L'ESPERTO RISPONDE
A cura di Carlo Leopardo

 

Sovrasconti: delega specifica

 

Delega sì o delega no ?

Gentile esperto vorrei una delucidazione riguardo i sovrasconti natalizi trattenuti dal mio sindacato, che non è il vostro, e cioè: una volta che si è iscritti si dà anche automaticamente delega per il ritiro dei sovrasconti o bisogna firmare un’altra delega a parte?

Vi cito un articolo del loro statuto: “l’iscrizione è volontaria e si esprime tramite sottoscrizione della delega periodicamente rinnovata per la trattenuta della quota. La quota sindacale può essere comprensiva di altre forme di finanziamento al sindacato per la quale l’iscritto si impegna fino al momento in cui non ritira la propria adesione al sindacato”. La cosa strana è che dopo diversi anni abbiamo ricevuto solo i sovrasconti relativi all’anno 2000. In attesa di un vs. riscontro porgo distinti saluti.

C. T. – Napoli

 

È vero che chi è iscritto al Sindacato automaticamente dà anche delega per il ritiro dei sovrasconti natalizi? Non bisogna firmare una delega a parte?

L. M. – Napoli

 

I Sindacati possono richiedere il versamento degli sconti natalizi solo dietro delega singola, e specifica, del rivenditore.

 

L’agenzia respinge le riviste con i gadget

Ho un’edicola alla periferia di Perugia e da qualche tempo l’agenzia di distribuzione ci respinge le riviste rese con i gadget. Quando le spediamo sono integre ma poi tornano indietro mancanti del regalo. Ho sentito alcuni colleghi ai quali è capitata più o meno la stessa disavventura. Che fare?

Altro problema è quello di poter avere il registratore di cassa, ma il comune non rilascia permessi.

M. C. – Perugina

 

Evidentemente c’è qualche topolino che, nel tragitto tra la sua rivendita e l’agenzia, si mangia i gadget. Le suggerisco di comunicare alle case editrici interessate al fenomeno l’atteggiamento del suo distributore e, inoltre, per estrema correttezza e scrupolo, le consiglio di fare le rese alla presenza di un conoscente o altra persona che sia disposta a sottoscrivere l’integrità delle pubblicazioni che consegna. In tal modo potrà mettere il suo distributore davanti all’evidenza dei fatti e alla responsabilità che si deve assumere per il suo personale.

Per quanto riguarda il registratore di cassa non deve chiedere alcun permesso al Comune in quanto rappresenta un misuratore fiscale obbligatorio per tutte le operazioni commerciali che comportano l’applicazione dell’IVA.

 

I titoli delle riviste non sono ben posizionati

Vorrei esporre un problema che affligge molti edicolanti:

A – Perché i titoli delle riviste non sono messi in alto a destra in modo chiaro e inerente al testo?

E non come spesso troviamo: per esempio: “Ricky Martin” e poi dietro scritto piccolo piccolo “Gioca e Divertiti N° 21”. Oltre a rimetterci i soldi ci spianano la strada verso il manicomio!

B – Se i tabaccai si vendono giornali, perché non possiamo vendere le sigarette?

M. Amoruso

Torre Annunziata (NA)

 

Quello che lei dice è sacrosanto. Spesso gli editori tendono a giustificare questo modo di agire con l’impossibilità di bloccare la creatività dei grafici (sic), altre volte (molte, dato il tipo di pubblicazione) si tratta di pura elusione. A pensare male si potrebbe dedurre che il tutto è fatto ad arte per non far trovare le pubblicazioni al momento della resa, rendendole di fatto vendute per l’editore ma, praticamente, rimaste in edicola a carico del rivenditore. Questo è uno dei problemi a cui si cerca di dare una soluzione; al momento non resta che prestare una maggiore attenzione a queste pubblicazioni per evitare di “mangiarsele”.

Per quanto riguarda l’ultima parte della sua lettera, lo SNAG si sta attivando presso gli organismi dello Stato affinché queste opportunità siano prese in considerazione.

