L’edicola resta la struttura portante

 

Il Presidente della Federazione Italiana Editori Giornali riconferma il ruolo basilare delle nostre rivendite nella diffusione di quotidiani e periodici.

E a lui, da subito, rivolgiamo un invito.

 

Si è svolta a Roma, il 27 febbraio scorso, l’Assemblea generale della FIEG, per la prima volta aperta a molti invitati, cui hanno partecipato oltre agli editori, il governo quasi al completo, molte autorità dello Stato, leader politici, rappresentanti del mondo economico, sindacale e tanti giornalisti.

 

Luca Cordero di MontezemoloLuca Cordero di Montezemolo, che è stato confermato presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, ha svolto la sua relazione evidenziando una serie di punti che riteniamo interessante riprodurre e, in alcuni casi, commentare.

“Negli ultimi anni – ha detto – il settore editoriale ha lavorato sodo per mettere ordine nei propri conti. Dal 1995 al 2000, il margine operativo lordo del settore dei quotidiani è aumentato di dieci volte e l’utile operativo (ricavi meno costi e ammortamenti) è passato da un deficit di 143 miliardi a un risultato positivo di 405 miliardi. Nel 2000 l’utile, al netto delle tasse è stato di 578 miliardi, con un rapporto sul fatturato in linea con quanto rilevato da Mediobanca per le principali imprese italiane. Anche nel settore dei periodici il processo di risanamento è stato vigoroso.

I bilanci in utile – ha proseguito – sono la migliore garanzia di giornali indipendenti”.

Ma “se sul piano della gestione economica la crescita è stata molto positiva, non altrettanto può dirsi sul piano della diffusione dei quotidiani che, pur avendo invertito negli ultimi quattro anni l’andamento dei quattro anni precedenti, è ancora lontana dal livello massimo toccato nel 1990 di quasi 7 milioni di copie vendute al giorno”.

A questo punto, per la prima volta nella storia – a quanto ci è dato di sapere – Montezemolo ha tenuto a fare qualche precisazione che, noi di Azienda Edicola, avevamo già evidenziato negli anni ’96 e ’97.

Il presidente della FIEG ha, infatti ritenuto di precisare che “l’enorme divario che divide – nel settore della diffusione dei quotidiani – il nostro Paese dall’Inghilterra o dalla Germania, è fortemente influenzato dalla diffusione in quei Paesi, di giornali popolari (Azienda Edicola n. 2/97) e che i primi quotidiani italiani sono anche quotidiani di qualità e vendono più copie dei loro omologhi stranieri” (Azienda Edicola n. 6/96). Ci sono voluti sei anni perché qualcuno si accorgesse di una realtà che è, però, sotto gli occhi di tutti gli addetti ai lavori!

“In definitiva – ha detto Montezemolo – è vero che in Italia si vendono meno quotidiani rispetto agli altri Paesi, ma è anche vero che se il confronto non si fa per tipologia – quotidiani o periodici – ma per contenuti, si constata che le differenze si attenuano e, in alcuni casi, si invertono a nostro favore e ciò sia nel campo dei quotidiani che dei periodici”.

“Altra notazione da fare – ha continuato – è quella che, per tutta una serie di caratteristiche sociali del nostro Paese, a indici di diffusione bassa corrispondono, però, indici di lettura molto alti, il che fra l’altro consente di far uscire il Sud da quel presunto livello terzomondista nel quale gli indici di vendita sembrerebbero sprofondarlo”.

A questo punto sorge spontanea una domanda: quando si dice che gli italiani non leggono i quotidiani si intende dire che non li comperano? Dunque il problema è quello di riabituare un maggior numero di italiani, almeno quel milione e passa che si è dissolto in questi ultimi dieci anni, ad acquistare di nuovo i quotidiani perché li leggano.

E infatti Montezemolo prosegue dicendo che “il livello di 7 milioni di copie vendute di quotidiani è un livello possibile e quindi è un obiettivo concreto al quale abbiamo il dovere di puntare. Per parte nostra faremo ogni sforzo in tale direzione, ma la nostra volontà e la nostra iniziativa, da sole non bastano”.

No, non bastano. Anche perché abbiamo la dimostrazione che, mentre a parole gli editori cercano di recuperare lettori/acquirenti, con i fatti stanno facendo di tutto perché gli stessi lettori si abituino a leggere gratis. Ma andiamo avanti con la relazione.

 

No sostegno, sì aiuto indiretto

Dopo avere esposto l’andamento della pubblicità con l’alternarsi di previsioni nere e rosee, il presidente FIEG ha proseguito evidenziando come ormai sia evidente che il problema da fronteggiare – e non solo in Italia – sia quello del calo dei consumi e come il calo della pubblicità sia il sintomo più evidente di questa situazione che diventa causa, a sua volta, di un’ulteriore contrazione della domanda. “Per interrompere questo circolo vizioso – dice Montezemolo – avevamo proposto una misura di incentivazione, attraverso un beneficio fiscale, dell’investimento pubblicitario su tutti i mezzi perché questo è un investimento a tutti gli effetti. Ma il Governo non ha ritenuto di poter accogliere questa richiesta e, quindi, ci permettiamo di attirare nuovamente l’attenzione del Governo sulla nostra proposta che riteniamo possa avere un effetto positivo sotto molti profili”.

