Sulla via della stampa

 

“La crisi del mercato e il futuro visto dagli attori della filiera”. Questo l’importante tema che è stato dibattuto ai primi di giugno a Viareggio, nel corso della 33a Assemblea  Nazionale ANADIS.

 

 

Un affollato parterre per una serie d’importanti interventi tenuti dai personaggi più rappresentativi del mondo editoriale. E dicendo editoriale vogliamo comprendere tutti gli attori della filiera, proprio così come indicato nel tema oggetto della tavola rotonda che ha caratterizzato la giornata di apertura dell’ultima assemblea ANADIS (Associazione Nazionale Distributori Stampa), iniziata a Viareggio il 6 giugno sotto una pioggia torrenziale.

 

Puntualità nella distribuzione

 

Gabriella Giorgi, affabile padrona di casa e presidente ANADIS, ha dato il benvenuto ai presenti sottolineando come il prodotto editoriale stia cambiando, da mero prodotto di informazione a mezzo di apprendimento. “Il fatto che oggi esista la free press va poi visto – ha detto – come un aiuto per la diffusione della cultura. Proprio per questo è necessario «farsi venire delle idee» per poter incrementare le vendite. Cosa fare dunque, nel frattempo?” si è chiesta la Giorgi. “Da parte nostra, come distributori per la piazza di Firenze, abbiamo cercato di raggiungere la massima puntualità nelle consegne; abbiamo organizzato un servizio di strillonaggio per la stampa estera in zone di forte affluenza turistica e abbiamo monitorato alcune edicole che avevano bisogno di realizzare delle buone vetrine. E i risultati non si sono fatti attendere. Siamo disponibili alla collaborazione con la rete di vendita, perché il successo dei prodotti editoriali rappresenta guadagni per tutti”.

Massimo Martini, distributore per la zona di Pistoia (fino ai confini con la Liguria) ha poi voluto aggiungere come per la sua azienda (sul mercato da 65 anni) siano fondamentali tre esigenze: quelle degli editori, quelle della rete di vendita e, naturalmente, quelle dei lettori. Fatto salvo, è sottinteso, il benessere della sua società.

 

Pubblicità: polmone dell’editoria

 

Renato Salvetti, direttore della sede milanese FIEG, ha quindi illustrato la situazione del mercato pubblicitario – con una approfondita analisi economica – il cui andamento condiziona la vita della carta stampata. “Dopo anni di grandi investimenti, le aziende, sotto l’impatto dell’11 settembre hanno ridimensionato i loro budget e, in questo momento, le previsioni non sono brillanti. Gli editori hanno quindi chiesto al Governo di defiscalizzare gli investimenti pubblicitari (su qualsiasi mezzo vengano effettuati) perché questi possano riprendere. “È indubbio che la pubblicità – ha detto Salvetti – crea un circolo coinvolgendo i consumi e producendo denaro. La pubblicità rappresenta un polmone essenziale per la creazione di quotidiani e periodici ed è promozionale anche alla loro vendita”.

 

Edicole in ginocchio

 

I lavori sono proseguiti con l’intervento delle OO.SS dei giornalai che hanno sottolineato il momento particolarmente difficile per le edicole e la necessità di ridare loro la giusta dignità: “Le edicole sono in ginocchio” ha, infatti, esordito Armando Abbiati, presidente nazionale SNAG-Confcommercio, rivolgendosi agli editori presenti e lasciando tutti un poco frastornati per la risolutezza con cui ha lanciato la sua affermazione. “Quattro anni fa avete fatto fuochi d’artificio convinti di ottenere attraverso la sperimentazione risultati clamorosi, ma non avete tenuto conto che, dopo la miriade di colori e di luci che attraversano il cielo, il fuoco d’artificio si esaurisce. Proprio come le bolle di sapone che affascinano per la loro iridescenza, ma dopo un secondo scoppiano e spariscono. C’è da chiedersi – ha continuato – come sia possibile che i manager che hanno voluto la follia della sperimentazione siano ancora al loro posto, perché ricordo che mio padre mi diceva che chi sbaglia deve pagare”. Abbiati ha poi sottolineato il fatto che se l’Accordo Nazionale non premierà l’edicola, questa (almeno per tutte quelle associate allo SNAG) smetterà di essere “dedicata” con tutte le conseguenze del caso.