 

Qualche indicazione a un futuro  edicolante

Gentile consulente, mi rivolgo a lei perché mi piacerebbe entrare a far parte del mondo dei rivenditori di giornali e quindi sarei intenzionato ad avviare un’attività commerciale di questo tipo. Ignoro purtroppo l’iter necessario per poter muovere i primi passi in questo settore né conosco operatori del settore nell’ambito della mia città che è Taranto. Fiducioso di una sua risposta, la saluto distintamente.

F. T. – Taranto

 

La vendita dei giornali è legata a un regime autorizzatorio da parte del Comune e le autorizzazioni vengono rilasciate a fronte di un piano programmatorio del numero ottimale delle rivendite per ogni Comune che deve valutare più fattori:

• numero di edicole già esistenti, numero di abitanti,

• vie di comunicazione,

• statistica dei giornali venduti negli ultimi anni, ecc..

Per poter intraprendere la nostra attività esistono quindi due possibilità: rilevare la licenza di un’edicola già esistente pagando il relativo corrispettivo di avviamento oppure richiedere al Comune il rilascio di una nuova licenza commerciale ammesso che nel suo territorio vi possa ancora essere questa possibilità. Per saperlo deve andare all’ufficio Commercio del Comune.

 

Le dannose iniziative di 4 alberghi

Da alcuni giorni LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO è offerta gratuitamente ai clienti dei quattro alberghi-ristorante del mio paese. L’agenzia, per evitare ulteriori giri, lascia i pacchi dei giornali nella mia edicola da dove poi vengono ritirati dai proprietari dei suddetti alberghi. Vorrei sapere se tutto ciò è lecito e se noi edicolanti possiamo opporci a queste iniziative che ci sottraggono potenziali clienti. Grazie.

V. Fittipaldi – Moliterno (PZ)

 

Tralasciando ogni giudizio morale sull’operazione, la stessa è da ritenersi legittima in quanto non vi è alcun divieto all’omaggio di un prodotto; non vi è però alcun obbligo da parte sua nel tenere parcheggiati nella sua rivendita i pacchi destinati all’operazione omaggio. Le suggerisco di richiedere all’editore un corrispettivo per lo spazio occupato e per il lavoro svolto, in caso contrario non ha alcun obbligo di parcheggiare tali pubblicazioni nella sua rivendita.

 

È ancora valida l’autocertificazione?

Nel 1994, prima che mi rilasciassero la licenza per l’attività, occorreva il certificato igienico sanitario della Usl che, essendo il mio un negozio, mi chiedeva anche un’autocertificazione nella quale si dichiarava che l’attività era gestita dalla sottoscritta senza dipendenti. Ora, dato che la legge è cambiata come avete fatto notare nel n.2 della vostra rivista a pag. 8 art.9, ed essendo possibile darla in gestione, posso lasciare le cose come stanno o devo modificare l’autocertificazione? Grazie

E. G. – Portici (NA)

 

Dipende dal sistema che vorrà usare (affitto di azienda, associazione in compartecipazione, ecc.). Le consiglio di rivolgersi a un bravo commercialista o presso la sede locale dell’Associazione Commercianti che potranno esserle più precisi in quanto ogni Comune, in queste cose, ha un suo modo particolare di agire.

 

Il problema del turno domenicale

La mia rivendita è chiusa a domeniche alterne, chi vuole, dietro richiesta, può rimanere aperto tutte le domeniche. Io seguo il turno. Tutti gli altri negozi possono però stare aperti facoltativamente le domeniche che desiderano e i giorni di festa di interesse particolare come il santo patrono o prima di Natale mentre io per i giornali sono obbligato, se non è il mio turno, a stare chiuso anche quando c’è la giornata buona. Il mio distributore locale mi ha detto che danneggerei l’edicola aperta quella domenica. Allora come fanno i negozi di abbigliamento? Inoltre il mio D.L. mi ha detto che se voglio tenere aperto qualche domenica, perché di questo si tratta, dovrei tenere aperto tutte le domeniche rinunciando al riposo. Ma così non danneggio l’edicola più vicina tutto l’anno? Io credo che questo modo di agire e pensare sia ormai superato e vada rivisto. Io chiedo di avere deroghe alla turnazione stabilita come per tutte le altre tabelle merceologiche. Grazie e cordiali saluti.

