Qualche prima proposta
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Per
discutere con la controparte, i sindacati devono essere autonomi
finanziariamente. Lo SNAG c’è riuscito, però, ora ha bisogno di tutti voi.
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Come tutti ben sapete è stata definitivamente varata la nuova legge
dell’editoria.
Nel
numero scorso di Azienda Edicola è stato pubblicato, a firma del nostro
consigliere nazionale Maurizio Corti (che tiene anche la rubrica La
Parola all’Avvocato), un esaustivo articolo (che potete trovare anche nel
nostro nuovo sito Internet www.snagnazionale.org) al riguardo.
Aspettando
quindi che il regolamento che seguirà chiarisca i punti controversi, cominciamo
ad affrontare quello che sarà il problema fondamentale dei prossimi mesi: il
rinnovo del contratto nazionale.
Come
ho già più volte affermato il nuovo Accordo Nazionale, proprio in virtù della
nuova legge dell’editoria e dello spirito di innovazione e di ammodernamento in
essa contenuti, dovrà contenere quegli strumenti operativi tali da permettere
l’effettivo rispetto dell’accordo stesso da parte di tutte le parti firmatarie.
Ma
facciamo innanzitutto un passo indietro e andiamo a vedere cosa occorre per
ottenere un buon accordo.
Ne
ho già parlato nell’articolo pubblicato sul numero scorso: c’è bisogno di vera
forza contrattuale. Condizione fondamentale per avere questa forza è l’autonomia
del sindacato.
Forse non
è un caso ma tra le cinque
sigle
sindacali che rappresentano
la
categoria quella con la A
di autonomia
è lo SNAG.
E
noi vogliamo far pesare questa A in fase di contrattazione a vantaggio di tutti
i rivenditori d’Italia. Ma in cosa consiste l’autonomia di un sindacato? Prima
e fondamentale condizione è l’autonomia
finanziaria: non è pensabile poter sbattere i pugni sul tavolo (se
necessario ovviamente) delle trattative, se la controparte con un semplice
gesto (quello di bloccare i finanziamenti) istantaneamente calma i tuoi
bollenti spiriti.
È
già capitato, ricordate? Con la soppressione unilaterale dell’art.11, che
prevedeva il finanziamento delle strutture sindacali nazionali, da parte della
FIEG.
Facciamo
ancora un passo indietro, quindi, per analizzare cosa è accaduto negli ultimi
due anni all’interno dello SNAG al fine di ribaltare questa situazione e
raggiungere, finalmente, la piena autonomia finanziaria e politica a garanzia e
tutela di tutti i giornalai italiani.
Gestire
una struttura sindacale nazionale, dovrebbe essere evidente a tutti, comporta
continue e ingenti spese per la consultazione degli organismi statutari, per la
partecipazione alle riunioni previste dagli accordi, per i numerosi incontri
con le istituzioni e con le rappresentanze politiche e parlamentari, per la
gestione dei rapporti con le strutture territoriali in tutta Italia e via
dicendo.
Lo SNAG ha
quindi deciso di affrancarsi dalla FIEG tramite numerose iniziative
commerciali,
che
ormai molti di voi conoscono e hanno potuto apprezzare, che hanno
consentito il raggiungimento della piena autonomia finanziaria, politica e
sindacale.
Ripeto
per l’ennesima volta: l’autonomia è questione fondamentale e propedeutica a
ogni successiva legittima rivendicazione.
Detto
questo, in maniera tale che ognuno di voi possa giudicare il comportamento di
tutti i dirigenti sindacali e consapevolmente decidere a chi affidare la
rappresentanza dei propri interessi, torniamo all’Accordo Nazionale: anzi no,
scusate, ancora un po’ di pazienza e di attenzione, dimenticavo un’altra
importante questione.
Se
l’autonomia è questione fondamentale, subito dopo viene la rappresentatività:
senza di essa, com’è ovvio intuire, le istanze più importanti, magari quelle
più difficili da far digerire alla controparte, mancano dell’appoggio numerico
necessario.
È
per questa ragione che, oggi come non mai, abbiamo bisogno del vostro
sostegno, di sentire la vostra voce, di percepire direttamente da voi,
lettori-giornalai, la vostra determinazione nel conseguire quegli importanti
risultati che si ripercuoteranno direttamente sul vostro lavoro quotidiano una
volta rinnovato l’Accordo Nazionale.
