Giornali gratis kaputt ?
In Germania i quotidiani gratuiti
hanno dato forfait.
Nelle nostre strade invece, uno
dopo l’altro, ci sono sempre più
fogli da leggersi in pochi minuti.
Quanto durerà?
È finita male la
guerra dei giornali gratis in Germania. Erano ben tre a contendersi il mercato
a Colonia, uno scontro strada per strada all’ultima copia. La città renana era
stata scelta come test per poi invadere l’intera Repubblica Federale, ma il
risultato, più che deludente, è stato catastrofico: la guerra non ha avuto
superstiti, entro il mese di luglio hanno chiuso tutti e tre i quotidiani
presenti sulla piazza.
A Colonia
(800.000 abitanti) si fronteggiavano il giornale Venti Koeln
dell’editore norvegese Scherbstedt, l’Extra Koeln della Springer
Verlag (vedi Azienda Edicola n. 3) e il Morgen Koeln dell’editore
renano Dumont. Un po’ troppo per il mercato, in fondo non molto ampio,
della città: l’offensiva era stata aperta dai norvegesi, che in Italia
pubblicano Metro.
La Dumont aveva dovuto reagire per difendere la sua
roccaforte, dove pubblica a pagamento il quotidiano Koeln Er Express. E
la Springer non poteva rimanere assente perché sapeva che Colonia era solo una
prova e che se i norvegesi avessero sfondato avrebbe dovuto presto fronteggiare
l’offensiva su tutto il territorio nazionale, con una minaccia diretta per la
Bild Zeitung, che vende ogni giorno 4 milioni e mezzo di copie e ha 12
milioni di lettori. Già adesso il suo prezzo, 80 centesimi, poco meno di 800
lire, è di almeno la metà rispetto agli altri quotidiani, come la Welt,
che appartiene allo stesso gruppo.
C’è da chiedersi
cosa accadrà, ora, da noi: gli editori di casa nostra che portano continuamente
a esempio ciò che avviene negli altri paesi, dovrebbero fare qualche
riflessione e se hanno – come hanno – dei grandi progetti in proposito,
pensarci bene prima di buttare nei raccoglitori della carta straccia i loro
miliardi.
Ma andiamo per
ordine.
Grazie alla
collaborazione con puntocom, possiamo ripercorrere l’avventura della
free press, la stampa gratuita che, nata a Stoccolma, sta tentando di invadere
il nostro paese.
Racconta Cristina
Giuliano sul quotidiano della comunicazione: “Fu amore a prima vista. Il
lettore e la free press si incontrarono a Stoccolma, poi a Göteborg e Malmö e
alla fine uno non potè più fare a meno dell’altro. La loro storia piacque a
molti, pure all’estero anche se sembrava che quella passione potesse bruciare
solo in Scandinavia. In quella Svezia dove la febbre della lettura è talmente
alta, da non far bastare le copie a pagamento. Dove i libri si divorano e i
lettori sono voraci consumatori, degni di un fast food.
Dalla
Scandinavia al cuore dell’Europa: Praga, Budapest, Zurigo. La febbre salì anche
a Helsinki, Newcastle, negli Stati Uniti e in Canada per poi arrivare a Roma e
a Milano”.
Dice Sakari
Pitkanen, direttore del Metro di Stoccolma: “I primi due anni sono stati di
sperimentazione, ma il successo è stato immediato. Oggi (dopo sei anni dalla
prima uscita – ndr), siamo il più diffuso giornale del mattino di Svezia. E
questo grazie al fatto che siamo più moderni e che l’uso delle agenzie di
stampa ci consente di offrire a chi ci legge un’informazione completa e
globale. Con tutto ciò sono sicuro che gran parte dei nostri lettori (un
milione e 44 mila ogni giorno) leggono altri giornali – stampa specializzata –
e quotidiani di nicchia, anche se Metro resta la fonte di notizie
principale”.
