Stiamo per entrare in Eurolandia

 

Oltre 50 miliardi di pezzi, tra banconote e monete in lire, marchi, fiorini, franchi, scellini, scudi, dracme e pesetas, stanno per uscire definitivamente dalla scena economica.

Di Nella Lovero


È partito il conto alla rovescia (il countdown) per l’Euro. Una manciata di giorni, 270 circa, ci separa dal 1° gennaio 2002. Data, questa, che sancirà l’entrata in Eurolandia! Dove tutti i cittadini appartenenti ai 12 Paesi (Finlandia, Olanda, Belgio, Germania, Francia, Lussemburgo, Austria, Irlanda, Spagna, Portogallo, Italia e Grecia) che hanno aderito all’Unione economica, potranno pagarsi il primo caffè o il primo quotidiano in Euro. La moneta unica che, da quel primo gennaio 2002, circolerà ufficialmente nel vecchio continente. Addio alle lire, italiane e irlandesi, ai franchi, belgi, lussemburghesi e francesi. Addio ai marchi tedeschi e finlandesi, alle pesetas spagnole, agli scudi portoghesi. Addio ai fiorini olandesi, agli scellini austriaci, alle dracme greche.

Quasi 50 mila tir porteranno al macero queste storiche valute che, dopo essere state per secoli il simbolo della ricchezza Europea, usciranno definitivamente dalla scena economica.

Prima dell’entrata in vigore dell’Euro, sono state previste una pre-fase di rifornimento economico, da settembre 2001 a fine dicembre 2001, e una fase transitoria, gennaio/febbraio 2002, nella quale sarà concessa la doppia circolazione di monete nazionali ed Euro.

Ma con il primo marzo 2002 (poco meno di un anno dal momento in cui state leggendo – e il tempo, ricordatevelo viaggia velocissimo), sarà decretata la scomparsa di tutte le vecchie banconote e monete dalle banche, uffici postali e di cambio, bancomat, negozi e portafogli dei singoli cittadini. L’operazione “Euro” vedrà l’Italia tra i paesi più impegnati a sostituire i quasi 3 mila miliardi di banconote e i 7,2 miliardi di monete.

 

Quante e come saranno le monete e le banconote in Euro

 

Queste le monete:

EURO PARI A LIRE
1 centesimo     19,36
2 centesimi                     38,72
 5 centesimi  96,81
10 centesimi  193,62
20 centesimi 387,25
50 centesimi  968,13
1 Euro    1936,27
2 Euro 3872,54


E così, dopo circa un secolo, gli italiani torneranno a contare in centesimi…! Chi non ricorda i racconti dei nostri nonni che nei primi anni del 1900 compravano e venivano pagati in centesimi. Chi non ricorda il ritornello della canzone più in voga a quei tempi: “Se potessi avere mille lire al mese…”. Sembra, quindi, che oltre ai ritorni storici, ci si debba misurare anche con quelli economici! Ma veniamo ai giorni nostri.

I centesimi Euro che saranno messi in circolazione ammonteranno a 50 miliardi; le otto monete saranno diverse per dimensioni, colore e spessore, a seconda del loro valore; avranno tutte una faccia comune per i 12 Paesi, mentre l’altra faccia sarà diversa da stato a stato.

Per l’Italia sono state scelte queste immagini: Castel del Monte, la Mole Antonelliana, il Colosseo, la Venere del Botticelli, l’Uomo in movimento di Boccioni, il Marco Aurelio, l’Uomo Vitruviano di Leonardo e Dante Alighieri.

 

Queste invece le banconote:

EURO PARI A LIRE
5 Euro     9.681,35
10 Euro                          19.362,70
20 Euro 38.725,40
50 Euro 96.813,50   
100 Euro 193.627,00 
200 Euro   387.254,00 
500 Euro 968.135,00 


Le banconote in sette tagli, uguali in tutti i paesi dell’UEM (Unione Europea Monetaria), si distingueranno tra loro per diversità di disegni, dimensioni e colori dominanti. Per esempio: il taglio da 5 Euro avrà come colore il grigio-blu; quello da 10 il rosa; da 20 il blu. Mentre le banconote, in tagli da 50, 100, 200 e 500 avranno rispettivamente: l’ocra, il verde, il giallo e il viola. Per le sette banconote, realizzate in carta speciale con caratteristiche tecniche che ne renderanno improbabile sia la falsificazione che la contraffazione, sono stati previsti da un lato i simboli raffiguranti altrettanti periodi della cultura Europea: dal romanico al classico, dal gotico al rinascimento, dal barocco al rococò, e al ventesimo secolo; sull’altro lato, uguale per tutte le sette valute, verrà riportata l’immagine dell’Europa Monetaria Unita.

 

Come rifornirsi delle nuove valute nella pre-fase

Dal 1° settembre 2001, scatterà un primo rifornimento di Euro, pari a circa il 40% dell’ammontare totale destinato al nostro Paese.