È
giunto il momento di prendere il coraggio a quattro mani, uscire allo scoperto,
vincere la comprensibile difficoltà legata al fatto che il nostro lavoro ci
impegna per moltissime ore al giorno, e fornire l’appoggio fondamentale, quello
della base, che ci permetterà di ottenere grandi risultati per l’intera categoria.
Aderite
quindi allo SNAG,
e, se
necessario, fondatene una struttura territoriale
(vi
ricordiamo che bastano cinque giornalai per formare una struttura territoriale
che avrà tutto l’appoggio necessario dallo SNAG nazionale) e finalmente, se mi
passate la metafora, venite a “vedere” la “mano” che stiamo giocando.
Non
siamo abituati a “bluffare”: il “poker d’assi” è davvero in mano nostra e manca
solo il vostro aiuto per vincere la “mano”.
Ma
quale sarebbe, quindi, una mano vincente?
Quella
che portasse gli strumenti necessari a far valere i nostri diritti, peraltro
già riconosciuti ma mal tradotti (non lo affermo io ma la oggettiva cronistoria
delle riunioni di commissione ex art. 5 succedutesi negli anni che hanno
spessissimo evidenziato la vana rivendicazione di diritti riconosciuti: uno per
tutti quello relativo all’imposizione da parte dei distributori locali di
migliaia di contratti capestro ai nuovi giornalai in tutta Italia),
nell’Accordo Nazionale.
E
finalmente quindi (certo che ne avete di pazienza!) veniamo al dunque:
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VISITATE IL NUOVO SITO |
STRUMENTO
n° 1
Nell’Accordo
Nazionale è già sancito il diritto di non essere sommersi dalla paccottiglia pseudoeditoriale, dalla “fuffa”
paraeditoriale, e dal riciclaggio di prodotto editoriale vecchio, sporco,
impolverato, “plurietichettato” (sapete cosa intendo, no?).
Tale
diritto è sancito nell’art. 4 “piani di vendita” e nell’art. 6 comma 4
“inadeguatezza per difetto e per eccesso delle forniture”.
Bene,
ma se l’Accordo Nazionale già prevede tale situazione, come mai, mi siete tutti
testimoni, le nostre edicole sono invece al limite dello scoppio improvviso e
devastante? Manca lo strumento per far rispettare l’accordo.
Possiamo
protestare quanto vogliamo (e quante centinaia di volte l’abbiamo inutilmente
fatto!), ma senza gli strumenti non serve a nulla.
Bene,
aggiungiamo una postilla al comma 4 dell’art. 6: “nel caso il tempestivo
(sic!) intervento editoriale non fosse attuato immediatamente, è facoltà del
singolo rivenditore rendere la merce in eccesso in un apposito spazio previsto
nella bolla di consegna del distributore locale”. Oplà il gioco è fatto.
Migliaia di snervanti telefonate al distributore locale e continue proteste con
il rappresentante sindacale dissolte in un baleno.
Sempre allo stesso riguardo (fuffa e piani di vendita) c’è da chiedersi perché
tali prodotti editoriali (via, siamo buoni e con tanta buona volontà
chiamiamoli così) che di fatto sono invendibili e invenduti (ancora, ognuno di
voi lo può testimoniare) vengano, evidentemente con costi altissimi,
distribuiti sulla rete di vendita.
Una
qualche convenienza economica deve pur esserci, oppure c’è veramente qualcuno
che lavora gratis et amore dei? Forse il fatto che la
gran parte di tale merce venga profumatamente pagata in anticipo dalla rete di vendita, e che questo denaro resti a nessun titolo nelle tasche
di
qualcuno
per
più o meno lunghi periodi, hanno la loro spiegazione in quanto accade? Bene,
modifichiamo l’anacronistico art. 10 nel punto in cui prevede che “le pubblicazioni
dovranno essere pagate con i sistemi pattuiti e – di norma – contestualmente
alla consegna, scomputando l’equivalente delle copie invendute e
documentate come resa”.
“Contestualmente
alla consegna” stride fortemente con quanto previsto dal contratto estimatorio
codificato dal codice civile all’art. 1556.