 

...una giungla frequentata male

 

Se qualcuno avesse avuto un attimo di stanchezza, con l’intervento di Vittorio Feltri  si sarebbe, certamente, ripreso. Come sempre, infatti, il direttore di Libero ha saputo costellare la via della stampa di battute colorite che non hanno risparmiato nessuno, neppure lui stesso.

“È inutile – ha detto – continuare a prendersela con la tv, perché non si leggono i giornali. La Tv fa il suo mestiere come noi dobbiamo imparare a fare il nostro. Invece, assistiamo a vere e proprie azioni suicide in campo editoriale. C’erano dei bei femminili? E cosa fanno gli editori? Ne inventano altri da regalare insieme al quotidiano, cannibalizzando così anche le proprie testate (come nel caso del Corriere della Sera!).

Il mercato viene completamente snaturato; ma quale mercato! Questa è una giungla e pure frequentata male – ha continuato Feltri – e se non ci diamo qualche regolina non ne usciremo più. È possibile, per esempio, tollerare i cosiddetti panini, con due quotidiani al prezzo di uno? La gente non compera i quotidiani? Ma per forza: al momento di farlo, quello che dovrebbe essere il nostro lettore sa già tutto grazie alle innumerevoli rassegne stampa, alle prime pagine mostrate sullo schermo televisivo a partire dalle undici della sera prima. E come se ciò non bastasse, alle otto del mattino, lui può ascoltare alla radio, un giornalista che commenta le notizie apparse sui più importanti quotidiani del paese. La realtà è che dovremmo fare servizi giornalistici originali (e non acquistarli dalle agenzie), e smettere di avere (in ritardo di dodici ore) titoli fotocopia della tv. Bisognerebbe avere anche il coraggio di «chiudere» il quotidiano alle undici così la distribuzione potrebbe fare meglio il suo lavoro. Cosa potrà mai succedere fra le undici e mezzanotte? Forse non venderemmo di più, ma certamente i costi verrebbero alleggeriti e già questo sarebbe un grosso vantaggio”.

Applausi.

 

Progetti FIEG-ANADIS: informatizzazione e banca dati

 

Sono quindi seguiti gli interventi dei responsabili TRADE-LAB che hanno illustrato l’avanzamento del progetto INFORIV e degli studi che dovranno portare a una gestione del prodotto editoriale più omogenea in funzione di vendita e rese.

È stato anche presentato un nuovo modello di remunerazione (riservato ai distributori) studiato in funzione delle diverse testate e della loro diversa gestione.

Basilare è apparsa, comunque, l’applicazione tassativa e quanto prima possibile del codice a barre – compresa la sua perfetta leggibilità – che consentirà a tutti gli operatori della filiera di lavorare al meglio risparmiando tempo e denaro.

 

Il distributore nazionale si dà al marketing

 

Uberto Frascerra, vicepresidente ADN (Associazione Distributori Nazionali), ha evidenziato come i gadget (CD, Video, prodotti vari) abbinati a periodici e quotidiani abbiano contribuito a frenare la caduta del mercato (quanto a numero di copie) e a mantenere o incrementare il fatturato con l’aumento del prezzo di copertina.

Questi oggetti sono frutto di un’accurata ricerca e spesso concorrono a favorire l’acquisto d’impulso in chi abitualmente non acquisterebbe questa o quella testata.

Il fenomeno dei gadget è stato particolarmente sensibile nel settore dei collezionabili che nel 2001 hanno fatturato 400 milioni di euro, pari al 20% del mercato globale dell’editoria.

“È evidente – ha infine aggiunto Frascerra – che il mercato è sempre più variegato tanto da correre il rischio di creare nel pubblico anche un certo disorientamento. A fronte di ciò, tuttavia, dal 1997 a oggi il numero delle nuove testate si è dimezzato e ciò viene visto come un dato preoccupante” (forse per i distributori, non certo per l’edicola – ndr).

 

Cosa fanno i quotidiani

 

La Nazione – dice il suo direttore Francesco Carrassi – ha sempre cercato di non trascurare il suo lettore e di creare con lui un rapporto veramente fiduciario. Le promozioni, che di volta in volta sono state realizzate, non hanno mai avuto la finalità di gonfiare le vendite, ma di ottenere che, una volta terminate le iniziative, una certa quantità di nuovi lettori rimanessero... attaccati”.

E certamente di grande successo è la promozione messa in atto da Repubblica che ha scatenato quella che pubblicitariamente è stata definita una vera “libridine”.

