Record di vendite per The Economist nel nostro paese. Promozioni estive in arrivo, e, come sempre, massima attenzione all’edicola considerata vero punto di riferimento.
Sono passati
quasi tre anni da quando Philip
Kucharsky , direttore vendite Europa del prestigioso settimanale economico,
edito a Londra, ci parlò delle speranze che aveva nei confronti del mercato
italiano.
E le sue
aspettative sono state, giustamente, premiate come ci conferma in questo
recentissimo “botta e risposta”.
L’ultima nostra intervista risale al settembre ’99. Quali sono le novità, oggi, del mercato italiano per l’Economist?
“Da allora le
vendite di The Economist in Italia sono aumentate di oltre il 15%.
Le vendite nelle
edicole italiane sono ora più alte che in Germania, il che rappresenta più che
un successo! Lo scorso anno 2001 è stato, per The Economist, il migliore di
sempre, forse anche in seguito alla particolare attenzione data alla situazione
politica italiana e allo speciale Survey of Italy uscito nel Luglio 2001 che ha avuto una distribuzione capillare”.
Che cosa dovrebbe fare un rivenditore italiano per
“scoprire” lettori Economist nel parco dei propri clienti?
“I lettori di
The Economist lavorano prevalentemente in un ambiente internazionale o in
ambito universitario e hanno una visione diversa degli eventi globali e degli
affari. The Economist fornisce a questi lettori i commenti e le analisi che non
troverebbero in altre pubblicazioni italiane”.
Quali sono le iniziative che intraprenderete, prossimamente, nei confronti delle nostre edicole per promuovere ulteriormente la vostra testata?
“Stiamo
preparando, per il periodo estivo, una campagna promozionale nelle aree
turistiche in modo da seguire i nostri lettori anche in vacanza. Dopo l’estate
faremo altre promozioni rivolte ai Rivenditori legate ai numeri speciali. Verso
la fine dell’anno, poi, organizzeremo una serie di presentazioni per i più
importanti Rivenditori e Distributori di tutta Italia”.
Quali sono le differenze che
caratterizzano il punto vendita italiano rispetto agli altri Paesi?
“Il mercato
italiano è estremamente variegato a causa della decentralizzazione della
distribuzione e della rete di vendita. In assenza di una rete nazionale di
rivenditori1, ogni punto vendita deve essere considerato individualmente
permettendoci così, al di là delle maggiori difficoltà logistiche, un rapporto
più stretto con ciascun rivenditore. Comunque i lettori in Italia reagiscono
molto positivamente alle promozioni e questo ci incoraggia a sondare il mercato
sempre più in profondità”.
Esiste
un punto vendita ottimale per la stampa estera? Come deve o dovrebbe essere?
“Il punto
vendita ottimale per la stampa internazionale è quello in cui ogni testata è
facilmente disponibile e ben visibile. La copertina, per una pubblicazione di
attualità, è molto importante ai fini delle vendite e spesso la mancanza di
spazio fa sì che le copie restino “sepolte”. L’ubicazione di questi punti
vendita dovrebbe essere nelle zone di grande flusso di viaggiatori e nei centri
cittadini”.
L’adozione dell’Euro ha modificato, in qualche modo, l’atteggiamento dei vari Paesi europei rendendoli di fatto più europei?
“La facilità con
cui l’Euro è entrato nella vita di tutti i giorni ha sorpreso i molti che si
aspettavano più difficoltà e complicazioni. L’Euro ha certamente semplificato
il problema dell’acquisto per i nostri lettori-viaggiatori, soprattutto perché
abbiamo adottato le stesso prezzo in tutta la «Euro-zona»: The Economist costa
4,35 euro”.
Premesso che ci sia, qual è il giornale
italiano con il quale potreste controtiparvi?
“Non abbiamo un
diretto equivalente in Italia perché non esiste una rivista di affari
internazionali in italiano. Comunque noi tendiamo a collocare i nostri lettori
fra quelli che leggono testate quali IL SOLE 24 ORE, il CORRIERE DELLA SERA o
L’ESPRESSO”.
Internet ha modificato le vostre vendite?
“Come molti
Editori ci aspettavamo che Internet
portasse via molti lettori della nostra edizione stampata. Invece, da
quando abbiamo sviluppato l’edizione Internet nel 1999, abbiamo ricevuto una
sola comunicazione da parte di un lettore che non avrebbe più comperato
l’edizione cartacea. In compenso abbiamo acquisito 3000 nuovi lettori che
l’acquistano ogni settimana in edicola. I nostri lettori preferiscono leggere
The Economist con calma durante il fine settimana e tendono a usare l’edizione
Internet come una fonte rapida di informazione. Internet è quindi un
complemento piuttosto che un concorrente”.
Sandro Cipriani
1 – In molti paesi Europei le edicole non sono
di proprietà di chi le gestisce, ma appartengono a grosse cooperative o società
di distribuzione. Vedere quanto pubblicato su Azienda Edicola n. 4/99.