I
giovani: distratti da altri media o lettori?
Abituare i giovani a leggere i quotidiani fin dalla scuola è quanto promosso dall’Osservatorio in collaborazione con i più importanti editori italiani, per salvaguardare il futuro dell’editoria.
Ma le nuove tecnologie e la televisione non rappresentano una
concorrenza pericolosa per la stampa?
Leggere il
quotidiano in classe è sicuramente divertente e i giovani, che rappresentano il
potenziale lettore del domani, sembrano attenti a iniziative come quella del Quotidiano in classe promossa
dall’Osservatorio giovani-editori in collaborazione con il CORRIERE DELLA SERA,
i giornali del gruppo Riffeser Monti (IL GIORNO, LA NAZIONE, IL RESTO DEL
CARLINO) e, negli ultimi mesi, anche da IL SOLE 24 ORE. Per questo, una
delegazione dei 200mila studenti delle scuole superiori protagonisti del
progetto pilota si è, recentemente, confrontata con gli editori a Bagnaia (Siena) e ha illustrato il
proprio quotidiano ideale.
Più spazio alle
inchieste sui giovani, meno alla politica e all’economia è quanto gli studenti
delle scuole superiori hanno chiesto agli editori nel convegno di Bagnaia.
Per la politica
italiana e internazionale e finanziaria non c’è interesse, ma di fatto ogni
giorno sulle prime pagine dei quotidiani nazionali troviamo proprio questo.
Il giovane
lettore spinge per una semplificazione del linguaggio degli articoli, a volte
troppo tecnico e difficile, ma vuole anche più spazio per le fotografie
specialmente a colori. Sui giornali, lo studente moderno amerebbe trovare di
più quanto lo interessa: l’amicizia, il sesso, i luoghi di divertimento, la
cronaca della propria città, il cinema, la musica, Internet, i telefonini
cellulari. Secondo quanto dichiarato dagli stessi giovani, si leggono poco i quotidiani
proprio perché questi temi passano in secondo piano o non sono presenti nelle
pagine delle principale testate nazionali.
Il ritratto
dello studente delle scuole superiori lo vede interessato a Internet e ai
cellulari: il 91% di loro ne possiede uno, mentre il 74% si è collegato alla
rete almeno una volta negli ultimi tre mesi. L’informazione che giunge ai
giovani arriva soprattutto dalla televisione, il 93% di loro segue, infatti, il
telegiornale, mentre il
35% promette di diventare lettore di quotidiani nel futuro.
I principali
editori italiani vedono l’iniziativa del Quotidiano
in classe come un modo per educare e avvicinare i giovani all’editoria nel
tentativo di arginare un calo di lettori che, secondo le cifre ufficiali, parla
di oltre un milione di perdite negli ultimi vent’anni. E per incrementare la
diffusione dei quotidiani, dopo le scuole medie superiori, si pensa
all’Università. L’Osservatorio sta
studiando un progetto per gli atenei italiani; il tutto dovrebbe essere presentato
a dicembre e l’iniziativa partire poi l’anno successivo.
L’esempio
ricalca quanto già fatto negli Stati Uniti. Thomas Curley, editore di USA TODAY, il quotidiano più venduto in
America con 2 milioni e 300 mila copie di tiratura, ha spiegato a Bagnaia che
negli States si è pensato di mettere a disposizione degli studenti una serie di
giornali per invogliarli alla lettura come abitudine di vita. Inizialmente solo
l’8% dei ragazzi ha sfogliato i quotidiani, poi tre quarti degli studenti sono
arrivati a leggerne almeno uno. Un risultato entusiasmante che gli editori
italiani sognano di ripetere anche nel nostro paese.
La propensione a
leggere o acquistare un quotidiano nell’immediato futuro, dai risultati della
prima iniziativa Quotidiano in classe,
è tutt’altro che trascurabile. Più di un terzo degli studenti è sicuro di
farlo, e una rilevante porzione degli altri non lo esclude. Lo zoccolo degli
incerti e dei refrattari è molto ridotto.
D’altra parte,
fra le caratteristiche attribuite dagli studenti al loro foglio ideale, sta la
gratuità. E come tutti sappiamo i quotidiani gratuiti stanno ormai invadendo le
maggiori piazze italiane. E così, fatte le debite differenze fra il quotidiano
tradizionale, che si indirizza a un pubblico economicamente e culturalmente
dotato, e il foglio “leggi e getta”, non è forse comprensibile che i giovani si
interroghino sulla possibilità di godere, in ogni caso, della gratuità di un
prodotto?
Un rapporto
Censis-Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI) ha confermato che la televisione
è la regina incontrastata dei media, ma, a sorpresa, libri e quotidiani tengono
respingendo l’invasione delle nuove tecnologie. I new-media, Internet e
cellulari si affiancano ma non sostituiscono i vecchi e consolidati mezzi di
comunicazione. Un dato che, in un momento difficile per l’editoria italiana,
appare confortante. Gli italiani, secondo l’indagine del Censis, si dividono in
cinque gruppi: “i poveri”, “la classe media radiotelevisiva che non rinuncia ai
libri”, “la classe media radiotelevisiva che legge i quotidiani”, “la futura
classe dirigente” e “i pionieri”.
5 milioni di
italiani farebbero parte di questa classe comprendente una popolazione anziana,
soprattutto donne, che fanno della televisione per il 90,9% l’unico mezzo di
comunicazione. Il secondo gruppo è definito “classe media radiotelevisiva che
legge i quotidiani”: si tratta di poco meno di 20 milioni di italiani, quasi il
40% della popolazione. Questo tipo di utente ama tivù e radio, ma non disdegna
di sfogliare un giornale.
Classe
intermedia nel modo di informarsi è quella di chi non rinuncia ai libri:
l’identikit è di una persona di media età, dai 30 ai 45 anni con titolo di
studio di scuola superiore. Ai mezzi di comunicazione tradizionali, questi
lettori di libri aggiungono anche l’uso di cellulari. La “futura classe
dirigente” è invece composta da persone che fanno un ottimo consumo di libri,
ma anche di settimanali e di riviste specializzate.
Questa categoria
si caratterizza per l’uso di computer e tecniche avanzate di media subito dopo
tivù e radio e prima di quotidiani e libri. Internet, cellulare, ma anche
videoregistratori e DVD fanno parte del bagaglio culturale dei “pionieri”. Sono
un milione e mezzo queste persone fortemente caratterizzate dall’uso degli
strumenti di comunicazione che utilizzano spesso facendoli interagire fra di
loro.
Se la strada
dell’informazione scolastica sembra un buon viatico per rinforzare il
patrimonio dei lettori del domani iniziando a educarli da oggi, i dati
statistici sembrano essere comunque meno catastrofici rispetto a quelli spesso
enunciati dagli editori. Pur restando la televisione la fonte di notizie
preferita e più popolare, in Italia oltre 19 milioni di persone sembrano
leggere (che come sappiamo, non significa acquistare!) con una certa regolarità
i quotidiani e 16 milioni non rinunciano ai libri. Inoltre i new-media non
dovrebbero rappresentare un pericolo per la possibilità di scalzare le vecchie
forme d’informazione, ma un mezzo per completare una corretta e maggiore
conoscenza.
Piero Di Fratello