È
bene ricordare che quando si insegna il contratto estimatorio agli studenti,
viene quasi sempre portato come esempio il sistema in uso nel comparto
editoriale e, più precisamente, il sistema di pagamento della rete di vendita.
Il
contratto estimatorio prevede il pagamento o la restituzione del bene alla
scadenza dello stesso. Addirittura, la proprietà del bene in oggetto non passa
mai attraverso il rivenditore ma direttamente dal produttore al consumatore
(non è prevista per esempio la possibilità di confisca delle pubblicazioni allo
scopo di realizzo nel caso di fallimento del giornalaio) al momento
dell’acquisto finale.
Dunque,
modifichiamo l’art. 10 in questi termini: “le pubblicazioni si pagheranno
quotidianamente alla scadenza delle stesse a fronte del rilascio di ricevuta
fiscalmente valida” (come l’estratto conto oggi in uso).
Per
capirci meglio: ogni giorno la bolla di consegna contiene forniture di
quotidiani, settimanali, mensili, ecc.
Ognuna
di queste pubblicazioni verrà fornita in conto deposito con l’addebito e il
contestuale richiamo resa del numero precedente.
Ogni
giorno verrà emesso estratto conto bancario, che verrà puntualmente pagato per
l’importo dovuto, contenente le forniture e le rese del giorno stesso.
Come?
Sento qualcuno dire che non è tecnicamente possibile comporre tale estratto
conto per il giorno stesso? Le vie dell’informatica e dell’office automation
sono infinite; aspettando che i distributori locali si attrezzino pagheremo
l’estratto conto puntualmente al ricevimento dello stesso.
Come?
Sento qualcun’altro dire che un distributore medio con 500 rivendite dovrebbe
fare 500 estratti conto per 365 giorni all’anno con un totale di 182.500
documenti fiscalmente validi all’anno? Allora per venire incontro alle esigenze
amministrative dei distributori locali e per loro comodità accetteremo di
pagare l’estratto conto settimanale che ci verrà recapitato in un qualsiasi
giorno della settimana che deciderà il distributore: tanto con il conto
deposito effettivo e reale non accadrà più di vedersi inondare di pubblicazioni
l’edicola nei giorni in cui non viene contabilizzata la resa; né vedremo più la
concentrazione di richiami resa in quegli stessi giorni che, per l’appunto, a
causa dell’estratto conto non parificato, saltano all’estratto conto
successivo.
Faccio
notare inoltre un caso emblematico: quando il distributore locale di Padova
impone uno dei famosi contratti capestro vietati dalle delibere di commissione
5, ma tranquillamente richiesti come nulla fosse, nel testo del contratto
stesso si sottolinea il fatto che le vessatorie modalità di pagamento previste
sono “migliorative” (oltre al danno la beffa!) rispetto al disposto
dell’Accordo Nazionale che prevede il pagamento quotidiano contestuale alla
consegna delle pubblicazioni.
La
cosa ridicola è che comunque tale sistema di pagamento giornaliero non mi
risulta essere attuato in alcuna zona d’Italia.
E
allora cosa si aspetta a sostituirlo con un sistema più moderno, adeguato alle
necessità di funzionalità e chiarezza in modo tale da costituire strumento atto
a evitare ogni forma di abuso?
Problema:
esclusività territoriale dei distributori locali e conseguente intervento della
Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
Uhm...
problema bello tosto anche questo, non è vero? Bene, poiché ho visto qualcuno
di voi sbadigliare e qualcun altro appisolarsi, vi propongo di risentirci con
un altro articolo nel prossimo numero... nel frattempo al riguardo leggete
l’art. 6 comma 1 dell’Accordo Nazionale e... fatemi sapere cosa ne pensate
visitando il forum “libero di dire” sul nostro nuovo sito, ed esprimendo
quindi la vostra opinione.
Per
finire un appello: come ormai avrete capito siamo a una svolta nell’ambito dei
rapporti con la controparte per il rinnovo dell’Accordo Nazionale.
Noi
ce l’abbiamo messa tutta per fare in modo di creare le condizioni per vincere
la partita: quello di cui abbiamo bisogno ora è il vostro appoggio, la vostra
rappresentanza.
Quanto
più numerosa sarà, tanto più efficace sarà la nostra azione sindacale e
positivo per i giornalai il conseguente risultato.
Presidente
Provinciale - SNAG-Padova