Per quanto tempo ancora?
Torino, 22 marzo 2001
• Gent.ma AZIENDA
EDICOLA
all’attenzione di
Armando Abbiati
e p.c. • SINAGI – Roma
• CISL – Roma
Gentilissimo Abbiati,
la ringrazio ancora
una volta per lo spazio che mi concede, pur non condividendo la maleducazione
di alcuni vostri responsabili di Torino, spero presto potermi contare fra di
voi.
Vorrei chiedere a
tutti:
- per quanto tempo
ancora dovremo sopportare le perdite di copie causa abbonamenti anche al 70% di
sconto;
- per quanto tempo
ancora l’edicolante nonostante tutti i record di ore straordinarie, nonostante
le nuove vendite aggiuntive ai bar, tabacchini, strilloni, ecc. almeno alla
domenica non si può riposare di fisso (facoltativamente);
- per quanto tempo
ancora l’edicolante non può avere la mezza giornata di chiusura come tutte le
altre attività (facoltativamente);
- per quanti anni
l’edicolante non potrà avere il sacrosanto diritto alle ferie di almeno tre
settimane come sancito in qualsiasi contratto sindacale (N.B. un operaio appena
assunto ha diritto a 26 gg. di ferie e almeno 10 gg. di permessi);
- per quanto tempo
ancora si dovranno introdurre articoli alternativi per poter riuscire ad alzare
la serranda?
- Per quanto tempo gli
editori continueranno a proporre inutili sconti quando invece potrebbero
aumentare i loro profitti (e i nostri) riversando gli abbonati alle edicole più
vicine?
- Per quanto tempo
dovremo vedere la gente che legge comodamente stile sala d’aspetto le riviste
gratis nei centri commerciali?
Sindacati, la
trattativa spetta a voi, mettetevi insieme al di là dei colori e questa volta
non sbagliate… Non ve la perdoneremmo, a costo di formare un nuovo sindacato!
E vi prego ancora una
volta di non risolvere tutto con il solito luogo comune: “Avevi da fare un
altro lavoro….”
Ormai è passato di
moda, come la maggior parte dei dirigenti sindacali che pensano ancora che fare
l’edicolante sia una missione al pari del carabiniere o del prete!
E poi smettiamola,
anche a livello locale, di firmare qualsiasi accordo commerciale senza prima
avere sentito la base.
La ringrazio
anticipatamente se avrà il coraggio di pubblicare questa lettera, altrimenti mi
sono sfogato e chi doveva sapere, ha saputo.
Caro Filoramo,
per quale motivo non
dovremmo avere il coraggio di pubblicare la sua lettera?
Per prima cosa la
pregherei di farmi sapere chi sono i nostri (?) responsabili torinesi che lei
accusa di maleducazione perché questo atteggiamento non può essere tollerato.
Per seconda, le confermo
che su molte cose Lei ha pienamente ragione. E queste verranno discusse al
momento del rinnovo dell’Accordo, appena sarà possibile.
Ci sono poi alcuni punti
che consideriamo oggi veramente immorali, come il fatto che agli editori
vengano riconosciuti dallo Stato (ovvero da tutti noi che paghiamo le tasse)
agevolazioni di tutti i generi, quando poi effettuano abbonamenti con il 70% di
sconto. Se sono così ricchi da regalare i loro giornali che spediscono per
posta, perché mai devono richiedere delle tariffe postali agevolate? Non
potrebbero pagarsi i loro santi francobolli come fanno tutti i comuni mortali?
Ma sembra proprio che per loro i (nostri) sacrosanti soldi entrino dalla porta
principale per uscire dalla finestra e finire in chissà quali tasche!
Sugli articoli
alternativi direi che è una fortuna se oggi possiamo acquistarli per
rivenderli: almeno su questo, proprio, non avrei da ridire; d’altra parte visto
che siamo degli imprenditori, è giusto cercare di guadagnare il più possibile
utilizzando tutti gli strumenti a disposizione. Fino a ieri pensavamo che i
giornali dovessero essere il nostro fiore all’occhiello. Non è davvero colpa
nostra se oggi ci piacciono meno.
La gente legge i giornali
al super come dal dentista? Magari leggesse sempre di più. Più lo fa a sbafo e
meno copie si venderanno in questi punti vendita tanto desiderati. Nelle nostre
edicole, è certo, i giornali si vendono solamente. Se qualcuno gentilmente ce
lo chiede possiamo anche farglielo sfogliare, perché possa rendersi conto di
cosa si tratta, ma la cosa dura poco, anzi pochissimo.