P. G. – Viterbo

 

L.’art. 3 dell’Accordo Nazionale al terzo comma dice: le chiusure domenicali possono essere esercitate con cadenza quattordicinale e fino a un massimo del 50% delle rivendite, perciò la chiusura è facoltativa e non obbligatoria. Lei può benissimo aprire la rivendita tutte le domeniche dopo averlo comunicato al suo distributore locale per le necessarie forniture di quotidiani. In linea di massima potrebbe anche aprire episodicamente nelle domeniche di suo interesse sempre preavvisando il suo distributore. Certo che così facendo rompe un equilibrio ottimale tra le rivendite e va a danneggiare il rivenditore a lei più vicino e percentualmente tutti gli altri rivenditori della piazza. Ricordi che gli altri esercizi commerciali non possono aprire quando vogliono perché la Legge Bersani pone dei limiti alle aperture domenicali che sono libere nelle zone di interesse turistico, ma che sono invece limitate a 8 domeniche all’anno (normalmente concordate tra le organizzazioni di categoria e le amministrazioni comunali) più le domeniche del mese di Dicembre.

Come vede gli altri esercizi commerciali possono godere facoltativamente di 12 domeniche all’anno più eventuali giorni di riposo infrasettimanali. Lei, rispettando i turni di chiusura domenicale, lavora già almeno 20 domeniche all’anno e, con i limiti che il nostro lavoro impone, direi che i nostri periodi di riposo sono anche pochi. Ricordi che è importante il nostro tornaconto economico, ma sono ancora più importanti salute e dignità personale.

 

Problemi di distribuzione

A seguito della pubblicazione dell’articolo su Azienda Edicola n.1/2001 pag. 51, Commissione ex art.5, desidero segnalarvi che le agenzie che mi consegnano i giornali (una di Avellino e due di Napoli) non rispettano le norme economiche contenute nell’Accordo Nazionale. La prima pretende il 6% del non venduto su 6 milioni non venduto mensile.

La seconda 40.000 lire settimanali. La terza 10.000 lire settimanali. Queste ultime due mi forniscono i quotidiani alla condizione che li vada a prendere ogni mattina alle ore 6.00 (quando sono puntuali) in Pomigliano D’Arco, con una percorrenza mattutina di ben 25 km. Ho iniziato l’attività il 31/12/99 con le riviste, mentre per i quotidiani il 06/03/2000 dopo intesa personalizzata. Le somme erogate vanno sotto la voce costi di gestione. La mia edicola è un chiosco. La sottoscritta vi fa presente che è un’invalida all’80%. Vi prego di intervenire: gli oneri dei costi di gestione non sono sopportabili.

M. C. Bernardo – Nola (NA)

 

Il distributore non restituisce la cauzione di un milione

Ho rilevato l’attività di edicolante dal giugno dello scorso anno e il distributore locale ha preteso una cauzione per apertura nuova edicola di L. 1.000.000. Trascorsi i regolamentari 8 mesi, ovviamente, non mi ha restituito la cauzione. Nell’agosto 2001, quindi dopo oltre 13 mesi, con una raccomandata con ricevuta di ritorno, ho chiesto la restituzione della cauzione. Non ho ricevuto alcuna risposta scritta e il titolare mi ha risposto, telefonicamente, che la legge se la fa da solo.

B. Valente – Venafro (IS)

 

Tutto quanto ci avete denunciato è stato portato in discussione nelle sedi opportune (Commissione ex art.5 dell’Accordo Nazionale) al fine di ottenerne una soluzione definitiva soddisfacente.

Vi è stato anche un incontro a Napoli tra i rappresentanti nazionali delle OO.SS. e i distributori locali per risolvere localmente il problema.

Sarà nostra cura contattarvi direttamente appena avremo soluzioni certe.

 

Come regolarsi se l’acquirente ha un bar ?

Ho intenzione di alienare l’edicola di cui sono titolare. Come mi devo regolare per stabilire il prezzo? Secondo la nuova normativa esiste qualche ostacolo? E se il probabile acquirente è il titolare di un’attività di bar che vuole mettere l’edicola nello stesso locale, c’è qualche ostacolo? E se sì, come lo si può eliminare? Tenga presente che il bar non ha effettuato la sperimentazione, che si trova in una zona di grande traffico e che è molto distante (oltre 1 km.) dall’altra edicola presente nel mio comune di oltre 5.000 abitanti.

