Che succede nel mondo delle donne?

 

Sono coquette, gelose e possessive, ma anche più libere e sincere, meno limitate e certamente curiose. Ecco cosa ci hanno raccontato i direttori (tutte donne) di alcune delle più prestigiose testate femminili, alle prese con grandi rinnovamenti.

i direttori (tutte donne) di alcune delle più prestigiose testate femminili, alle prese con grandi rinnovamenti. 

Fino a qualche anno fa, il rifacimento di una testata se avveniva, accadeva a scadenza decennale.

Ma i tempi si sono, velocizzati, i ritmi sono ormai quelli dello zapping. Una canzone che durava cinquant’anni, ora dura tre mesi; un abito, il tempo di una festa.

I femminili si adeguano. Adottano una di due soluzioni.

 

Mutamenti soft…

La prima, riguarda soprattutto le testate dall’identità solida.

ANNA, per esempio, dopo avere modificato nome e grafica qualche anno fa, sceglie la via della discrezione, ovvero preferisce apportare piccole, impercettibili modifiche visive senza alterare troppo il contenuto redazionale. È la sensibilità della direttrice, Edvige Bernasconi e della sua redazione a intuire l’esigenza di introdurre qualche mutamento. La signora Bernasconi ritiene che ANNA debba cambiare “senza cambiare”.

Dice: “Così la lettrice percepisce che siamo sempre attuali; meglio non declamare i cambiamenti. Sono convinta, però, che il pubblico viene disorientato dal gadget, primo responsabile dell’infedeltà verso le testate. Spesso la scelta di una pubblicazione si basa su quale gadget preferire. La nostra lettrice è quasi fedele. Sa che su ANNA trova una moda fruibile, un’attualità forte e impegnata. ANNA non è un giornale d’evasione, non offre grandi sogni”.

– Cosa può dire sulla sorte di AMICA che sembra diventi un mensile?

“In Rizzoli nessuno lo sa ancora. Di certo vuole cambiare periodicità e anima, ma il progetto editoriale è segretissimo”.

Impossibile sfondare il muro della segreteria di AMICA. Peccato. Andiamo avanti.

Per concludere il panorama dei femminili del dolce mutamento, discreto e vigile alle innovazioni di trend e gusti, vi sono testate come GRAZIA, GIOIA, MARIE CLAIRE, IO DONNA e D La Repubblica delle Donne, per citare quelle più significative, anche se nella pentola di quest’ultima pare che bolla parecchio dopo la scelta di uscire il sabato invece che il martedì. Per saperne qualcosa di più cerchiamo di parlare con la direttrice, Chicca Menoni, che però devia la telefonata a Stefano Milianegro, responsabile delle pubbliche relazioni di Repubblica. Questi, dall’ufficio romano del giornale ha confermato il successo della scelta.

“Sabato vendiamo cinquantamila copie in più e il lettore di D è, per un trenta, per cento maschile. Il nostro allegato femminile si caratterizza da solo, non ha concorrenti e sa stare nel mercato a testa alta. Certamente, uscendo sabato, daremo più importanza alla lettura e all’approfondimento delle tematiche trattate”.

 

…e cambiamenti decisi

cambiamenti decisiLa seconda soluzione verte attorno al principio di pubblicizzare il mutamento grafico ed editoriale di una testata già esistente. È per l’appunto, il caso di AMICA che promette di rivolgersi alle “stronze” come ha dichiarato Laura Rodotà, la neo direttrice (Prima Comunicazione, giugno 2002) irreperebile. E meno male che questa sua dichiarazione è stata riservata ai soli addetti ai lavori che, se soltanto la cosa si sapesse in giro, non farebbe di certo piacere alle future lettrici della testata!

Blindata nel silenzio è anche Daria Bignardi – che dalla televisione è passata alla carta stampata diventando la neo direttrice di DONNA, il mensile della Hachette Rusconi – la quale, però, si è degnata di rispondere telegraficamente, via fax, alle nostre domande.