Questa prima emissione in Euro, di oltre 2 miliardi di banconote e di 7 miliardi di monete, vedrà successivamente protagonisti i 26 mila sportelli degli istituti di credito e i 14 mila uffici delle poste. Da dicembre, invece, il rifornimento riguarderà i negozianti e i cittadini tutti, che avranno in dotazione rispettivamente gli starter-kit e i mini-kit. Si tratta di confezioni di banconote e monete Euro, il cui nome cambia solo per identificare la quantità dell’approvvigionamento monetario. Difatti, i negozianti avranno gli starter-kit, del valore compreso tra 250 e 315 Euro (pari a lire 484.000 e 609.925 arrotondate per difetto); mentre i cittadini potranno dotarsi di mini-kit del valore di 12,91 Euro (pari a quasi 25.000 lire). È importante ricordare che il tasso di cambio fisso stabilito per la lira italiana è di 1.936,27 Euro.

Il contante in lire inutilizzato entro la fine di dicembre 2001, dovrà essere depositato presso le banche e gli uffici postali. Dal 1° dicembre 2001, quindi, pensare e contare in Euro sarà obbligatorio per tutti. Perché dopo la seconda fase, detta di transizione, che terminerà con il 28 febbraio del 2002, non sarà più possibile usare le vecchie lire.

 

Come affrontare la fase transitoria e come risolvere, dal 1° marzo 2002,

il problema del resto in centesimi

Per i punti vendita, nei primi due mesi del 2002, nella cosiddetta fase transitoria, i prezzi dei prodotti saranno obbligatoriamente scritti sia in lire che in Euro. E, contestualmente, il cliente potrà pagare sia in lire che in Euro.

Da questa doppia circolazione di monete diverse nascerà, come naturale conseguenza, una complessa gestione del denaro incassato. Per ridurre al minimo questa ripercussione, è auspicabile che tutte le imprese commerciali, comprese le edicole, si aggiornino per tempo sull’uso di strumenti per il pagamento elettronico.

Azienda Edicola, nei numeri 4 e 6 del 2000, e specificatamente con gli articoli Cominciamo ad abituarci e Si avvicina l’ora X, ha già affrontato alcuni dei temi connessi all’entrata dell’Euro. Riprendere, oggi, il discorso sulla moneta unica, ampliandone i contenuti e soffermandosi sui particolari, può essere di aiuto a coloro che nutrono ancora dubbi e incertezze.

Registratori di cassa, terminali per il pagamento elettronico, come bancomat o carte di credito, costituiscono gli strumenti insostituibili per gestire al meglio il passaggio dalla lira all’Euro perché consentono di familiarizzare immediatamente con i centesimi senza rischio di sbagliare. E questo vale sia per chi compra che per chi vende.

Per quanto riguarda i registratori di cassa, la legge emanata dal ministero delle Finanze (n. 291/E del 23/12/98) prevede… “che tra il primo gennaio 2002 e il 28 febbraio 2002, le registrazioni nella memoria fiscale dovranno avvenire solo in Euro, con la possibilità di esprimere sullo scontrino il prezzo di ogni singolo prodotto acquistato sia in lire che in Euro. Dopo il 1° marzo 2002, l’Euro sarà l’unica valuta da utilizzare sia per le registrazioni nella memoria fiscale che sugli scontrini”.

Il pagamento mediante bancomat o carte di credito rende di sicuro tutto molto più semplice e veloce. Per gli edicolanti esiste un’ulteriore possibilità per convertire le lire in Euro e semplificare il problema degli spiccioli: la Edicard. Il sistema già programmato per la conversione in Euro consentirà all’edicolante di incassare da subito il denaro facilitando il cliente nell’acquisto di quotidiani, periodici o qualsiasi oggetto in vendita, scaricando dalla tessera, automaticamente, l’importo relativo.

 

Il computer per il controllo degli estratti conto

Se fino a ieri, molti edicolanti dicevano “…computer? macché faccio prima a spuntare direttamente”, con i giornali addebitati in Euro, sarà necessario spuntare da un minimo di 8 cifre a 12, 14 a secondo del costo di ogni singola testata.

Proprio così: le OO.SS hanno ottenuto, infatti, che il prezzo di cessione per ogni testata sia indicato con 6 decimali (vedere Azienda Edicola n. 4/00). Questa richiesta è stata fatta per garantire, il più possibile, il mantenimento dei ricavi attuali. Gli arrotondamenti a due cifre potrebbero, infatti, penalizzare il risultato.

Potete immaginare che confusione?

Un computer e un programma adatto risolveranno agevolmente la procedura.

Abbiamo detto che mancano poco più di 250 giorni al momento fatidico. Non sarebbe il caso di approfittare di questo intervallo per attrezzarsi e prendere dimestichezza con schermo e tastiera, prima di correre il rischio di ritrovarsi senza nemmeno essersene accorti, nel caos più totale?