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L'ESPERTO RISPONDE |
| A cura di Carlo Leopardo |
Abbiamo
rilevato da circa due mesi un’edicola-cartoleria. Il problema che vi pongo è il
seguente: non vorremmo trattare materiale pornografico per una questione di
principio. L’agenzia di distribuzione locale ci sta procurando tanti problemi e
anche dopo l’invio da parte nostra di una comunicazione scritta, ci ha risposto
che senza un motivo valido non sospende la fornitura. Potete aiutarmi in
qualche modo? Aspetto una vostra risposta al più presto. Grazie.
Aulo
Piccardi
Petrignano
d’Assisi (PG)
La vostra
procedura è stata corretta e il distributore locale DEVE sospendere l’invio di
materiale pornografico se non desiderato.
DOPO NOVE ANNI È NECESSARIO
RINNOVARE LA CONCESSIONE?
Lavoro in un chiosco dal 1989 e dal 1993 mi è stata rinnovata la concessione d’uso del suolo pubblico per nove anni. Nel duemila ho chiesto l’autorizzazione per sostituire il chiosco e portarlo da 3x2 a 6x4. La mia richiesta non è stata accettata e, in alternativa, mi hanno autorizzato un 2,60x5 deliberato dalla giunta il 13 marzo 2002 dopo quasi due anni. Il problema è che il 31 luglio 2002 scade la concessione d’uso del suolo pubblico e l’ufficio tecnico del Comune non mi autorizza a iniziare i lavori fino a quando non mi sarà rilasciata una nuova concessione. Esiste una legge o un decreto che regoli queste concessioni? Avendo già ottenuto la concessione non esiste un rinnovo automatico della stessa? Grazie e complimenti per la vostra rivista.
G. Barca –
San Bonifacio (VR)
Quando leggerà
questa risposta la sua attuale concessione sarà ormai scaduta. Ogni Comune ha
le sue procedure e si consideri fortunato per aver usufruito della concessione
per la durata di 9 anni in quanto esistono comuni che limitano la durata
dell’occupazione permanente del suolo pubblico a soli 3 anni.
Comunque, se non
vi sono caratteristiche di pubblica utilità diverse, le concessioni vengono
sempre rinnovate e, da quanto lei scrive, non vedo grossi problemi al rinnovo
del chiosco. Capisco, però, la sua perplessità legata ai tempi burocratici del
suo Comune.
COSA OCCORRE PER UNA RIVENDITA DI GIORNALI IN UN SUPERMERCATO?
Vorrei sapere
se per inserire una rivendita di giornali all’interno di un supermercato
occorre o meno un certo numero di metri. Grazie.
G. Bersi – Alessandria
L’art. 2 comma 3
lettera d ) D.Lgs n.170 del 24 aprile 2001, riguardante medie e grandi
strutture di vendita e centri commerciali, dice che possono essere autorizzate
all’esercizio di un punto vendita non esclusivo di stampa quotidiana e
periodica se hanno un limite minimo di superficie di vendita pari a 700 metri
quadrati. Tenga presente che “possono” non “devono”.
Ho comperato un’edicola-cartoleria quattro anni fa, prima dell’entrata in vigore della sperimentazione. Adesso il Comune mi fa sapere che non ho la licenza. Ma sono un’edicola sperimentale in quanto la vecchia proprietaria, per legge, non poteva vendere ma solo passare la licenza ai propri familiari. Volevo sapere se è vero tutto ciò tenendo conto che siamo in Sicilia e che vi sono sempre leggi particolari.
La sua lettera è
poco chiara: all’epoca dell’acquisto dell’edicola bisognava provvedere alla
volturazione dell’autorizzazione comunale e, quindi, non capisco le
argomentazioni del suo Comune dopo quattro anni. Se la volturazione non è stata
effettuata, la rivendita per il Comune sarebbe ancora intestata al vecchio
proprietario. Non mi risulta che la trasmissione dell’autorizzazione possa
avvenire solo tra familiari. Se mi riscriverà in modo più dettagliato potrò
essere più esauriente.
A CHI RIVOLGERSI PER UNA
VALUTAZIONE ADEGUATA?
Sono
interessata all’acquisto di una licenza e vorrei sapere a chi posso rivolgermi
per avere una valutazione economica adeguata e quindi procedere con un’offerta.
Grazie.
Nella prassi
commerciale il valore di avviamento di un’edicola viene valutato moltiplicando
per tre il reddito medio degli ultimi tre esercizi (per esempio: reddito medio
– euro 25.000 x 3 = euro 75.000). Sul valore base incidono le modalità di
pagamento e, naturalmente, le condizioni del chiosco, delle attrezzature e
degli arredi.
SI PUÒ CHIUDERE OGNI DUE SETTIMANE?
Ho una
tabaccheria-edicola e dal mese di gennaio ho attivato anche il gioco del lotto
che prevede la chiusura settimanale solamente alla domenica (il negozio deve
restare aperto tutti i giorni dal lunedì al sabato mattina e pomeriggio).