Infine, sono ancora
d’accordo con lei: noi non siamo dei missionari. Il nostro è un lavoro come un
altro. Lo facciamo perché ci piace, perché le circostanze ci hanno portato a
sceglierlo. Perché lo abbiamo ereditato. Punto. Il resto è pura demagogia.
Cordiali saluti.
Il Corsera gratis, da Mc Donald’s
Parabiago (MI), 22
gennaio 2001
• Spett.le Azienda
Edicola,
Sono una edicolante di
Parabiago, cittadina nella provincia di Milano e vi scrivo per lamentare la
situazione in cui ormai si trova la nostra categoria.
Da che mi ricordi il
sindacato è sempre stato a favore dei lavoratori, ma sembra che nel nostro caso
non sia così.
I Tabaccai d’Italia,
quando lo Stato ha deciso di diminuire la percentuale di ricavo sulle giocate, hanno
indetto, attraverso i loro sindacati, uno sciopero nazionale e le conseguenze
sono state una serie di agevolazioni favorevoli come l’aumento del
Superenalotto, il pagamento di bollo auto, multe, televisione, ecc. in modo da
poter lavorare con tranquillità.
Noi edicolanti,
invece, dobbiamo sottostare alle decisioni degli editori; sono mesi ormai che
il GIORNO si vende a una cifra irrisoria: prima 500 lire e adesso 1000! (Ma a
me lo sconto sul telefono o sulla luce non lo fanno se guadagno di meno!).
Per non parlare del
CORRIERE DELLA SERA che, escluso nelle farmacie, lo si vede regalato ovunque:
ultimo arrivato, da MC DONALD’S!
Sempre parlando del
CORRIERE DELLA SERA, prima viene consegnato a domicilio per 10/15 giorni gratis
(con conseguente diminuzione delle nostre vendite) poi fanno abbonamenti “Ore
7” ma il cliente che decide di disdire il contratto deve subirne la consegna
per almeno 3 o 4 mesi prima di riuscire a toglierselo di torno.
E pensare che in
Italia esiste ancora il culto delle edicole dove il cliente si reca per
acquistare il giornale e fare due chiacchiere... ma se da noi non è disponibile
un prodotto (specialmente quello reclamizzato), ora il cliente si rivolge al
supermercato dove, chissà come mai, quello stesso prodotto è sempre presente e
in modo abbondante (...).
Altro punto dolente,
per la nostra categoria, è quello della distribuzione che non ha mai quasi
nulla di disponibile quando ti rivolgi a lei per il rifornimento: i numeri
arretrati vengono bancalati e distrutti praticamente subito alla resa
quotidiana. Inoltre, a noi vengono contestate le copie non conformi o mancanti
di gadget anche piccolo, mentre dai supermercati viene ritirato tutto, compreso
il materiale deteriorato (basta andare a fare la spesa per rendersi conto di come
qualche benpensante si serva gratuitamente sui loro scaffali!).
(...) Sarebbe bene che
qualche agente degli editori facesse un giretto sia nelle edicole che nei
supermercati per rendersi conto di come vanno le loro vendite per poi, magari,
riuscire ad aiutare, in qualche modo, tutti noi.
Ringrazio
anticipatamente chiunque mi legge e porgo cordiali saluti.
Corso di formazione per gli edicolanti
Udine, 13 febbraio
2001
La nostra è un
attività singolare e veramente complessa, non fosse altro per il numero di
pubblicazioni da gestire. La nuova legge per l’editoria consentirà la creazione
di nuove testate non più legate al supporto cartaceo.
Per svolgere una
qualsiasi professione si svolgono dei corsi propedeutici e sono a disposizione
gli strumenti (informatici) adeguati. Non mi risulta che qualcuno abbia ancora
pensato di promuovere dei corsi appositi per edicolanti, e sì che la
delicatezza del nostro mestiere è evidente a tutti, e solo ora sta prendendo
forma un programma di gestione delle pubblicazioni in connessione con le
agenzie di distribuzione.
Non penso di esagerare
stimando che il rendimento (meno rese, distribuzioni mirate...) del sistema
distributivo possa migliorare “almeno” del 10% con l'introduzione di programmi
informatici di gestione in connessione con le agenzie di distribuzione. Prima
di esprimere avventati giudizi su un sistema di vendita, si dovrebbe – infatti
– verificarne le effettive potenzialità, alla luce delle nuove tecnologie.