Al Nord, sulla
scia del quotidiano svedese, nasce in Norvegia 20 Minutes (dal tempo di
lettura calcolato su un percorso medio della metropolitana) e da Oslo, dove è
nato, raggiunge le piazze tedesche (da cui però è ora già scomparso) e svizzere
di Basilea, Berna e Zurigo. Ha sfiorato per poco tempo anche Milano, ma il
progetto è naufragato per cavilli burocratici e contenziosi giudiziari.

Il primo ad
aprire la strada della free press,
è stato come ormai tutti sanno Metro che ha battuto tutti sul tempo
lanciando il 3 luglio del 2000 il quotidiano a Milano e il 30 ottobre dello
stesso anno a Roma. Viene distribuito fuori dalle stazioni della metropolitana.
Il 5 marzo 2001
esce a Roma Leggo, edito dal Gruppo Caltagirone che pubblica
Il Messaggero e Il Mattino di Napoli. Il 21 maggio la nuova testata esce a
Milano. Segue Napoli e in autunno sono previste, scadenzate, di mese in mese,
le uscite di Torino, Bologna, Venezia, Verona per finire con la primavera del
2002 con Bari e Palermo.
Ma non finisce
qui.
RCS ha ottenuto la concessione dalla ATM
(Azienda Trasporti Milanese) la concessione per la distribuzione in esclusiva
di City (24 pagine con una tiratura iniziale di 250mila copie) il nuovo
quotidiano gratuito all’interno della stazioni della metropolitana milanese. Il
lancio è previsto in grande stile per questi giorni, quando tutti gli
utilizzatori dei treni arancioni, gialli e verdi (questi i colori dei vagoni
che viaggiano sotto le strade milanesi) sono ormai rientrati dalle vacanze
estive.
Le ambizioni
dell’editore sono molto elevate. Il progetto originario prevede l’uscita entro
un anno, in almeno nove città (Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma,
Napoli, Bari e una città veneta) per un investimento che dovrebbe superare i
100 miliardi.
Sempre che gli
introiti pubblicitari reggano, ma non è detto che sia così.
Già i quotidiani
a pagamento hanno infatti, il fiatone; la pubblicità – nel periodo
gennaio/maggio 2001 – è aumentata, rispetto allo stesso periodo dell’anno
precedente, solo dello 0,9%. Che prospettive concrete ci sono, allora, per i
quotidiani gratuiti che stanno aumentando a vista d’occhio?
Perché se la RCS
lancia City, il Gruppo Riffeser (Il Resto del Carlino, La Nazione, Il
Giorno) ha pronto Stasera, rotocalco con grandi foto, attualità
nazionale con pagine di intrattenimento, lettura e guida ai palinsesti, ai
cinema e altri appuntamenti cittadini, da distribuire presso le stazioni
ferroviarie, le metropolitane, i grandi centri d’uffici, i grandi parcheggi,
dalle 17 alle 19,30. Un orario che gli consente di uscire con le notizie che
gli altri giornali avranno solo la mattina seguente.
E per quale
motivo il norvegese 20 Minutes, che per primo aveva avuto l’idea di
sbarcare a Milano, non dovrebbe ritentare l’avventura italiana?
A giugno, sempre
su puntocom si leggeva: “All’estero il mercato pubblicitario sulla free
press occupa il 15% degli investimenti rispetto ai quotidiani a pagamento. In
Italia siamo solo al 3%. C’è una fetta consistente di pubblicità che ancora
deve essere investita. Un mercato che deve mostrare ancora i suoi muscoli ma
che nei prossimi due anni farà valere il meglio di sé con una crescita
esponenziale da lasciare di stucco gli stessi editori e gli analisti delle cose
editoriali.”
Quando si parla
di free press non ci si riferisce soltanto ai quotidiani, ma a tutta quella
miriade di testate soprattutto settimanali di annunci immobiliari, offerte di
lavoro, informazioni universitarie e via dicendo che ogni rivenditore ben
conosce per averle, spesso, esposte proprio di fronte alla sua edicola.