“Trovare qualche cosa di veramente nuovo, non era certo facile – ha raccontato Carlo Ottino, direttore generale della Repubblica – poi, sull’esperienza di un’iniziativa similare realizzata dal quotidiano spagnolo El Mundo, abbiano messo a punto e realizzato il nostro progetto. Una collana di libri non polverosa, ma fresca, giovane e attuale destinata a raccogliere l’interesse di un pubblico molto allargato grazie ad autori e titoli di grande richiamo. E grazie a un canale distributivo vincente”.

Se Nazione e Repubblica sposano le promozioni, Il Sole 24 Ore decide di portare i suoi abbonati in edicola. E lo fa coinvolgendo distributori locali ed edicolanti sfatando, così finalmente, l’assioma che vuole che l’abbonamento allontani dall’edicola.

Su quanto illustrato in maniera assai brillante da Pierfrancesco Vigliercio, direttore vendite del quotidiano economico, rimandiamo i nostri lettori al relativo articolo. Vigliercio ha tenuto a precisare che l’abbonamento in edicola ha un costo decisamente concorrenziale rispetto a quello gestito attraverso le Poste e l’organizzazione di questo servizio sarà tale da garantire la consegna al singolo abbonato, anche in edicole diverse a seconda dei giorni della settimana: come dire, il sabato e la domenica nell’edicola sotto casa, gli altri giorni in quella vicino all’ufficio.

Entro il 2003 tutti gli abbonamenti del Sole 24 Ore dovrebbero essere recapitati attraverso le edicole. Una volta consolidata l’efficienza distributiva, l’editore non esclude di poter distribuire, sempre attraverso le edicole, anche altre sue testate diffuse, oggi, esclusivamente per abbonamento postale.

 

L’edicola è rosa

 

Anna Fileppo, responsabile vendite e distribuzione di Herlequin-Mondadori, con la proiezione di una serie di diapositive, ha fatto vedere come si possa “personalizzare” un’edicola con il colore di Harmony il cui successo è, peraltro, rappresentato dagli 8 milioni di libri venduti ogni anno in edicola. Purtroppo, però, i vincoli urbanistici pongono dei limiti alla realizzazione di questo affascinante progetto e Fileppo ha concluso la sua presentazione dicendo “Noi editori se vogliamo, possiamo spingere le autorità competenti a consentire maggiori spazi (non necessariamente rosa) per allargare le edicole”. Ha poi annunciato due iniziative: un concorso per premiare i migliori diffusori delle agenzie di distribuzione e la costruzione del “panel” dei MIGLIORI EDICOLANTI Harmony in Italia.

“Basandoci sulle graduatorie di venduto, stiamo rintracciando regione per regione i nostri migliori rivenditori – ha detto Anna Fileppo –. Con loro, speriamo di costruire un buon rapporto conoscitivo, dal momento che girando per punti vendita, una delle note che più spesso mi sento dire è che l’editore non li interpella mai, che il loro parere non viene mai richiesto. Siamo ancora all’inizio di questo lungo lavoro...”.

 

La lezione dei Paesi d’Oltralpe

 

Eugenio dal Bosco delle Messaggerie Internazionali ha, infine, raccontato quali sono le sostanziali differenze fra l’Italia e gli altri paesi europei, ai quali si guarda sempre quando si parla di stampa, soprattutto quotidiana.

“Se è vero che da noi si legge poco, è anche vero che si legge forse meglio, cioè con maggior qualità: infatti una grossa differenza tra il nostro Paese e l’Europa del Nord è rappresentata dalla stampa così detta yellow press, cioè quella che invece noi chiamiamo rosa o popolare, che falsa un po’ le statistiche.

Se non consideriamo questo tipo di stampa scopriamo, infatti, che in Germania un titolo nazionale di qualità come Die Welt ha una tiratura di circa 380.000 copie  mentre Faz e Süddeutsche Zeitung raggiungono le 500.000 per una popolazione di circa 83.000.000 di abitanti, con 118.000 punti vendita, forniti da 87 distributori locali e 450 punti vendita nelle stazioni”.

Dal Bosco ha poi evidenziato le diverse caratteristiche di distribuzione, retribuzione, le modalità di resa e come la free-press partita nel Nord Europa e poi scesa al Sud chiudendo in Germania dopo circa un anno e dopo numerose battaglie, in Francia continui a incontrare mille difficoltà.

“I gadget – ha concluso infine Dal Bosco – al di là degli inserti nelle edizioni del sabato, nei quotidiani stranieri praticamente non esistono. E anche i periodici ne fanno un uso molto saltuario e moderato”.

 

Willy Romano