Superato l’impatto dei primi giorni

 

Molti i clienti che continuano a usare le lire per pagare quotidiani e riviste in edicola.

Tanta curiosità e qualche diffidenza per la nuova moneta ma senza troppi isterismi.

 

L'EURO1° gennaio 2002, data storica per l’introduzione in quasi tutta Europa della moneta unica. Un momento importante, tanto atteso, ma anche temuto da cittadini e commercianti. Da un sondaggio condotto nei primi giorni dell’anno è emerso che la maggior parte degli edicolanti ha scelto di dare il resto nella stessa moneta usata per i pagamenti, ovvero lire per lire, Euro per Euro. Ci sono però anche clienti che pur pagando con le vecchie banconote preferiscono ricevere il resto in Euro, approfittando della abituale cortesia dell’edicola che diventa, in questo caso, un vero e proprio... sportello di cambio.

 

I vostri PARERI

“Nei primi giorni la circolazione di Euro è stata abbastanza limitata - spiega Antonio Mannone con edicola in Sant’Ambrogio a Milano -. Ho notato che alcuni clienti hanno accettato con curiosità il resto in monetine Euro. Anche per noi è importante abituarli fin da subito alla nuova valuta. I giorni passano veloci e fra poco la lira scomparirà dalle nostre tasche. Problemi ci sono invece tra noi edicolanti e i distributori con prezzi per esempio di 4913 lire, questo ci crea non poche difficoltà per gli eventuali pagamenti con la vecchia moneta”.

 

Attrezzatissimo, è Giuseppe Biazzi con edicola a San Felice - Milano: “Ci siamo trovati pronti con convertitori e con bancomat, ma in questi giorni il cliente continua a pagarci soprattutto in lire, probabilmente per smaltire le ultime in suo possesso. Tranne, naturalmente, gli oltre 400 clienti che hanno EDICARD e che hanno immediatamente convertito in Euro gli importi in lire ancora a disposizione sulle loro tessere. La doppia circolazione di valuta facilita l’adattamento graduale, ma ci costringe a un doppio lavoro con i resti. Ci vorrà un po’ di tempo per abituarsi a questo cambiamento.”

 

Le lire rimangono ancora la scelta preferita come ci ha raccontato Gianni Mascis rivenditoreUn invito alla calma milanese in Piazza Cinque Giornate: “Faccio proprio da banca... ma chi riceve il resto in Euro si sofferma a controllarlo ben bene, d’altra parte è logico perché i nuovi soldi devono ancora diventare familiari.”

 

C’è chi ha esposto un cartello invitando i propri clienti alla calma, è Alessandro Aricò con edicola nella stazione della metropolitana a Lambrate (Milano): “Sì, l’ho fatto perché in questa fase tutti dobbiamo venirci incontro. Il primo modo è quello di non perdere troppo tempo nella conversione dei resti. A banconote in lire restituisco la stessa moneta, altrettanto faccio per l’Euro. Oppure, prima cambio per esempio le diecimila lire del cliente in Euro e, poi, con questi mi faccio pagare i giornali il cui nuovo costo può essere ben letto sulla testata. Ci vuole un po’ di tempo nello spiegare il tutto, ma ne vale la pena. Nei primi giorni l’afflusso dei pagamenti in Euro è stato limitato, ma man mano che la gente entra in possesso del nuovo denaro anche gli acquisti si spostano, automaticamente, nella nuova valuta”.

 

Euro, Un passaggio gradualeSulla graduale introduzione della nuova moneta porta la sua esperienza Giorgio Basile di Genova: “Nei primi giorni dell’anno la circolazione dell’Euro non si è fatta molto sentire, venivano spese soltanto le monete acquisite con i primi kit.

 

 L’uso è andato poi crescendo consentendo anche a noi di abituarci a tutte queste monetine”.

 

Un passaggio graduale che è stato sentito anche da Edda Rocchetti di Roma: “Nei primi giorni soltanto 10 persone su 100 hanno usato l’Euro, le altre hanno continuato a pagarci in lire. Ci vorrà ancora qualche settimana per il passaggio definitivo alla nuova moneta, anche perché notiamo come la gente faccia fatica nel controllare i resti non riuscendo a identificare subito i centesimi”.

La curiosità del cliente non manca però. In diversi casi infatti pagando in lire, il resto viene chiesto nella nuova valuta come testimonia Maurizio Muscente di Roma: “C’è chi usando le vecchie banconote chiede di poter ricevere il resto in Euro. Dobbiamo perciò fare i conti con l’euroconvertitore e spiegargli quanto gli spetti. Una procedura un po’ laboriosa, ma per ora limitata. Quando circoleranno di più anche le banconote tutto diventerà più impegnativo, ma noi nel frattempo saremo diventati più abili nel maneggiare il nuovo contante”.

 

Cristiano Grifagni di Firenze ci parla di un’iniziale indifferenza all’Euro: “I primi giorni i clienti si sono presentati ancora con le vecchie lire come se nulla fosse cambiato, credo che questo fosse dettato dal fatto di non avere ancora in tasca la nuova moneta. Ma con il passare dei giorni il flusso dei pagamenti in Euro è aumentato. Pensavo anche a un peggiore impatto sugli anziani che, però, dopo aver incassato la loro pensione, hanno vinto lo scetticismo iniziale e hanno iniziato a spendere in Euro”.

 

Gestire, con tranquillità, la doppia circolazione.Al Sud c’è chi ha già abituato il cliente a ricevere la moneta unica. È Giuseppe Schillaci di Palermo che dice: Sono dotato di un registratore di cassa che propone il prezzo in lire ed Euro e ho dato, da subito, il resto nelle nuove monete o banconote. Ho agito da convertitore perché penso che sia meglio anche per il cliente, che deve solamente armarsi di un po’ di pazienza e fiducia nel nostro ruolo di «distributori» del nuovo denaro”.

 

Ernestina Sorgia, edicolante della stazione ferroviaria di Cagliari, dice: “Cercare di convertire le lire con resto in Euro era troppo difficile e impegnativo nei primi giorni. Così abbiamo pensato di gestire, con tranquillità, la doppia circolazione. Qualche contrattempo lo abbiamo riscontrato quando i clienti, entrati in possesso delle banconote, hanno preteso di fare i conteggi a mente perché sprovvisti di euroconvertitore...”.

 

Appare dunque chiaro che gli edicolanti sono stati, e lo sono ancora, impegnati a fungere, non solo da sportello di cambio, ma anche da «istruttori» della moneta unica europea nei confronti dei loro clienti.

 

Maria Bini