Ma volendo
restare ai soli quotidiani gratuiti, resta da vedere a questo punto come potrà
reagire il cittadino che sarà sommerso da tutta questa carta, sostanzialmente
tutta uguale.
E come
reagiranno le agenzie di pubblicità?
Non resta che
stare alla finestra e aspettare.
Loro la pensano così
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Lucia Annunziata – direttore dell’Agenzia d’Informazione Int.le AP-e.Biscom: “Ogni volta che fa il suo esordio un nuovo mezzo, una nuova modalità distributiva, ci sono quelli che si spaventano. La televisione doveva ammazzare la radio e il teatro, Internet dovrebbe uccidere la tv e chissà cos’altro. In realtà ogni novità costringe le presenze tradizionali ad adeguarsi, a raccogliere gli stimoli innescati dall’ultimo arrivo. Il mercato si apre verso il basso e qualche rischio lo corrono soltanto le testate generaliste. Ma queste operazioni allargano il bacino dei lettori, hanno un benefico effetto alfabetizzante”. |
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Bice Biagi – direttore di Novella 2000: “Metro e Leggo non sono quotidiani che possiamo considerare concorrenti del nostro settimanale. I nostri veri concorrenti sul piano dell’informazione più leggera, popolare, del gossip, sono i programmi di intrattenimento televisivo pomeridiano. Non credo che in Italia ci sia spazio per la nascita di un quotidiano popolare sullo stampo dei tabloid inglesi. Prima della stampa, infatti, in questo segmento di mercato è arrivata la televisione”. |
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Mario Morcellini – sociologo della comunicazione, Università La Sapienza di Roma: “Esiste una forte domanda di informazione da parte delle persone in movimento. Il tempo dell’attesa è un tempo che va riempito con un’informazione mirata rivolta al viaggiatore, pendolare o utente dei mezzi pubblici che sia. Sono convinto che il futuro stia nella capacità di dosare contenuti e servizi per il popolo che si sposta. E i quotidiani gratuiti metropolitani per migliorare la loro offerta dovrebbero mostrare più fantasia”. |
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Angelo Agostini – direttore della rivista «Problemi dell’informazione»: “Sono giornali consumati in fretta. Dopo le 11 del mattino a Milano o a Roma non li vedi più in mano a nessuno. Il loro successo deriva, ovviamente, dall’essere gratuiti. Ma sono sicuro che già adesso si possono notare ricadute positive sulla lettura, soprattutto dei giovani. Distribuire gratuitamente un quotidiano all’interno delle metropolitane può permettere agli studenti di scuole e università di abituarsi alla lettura dei giornali”. |
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Mario Giordano – direttore di Studio Aperto: “Mantengo qualche perplessità sulla free press anche se sono convinto che è ancora troppo presto per dare un giudizio definitivo. Credo che la free press non tolga copie ad alcuno dei giornali già esistenti. Direi piuttosto che allarga il bacino dei potenziali paganti. Le testate gratuite non sono minimamente in grado di offrire il tipo di soddisfazione garantita dai quotidiani. Chi compra il giornale la mattina, cerca qualcosa che questo tipo di pubblicazioni non è geneticamente in grado di dare”. |
URBANmolto trendy, Il 20 settembre debutterà Urban paper magazine, mensile gratuito dedicato alla vita e alla cultura urbana delle maggiori città italiane. Sarà un tabloid di 80 pagine in carta da giornale diviso in due parti: la prima di servizi giornalistici sul filo dei fenomeni trendy del costume, la seconda di guida ai locali, allo shopping, agli spettacoli della città. 330mila copie distribuite a Milano, Roma, Torino, e Bologna con l’obiettivo di toccare il milione di copie quando Urban avrà edizioni anche per altre città. Editori, i coniugi svedesi Tegelöf, che avevano promosso l’edizione di 20 minuti, il quotidiano gratuito che avrebbe dovuto uscire a Milano in joint venture con Il Giornale. I due coniugi sono anche quelli che hanno importato in Italia l’uso delle cartoline gratuite presenti ormai in ogni bar.
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