A. M. – Muroleccese – (LE)

 

La valutazione dell’avviamento può essere calcolata considerando come parametro di riferimento il reddito medio degli ultimi 3 esercizi per il coefficiente 3 (es. reddito medio L. 50.000.000 x 3 = 150.000.000 valore di avviamento). Al valore dell’avviamento bisogna aggiungere quello del chiosco o dell’arredamento se si tratta di un negozio valutando le condizioni generali e poi il valore della merce. Secondo la nuova normativa non esiste alcun ostacolo a quanto vuole fare. Per il trasferimento della licenza commerciale (vendita dell’attività) è ininfluente il fatto che il nuovo acquirente possegga già altre attività commerciali, l’unico impedimento potrebbe essere rappresentato dalla locazione ottimale dei punti vendita da parte del piano comunale per il cui accertamento deve rivolgersi all’Ufficio commercio del suo Comune.

 

Pubblicazioni in conto deposito

La presente per richiedervi da quale legge o norma è disciplinato l’invio di pubblicazioni in conto deposito. Grazie e distinti saluti.

R. Petrongolo

Francavilla al Mare (CH)

 

L’invio delle pubblicazioni in conto deposito è regolato dall’Accordo integrativo del 30 ottobre 1997 entrato in vigore l’1/12/1997. Con questa integrazione viene abrogato il secondo comma dell’Art. 10 dell’Accordo Nazionale del 4-3-1994 (le pubblicazioni con periodicità superiore al bimestre saranno pagate per il 50% alla consegna con il saldo al ritiro resa) e sostituito con il seguente: le pubblicazioni con periodicità uguale o superiore al bimestre, nonché i supplementi con prezzo di vendita autonomo e i numeri unici, saranno pagati al ritiro della resa.

Allo stesso modo viene abrogata la parte finale dell’Art.7 sempre dell’Accordo Nazionale (le pubblicazioni con periodicità superiore al bimestre saranno richiamate in resa dopo 45 giorni dalla loro distribuzione) e sostituita con la seguente: le pubblicazioni con periodicità bimestrale o superiore nonché i supplementi con prezzo di vendita autonomo e i numeri unici saranno richiamati in resa dopo 60 giorni dalla loro distribuzione, le pubblicazioni che fanno riferimento a servizi pubblici (esempio orari ferroviari) saranno richiamate in resa all’uscita del numero successivo.

A questo proposito, in seguito a continue segnalazioni relative a interpretazioni di normative del tutto personali o di parte, riguardanti l’Accordo Nazionale, riproduciamo qui, le puntualizzazioni agli Artt. 7 e 10 che avevamo già pubblicato su Azienda Edicola n.6 - Nov./Dic. 1998 a pag. 32.

 

Una domanda sulla gestione

L’edicola, chiosco o negozio che sia, può essere data in gestione in base al DLgs 24/04/2001 n. 170?

I. C. – Palermo

 

Sì, in quanto con questa legge è stato abrogato l’Art. 14 della legge 5/8/1981 n. 416 e l’Art. 7 della legge 25/2/1987 n. 67 che vietavano l’affidamento a terzi nella rivendita.

 

Registrare o no al catasto il chiosco su suolo comunale ?

Devo registrare o meno al catasto il chiosco posto su suolo comunale datomi in concessione e per il quale ho stipulato regolare contratto di concessione tra me e il comune stesso? Mi si dice che è il requisito essenziale per un eventuale passaggio di proprietà. Vorrei che mi rispondeste facendo riferimento, se possibile, a eventuali normative che prevedono – o meno – tale registrazione. Vi ringrazio anticipatamente.

G. S. – Paternò (CT)

 

La normativa catastale vigente prevede l’obbligo dell’accatastamento dei chioschi adibiti alla vendita dei giornali. Il regolamento recante norme in tema di istituzione del catasto dei fabbricati, emanato con Decreto del Ministero delle finanze il 2 gennaio 1998 n.28 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 1998 all’Art. 2 comma 3, ultimo periodo, definisce esplicitamente come unità immobiliari soggette a denuncia in catasto “i manufatti prefabbricati ancorché semplicemente appoggiati al suolo, quando siano stabili nel tempo e presentino autonomia funzionale e reddituale”.

