Continuiamo a parlarne

 

Una lettera arrivata via e-mail da Reggio Emilia dà la possibilità di rispondere e di precisare alcuni punti focali sulla base dei quali dovrà essere impostato il prossimo Accordo Nazionale.

 

Stavo preparando la continuazione dell’articolo pubblicato sul n. 3 di Azienda Edicola, quando è arrivata in redazione l’e-mail del collega Paolo Protti.

 Mi scuso con lui del ritardo, dovuto a problemi personali, con cui rispondo alla sua lettera e, traendo spunto dalle sue numerose considerazioni, cerco di concludere il ragionamento iniziato due numeri fa e, al contempo, di dare risposta alle sue domande.

 

Accordo del ’94

C ondivido pienamente le sue valutazioni sul “disastroso” Accordo del ’94 (firmato da tutte le OO.SS dei giornalai); disastroso perché aveva, e ha tuttora, due grossi limiti che più volte ho evidenziato: la mancanza di “strumenti” efficaci nelle mani dei giornalai (o almeno delle Organizzazioni Sindacali che li rappresentano) per farlo rispettare, e l’anacronismo di alcuni articoli che, per vari motivi che sarebbe troppo lungo qui evidenziare, non tengono conto delle mutate condizioni del mercato, del pubblico dei lettori, delle modalità distributive, etc.

Chi ne ha la possibilità provi a confrontare il testo degli accordi che si sono succeduti negli ultimi decenni e potrà scorgere, in modo a volte anche evidente, il filo conduttore che li lega e che ha “bloccato” l’evoluzione naturale del più importante documento che regola e codifica i rapporti di due soggetti fondamentali della filiera della carta stampata: gli editori e i giornalai.

Un esempio per tutti (e qui mi ricollego al discorso del lettore, che non condivido affatto, sul conto deposito): l’art 10 prevede il pagamento contestuale alla consegna delle pubblicazioni.

Io non sono molto vecchio (classe ’59) e lavoro nel nostro settore dal ’78.

Ebbene, sono almeno ventiquattro anni che nessun giornalaio paga al banco, il mattino, le pubblicazioni dopo essersi fatto scomputare la resa. Nemmeno nel ’94, quindi, ciò accadeva.

Perché tale anacronistica e desueta norma è rimasta inalterata nell’accordo?

Forse le ipotizzabili pressioni da più parti esercitate hanno determinato una situazione di stallo nelle contrattazioni e una inconsistente “forza” sindacale non è stata in grado di far modificare a vantaggio dei giornalai tale norma?

Mah, ai posteri la non tanto ardua sentenza.

 

Conto deposito

C erto è che la soluzione più logica sarebbe l’applicazione del contratto estimatorio e del conseguente conto deposito: non è vero che ne sarebbe avvantaggiata la grande distribuzione.

Anzi, questa modalità rappresenterebbe un vero vantaggio proprio per il piccolo giornalaio che ogni giorno riceve tonnellate di fuffa che gli intasano il chiosco e che paga anticipatamente.

Ipotizzando un pagamento a 30 giorni di 20 milioni (anzi 10.329,14 €) per restare all’esempio del lettore, significherebbe pagare solo ciò che è già stato venduto e per cui si sono già incassati 25 milioni (12.911,42 €) ! O no?

 

Ferie estive

E veniamo per un attimo al discorso delle ferie. Che il collega sia molto arrabbiato per la multa pagata lo posso anche capire.

Certo è che è stato sicuramente mal consigliato dalla sua organizzazione sindacale che, nel proporre una contestazione che palesemente contrastava con il disposto dell’Accordo Nazionale, doveva quantomeno avvisare i propri associati  delle scontate conseguenze.

Un organismo “terzo” rispetto alle parti contraenti, con il preciso compito di sanzionare comportamenti che vìolino le norme concordate, qual è l’Organo Monocratico, non avrebbe mai potuto avallare una tale situazione così ingenuamente e palesemente irregolare. Altra cosa è, invece, il merito della questione.

E qui sono, invece assolutamente, d’accordo con il collega, sia per quanto riguarda una sorta di autoregolamentazione a livello locale delle turnazioni ferie, sia per quanto riguarda la durata delle stesse. Proprio in virtù del fatto che molte edicole sono sempre aperte e che la percentuale del 50% (peraltro espressamente citata nel testo dell’Accordo Nazionale) è più che sufficiente a garantire un adeguato servizio diffusionale, a livello locale, ove ben si conoscono i periodi di alta e bassa stagione che non sono ovviamente uniformi a livello nazionale (che senso ha quindi stabilire turni inderogabili che valgano dappertutto?), si dovrebbe prevedere un sostanziale cambiamento di tale norma anche in considerazione del fatto che, dopo la sperimentazione, ci sono punti vendita che coprono ulteriormente le zone di diffusione.

 

Abbonamenti

V eniamo ora al discorso abbonamenti: il lettore propone che venga data la possibilità al giornalaio di effettuare egli stesso l’abbonamento a una rivista a condizioni economiche migliorative rispetto a quelle del lettore.

Attenzione però, nel momento in cui ci si “abbona” si acquista la merce in conto assoluto: ovviamente il lettore non ha diritto di resa. Siamo sicuri che la rete di vendita sia pronta a passare al conto assoluto? Quanti Panorama o Sorrisi e Canzoni o Balletto Oggi o Sphynx comprerebbe ognuno di noi?

