| Yogurt
e Quotidiano.
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Ben trovati cari colleghi. Trascorse bene
le tanto sospirate vacanze?
Io le ho passate fra Milano e un paese
delle prime pendici montane della Lombardia. E proprio durante i giorni di
riposo mi sono reso conto di come la situazione distributiva dei giornali (in
particolare dei quotidiani) sia diventata un fatto paradossale. Perché?
Semplice: il primo giorno di vacanza vado a comperare il Corriere della Sera
all’edicola più vicina a casa (un bel negozio molto ben fornito anche di testate
le più variegate e che vende pure libri e cartoleria), ma il quotidiano
milanese è terminato.
Imputo il fatto all’ora tarda, è quasi
l’una.Dall’altro lato della strada c’è un supermercatino (una Conad?
Francamentenon me lo ricordo) e mia moglie mi ha pregato di acquistare un po’
di frutta.
Entro e cosa vedo subito dopo le casse? I
giornali. Compro pesche e uva e, vergognandomi come un ladro, agguanto una
copia del Corriere e mi affretto a pagare chiedendo mentalmente scusa a tutti i
colleghi d’Italia per questo mio inopinato acquisto.
Il giorno dopo decido di scendere in
paese un po’ prima. Sono le 11. Ma anche questa volta il quotidiano milanese è
finito. “Ma come mai?” non posso trattenermi dal chiedere al mio collega che
non sa chi sono.
“Ne mandano poche copie e se chiedo di
averne di più in funzione di qualche turista che villeggia da queste parti,
fanno orecchie da mercanti... cosa
vuole che le dica... mi dispiace...”
Mi secca molto tornare al supermercato,
anche perché questa volta mia moglie non mi ha incaricato di nessuna
commissione casalinga. Però, è evidente, non posso restare senza quotidiano e,
così, ...turandomi il naso (fra l’altro all’interno c’è quell’odore tipico che
caratterizza certi negozi della grande distribuzione che non si sa come
definire ma che di certo profumo non è) entro e ritrovo il mio giornale
notando, fra l’altro, che non è l’unica copia disponibile.
Mi dà fastidio, proprio per un fatto
deontologico, uscire soltanto con questa copia fra le mani e, guardandomi in
giro, vedo che il banco più vicino è quello dei latticini: un allungo veloce ed
eccomi con due vasetti di yogurt, grassi massimo 0,1%, insieme al Corriere
della Sera. Pago e torno a casa.
Racconto a mia moglie la situazione e mi
rendo conto che qualcosa non torna. Non siamo in una vera e propria località di
villeggiatura dove il va e vieni dei turisti può rendere difficoltoso fare un
piano di vendita.
Né posso pensare che i lettori del
Corriere siano così precisi da acquistare il quotidiano sempre prima di me.
E poi perché c’è un supermercato che
vende i giornali proprio di fronte all’edicola in una località che per numero
di abitanti è più che coperta dalle due presenti?
Terzo giorno: decido di andare all’altra
rivendita, quella in fondo al paese, accanto a posta e banca. Sono le undici e
il quotidiano milanese brilla per la sua assenza.
“Provi dal giornalaio in cima al paese”
mi dice collaborativo il rivenditore “e se non lo trova vada al supermercato
che lì c’è di sicuro!”.
Torno indietro, la passeggiata riscalda i
miei già bollenti spiriti e, naturalmente, quando arrivo a destinazione mi
trovo a essere quasi sbeffeggiato dal collega che, appoggiato allo stipite
della porta, vedendomi arrivare trafelato verso di lui, mi fa segno di no con
il dito e con lo stesso dito mi indirizza verso il super che sta lì davanti
senza alcun merito.
Entro per la terza volta in questo
magazzino: il Corriere, qui, continua a esserci insieme alla puzza. Lo prendo e
compero anche un grosso melone che vorrei poter utilizzare come una palla di
cannone all’indirizzo del distributore che non si rende conto che di fronte a
degli esauriti ripetuti, forse qualcosa da rivedere in questi stramaledetti
piani di vendita ci sarebbe. Alla cassa, chiedo alla fanciulla che prende i
miei soldi “Quante copie del Corriere ricevete?”
“Non ne ho la più pallida idea - risponde
perplessa per la mia domanda inusitata - non siamo noi che ce ne occupiamo, fa
tutto chi porta i giornali al mattino”.
Quarto giorno, ore 9,30.
Entro di corsa... non posso certo restare
a mani vuote. “Oggi è fortunato” dice l’amico edicolante porgendomi, con l’aria
del vincitore, l’ultima copia del quotidiano milanese. A quel punto mi
presento. E allora apriti cielo. Il poveretto me ne dice di tutti i colori.
Sugli editori che non conoscono il loro
mestiere, sui distributori che si preoccupano solo di incassare i loro estratti
conto ma senza rendersi conto che se non mandano i giornali in modo appropriato
non possono certo pretendere che il rivenditore stampi i soldi di notte per
darli a lui, il mattino dopo. E sugli ispettori che non esistono più.
Le parole più dure sono, tuttavia, nei
confronti dei supermercati che portano via clienti, ma che, guarda caso hanno
soltanto i giornali che si vendono o quelli che non presentano problemi.
“Ha forse visto un collezionabile” lì di
fronte? Non ce n’è neppure uno, mentre io, qui non so più da che parte girarmi
fra... piatti, taxi, orologi, bicchieri di birra... altro che edicola, questo è
diventato un vero e proprio bazar”.
Annuisco con la testa perché non riesco a
frenare questo torrente in piena e nel frattempo penso che chi è costretto ad
acquistare il giornale al super dovrebbe beneficiare di uno sconto speciale su
quei prodotti, alimentari o meno, che non voleva comperare, ma che grazie al famigerato
acquisto d’impulso, ha finito con il portarsi a casa.
“E cosa mi dice della nuova promozione
del suo amato quotidiano – continua esasperato il collega – non potevano
trovare qualcosa di più originale?
Come se di film non ne avessimo già visti
abbastanza. Succederà che il numero del 30 agosto, con la cassetta di Benigni
in regalo andrà superesaurita e noi dovremo vedercela con i clienti che la
chiedono e non la trovano... sì ho fatto la mia bella prenotazione
supplementare... ma vedrà sarà un vero e proprio disastro, le copie mi
arriveranno come al solito con il contagocce!”.
Come dargli torto?
Rientrato finalmente a Milano ho
incaricato il nostro responsabile di zona di andare a controllare da vicino la
situazione per portare un po’ di sollievo al povero Mario (così si chiama
l’edicolante di cui sopra).
Avendo ancora qualche giorno a
disposizione ne ho, però, approfittato per lavorare un po’. Cosa ho fatto? Ho
raccolto tutto quello che arriva in edicola come prodotto editoriale, ma che
guarda caso, proprio tale non è: testate senza numero, senza data, allegati a
pubblicazioni inesistenti e tutto quanto di più fantasioso può sorgere dalle
menti di chi ha il coraggio di definirsi editore, senza forse neppure conoscere
il significato di questa parola.
Appena la FIEG riapre i suoi battenti,
tutta questa bella merce (due scatoloni pieni zeppi) finirà sui tavoli di
Salvetti e di Flaùto perché comincino a rendersi conto che, in fase di rinnovo
dell’Accordo Nazionale, dovremo discutere dei diversi prodotti, e dei relativi
aggi, con vera cognizione di causa.
Ben ritrovati e buon lavoro.
Armando Abbiati
Presidente Nazionale
SNAG-Confcommercio