Comuni piemontesi, disobbedite!

 

Dopo la circolare esplicativa dello scorso 28 dicembre, dal Piemonte è arrivata la prima risposta ufficiale delle istituzioni.

La Regione invita i comuni a non prendere in considerazione un documento che crea solamente confusione sul riordino del sistema di diffusione della stampa.

 

Comuni piemontesi, disobbedite!La circolare n.3538/c emessa in data 28 dicembre scorso dal Ministero delle Attività Produttive e firmata dal ministro Antonio Marzano ha creato subito reazioni preoccupate non solo nel mondo degli edicolanti, viste le indicazioni esplicitate in merito al decreto n.17 relativo al riordino del sistema di diffusione di stampa, ma anche a livelli ben più elevati. Ce ne siamo già ampiamente occupati negli ultimi due numeri di Azienda Edicola, ma ora, dalle proteste abbastanza generalizzate, si è arrivati alla prima presa di posizione ufficiale: quella della Regione Piemonte.

INVITO ALLA DISOBBEDIENZA

Come pubblicato l’11 marzo da Nord Ovest, l’inserto settimanale del SOLE 24 ORE per Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, la Regione Piemonte, che come ente pubblico è diventata titolare della disciplina sulle rivendite della carta stampata in base alla riforma del Titolo V della Costituzione, ha reso noto, sul proprio Bollettino Ufficiale n.9 del 28 febbraio, un chiaro invito ai 1206 comuni di sua competenza per una disobbedienza alla circolare ministeriale. Il provvedimento trova motivazione nel fatto che il governo ha inviato una nota esplicativa su competenze che non ha più: il risultato è stato solo di creare ulteriore confusione in una riforma difficile come quella della rivendita di quotidiani e riviste extra-edicole.

Da tutte le Regioni subito si è sollevato un coro di protesta e, lo scorso 23 gennaio è stata convocata una commissione a cui hanno partecipato 16 su 20 tra Regioni e province autonome italiane. Al termine dei lavori è stata concordata la richiesta di un incontro sull’applicazione della normativa in questione tra Regioni e i rappresentanti del Ministero delle Attività Produttive nonché del Dipartimento per l’Editoria presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. L’incarico di prendere contatti è stato dato alla Regione Liguria, in quanto capofila per materia della commissione interregionale.

In un documento firmato dal direttore regionale Marco Cavaletto, il Piemonte, primo in Italia tra le Regioni, ha invece ufficialmente comunicato la sua posizione sollevando motivazioni di illegittimità dell’atto ministeriale, rilevando contraddizioni, illogicità, sperequazioni tra punti vendita esclusivi (le edicole) e non esclusivi (bar, tabacchi, librerie, esercizi della grande distribuzione).

 

I DUBBI SULLA LEGITTIMITÀ DELLA CIRCOLARE

Diverse sono le perplessità sotto il profilo della legittimità avanzate dalla Regione Piemonte sulla circolare ministeriale del 28 dicembre 2001.

La prima osservazione riguarda la definizione di “punto di vendita non esclusivo” che per il documento ministeriale dà la possibilità a questi esercizi di vendere “quotidiani ovvero periodici”, quindi con nessuna differenza con le edicole.

Tutti i punti vendita (esclusivi e non esclusivi), come da decreto legislativo, hanno l’obbligo di garantire parità di trattamento alle testate, ma nella circolare è ammesso come sia difficile che quelli non esclusivi possano rispettare questa condizione. Il terzo punto su cui obietta la Regione Piemonte riguarda il rilascio dell’autorizzazione di diritto a seguito di sperimentazione. Rispetto al decreto legge, nella circolare  si allarga questa possibilità dagli esercizi che hanno effettuato la sperimentazione a quelli che hanno semplicemente comunicato l’intenzione di effettuarla. Un’ulteriore perplessità  riguarda l’applicabilità dei piani comunali previgenti. Dal Ministero viene avanzata la possibilità di concessione di nuovi rilasci in base ai piani comunali precedenti, mentre non hanno altrettanta efficacia le disposizioni regionali. Un’applicazione che non sembra aver logica ed è alquanto contradditoria.

 

CONCLUSIONI REGIONALI DEL PIEMONTE

Ai suoi comuni la Regione Piemonte consiglia di applicare con grande cautela la circolare ministeriale in quanto atto non pienamente idoneo con il sistema legislativo vigente e, quindi, in quanto tale, privo di fondamento in base alle regole del diritto amministrativo. Tra le righe, e neppure tanto, la posizione ufficiale è di disobbedienza alla circolare ministeriale del 28 dicembre 2001 che rischia di complicare uno scenario già confuso nell’ambito del riordino del sistema di diffusione della stampa. Sarà ora interessante vedere se altre Regioni d’Italia seguiranno l’esempio del Piemonte disponendo, nei confronti dei loro comuni, indirizzi altrettanto chiari a difesa dei diritti degli edicolanti.

 

UN SUCCESSO PER LO SNAG PIEMONTESE

La presa di posizione della Regione Piemonte è una vittoria dello SNAG piemontese che si è impegnato in prima fila per difendere i diritti degli edicolanti della regione.

“Abbiamo già espresso un apprezzamento all’Ufficio Commercio della Regione Piemonte per quanto fatto in questi mesi e per il risultato a cui si è giunti – commenta Giovanni Gorrea,  presidente provinciale dello SNAG di Torino –. Nel corso di diversi incontri, dirigenti, funzionari e, naturalmente, i consiglieri regionali si sono informati dell’incongruenza tra la circolare esplicativa e la legge. La Regione Piemonte, dopo aver valutato e studiato la materia, ha fatto proprie queste considerazioni e ora ha chiesto ai Comuni di fermarsi nell’applicazione della circolare per non ingarbugliare maggiormente una situazione già confusa. D’altronde ormai da sette, otto mesi le competenze per il futuro del nostro settore sono diventate di mera pertinenza regionale e il Piemonte, primo in Italia, ha dato un segnale chiaro, in quanto forte della propria autorità legislativa. Come SNAG siamo soddisfatti del lavoro svolto anche perché abbiamo visto, le altre sigle di categoria affiancarci gradualmente. Ora ci attendiamo che altre Regioni d’Italia seguano quest’esempio dando indicazioni altrettanto chiare ai comuni di propria competenza. È fondamentale per difendere i diritti degli edicolanti”.

 

Enrico Venni