Yogurt e Quotidiano.

 

Armando Abbiati
Presidente Nazionale 
SNAG–Confcommercio

ARMANDO ABBIATI - Presidente Nazionale SNAG - Confcommercio

Ben trovati cari colleghi. Trascorse bene le tanto sospirate vacanze?

Io le ho passate fra Milano e un paese delle prime pendici montane della Lombardia. E proprio durante i giorni di riposo mi sono reso conto di come la situazione distributiva dei giornali (in particolare dei quotidiani) sia diventata un fatto paradossale. Perché? Semplice: il primo giorno di vacanza vado a comperare il Corriere della Sera all’edicola più vicina a casa (un bel negozio molto ben fornito anche di testate le più variegate e che vende pure libri e cartoleria), ma il quotidiano milanese è terminato.

Imputo il fatto all’ora tarda, è quasi l’una.Dall’altro lato della strada c’è un supermercatino (una Conad? Francamentenon me lo ricordo) e mia moglie mi ha pregato di acquistare un po’ di frutta.

Entro e cosa vedo subito dopo le casse? I giornali. Compro pesche e uva e, vergognandomi come un ladro, agguanto una copia del Corriere e mi affretto a pagare chiedendo mentalmente scusa a tutti i colleghi d’Italia per questo mio inopinato acquisto.

Il giorno dopo decido di scendere in paese un po’ prima. Sono le 11. Ma anche questa volta il quotidiano milanese è finito. “Ma come mai?” non posso trattenermi dal chiedere al mio collega che non sa chi sono.

“Ne mandano poche copie e se chiedo di averne di più in funzione di qualche turista che villeggia da queste parti, fanno orecchie da mercanti...  cosa vuole che le dica... mi dispiace...”

Mi secca molto tornare al supermercato, anche perché questa volta mia moglie non mi ha incaricato di nessuna commissione casalinga. Però, è evidente, non posso restare senza quotidiano e, così, ...turandomi il naso (fra l’altro all’interno c’è quell’odore tipico che caratterizza certi negozi della grande distribuzione che non si sa come definire ma che di certo profumo non è) entro e ritrovo il mio giornale notando, fra l’altro, che non è l’unica copia disponibile.

Mi dà fastidio, proprio per un fatto deontologico, uscire soltanto con questa copia fra le mani e, guardandomi in giro, vedo che il banco più vicino è quello dei latticini: un allungo veloce ed eccomi con due vasetti di yogurt, grassi massimo 0,1%, insieme al Corriere della Sera. Pago e torno a casa.

Racconto a mia moglie la situazione e mi rendo conto che qualcosa non torna. Non siamo in una vera e propria località di villeggiatura dove il va e vieni dei turisti può rendere difficoltoso fare un piano di vendita.

Né posso pensare che i lettori del Corriere siano così precisi da acquistare il quotidiano sempre prima di me.

E poi perché c’è un supermercato che vende i giornali proprio di fronte all’edicola in una località che per numero di abitanti è più che coperta dalle due presenti?

Terzo giorno: decido di andare all’altra rivendita, quella in fondo al paese, accanto a posta e banca. Sono le undici e il quotidiano milanese brilla per la sua assenza.

“Provi dal giornalaio in cima al paese” mi dice collaborativo il rivenditore “e se non lo trova vada al supermercato che lì c’è di sicuro!”.

Torno indietro, la passeggiata riscalda i miei già bollenti spiriti e, naturalmente, quando arrivo a destinazione mi trovo a essere quasi sbeffeggiato dal collega che, appoggiato allo stipite della porta, vedendomi arrivare trafelato verso di lui, mi fa segno di no con il dito e con lo stesso dito mi indirizza verso il super che sta lì davanti senza alcun merito.

Entro per la terza volta in questo magazzino: il Corriere, qui, continua a esserci insieme alla puzza. Lo prendo e compero anche un grosso melone che vorrei poter utilizzare come una palla di cannone all’indirizzo del distributore che non si rende conto che di fronte a degli esauriti ripetuti, forse qualcosa da rivedere in questi stramaledetti piani di vendita ci sarebbe. Alla cassa, chiedo alla fanciulla che prende i miei soldi “Quante copie del Corriere ricevete?”

“Non ne ho la più pallida idea - risponde perplessa per la mia domanda inusitata - non siamo noi che ce ne occupiamo, fa tutto chi porta i giornali al mattino”.

Quarto giorno, ore 9,30.

Entro di corsa... non posso certo restare a mani vuote. “Oggi è fortunato” dice l’amico edicolante porgendomi, con l’aria del vincitore, l’ultima copia del quotidiano milanese. A quel punto mi presento. E allora apriti cielo. Il poveretto me ne dice di tutti i colori.

Sugli editori che non conoscono il loro mestiere, sui distributori che si preoccupano solo di incassare i loro estratti conto ma senza rendersi conto che se non mandano i giornali in modo appropriato non possono certo pretendere che il rivenditore stampi i soldi di notte per darli a lui, il mattino dopo. E sugli ispettori che non esistono più.

Le parole più dure sono, tuttavia, nei confronti dei supermercati che portano via clienti, ma che, guarda caso hanno soltanto i giornali che si vendono o quelli che non presentano problemi.

“Ha forse visto un collezionabile” lì di fronte? Non ce n’è neppure uno, mentre io, qui non so più da che parte girarmi fra... piatti, taxi, orologi, bicchieri di birra... altro che edicola, questo è diventato un vero e proprio bazar”.

Annuisco con la testa perché non riesco a frenare questo torrente in piena e nel frattempo penso che chi è costretto ad acquistare il giornale al super dovrebbe beneficiare di uno sconto speciale su quei prodotti, alimentari o meno, che non voleva comperare, ma che grazie al famigerato acquisto d’impulso, ha finito con il portarsi a casa.

“E cosa mi dice della nuova promozione del suo amato quotidiano – continua esasperato il collega – non potevano trovare qualcosa di più originale?

Come se di film non ne avessimo già visti abbastanza. Succederà che il numero del 30 agosto, con la cassetta di Benigni in regalo andrà superesaurita e noi dovremo vedercela con i clienti che la chiedono e non la trovano... sì ho fatto la mia bella prenotazione supplementare... ma vedrà sarà un vero e proprio disastro, le copie mi arriveranno come al solito con il contagocce!”.

Come dargli torto?

Rientrato finalmente a Milano ho incaricato il nostro responsabile di zona di andare a controllare da vicino la situazione per portare un po’ di sollievo al povero Mario (così si chiama l’edicolante di cui sopra).

Avendo ancora qualche giorno a disposizione ne ho, però, approfittato per lavorare un po’. Cosa ho fatto? Ho raccolto tutto quello che arriva in edicola come prodotto editoriale, ma che guarda caso, proprio tale non è: testate senza numero, senza data, allegati a pubblicazioni inesistenti e tutto quanto di più fantasioso può sorgere dalle menti di chi ha il coraggio di definirsi editore, senza forse neppure conoscere il significato di questa parola.

Appena la FIEG riapre i suoi battenti, tutta questa bella merce (due scatoloni pieni zeppi) finirà sui tavoli di Salvetti e di Flaùto perché comincino a rendersi conto che, in fase di rinnovo dell’Accordo Nazionale, dovremo discutere dei diversi prodotti, e dei relativi aggi, con vera cognizione di causa.

Ben ritrovati e buon lavoro.

Armando Abbiati

Presidente Nazionale SNAG-Confcommercio