![]() |
Di fronte ai cali di prezzo, e agli abbinamenti tra testate
diverse, che riducono sempre di più le
nostre entrate, forse è il caso di pensare a un “prezzo professionale” su cui calcolare il nostro aggio. |
La metodologia
classica della determinazione del compenso sulla base di una percentuale fissa
del prezzo di vendita appare sempre più insufficiente a remunerare
adeguatamente il lavoro del rivenditore. Ormai i cut price, gli abbinamenti, o
i “panini” che dir si voglia, funzionali agli aumenti diffusionali per ottenere
maggiori introiti pubblicitari, non sono più l’eccezione, ma la regola che
imperversa, creando oltre all’impoverimento dei nostri ricavi anche un notevole
disorientamento nella clientela.
Per quanto ci
riguarda è innegabile che, a prescindere dal prezzo di vendita, vi sia comunque
una prestazione d’opera (ritiro, esposizione, occupazione spazio, manipolazione
copie, contabilizzazione) che deve essere adeguatamente compensata. Senza
contare che le rivendite assolvono alla fondamentale funzione di consentire la
“certificazione” della diffusione delle testate.
La legislazione
vigente impone ai rivenditori l’osservanza della parità di trattamento tra le
diverse pubblicazioni. Questa norma – di indubbia valenza democratica – appare,
però, sostanzialmente iniqua dal punto di vista commerciale: è ben vero che i
rivenditori devono “trattare” tutte le testate allo stesso modo ma tale
“nobile” comportamento risulta tanto più incongruo quanto minore è il compenso
concesso dall’editore.
Pertanto, sorge
spontanea l’esigenza di elaborare proposte concrete per un nuovo sistema per la
determinazione del compenso.
Il prezzo professionale
A questo scopo,
si propone di istituire un parametro che possa commisurare il contributo
professionale del rivenditore, stabilendo un “prezzo” che definiremo
“professionale”.
Il “prezzo
professionale” – che assicurerà l’equità del compenso per la prestazione
d’opera in virtù della quale si perviene alla vendita di una determinata
pubblicazione – è svincolato dal prezzo di vendita e viene concordato con
l’editore di riferimento.
Il compenso sarà
pari al 20% del “prezzo professionale”. Nel caso di abbinamenti, il compenso si
calcolerà rispetto alla somma dei “prezzi professionali” delle singole testate
in abbinamento.
Se non viene
specificato, il “prezzo professionale” coincide con quello di vendita.
Il meccanismo
proposto non intacca le strategie di mercato degli editori e può essere
adottato anche per i magazine allegati ai quotidiani, alle pubblicazioni e ai
fascicoli di opere collezionabili in promozione.
Parlando di
“prezzi professionali” piuttosto che di “compensi professionali” è più chiara
la valenza del contributo fornito dalla rete di vendita e si contribuisce ad
aumentarne la motivazione (la pubblicazione viene venduta “come se” il prezzo
fosse pari a quello “professionale”) e si “unificano” le diverse modalità
attraverso le quali la rete di vendita viene attualmente retribuita. Il “prezzo
professionale” può essere superiore al prezzo di vendita qualora le
pubblicazioni richiedano una particolare attenzione, non esclusa quella
derivante dall’indice di resa.
Il prezzo di vendita lo decide sempre l’editore, ma si può ragionevolmente convenire che il compenso per la nostra prestazione professionale possa essere diversamente concordato. L’istituzione e la determinazione concertata dei “prezzi professionali” intende rappresentare una proposta in questa direzione che si potrebbe prefigurare come un accordo “integrativo” rispetto al più generale “Accordo Nazionale” di prossima negoziazione.
Pubblicazione “low price”
Si consideri il
caso di una pubblicazione venduta al pubblico al prezzo di L.1.500 – € 0,77.
Alle condizioni attuali, il compenso unitario è di L.300 – € 0,15 (per
semplicità di esposizione si è considerato l’aggio per la vendita delle
pubblicazioni pari al 20%, anche per gli esempi successivi) e il prezzo di
cessione alla rete di vendita è di L.1.200 – € 0,62.
Concordando un
prezzo professionale pari a L.5.000 – € 2,58, il compenso per la rete di
vendita sarà pari al 20% del prezzo professionale, cioè L.1.000 – € 0,52, così
da determinare il prezzo di cessione alla rete di vendita pari a
L.500 – € 0,26.
(Il prezzo di
cessione si determina sottraendo dal prezzo di vendita al pubblico il compenso
derivante dal prezzo professionale).
Abbinamenti tra testate diverse
Si consideri la
testata A (L.3.000 – € 1,55) venduta in abbinamento alla testata B (L.2.000 –
€1,03) al prezzo di L.3.500 – €1,80. Alle condizioni attuali il compenso è di
L.700 – .€ 0,36.
In questo caso
il prezzo professionale è pari alla somma dei prezzi di vendita delle singole
testate, cioè L.5.000 – € 2,58, per un compenso pari a
L. 1.000 – €
0,52, che determina un prezzo di cessione del “panino” pari a L.2.500 – € 1,29.
Maggiore permanenza in edicola
Pubblicazioni
per le quali l’editore richiede una permanenza maggiore in vendita, oppure a
elevato indice di resa. Anche in questo caso è possibile concordare un prezzo
professionale superiore al prezzo di vendita, al fine di riconoscere alla rete
di vendita un adeguato compenso.
Anche il canale
delle rivendite può partecipare alla distribuzione gratuita al pubblico. In
questo caso, il prezzo professionale determina un prezzo di cessione alla rete
di vendita “negativo”, cioè è una voce a credito. Viene a mancare la resa e,
con essa, la certificazione della diffusione, ma questo è un rischio che
l’editore corre comunque con gli altri canali di distribuzione.
Presidente
provinciale
SNAG-Confcommercio
– Udine