Avendo però l’edicola devo tenere aperto anche la domenica. Vorrei sapere se è
possibile chiudere almeno ogni 14 giorni la domenica mattina anche perché nel
mio paese c’è un’altra edicola.
F. C. – Fontaniva (PD)
Sì (art.3 comma
3 dell’Accordo Nazionale vigente: le chiusure domenicali potranno essere
esercitate con cadenza quattordicinale e fino al massimo del 50% delle
rivendite), dopo aver fatto la necessaria comunicazione al suo distributore.
Gradirei
sapere se per lo smaltimento dei rifiuti i cartoni vuoti devono essere smaltiti
dal Comune o da noi commercianti tramite un’eventuale ditta di recupero. In tal
caso gli oneri che ci dovremmo assumere possono essere decurtati dall’importo
che versiamo al Comune per il ritiro della spazzatura?
Vi ringrazio e vi saluto.
V. T. – Monasterace Marina (RC)
La tassa che si
riferisce allo smaltimento rifiuti della sua azienda è da considerarsi un costo
e quindi detraibile dalla dichiarazione dei redditi. Per quanto riguarda
l’altro quesito deve rivolgersi in Comune o all’azienda che effettua il ritiro
dei rifiuti per conto dello stesso. In ogni caso, gli eventuali oneri non
possono essere detratti dalla tassa rifiuti.
COME CONTEGGIARE L’IMPORTO RESA?
Ho una
rivendita di giornali da meno di due anni e non mi sono mai preoccupata di
conteggiare l’importo della cassa del giorno con quella della fattura settimanale.
Perché non sono capace! Nella bolla della fornitura del giorno sono solo
scritti i prezzi dei giornali al pubblico e quindi dovrei togliere il mio
ricarico che varia da quotidiani a mensili alle riviste con gadget per bambini
o figurine. Tutti i miei colleghi la fanno facile e sembra che non mi vogliano
dire come si fa. Mi può spiegare il procedimento per tenere più controllato il
mio fornitore? Mi toglierebbe un problema.
Mi risulta
difficile pensare che le bolle di consegna del suo fornitore non contengano
anche i prezzi netti della merce a lei consegnata. Nella mia ormai lunga
carriera di giornalaio il suo è il primo caso riscontrato in Italia.
Probabilmente vi è una scarsa comprensione nelle bolle, la invito pertanto a
inviarci una copia delle bolle, a cui si riferisce per un controllo, con il suo
numero telefonico affinché possa contattarla per i chiarimenti del caso.
Dal 1° gennaio il nuovo corriere mi recapita i giornali dalle 8,30 alle 8,45 mentre con il precedente il tutto avveniva non più tardi delle 8,00. Inoltre i giornali e i quotidiani non mi vengono consegnati in due pacchi distinti e separati ma mischiati e alcune volte anche fuori dai pacchi. Più volte ho fatto notare al corriere la differenza tra lui e chi l’ha preceduto, chiedendogli di fare la consegna entro le 08,00 e di farmi i pacchi distinti e separati, ma mi ha risposto che le cose sono cambiate. Prima di reclamare presso il titolare dell’agenzia vorrei sapere se per contratto esiste un orario entro il quale devono essere recapitati i giornali nelle edicole e se devono essere distinti i quotidiani dai periodici.
G. M. – Carlopoli (CZ)
Quando lei parla
di corriere ritengo si riferisca a chi consegna materialmente i giornali al suo
punto vendita. Se è così, il responsabile di quanto le accade è il titolare
della sua agenzia di distribuzione ed è a lui che deve rivolgersi affinché
siano ripristinate le corrette procedure di fornitura. La consegna deve
avvenire in orario ottimale per il suo punto vendita e non esistono distinzioni
particolari tra quotidiani e riviste.
È da più di
un anno che ho rilevato un chiosco e presto ho capito che qui la vita è molto
dura. L’incasso settimanale non è eccelso e, per sopravvivere, sono costretta a
mettere subito in resa la roba da me ritenuta in eccedenza perché il materiale
rifornito per il paese è esagerato e, a conti fatti, l’estratto conto
supererebbe quasi sempre l’incasso settimanale. I due precedenti giornalai
erano con l’acqua alla gola e l’ultimo mi ha lasciato un vagone di roba
scaduta. I primi tempi sono riuscita a bilanciare entrate e uscite, ma dopo un
po’, il distributore ha cominciato a caricarmi con i settimanali (che non
possono essere resi extra) chiedendo meno resa in bolla in modo da rifarsi
sull’estratto conto. Nonostante continui a riempire i moduli di riduzione, fa
orecchie da mercante, anzi a volte mi aumenta a destra e a manca senza alcun
valido motivo il numero senza fare un inventario delle mie rese. Viceversa
quando qualche pubblicazione è di successo, ne manda solo una copia. Per non
parlare di certi CD veri pattume (scusatemi la parola) con dei titoli tutti da
interpretare, delle rese sparite (naturalmente quelle più costose) che
nonostante abbia la prova di averle rese non mi riconoscono dicendo che
probabilmente mi sono sbagliata nel fare la bolla. Per telefono mi trattano con
modi sprezzanti. Tengo a precisare che, negli ultimi tempi, spesso e volentieri,
mancano sempre dei quotidiani. Se ciò avviene, se la devono prendere con i loro
trasportatori e non farli pagare alla sottoscritta, che quando riceve qualcosa
in più per sbaglio telefona immediatamente in sede per renderla.
