Edicola
in palmo di mano.
Armando Abbiati
Presidente Nazionale
SNAG–Confcommercio
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Nonostante le
apparenze, li Editori amano le nostre edicole. Lo ha detto Luca Cordero di
Montezemolo, presidente della FIEG, il 27 febbraio scorso di fronte a uno dei
più affollati parterre che si possano ricordare, quando ha affermato che le
nostre rivendite restano la struttura portante della diffusione della carta
stampata.
Lo ha
ribadito Fulvio Flaùto, quando ha concluso il suo pensiero dicendo
che per gli editori esiste “una linea rossa rappresentata dallo sviluppo
qualitativo della rete di vendita tradizionale e che questo è il punto focale
della trattativa” per il rinnovo dell’Accordo Nazionale.
Dunque,
sembra proprio che questa volta si parta con le migliori prospettive e che
l’Accordo si farà secondo le speranze di ognuno di noi.
Che cosa
abbiamo chiesto agli Editori?
-
Che siano
doverosamente valorizzati e considerati gli aspetti aziendali, patrimoniali ed
economici delle rivendite che vedono coinvolti non meno di 100.000 addetti.
-
Che i prodotti
editoriali “veri” siano chiaramente identificati e distinti da quelli “non
ufficiali” e che questi ultimi vengano trattati, sotto un profilo economico e
normativo, in modo diverso. Ciò significa
che il nuovo Accordo Nazionale dovrà effettuare una serena e corretta analisi
del mercato editoriale, procedendo a una chiara suddivisione e differenziazione
del prodotto. E che alle
testate che si avvalgono dei più svariati artifizi e meccanismi per
identificarsi, ivi comprese quelle pornografiche, venga applicata, in caso di
vendita, una scontistica differenziata ancorché omogenea e che alla rete di
vendita venga, altresì, riconosciuto un compenso per il prodotto avviato alla
resa.
- Che i distributori locali, quali
mandatari delle imprese editoriali, si attengano al rispetto delle norme che verranno stabilite, ma che
soprattutto si astengano, una volta per tutte, da pattuizioni non
contemplate oppure contrarie a quanto previsto dall’Accordo stesso.
- Che la cessione del prodotto
editoriale sia sottoposta alle norme del contratto estimatorio,
prevedendosi l’applicazione del pagamento di quanto venduto anche per i
mensili.
- Che sia possibile usufruire di un
maggior numero di giorni di chiusura, garantendo comunque la massima
agibilità della rete di vendita, concordando le ferie a livello regionale
e a seconda delle esigenze e le caratteristiche del mercato.
- Che le nostre edicole non siano più
utilizzate indiscriminatamente per la pubblicizzazione e per il lancio dei
prodotti editoriali senza che venga riconosciuto al rivenditore alcun
compenso.
- Che le campagne abbonamenti
rientrino in una logica di sconti accettabile e che la rete di vendita venga coinvolta
nella loro promozione e gestione, onde evitare di allontanare la
potenziale clientela dall’edicola.
- Che l’intera materia degli inserti
venga completamente riformata attraverso una analitica suddivisione degli
stessi e che per questi sia
previsto un adeguato compenso in funzione dei quantitativi inviati e non
per quelli venduti.
- Che per abbinamenti di testate,
cut-price e quant’altro, venga riconosciuto alla rete di vendita il margine di utile che i singoli
prodotti riconoscevano prima delle relative iniziative promozionali.
- Che per la free-press si possa
studiare una formula che ne consenta la sua distribuzione attraverso la
rete delle edicole.
- Che l’informatizzazione della rete
di vendita avvenga, al più presto, attraverso la concreta realizzazione di
un progetto che veda tutte le componenti del settore attivamente
coinvolte.
La
sperimentazione che tanto temevamo a suo tempo si è, nella realtà, dimostrata
una nostra alleata, quando ha consentito agli Editori di prendere coscienza che
una rete di vendita come la
nostra, è assolutamente insostituibile:
è giusto, dunque, che ora tengano le nostre edicole sul palmo della loro
mano.
Resta da
vedere se alle parole, così enfaticamente pronunciate, seguiranno fatti
coerenti con le stesse.
Perché fra il
dire e il fare, come tutti sanno, c’è di mezzo il mare.
Noi siamo
intenzionati a battagliare fino in fondo per ottenere quanto ci interessa, così
come siamo disponibili a soddisfare le esigenze del sistema editoriale forti
del fatto che, se si allentasse la tensione esistente tra il fornitore e chi
viene fornito e ci ritornasse la
voglia di fare l’Edicolante, forse si riformerebbe davanti al nostro banco di vendita la fila di chi
vuole acquistare. Proprio come succedeva alcuni anni fa, quando l’Editoria ha
avuto il maggiore sviluppo e i migliori utili.
Armando
Abbiati
Presidente
Nazionale SNAG-Confcommercio