 

È possibile una nuova rivendita a meno di 50 metri ?

Sono rivenditore di giornali in un paesino con meno di 3.000 abitanti dove fino a qualche anno fa non c’era un giornale tanta è la scarsa presenza di lettori. Opero in un negozio promiscuo (con i soli giornali non si potrebbe vivere) e nel mese di settembre a un tabaccaio distante poco più di 50 mt da noi è stata affidata la vendita di giornali da parte della nostra agenzia di zona. Non so se le carte sono in regola ma mi chiedo in base a quale criterio il comune e la FIEG abbiano potuto concedere tale autorizzazione. In due non vi è ragione di esistere perciò vi chiedo cosa posso fare per risolvere questo dannoso problema. Gradirei avere una vostra risposta. Grazie.

L. G. – Belvedere Spinello (KR)

 

Se la fornitura dei giornali al tabaccaio a lei vicino è una libera iniziativa del distributore locale sappia che ciò non è consentito in quanto per vendere giornali quotidiani e periodici è necessario possedere un’autorizzazione amministrativa rilasciata dal Comune. Le consiglio di rivolgersi all’ufficio Commercio del suo Comune per verificare se tale autorizzazione sia stata rilasciata. Nella nuova legge di riordino del sistema di diffusione della stampa (D.L. 24 aprile 2001 n. 170), non è più citato il parametro distanziometrico, ma si vincola il rilascio delle autorizzazioni per i punti esclusivi, e per quelli non esclusivi, alla densità della popolazione, alle caratteristiche urbanistiche e sociali delle zone, all’entità delle vendite di quotidiani e periodici negli ultimi 2 anni, alle condizioni di accesso, nonché all’esistenza di altri punti vendita non esclusivi. Inoltre per le vendite esclusive, l’autorizzazione deve essere rilasciata nel rispetto dei piani comunali di localizzazione che i comuni sono tenuti ad adottare. A mio modesto parere, se la rivendita è stata attivata rispettando le norme enunciate, rappresenta, in ogni caso, un altissimo esempio di stupidità.

 

Come fare per aprire un ristorante da asporto ?

Sono titolare di Edicola 2000 e in possesso di licenza per somministrazione alimenti e bevande. Vorrei sapere se posso aprire un ristorante da asporto in società con mio cognato privo di licenza per ristorazione. Qual è la soluzione migliore per far combaciare le due attività? La seconda attività rientra nell’Artigianato? È possibile usufruire di finanziamenti? In attesa di una vostra risposta vi ringrazio e vi saluto cordialmente.

V. C. – Policoro (MT)

 

Lei propone quesiti che nulla hanno a che fare direttamente con l’attività di rivendita di giornali. Comunque per quanto ne sappia, mi risulta che basta che uno dei soci (preposto) di una società sia in possesso dei particolari requisiti di legge per svolgere una determinata attività. Le consiglio di rivolgersi alla locale Associazione Commercianti (Ascom) per più complete delucidazioni.

 

Perché l’orario è cambiato ?

Gestisco una rivendita di giornali insieme a tabacchi dal 1959. Dopo 42 anni di gestione accade che la distribuzione dei quotidiani mi impone di aprire alle 6 del mattino per la consegna. Io apro da sempre tutte le mattine alle 7 meno venti e poiché non intendo sottostare a questa imposizione vorrei sapere l’orario in vigore per la consegna dei quotidiani. Sicura di una vostra risposta vi ringrazio e vi saluto cordialmente.

G. N. – Penta (SA)

 

È la prima volta che mi giunge una protesta riguardante la consegna dei giornali che avviene troppo presto; in genere le lamentele si verificano per il problema opposto. Non esiste un orario di massima per la fornitura dei quotidiani, esiste un teorico orario ottimale. Ritengo che la consegna dei quotidiani alle ore 6 possa considerarsi ottimale. Qualora non voglia trovarsi sul posto all’arrivo dei giornali può sempre organizzarsi con un cassonetto da porre all’esterno della sua rivendita in cui mettere le rese e far depositare i giornali al mattino. È evidente che, in questo caso, il suo trasportatore deve essere in possesso delle chiavi del contenitore.