Nell’era del
libero mercato, si è obbligati a tenersi il distributore locale, ma se ci fosse
libera concorrenza, i signori distributori la finirebbero di fare i prepotenti.
Cordiali saluti.
B. M. Frau – Torrevecchia Pia (PV)
Ribadisco quanto
ho già detto più volte: le forniture devono essere adeguate al reale fabbisogno
di ogni rivendita. Se invece ci si trova di fronte a un eccesso di materiale si
deve ritenere legittima la resa di quanto risulta esuberante. Ogni punto
vendita deve dare un reddito e non può essere messo in sofferenza per opinabili
scelte fatte da altri. Per quanto riguarda il contenzioso che lei ha con il suo
distributore, sarà contattata telefonicamente e cercheremo di trovare una
soluzione soddisfacente.
Quando all’incirca
avverrà la possibilità di vendere caramelle confezionate, ecc. e tabacchi? (Se
non sapete darmi una risposta precisa chiedo una risposta sui tempi previsti).
Vi ringrazio e vi saluto.
G. B. – Capriolo (BS)
Le regioni
italiane stanno lavorando per l’attuazione del D. Lgs 24 aprile 2001 n. 170
concernente il riordino del sistema di diffusione della stampa quotidiana e
periodica e quello che lei chiede è in fase di elaborazione affinché negli
indirizzi di cui sopra sia inserita la possibilità di vendere il cosiddetto
pastigliaggio, in deroga alle norme vigenti (come per i tabaccai per
intenderci). Ma per la Lombardia, veda, a questo proposito quanto pubblicato da
pag. 6. Per quanto riguarda i tabacchi non sono, invece, in grado di darle
alcuna risposta.
Vorrei aprire un chiosco nel Comune di Sant’Apollinare (FR) e vorrei sapere qual è l’iter da seguire. Ho il diploma di tecnico informatico ma non ho alcuna licenza merceologica. Grazie.
R. Pacitto
Sant’Andrea
del Garigliano (FR)
Può rilevare
un’edicola già esistente oppure chiedere il rilascio di una nuova
autorizzazione per la vendita di giornali quotidiani e periodici al Comune di
Sant’Apollinare. Deve andare all’ufficio commercio per vedere se, in base ai
parametri comunali, vi è la possibilità di aprire una nuova rivendita. Se la
risposta è affermativa, sempre presso lo stesso ufficio le indicheranno la
prassi da seguire. Per il settore non alimentare non è più necessario seguire
dei corsi che abilitino per l’iscrizione al registro delle attività
commerciali.
COME VENDERE I GIORNALI IN PISCINA
Posso vendere, nel periodo estivo, riviste e giornali alla piscina comunale che dista 500 mt dal mio punto vendita? Se sì, devo essere presente personalmente oppure posso affidare la vendita al bar della piscina? Grazie.
Lei può
effettuare attività di ambulantato per la vendita dei giornali e, se i gestori
della piscina glielo consentono, lo può fare. Deve farlo personalmente (anche
delegando un suo addetto) in quanto non può affidare la vendita al bar della
piscina perché questo non risulta essere in possesso della relativa
autorizzazione comunale e sarebbe, pertanto, perseguibile per legge.
IN CRISI PER IL RIFORNIMENTO AL BAR
Ho appena
acquistato un’edicola che era chiusa dal mese di settembre 2001. Il Comune è
stato favorevole al subentro, l’unica difficoltà è stata posta dal responsabile
del quotidiano La Sicilia il quale sta rifornendo un bar, che ha partecipato
alla sperimentazione, a circa 100 mt dal mio chiosco. Il responsabile de La
Sicilia dice che la licenza che ho acquistato è decaduta per inattività. Il
suddetto bar vende solo il quotidiano locale; preciso inoltre che il Comune è
dalla mia parte. Sono preoccupatissima perché l’investimento mi è costato tutto
quello che avevo e anche di più. Certa di una risposta porgo distinti saluti.
G. D. –
Tremestieri Etneo (CT)
Non si
preoccupi. Il Comune è l’unico ente abilitato a rilasciare autorizzazioni per
la vendita di giornali e riviste e, se c’è, come lei dice il suo avallo, non ha
nulla da temere. Se il bar a cui si riferisce vende un solo quotidiano, è lui
in difetto e, quindi, perseguibile in quanto il Decreto Legislativo n.
170/2001, (Riordino del sistema di diffusione della stampa) all’art. 4 comma 2
dice: “I punti di vendita non esclusivi assicurano parità di trattamento
nell’ambito della tipologia quotidiani e periodici dagli stessi prescelti dalla
vendita”. Ne consegue che devono essere posti in vendita più quotidiani diversi
e non uno solo.