccetera, eccetera, punto it, accetto la sua sfida, ma lei accetti la mia: la prossima volta che ci scrive, metta per esteso il suo nome e cognome con relativo indirizzo, perché vede, l’indirizzo e-mail è una forma surrettizia di anonimato che mal si concilia con i normali rapporti interpersonali al di fuori di Internet.

Non deve essere arcistufo di sentir parlare, perché parlare serve sempre: la parola è il seme della democrazia, il dialogo aperto e il dibattito servono a far emergere, a mettere in evidenza i problemi, a ricercare eventuali soluzioni: Senza dialogo, ci si trova, invece, subito, davanti una porta sbarrata, con la strada preclusa a priori a qualsiasi possibile azione.

Checché lei dica, la vendita dei giornali non è liberalizzata, ma ancora legata a un regime autorizzatorio: possono vendere i giornali, infatti, solo i titolari di regolare autorizzazione, più coloro che hanno partecipato alla sperimentazione.

Qualunque cittadino italiano può richiedere la gestione di una ricevitoria di totocalcio o assimilate; di fatto sono liberalizzate. È però di competenza e discrezione dell’ente concessionario il rilascio delle relative concessioni.

Dopo l’entrata in vigore della cosiddetta Legge Bersani, il commercio è stato diviso in due parti: commercio di prodotti non alimentari e commercio di prodotti alimentari; per il primo, previa comunicazione al Comune, senza particolari requisiti, chiunque può iniziare un’attività; lei stesso può vendere altri prodotti che non siano giornali.

Per i prodotti alimentari sono, invece, necessari particolari requisiti formali e igienici dei locali in cui si vuole svolgere l’attività. Ma anche qui, ottemperato a quanto prescrivono le leggi, chiunque può iniziare un’attività.

La democrazia dovrebbe tutelare tutti; è infatti una concezione politica fondata sui principi della sovranità popolare e dell’uguaglianza: giuridica dei cittadini, dell’attribuzione di diritti e doveri sanciti dalla Costituzione. Si può presentare sotto forma di democrazia diretta e sotto forma di democrazia indiretta: in Italia siamo di fronte a una democrazia indiretta, in cui la sovranità è esercitata per mezzo di rappresentanti liberamente eletti.

Se lei non è contento della democrazia attuale vuol dire che non è contento dei suoi rappresentanti: le elezioni sono vicine, veda di non sprecare il suo voto.

 

PAGARE O NO LA PUBBLICITÁ?

Sono un edicolante della provincia di Torino che ha ricevuto una richiesta di pagamento da parte della concessionaria di pubblicità del mio comune per i 2 cavalletti de LA STAMPA appoggiati alle pareti dell’edicola e per un’insegna luminosa sempre de LA STAMPA posizionata sul balcone del locale sopra il mio negozio (edicola, cartoleria e giocattoli) adibito a magazzino. Dopo aver letto il vostro articolo apparso sul n.5/2000 di Azienda Edicola, ho contestato all’ispettore del comune la cartella di pagamento e gli ho consegnato la lettera che ho inviato alla concessionaria con lo schema del ricorso. La risposta alla mia lettera è stata negativa e quindi vorrei da voi un aiuto per capire se la richiesta della concessionaria è legittima e, in caso contrario, come fare per farmi rimborsare il denaro che ho pagato (scadeva il 31/01). Confidando in un vs. gentile riscontro, vi ringrazio e saluto cordialmente.

M. Ghignone

Riva Presso Chieri (TO)

 

Molti lettori continuano a proporre quesiti simili e, nonostante quanto pubblicato precedentemente sia da Azienda Edicola che da molte altre testate nazionali, da parte delle concessionarie esattive dei comuni si continua a richiedere un corrispettivo per le insegne luminose e non, riportanti nomi di testate editoriali.

Vi rimandiamo quindi a a pag. 55 dove potrete leggere ulteriori avanzamenti sull’argomento.

Qui ribadisco che per le insegne e le locandine riportanti nomi di testate editoriali NON è dovuta alcuna tassa. Per quanto riguarda, invece i cavalletti della STAMPA esterni al negozio, non è escluso che le venga addebitata la tassa per l’occupazione del suolo pubblico.

 

LA TASSA SULL’INSEGNA:

UNA SENTENZA INTERESSANTE

Vi chiedo gentilmente di darmi delucidazioni in merito al pagamento della tassa sull’insegna che è posta sul muro del mio negozio e che porta la scritta: CARTOLERIA – EDICOLA – GIOCATTOLI. Vi ringrazio e vi saluto cordialmente.

W. Tassone – Monasterace (RC)

Lei allega alla sua lettera la copia di un articolo uscito su ITALIA OGGI del 7 luglio ’99 che riporta una sentenza del TAR del Veneto: la sentenza è molto interessante in quanto stabilisce che le insegne di esercizio, cioè quelle che recano il nome, l’ubicazione della ditta, non devono essere considerate mezzi pubblicitari; non si applica perciò a loro la disciplina che prevede il pagamento di un corrispettivo all’ente locale per ottenere l’autorizzazione a esporre l’insegna.

