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in vacanza pensiamoci sopra! |
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Questo editoriale sarà diverso dal solito perché ho deciso
che, dopo avere bersagliato per anni editori e distributori, sia ora il momento
di prendere di mira anche voi, cari amici e colleghi, mettendo – è naturale –
nel gruppo anche me che sono, prima di tutto, un giornalaio proprio come voi.
Già mi immagino i vostri commenti, ma credetemi, abbiamo tutti bisogno di una
certa sferzata. Sono anni, ormai, che si parla di informatizzazione, tutti la
auspicano come fosse, giustamente, la panacea che risolverà buona parte di
molti dei nostri guai, però i computer in edicola sono ancora pochini. Come se,
in attesa di INFORIV che prima o poi arriverà, non fosse già possibile
utilizzare qualche programmino che consenta di gestire con più facilità
l’edicola e, nel frattempo, prendere familiarità, con tasti, vocaboli
misteriosi, mouse e quant’altro. Oggi esiste una vasta gamma di portatili e
non, a prezzi decisamente interessanti, fra cui scegliere quello più confacente
alle nostre esigenze. E se noi possiamo trovarci imbarazzati di fronte a giga,
mega, bit e altre strane diavolerie, di certo, qualcuno dei nostri figli (anche
se giovanissimo) saprebbe consigliarci al meglio. Con un PC in edicola, al
semplice costo di una telefonata, ci si può poi collegare con Internet grazie
al quale non soltanto si possono raggiungere editori e in alcuni casi
distributori, ma si può scoprire un mondo ricchissimo di informazioni, si può
dialogare con altri colleghi, senza contare la possibilità di essere sempre in
contatto con il proprio sindacato e, non ultimo, recuperare – attraverso un
semplice clic – una risposta del commercialista o dell’avvocato, pubblicata su
Azienda Edicola anche di qualche anno fa. A ciò si aggiunga, poi, che
l’acquisto del computer rientrerebbe nella nuova Finanziaria e, dunque,il suo
costo andrebbe detratto dalle tasse. Invece no. Si aspetta. E questo non è
davvero un segno di disponibilità e lungimiranza, qualità che dovrebbero
caratterizzare il rivenditore di giornali di questo nuovo millennio. Le nostre
edicole, generalmente, sono piccole, non riusciamo ad avere il
permesso di allargarci.
I giornali se ne stanno ammassati in pigne disordinate.
Però, spesso e volentieri, le vetrine laterali o posteriori del nostro chiosco
sono semi vuote. Perché? Perché, per vari motivi, sovente siamo impossibilitati
ad aprire le porte esterne, perché tanto – pensiamo – lì nessuno guarda le
testate che sono esposte, perché bisognerebbe tenere puliti i vetri e via
dicendo. Per non dire, poi, dell’eventualità che una rivista messa sul retro
rischi di essere “dimenticata” al momento della resa. (Editori, figuratevi che
bello è lavorare sempre con questa angoscia: quella del distributore che ci
cura a vista per il solo gusto di farci perdere una copia!). Però, quello di
cui non ci ricordiamo così facendo è, invece, che una edicola ben attrezzata,
pulita e luminosa attira anche da lontano il lettore più distratto e che
costringere un cliente a farne il giro, per cercare nelle vetrine la pubblicazione
che vuole, può indurlo a scoprirne delle altre favorendo, così, il famigerato
acquisto d’impulso di cui tanto “blaterano” i nostri editori. Tempo ne abbiamo
poco, pochissimo. Ma non sempre è vero. Ci sono momenti, forse pochi, in cui
l’impegno è solo quello di guardare fuori dal nostro “buco” inseguendo chissà
quali pensieri. E se pensieri devono essere, ecco un piccolo vademecum che
forse ci farà fare qualche passo avanti:
• Io penso prima alle vendite e dopo agli invenduti
• Io penso prima alle vendite e dopo al rischio
di furto
• Io penso prima alle venditee dopo agli aspetti
pratici
• Io scelgo la collocazione dei titoli per vendere
e non solo per ritrovarli al momento della resa
• Io scelgo il posizionamento delle testate
per venderle e non solo perché “lì ci stanno”
• Io vendo ai clienti: sono loro che mi fanno vivere.