È interessante notare che all’inizio della sua relazione il presidente della FIEG aveva precisato che a fronte dei buoni risultati ottenuti, grazie anche al sostegno pubblico, gli editori erano stati i primi a non volere più questo aiuto quando la stampa ha dimostrato di poter camminare con le sue sole gambe.

Non per essere pignoli, ma la defiscalizzazione degli investimenti pubblicitari ci sembra un sostegno di notevole peso, anche se indiretto.

Così come ci sembra abbastanza curiosa la norma (richiesta al Ministro Lunardi) che dovrebbe rendere più trasparenti le gare di appalti, solo perché pubblicate sui quotidiani FIEG oltre che sui normali fogli attualmente in circolazione.

 

Edicola, struttura portante

La relazione continua con l’affermazione “che è nostra intenzione mettere in atto tutti gli strumenti necessari all’incremento della diffusione. In quest’ambito – prosegue Montezemolo – esistono due snodi fondamentali: quello dei punti di vendita e quello del sistema delle copie in abbonamento. Per quanto riguarda il primo deve essere chiaro – e voglio confermarlo ancora una volta – che l’edicola è, e resterà nel nostro Paese, la struttura portante della nostra diffusione. (Meno male! – ndr). Si tratta, ovviamente, di migliorarla e ammodernarla rendendola uno strumento attivo di promozione, ma i timori sempre riaffioranti degli edicolanti di una sua marginalizzazione sono, per quanto ci riguarda, del tutto infondati. Le vendite in posti diversi, supermercati, bar, librerie, tabaccherie, che solo da poco, finalmente e con mille limitazioni, abbiamo avuto il diritto di praticare, sono vendite integrative e non sostitutive e l’esperienza fatta in questo primo periodo ci ha confermato che la vendita dei giornali in questi nuovi punti determina un ritorno positivo per le stesse edicole: si creano nuovi lettori che poi sono indotti ad andare in edicola per cercare le pubblicazioni”.

Mentre prendiamo atto, con grande piacere dell’affermazione che l’edicola è, e resterà, la struttura portante della diffusione della stampa, sul fatto che i punti alternativi siano di stimolo a frequentare l’edicola, abbiamo notevoli riserve.

Su questo stesso numero, Gianfranco Venturelli di Salò (ma quanti altri ce ne sono come lui?) lamenta, infatti, drastici cali di vendita a causa di un supermercato ed evidenzia il fatto che il lettore è portato a pensare che certe testate “non escano più” perché non sono presenti nella grande distribuzione.

E questo non ci sembra proprio un gran risultato.

 

I giovani, la scuola e la free-press

“Sul piano dell’incremento della diffusione – continua ancora Montezemolo – vogliamo agire in modo più coordinato perché il giornale venga utilizzato nelle scuole quale strumento didattico, in modo da promuovere nei giovani un gusto e un’attitudine alla lettura superiore a quella dei loro padri e dei loro nonni”.

Anche qui, qualcosa non quadra. Si continua a parlare di lettura. Ma in realtà si vuol dire “acquisto” e, fino a prova contraria, le due parole hanno significati completamente diversi. Possibile che non si abbia il coraggio di usare i vocaboli più appropriati?

Che i giovani leggano i quotidiani è ormai dimostrato dal successo della free-press.

Sia pure velocemente, ma ogni giorno, centinaia di migliaia di persone (di età media entro i 30anni) si informano di ciò che accade nel mondo, e nella propria città, attraverso Metro, City e Leggo.

Che, come tutti sanno, sono quotidiani gratuiti editi – per quanto riguarda City e Leggo – da due dei più importanti editori italiani: Corriere della Sera e Messaggero.

Conclude, dunque, proprio bene Montezemolo quando dice che “in Italia, gli editori si sono rimboccati le maniche e hanno occupato uno spazio che altrimenti rischiava di essere monopolizzato da altri”. E quando si parla di spazio si intende dire, usando ancora una volta un eufenismo, un ricco portafoglio pubblicitario che può ripagare anche delle eventuali copie perdute dai quotidiani “fratelli”, ma a pagamento.

Un invito

Caro Presidente, avendo preso atto dalle Sue parole – con grande riconoscenza – che noi edicolanti siamo la colonna portante della diffusione dei giornali in Italia, La preghiamo fin d’ora di segnare sulla Sua agenda che il giorno 17 ottobre Lei dovrà essere nostro ospite a Roma, per il IX Convegno SNAG-Confcommercio, il Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai.

Per tempo riceverà l’invito ufficiale.


Willy Romano