Certo, anche questa potrebbe essere una soluzione (anzi personalmente non la vedo affatto male), ma quanti sono pronti a un passaggio che comunque modificherebbe completamente l’intero sistema produttivo e distributivo?

E poi non ho capito una cosa nel ragionamento del lettore: egli chiede 1 punto percentuale in più per ogni copia aggiuntiva: e fa un esempio di 15 copie.

Ma se fossero 45 le copie, avrebbe uno sconto del 105% (60 sull’abbonamento + 45 di premio)?

Certo è che tutto ciò non c’entra nulla con la parità di trattamento delle testate.

 

Cut-price

E infine veniamo ai cut-price, agli abbinamenti, ai “panini”, etc. Anche qui bisogna allargare un poco l’orizzonte per avere un quadro più completo della situazione.

Quanto proposto, al di là della quantificazione del compenso di lire 200 (€ 0,10), 300 (€ 0,15) o 400 (€ 0,21), non tiene conto della proverbiale e perfida fantasia degli editori.

Si dice che per Confidenze + Sorrisi a lire 2.800 (€ 1,45) il compenso deve essere su lire 5.000 (€ 2,58) (Confidenze 2.500 / € 1,29 + Sorrisi 2.500/ € 1,29).

E se arrivasse in edicola al posto del “panino” una nuova pubblicazione (n.1) dal titolo Sorrisi e Confidenze TV a lire 2.000 (€ 1,03) e che all’interno contenesse esattamente le due riviste?

Le soluzioni più semplici sono sempre le più efficaci.

Ha ragione il lettore quando dice che la vendita media in edicola è diminuita.

Ha altrettanto ragione quando dice che il guadagno dell’editore viene, sempre più, determinato dalla pubblicità piuttosto che dal prezzo di copertina.

Ecco quindi che siamo di fronte a un significativo cambiamento di atteggiamento dell’editore rispetto al valore che egli attribuisce al prezzo di copertina (e al conseguente guadagno del giornalaio) e alle pagine pubblicitarie contenute nella pubblicazione.

Di fatto noi non vendiamo più (o per lo meno non più allo stesso modo) i contenuti a un certo prezzo, ma siamo veicoli pubblicitari a costo zero.

È giunto quindi il momento di rivedere i compensi in modo da remunerare adeguatamente (e giustamente) questa nuova funzione.

Si può prevedere per esempio un adeguamento annuale o semestrale delle percentuali di sconto calcolate sul rapporto tra copie vendute e fatturati pubblicitari: se tale rapporto diminuisce per un certo editore, lo stesso dovrà riconoscere uno sconto maggiore per consentire al giornalaio il mantenimento del livello di reddito a parità di prestazione fornita (vendita delle copie e/o vendita dei veicoli pubblicitari).

Se il rapporto aumenta, la percentuale di sconto cala fino al valore di partenza, in quanto l’aumento di copie vendute compensa la prestazione di vendita. Ciò, tra l’altro, premierebbe quegli editori che scelgono il canale edicola come principale mezzo di vendita.

 

Distributori locali

C oncludo affrontando il problema, rimasto in sospeso alla fine del mio precedente intervento, dell’esclusività territoriale dei distributori locali.

Il fatto, di per sé significativo, che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato abbia sollevato (ma non ancora risolto) il problema che l’attuale organizzazione della distribuzione locale contrasta palesemente con i più elementari princìpi della libertà d’impresa e delle leggi di mercato, ci induce a fare alcune considerazioni.

In primo luogo è inconcepibile che, come peraltro già frequentemente accaduto, la libertà di intraprendere sia condizionata da scelte economiche effettuate da soggetti estranei all’impresa.

Mi spiego: se a un rivenditore vengono richieste 40.000 (€ 20,66) lire settimanali per non meglio identificate “spese gestionali” per ogni distributore che lo rifornisce; se lo stesso rivenditore viene posto dinanzi a un “prendere o lasciare”, pena l’impossibilità di svolgere il proprio lavoro; se lo stesso non ha la possibilità di rifornirsi presso alcun altro distributore, nemmeno da uno magari più vicino al suo punto vendita; se un giorno quelle 40.000 (€ ,66) lire diventassero 400.000 (€ 206,58) o 4.000.000 (€ 2.065,83); tutto ciò è ammissibile in una moderna nazione europea nel terzo millennio?

Il nocciolo della questione sta tutto in questi termini: o il distributore locale è effettivamente un’estensione non autonoma del “braccio” editoriale, e conseguentemente non è soggetto di contrattazione al di fuori dell’Accordo Nazionale, oppure è un terzo soggetto che a pieno titolo deve firmare un’intesa con le altre due parti sociali.

Ovviamente in questo caso il tavolo a tre deve entrare nel merito di tutte le contrattazioni, anche di quelle tra editore e distributore.

Per il semplice motivo che tali contrattazioni hanno un’influenza diretta e pesante sul servizio reso alla rete di vendita. Deve insomma cadere quel circolo vizioso per il quale un accordo, magari “tirato” con l’editore, induce il distributore locale a rifarsi a valle della filiera di ciò che ha ceduto a monte.

Probabilmente riducendo i servizi di rifornimento, riducendo il controllo dei piani di vendita, chiedendo 20, 50 100 Euro alla settimana ai giornalai.

Nel primo caso invece la parte editoriale deve rispondere tempestivamente del comportamento del proprio “braccio” e devono essere previsti strumenti efficaci e diretti in mano alla rete di vendita nel caso tali interventi editoriali fossero tardivi o inconcludenti.

 

Mario Bertolini