Va ricordato che gli
editori hanno pensato bene di dare un contributo ai distributori locali per
istruire adeguatamente chi aderiva alla sperimentazione (!).
Spero che chi andrà a
negoziare con gli editori il nuovo accordo nazionale vorrà chiedere loro
ragione di questo singolare comportamento. Vero è che, in tema di corsi
professionali, potrebbero inserirsi efficacemente e proficuamente le
Organizzazioni Sindacali. Ci hanno mai pensato?
Potrebbero gli editori
corrispondere un certo compenso alle OO.SS. per tenere i corsi ai nuovi
rivenditori e di aggiornamento per quelli in attività?
A mio parere, questo
contributo avrebbe più senso delle defunte quote di servizio e rappresenterebbe
un concreto segnale di svolta nei rapporti tra edicolanti ed editori.
Gadget rubati all’ipermercato e un’idea: i nostri
pagamenti con valuta a 60 giorni
Verona, 11 gennaio
2001
• Spett.le Azienda
Edicola,
(...) le mancanze non
vengono accreditate e non si riesce più a protestare, tanto hanno sempre
ragione loro. Cambiano i distributori ma la coperta diventa sempre più stretta.
So che
nell’ipermercato qui vicino rubano calendari, videocassette e gadget vari,
nessuno controlla tanto il distributore accetta lo stesso in resa la merce
incompleta con pagamento a 60/90 giorni.
Non è forse giunta l’ora
di ribellarsi a questo sopruso?
Perché come forma di
protesta non proclamiamo uno sciopero bianco nei pagamenti?
L’idea sarebbe di
pagare regolarmente l’estratto conto il giorno stabilito, ma con valuta
beneficiario 60 giorni.
In due settimane li
affondiamo tutti.
Grazie a tutto lo
staff: siete grandi, continuate così.
Lettera firmata
Vendita obbligatoria di prodotti non editoriali
Siracusa, 9 gennaio
2001
• Spett.le Azienda
Edicola,
Vi scrivo perché la
vostra rivista si occupa dei giornalai e pubblica le loro lettere, arriva
puntualmente nelle edicole, dà un grande servizio alla categoria.
Da un sindacato ci si
aspetta che sia attento osservatore dei fatti degli edicolanti, che ne curi gli
interessi e ne difenda i diritti. Certamente un sindacato moderno è in grado di
fornire più servizi, suggerire nuove attività, progetti avanzati, opportunità
di guadagno e altro ancora.
Ma parlare di un
sindacato moderno è troppo prematuro, considerando che da quindici anni ci
troviamo sostanzialmente con lo stesso accordo, da quindici anni abbiamo gli
stessi problemi (sono giornalaio da quindici anni!).
Dal mese di novembre
riceviamo prodotti tipo braccialetti, collanine, ciondoli, profumi e altro
ancora. L’aggio che riceviamo per questi prodotti è meno del 18,62% e il
pagamento ci viene richiesto nell’estratto conto. Cosa più grave è che questi
prodotti non sono accompagnati da nessun prodotto editoriale e vengono
distribuiti da distributori nazionali.
Come mai si permette
un abuso del genere?
Secondo me siamo di
fronte a una violazione in materia fiscale, senza contare che si permette di
far rischiare al giornalaio una grossa multa per evasione dell’IVA;
commercialmente è una azione antieconomica.
Perché le segreterie
nazionali non denunciano tale violazione all’autorità competente? Perché non
vengono fatti accordi commerciali più convenienti per i giornalai?
Questa mia – che venga
pubblicata – vuole essere di stimolo perché le segreterie nazionali operino concretamente
per la nostra categoria.
Lettera aperta al presidente dello SNAG, Armando Abbiati
La Spezia, 2 marzo
2001
Caro Armando,
per la conoscenza e la
comunanza di tante battaglie sindacali, che ci hanno visto spesso insieme in questi
anni, mi permetto di scriverti queste righe con grande cordialità e simpatia:
Dato che tu hai un
giornale, che ti fa leggere in tutta Italia, a me non rimane che una lettera
aperta per dire il mio pensiero sul tuo fondo apparso su Azienda Edicola Lo SNAG
non ha firmato.
Nel luglio del ’98
tutti i sindacati hanno firmato un documento FIEG sulla Sperimentazione: il
SINAGI dopo un aspro confronto al proprio interno, che ha prodotto purtroppo
lacerazioni e ferite a maggioranza, ha deciso di non firmare dato che non
riteneva tutelati i giornalai da quel tipo di accordo. Questo accordo prevedeva
un aumento di 7.000 punti vendita che dovevano essere decisi da commissioni
regionali. Quante volte, come e quando, queste commissioni si sono riunite e
hanno deliberato? Mai.
