...a quale prezzo si vedrà.

 

 

Armando Abbiati
Presidente Nazionale 
SNAG–Confcommercio

 

Dobbiamo riconoscere, cari Editori, che i vostri prodotti editoriali hanno perso molto del loro look.

Non siamo noi che lo diciamo, ma le vendite che lo confermano.

A parte qualche testata (ma si contano sulle dita di una mano) che vanta aumenti costanti e progressivi di anno in anno, le altre sembrano, tutte, stampate con la macchina delle fotocopie.

I femminili si “strappano” i lettori a furia di gadget. Anche questi, comprati in blocco sui mercati orientali. I maschili battagliano fra di loro a colpi di videocassette, cd-rom, guide e guidette più o meno turistiche.

E il bello è che tutta questa “gadgettistica” non è regalata, ma viene fatta pagare all’incauto lettore rimpolpando così le casse editoriali.

I quotidiani si difendono a colpi di inserti patinati a colori, su carta riciclata; di sport, di viaggi, di arredamento: questa è, in particolare, l’ultima del Corriere della Sera che, a settembre, lancerà CASAMICA al sabato in abbinata, appunto, con il quotidiano.

E proprio i quotidiani, che accusano la televisione di distogliere lettori di carta stampata dall’acquisto del giornale, cosa fanno per contrastare lo schermo invadente? Si televisivizzano anche loro.

E che dire delle riviste quasi regalate, abbinate a questo o a quel mensile?

O ancora dei quotidiani-panino?

Invece di darsi da fare per individuare strade nuove o cercare di fare prodotti sempre migliori, più interessanti, l’unico obiettivo è quello di riempire le pagine di pubblicità che, se non altro di questi tempi, non sembra andare tanto per il sottile.

Siamo l’unico paese in Europa in cui gli editori, anziché fare gli Editori, vendono oggetti regalando i giornali. Perché lo Stato lo consente e, paradossalmente, trova anche i fondi per dare a questo assurdo mondo, anche delle “provvidenze”.

Tuttavia, quotidiani e periodici, nonostante tutto, potevano ancora godere di una certa immagine proprio perché venduti soltanto in edicola: un punto di vendita altamente specializzato. Ora le cose sono cambiate.

A contribuire ulteriormente alla loro dequalificazione, dopo abbonamenti a prezzi stracciati, distribuzione porta a porta spesso imposta anche quando disdettata, oggi gioca soprattutto il fatto che la loro distribuzione si sta polverizzando in tanti canali di vendita, infischiandosene del “servizio” di cui ha sempre avuto bisogno, e continuerà ad avere, il lettore.

Proprio così, in nome del profitto (la cultura non c’entra proprio), i giornali stanno andando a destra e a manca.

Se fino a ieri, dunque, la FIEG poteva imporci le sue vessazioni, ora il discorso cambia radicalmente.

In fase di nuovo Accordo, normative e servizi dovranno essere discussi in modo totalmente differente, perché, ormai quotidiani e periodici non sono più un prodotto di prestigio (come tutti quelli che si avvalgono di punti vendita esclusivi), ma prodotti qualsiasi che, come beni di più o meno larghissimo consumo, vengono canalizzati proprio come dadi da brodo o... rotoloni di carta (visto che siamo in tema).

Tanto per essere più chiari è come se i gioielli di Cartier, in base a una politica di marketing dissennata, venissero venduti anche al supermercato.

E a questo punto noi, che questi prodotti li vendiamo, e su di loro basiamo la nostra sopravvivenza sempre più con fatica, ci chiediamo, per esempio: 

- Per quale motivo tenere aperto la domenica?

O essere costretti a fare poche ferie?

Adesso ci sono i supermercati che non chiudono e, dunque, grazie a loro noi ce ne andremo in vacanza e a fare bellissimi week end con la nostra famiglia.

Sulla bilancia delle trattative, le nostre edicole stanno assumendo, ormai, un peso molto più consistente rispetto a ieri.

Dunque, se il prodotto editoriale vuole continuare a vendere in boutique (ovvero nelle nostre edicole, mi sembra evidente, superspecializzate e con un servizio nei confronti del lettore che non ha rivali), sarà necessario modificare il pedaggio.

O meglio, i tipi di pedaggio. Ci stiamo pensando.

Ci stiamo organizzando.

Quando qualcuno vuole entrare da Cartier, deve suonare e aspettare che un personaggio gallonato, dopo averlo squadrato dall’alto in basso, apra e lo accolga dicendo: “Buongiorno, prego si accomodi.”

Anche la FIEG, dovrà suonare alla nostra porta.

E aspettare che le venga aperta.

A quale prezzo si vedrà.

 

Armando Abbiati

Presidente Nazionale SNAG-Confcommercio