Lo dice Renato Salvetti, neodirettore
della sede milanese FIEG, in un’intervista rilasciataci a poche settimane dal
suo insediamento.
Con l’obiettivo di raccogliere i
pareri dei giornalai e ascoltare le loro problematiche. E riuscire, così, a
recuperare un dialogo costruttivo tra editori e l’ultimo anello della filiera.
Da poche
settimane, alla FIEG di Milano, si è insediato Renato Salvetti, che
arriva dall’esperienza di vicedirettore generale del Touring Editore.
Salvetti, che in quattro anni ha avuto la possibilità di conoscere e
approfondire il rapporto con le librerie grazie al fatto che Touring Editore
è il principale produttore/distributore di editoria turistica, si appresta,
ora, a un dialogo concreto con la categoria degli edicolanti, come preannuncia
in questa chiacchierata a ruota libera.
La FIEG ha, tra i suoi scopi, quello di tutelare la libertà di informazione e lo sviluppo della diffusione dei giornali: come si può garantire tutto ciò salvaguardando l’interesse dell’edicolante? La concorrenza dei centri commerciali e la free-press non sono minacce pericolose?
“I dati della
sperimentazione hanno confermato come non ci sia stata un’erosione del
fatturato dell’edicola, ma solo un piccolo incremento di vendite che non ha
danneggiato, in pratica la categoria. Tra gli obiettivi della FIEG c’è quello
di creare maggiori occasioni d’acquisto tutelando la libertà d’informazione e i
nuovi punti vendita vanno visti in tal senso.
Non si vuole
però indebolire la rete delle edicole, ma recuperare il rapporto
editori-giornalai, e mi è chiaro quanto sia importante questo legame perché ho
tenuto direttamente relazioni, come editore, con le librerie”.
La sperimentazione non ha fatto registrare incrementi di
vendita significativi. L’obiettivo era ben diverso dai risultati ottenuti:
l’unica differenza è, ora, la disparità di trattamento. Ovvero in edicola si è
obbligati a vendere di tutto, nella grande distribuzione si sceglie.
“L’alternativa
di proposta al cliente è insita nella differenza tra i due punti vendita. Al
chiosco di giornali il cliente può chiedere una testata specifica, una rivista
che solo lì può trovare; il supermercato ha un’altra funzione, quella di
favorire l’acquisto di impulso. Bisogna perciò vivere questa diversità come
ruolo alternativo e non come un ostacolo”.
La FIEG raccoglie le segnalazioni del mancato rispetto da parte di alcuni distributori locali dell’Accordo Nazionale? Come si muove in questo caso?
“Interveniamo
sempre quando abbiamo segnalazioni in questo senso, sia che vengano dagli
edicolanti che dai distributori. Facciamo presente alle Associazioni di
categoria queste irregolarità affinché tutto rientri nella normalità”.
Miglioramento dei rapporti e rivalutazione della rete vendita sono tra gli obiettivi richiesti alla FIEG, dagli edicolanti. Che ne pensa?
“Credo che
occorra una maggiore conoscenza reciproca tra giornalai ed editori. Come
rappresentante di questi ultimi, posso affermare che non abbiamo una visione
diretta di cosa avviene in edicola. Un ostacolo che si deve superare, per
esempio, attraverso l’informatizzazione della filiera, la razionalizzazione dei
processi per una maggiore trasparenza del mercato. La conoscenza delle esigenze
dell’edicolante da parte dell’editore è fondamentale per spazzare via
incomprensioni e poca fiducia reciproca. Per lavorare tutti meglio occorre
cancellare il «sospetto» che divide le due categorie”.
Nell’ultimo numero di Azienda Edicola il suo predecessore, Fulvio Flaùto, ha parlato degli obiettivi della FIEG per avvicinare più gente all’edicola, auspicando la trasformazione dei chioschi in punti strategici della città, in grado di emettere certificati, fornire informazioni, ecc. Che ne pensa?
“L’edicola è uno
sbocco importante, ma va considerato che il flusso dei lettori è limitato in un
numero di ore della giornata, il chiosco si può quindi utilizzare per altri
servizi in diversi momenti. Il chiosco può diventare di pubblica utilità:
qualsiasi idea di biglietteria sportiva o teatrale può esserne un esempio.
Bisogna insomma seguire l’esempio dei tabaccai che hanno raggiunto un accordo
importante con la Lottomatica”.
Il presidente della FIEG, Luca Cordero di Montezemolo, ha sottolineato il fatto che l’edicola deve rimanere, la struttura portante per la diffusione di quotidiani e riviste. Ma gli edicolanti temono la concorrenza dei punti vendita alternativi che distolgono il lettore dall’andare in edicola.