Pur costituendo un precedente, tenga conto che il pronunciamento del Tribunale Amministrativo Regionale produce i suoi effetti solo nella regione di competenza, in questo caso il Veneto, e non su tutto il territorio nazionale. Per assurdo se il TAR della sua regione fosse investito del problema potrebbe anche dare soluzioni opposte.

 

UN RICATTO DA CONDANNARE


Cessata l’attività a mio nome il 31/12/2000 l’ho intestata a mia moglie con decorrenza 1/01/2001. Ho fatto tutti i passaggi necessari per legge segnalando il cambiamento del nominativo anche al distributore locale che, però, non vuole prenderne atto perché ho rifiutato di firmare il contratto di fornitura che mi ha sottoposto poiché era inaccettabile oltre che illegale. Ora questo signore continua a fornire la mia rivendita (bolle ed E/C settimanali) con il vecchio nominativo (ragione sociale che non esiste più) e sicuramente mi creerà problemi fiscali.

Cosa devo fare? Devo segnalare la cosa ai carabinieri, ai finanzieri o a chi? Grazie e distinti saluti,

A. M. Troiano

S. Andrea del Pizzone (CE)

 

Quello che le propone il suo distributore locale (contratto di fornitura) è un vero e proprio abuso e le consiglio di non firmarlo. Faccia un esposto alla Magistratura e alla Guardia di Finanza evidenziando le illegittimità poste in essere dal suo fornitore nei suoi confronti. Ho provveduto a inviare la sua lettera alla Fieg che potrà attivarsi richiamando il suo distributore alle proprie responsabilità.

 

CHI STABILISCE I TURNI DI CHIUSURA ESTIVA A MILANO?


Vorrei sapere chi stabilisce i turni di chiusura estiva a Milano e perché con regolarità triennale questi vengono cambiati dal 1° al 2° periodo costringendomi a stare sempre aperto a ferragosto e nei giorni con meno lavoro. C’è malafede in qualcuno o semplice incapacità? Vi ringrazio anticipatamente della risposta che spero arrivi anche se non sono iscritto a nessun sindacato.

L. E. Perego – Milano

 

I turni ferie di Milano vengono decisi dalla Commissione Provinciale ex art.3 del vigente Accordo nazionale che è composto da editori, distributori locali e organizzazioni sindacali. Il periodo ideale sembrava fosse il 2°, quello cioè dal 30 luglio al 2 settembre ma, nei tre anni in cui questo periodo è stato praticato, non si è riusciti a ottimizzare con le agenzie di distribuzione la ripresa del servizio dopo le ferie, soprattutto per quelle rivendite che aprono il 3 di settembre. Non riteniamo ci sia malafede da parte di qualcuno, c’è sicuramente una certa “difficoltà” da parte delle agenzie a organizzare il magazzino e l’accantonamento della merce durante la chiusura delle rivendite cosa che induce poi il rivenditore a rinunciare a qualche giorno di ferie pur di aprire entro la fine del mese di agosto. Questo è uno dei motivi per il quale lo scorso anno si è deciso di ritornare a fare il 1° periodo dal 23 luglio al 25 agosto.

 

I RIFORNIMENTI MANCANO ALL’EDICOLA MA NON ALLA STANDA


A pochi metri dalla mia edicola c’è una ex STANDA che per i 18 mesi della sperimentazione non ha mai venduto giornali, poi come per incanto dal 12 dicembre 2000 (la sperimentazione si è chiusa il 24 novembre 2000) ha cominciato a vendere quotidiani. A quale titolo? Gradirei risposta dalla Fieg. Oggi 21 gennaio 2001, nella mia edicola mancano alcune pubblicazioni, ma alla ex STANDA ci sono tutte in bella mostra a disposizione di chi le vuole sfogliare. Sabato per esempio sono rimasto senza quotidiani. Chiedo pertanto alla Fieg di verificare quanto scritto nell’Accordo Nazionale negli art. 4 e 6, perché ho l’impressione che alla ex STANDA si mandi tutto quello che non si manda a me.

M. Basile – Formia

 

Dal 24 novembre 2000 non è stato più possibile attivare nuovi punti sperimentali. Dalla sua lettera non capisco se il punto vendita in oggetto abbia cominciato a vendere TUTTI i giornali (quotidiani e periodici) il 12 dicembre 2000 o se vendeva a titolo sperimentale i periodici già nel periodo consentito. Nel primo caso l’attivazione del punto vendita è da considerarsi abusiva, nel secondo caso ritengo che, se pur abusivamente, le regole siano state rispettate. Si rivolga al locale Sindacato Giornalai che saprà consigliarla al meglio. Io comunque ho inviato alla Fieg la sua lettera con la speranza che, deontologicamente, si attivi per far rispettare le regole esistenti ai suoi associati e loro mandatari.