Ancora una cosa: non si può sempre ritenere che sia solo
il sindacato a doverci tutelare, difendere, e sia solo lui a dover risolvere
tutti i nostri problemi. Siamo noi il sindacato, noi che dobbiamo farci parte
diligente e conoscere diritti e doveri. Noi non siamo dei dipendenti, ma dei
piccoli imprenditori che di questi hanno, comunque, minori rischi e impegni.
È vero, non possiamo scegliere (per ora) le testate da
vendere, né il loro prezzo e, in alcuni casi, neppure i loro quantitativi. Ma
di certo possiamo darci da fare per cercare di conquistare nuovi clienti.
Ognuno di noi si trova da anni nel proprio chiosco che è lì, sempre nello
stesso posto. Dovremmo, dunque, essere al corrente di ogni ufficio, negozio,
tipologia di clientela che ci circonda e sapere (privacy permettendo) tutto di
tutti. Dovremmo conoscere i gusti più reconditi dell’avvocato con barbetta, del
giovanotto palestrato, della bionda sui trampoli e della massaia sempre
indaffarata. Quante volte ci è capitato di suggerire loro un’altra testata in
aggiunta a quella che acquistano abitualmente, o soltanto una volta ogni tanto?
Eppure anche i farmacisti hanno imparato a offrirci un prodotto da banco o una
schiuma da barba quando ci consegnano il medicamento richiesto. Possibile che
non si possa tentare di invertire la rotta cominciando a offrire, con più
convinzione, il prodotto senza aspettare, soltanto, di vendere quello che ci
viene richiesto?
Fra un mese, a Dio piacendo, cominciano le nostre
sospirate ferie. Così, sono certo che riuscirete a meditare, mentre ve ne state
in barca a pescare o sdraiati sotto a un pino, su queste mie parole.
E non potrete che dire: “Beh, forse sì, tutti i torti non
ce li ha”. E allora, cari amici, buone vacanze.
Io, nel frattempo, dovrò ripassarmi la lezione sul
rinnovo dell’Accordo Nazionale. E questa, ve l’assicuro, è una lezione molto
difficile da preparare. Fra le molte cose che dobbiamo ottenere, c’è anche il
recupero di una fiducia nei confronti degli editori e verso i distributori che,
stemperatasi negli anni, abbiamo
completamente perso negli ultimi tempi. Dobbiamo tutti insieme creare delle
normative per affrontare serenamente il lavoro, che allentino le diffidenze e
la tensione esistente. Ma, soprattutto, noi dobbiamo recuperare la “nostra
immagine di clienti” quali effettivamente siamo. È il momento che qualcuno si
accorga che esistiamo pure Noi.
I distributori siederanno, anche loro, al tavolo delle
trattative. È poiché staranno seduti dalla parte degli editori dovranno
assumersi, al momento opportuno, le loro responsabilità. Non sarà più
possibile, per loro, affermare che con l’Accordo Nazionale non c’entrano nulla.
All’Assemblea ANADIS dal suggestivo logo “Sulla via della
stampa”, io mi sono permesso di dire che spero che questa via non diventi per
noi come la via di Fatima, che viene percorsa in ginocchio dai penitenti con la
speranza di ottenere qualche “grazia”.
I pellegrinaggi si fanno soltanto in vista dei santuari.
Le nostre edicole stanno, invece, agli incroci delle
strade e nelle piazze delle nostre città.
Buone vacanze a tutti e arrivederci a settembre.
Armando Abbiati
Presidente Nazionale SNAG-Confcommercio