“È una
valutazione difficile da fare a bocce ferme. Alcuni fattori possono aver
condizionato le vendite, penso alla stagionalità di certi prodotti, alla
sperimentazione, alla free-press, all’aumento del prezzo di vendita dei
quotidiani. È problematico, però, avere un’analisi precisa nel breve termine.
Andrebbero fatte valutazioni nel medio periodo, che può essere anche di due
anni. È altrettanto evidente che una minima sovrapposizione c’è stata, ma gli
editori sono convinti che l’edicola debba rimanere il canale più importante per
la distribuzione dei giornali.
Credo che il
futuro sarà l’informatizzazione e la capacità di stare al passo con i tempi,
non tanto nel trasformare il chiosco in un bazar, come spesso vedo in località
turistiche dove ai giornali sono sovrapposti souvenir”.
Ha un edicolante di fiducia? Quale? Le capita di parlare con lui e di farsi raccontare come vanno i giornali e di cosa pensa la gente delle innumerevoli promozioni fatte ogni giorno?
“Avevo un
edicolante di fiducia in Piazza Bertarelli sotto la sede del Touring. Qui,
invece, alla FIEG trovo già tutti i giornali in ufficio. Penso, però, che sia fondamentale
per il mio ruolo conoscere il mondo dei giornalai e con Armando Abbiati,
il presidente dello SNAG, faremo un giro attraverso una decina di edicole, per
raccogliere pareri e ascoltare le problematiche dei giornalai. È uno degli
obiettivi che mi sono posto, voglio rendermi conto di tutti gli aspetti della
filiera. Conoscendo il parere degli editori più da vicino, mi sono già
interessato alle esigenze dei distributori locali. Sono stato anche al Corriere
della Sera, ho visto nascere il giornale in piena notte, stamparlo nelle
officine grafiche e caricarlo sui furgoni pronti per la distribuzione. Ora mi
manca il punto conclusivo della filiera, l’edicola, quello più importante per
la diffusione del prodotto”.
Da lettore,
cosa consiglierebbe a un editore di quotidiani?
“Le fonti
alternative, come Internet o il Televideo, hanno cambiato il ruolo dei
quotidiani. La notizia viene letta il giorno dopo, quando è già stata
approfondita dagli altri mezzi d’informazione come la televisione che ci
presenta tutto in tempo reale. Non a caso, i maggiori quotidiani si contendono
le grandi firme perché il giornale deve dare, soprattutto, l’approfondimento
della notizia, il commento, quello che integri fonti già note da diverse ore.
Nei settimanali hanno, invece, miglior fortuna i dossier, ovvero i servizi che
ripropongono e analizzano nel profondo i vari aspetti delle notizie bruciate
troppo in fretta.
Diverso, invece,
il compito dei giornali locali che possono garantirsi una fetta di lettori
interessati a cosa avviene nella loro città, magari con notizie non eclatanti –
da essere portate alla ribalta nazionale – ma indispensabili per la vita dei
cittadini. I quotidiani di oggi li vedo così”.
Come
dev’essere – secondo lei – l’edicolante ideale?
“Innanzitutto
una persona a cui piace fare questo lavoro, perché alle prese con orari e
condizioni disagevoli, dal freddo invernale ai caldi estivi. L’edicolante di
oggi, e di domani, deve avere spirito imprenditoriale, conoscere il proprio
cliente. È importante essere propositivo con il lettore, capirlo. Vedo un
personaggio che sia più commerciante e meno porgitore, che conosca al meglio il
prodotto per venderlo bene e, magari, sappia approfittare dei tempi morti per
dare una attenta occhiata a questa o a quella rivista”.
Ritiene che
il Nuovo Accordo con le 00.SS si farà in tempi brevi?
“Pur non avendo
esperienza diretta, e sapendo che l’ultima volta sono occorsi tre anni per la
firma dell’Accordo Nazionale, mi auguro che questa volta si possa chiudere
tutto in un anno al massimo. Abbiamo fissato con le organizzazioni sindacali un
calendario fitto di appuntamenti per percorrere questa strada più in fretta”.
Perché il
mondo editoriale “non” stima gli edicolanti?
“Non è vero.
Come FIEG, e quindi rappresentanti degli editori, non ci dimentichiamo che
produciamo per vendere e lo facciamo grazie alle edicole. C’è consapevolezza
della strategicità del chiosco, ultimo anello di una lunga distribuzione
attraverso la quale i giornali arrivano al lettore.
È vero, invece,
che i rapporti editore-giornalaio sono scarsissimi. Bisognerebbe che anche noi
editori conoscessimo al meglio i problemi degli edicolanti; ci vuole da parte
nostra una maggior predisposizione all’ascolto mentre da parte dell’edicolante
è necessaria un’apertura di fiducia verso il mondo editoriale”.
Enrico Venni