Gli editori hanno
sguinzagliato sul territorio i loro ispettori e per un anno, anche dopo il
termine previsto dalla legge 108, hanno aperto punti sperimentali a proprio
piacimento. I firmatari dov’erano, che posizioni hanno assunto?
Non sono stati aperti
7.000 punti vendita solo perché gli Editori non hanno voluto. (…) I sindacati
firmatari non sono mai stati coinvolti e impotenti hanno subito l’iniziativa.
Era questa la tutela della categoria?
Al termine della
sperimentazione il Governo, per la riscritturazione dell’art. 14 della 416, non
volendo decidere, ha chiesto alle parti un Accordo che se fosse stato unitario
lo avrebbe assunto completamente. Di qui la necessità di avere un accordo con
gli Editori e i vostri incontri con il SINAGI.
L’accordo è stato
trovato e firmato da tutte le organizzazioni e non dalla SNAG.
Sono tutti
cloroformizzati?
Di cause perse in
questi ultimi anni ne sono state fatte diverse, hai fatto fuoco e fiamme sulla
defiscalizzazione minacciando denunce e ricorsi e non si è saputo nulla. Si
tace su di una sentenza che ha dato torto ad alcuni rivenditori che
personalmente hanno ricorso. Cosa ha fatto lo SNAG?
Si è difeso a oltranza
la distanza dei 300 metri, si è difeso l’autorizzazione, sapendo benissimo che
la legge Bersani abolisce il sistema autorizzatorio e che si era soprasseduto
per le edicole in attesa della nuova 416. Tutte difese che si sono verificate
insostenibili.
Qualcuno queste cose
le diceva tre anni fa ma era un visionario o un asservito agli Editori. Adesso
siamo cloroformizzati?
Per la prima volta da
50anni a questa parte c’è un Accordo con gli Editori che riporta il pensiero
sia di una parte che dell’altra e chiede al Governo di assumerlo. In questo
Accordo si parla di COMUNICAZIONE e non di AUTORIZZAZIONE, quindi scandalo, non
si è difesa la categoria!
(…) Lo SNAG non è d’accordo, non è una
novità, ma cosa propone di diverso? (…) Sarai contento di aver vinto la tua
battaglia, la Commissione Cultura nella sua bozza ha lasciato l’AUTORIZZAZIONE
per la catena delle rivendite ma crea una catena parallela e alternativa senza
gli obblighi che gli esclusivi hanno liberalizzando di fatto tutto il nostro
sistema.
Questo è il vero
pericolo che corre la categoria e se la vogliamo veramente difendere occorre
essere uniti e farci fortemente sentire.
Consentimi una
battuta, lo SNAG non mi sembra “un bastian contrario” né tantomeno un uomo
d’arme bergamasco del ’600, bensì un RE TRAVICELLO.
Non è con la demagogia
e le battute a effetto e con i disegni dei superman che si difende una
categoria che tutti vogliamo difendere.
Con immutata stima e
simpatia.
Membro del
Direttivo Naz.le SINAGI
Segretario Prov.le
SINAGI - La Spezia
Caro Galli,
come vedi noi, a
differenza di altri, pubblichiamo anche le lettere che non ci riempiono di
complimenti.
Anche se per esigenze di
spazio abbiamo dovuto omettere qualche passaggio della tua lunga missiva,
comunque non determinante ai fini della stessa.
Devo dirti che mi
piacerebbe essere un travicello che galleggia tranquillo nel suo stagno… ma
ahimè il nostro ambiente è ben diverso, affollato e frenetico.
Ora tutto è finito: come
dopo le elezioni politiche, anche chi ha perso ha vinto; le OO.SS dei
rivenditori di giornali hanno vinto tutte insieme la loro battaglia. Ma da
adesso in avanti dobbiamo ricominciare a lavorare perché ci aspettano
moltissime incombenze fra cui, prima e importantissima, la stesura del nuovo
Accordo Nazionale e, di conseguenza, la sua firma. Ed è evidente – come tu dici
– che dovremo lavorare tutti insieme perché “occorre essere uniti e farci
fortemente sentire”.
Per quanto riguarda il
tuo post scriptum, qui non riprodotto, ho inviato il tuo appunto alla DI BAIO
affinché provveda in merito.
A Milano per esempio, le
loro testate sono consegnate come si conviene. Riceverai una risposta
direttamente dall’editore. Cordiali saluti.