– Cos’è attuale oggi?

“Ciò che riguarda la vita delle donne: familiare, culturale che sia!”.

– Cambiare l’impostazione, per andare dove?

“In una direzione che assomigli di più al suo nuovo direttore, come è sempre stato e come sarà sempre quando un giornale cambia direttore”.

– Prevede concorrenti?

“No, perché DONNA è una piccola realtà, specifica e non competitiva”.

– Cosa renderà DONNA diversa, speciale, necessaria?

“Il gusto per la moda unito a un nuovo gusto nel guardare la nostra vita, le cose che ci piacciono e il mondo attorno a noi”.

– Esiste un punto di vista femminile?

“Esiste, esiste”.

– È possibile fare un femminile che-non-c’è?

“Sì. I giornali possono assomigliarsi, ma le energie, il lavoro che sta dietro a un giornale è tale e tanto che non può che ottenere un risultato peculiare”.

– Il remake dei femminili ha i tempi del lifting fisico? Quanto può durare il look di un femminile?

“Dipende, certe testate classiche sono belle perché sono sempre le stesse; altre devono cambiare più spesso. Forse dipende dall’età: una bella donna di sessant’anni ha meno bisogno di cambiare look di una bella donna di trenta”.

Un’altra testata che cambia è VERA, un mensile attento, curato, con un inserto sigillato dedicato al sesso.

Marina Bigi, direttrice, ci riceve senza difficoltà. Disponibile, semplice, giovanissima, stupisce per la serena capacità professionale priva di ostentazioni.

– Perché bisogna cambiare?

“Perché ciò che durava, adesso cambia. Non sono così brava a capire i tempi, ma in redazione, il segnale ci viene dato dal fatto che se ci stufiamo di fare una cosa, quella cosa, la dobbiamo cambiare”.

– È possibile essere davvero “nuovi”?

“Proprio nuovi, non credo. Ognuno cerca la cosa che lo possa distinguere dagli altri. VERA è un mensile generalista, di servizio a grande diffusione. Era graficamente bruttina perché andava privilegiando il contenuto. Ma l’estetica è importante e così ora lo abbiamo rifatto più bello anche se ormai, da due anni, avevamo già migliorato la qualità delle immagini. In futuro VERA avrà più argomenti senza abbandonare quelli attualmente contenuti. Si arricchisce l’attualità e abbiamo pensato di chiamarla VERA MAGAZINE, per sottolineare l’ampliamento dei redazionali, del gossip; i temi sulla maternità dopo i quaranta, sui cibi bio mentre la bellezza sarà svolta come attualità poiché vi saranno testimonianze di persone e non solo immagini di prodotti. L’inserto sul sesso, chiuso al centro della rivista, rimane tale e quale”.

– Ha concorrenti diretti?

“Sì, certo. Sono tutte le altre testate. Il target non ha un vero rilievo. Purtroppo è difficile creare affezione, ma questo è un problema della società attuale”.

– Secondo lei, i femminili rispecchiano la realtà delle donne?

“Sicuramente non tutti! VERA non offre grandi sogni. A me pare che rispetti e rispecchi la realtà femminile”.

– Esiste un modo più femminile di raccontare il mondo in cui viviamo?

“Io credo che la donna riesca ad avere una visione più obiettiva dei fatti. Una visione meno limitata, più libera e sincera, forse perché è stata meno coinvolta”.

– Si può davvero innovare una testata?

“Sicuramente è possibile. Si potrebbe fare di più se fossimo più liberi anche dagli obblighi. Ma chi è libero nel mondo in cui viviamo?”.

Anche Fabiana Giacomotti, neo direttrice di LUNA, si è rivelata una persona competente quanto disponibile e non timorosa di rivelare chissà quale segreto.

– A chi si rivolge LUNA?

“Il target sarebbe quello di una donna di 28/45 anni, ma la rivista, in realtà è indirizzata a chi ha una forte personalità, a chi è determinata, forse già risolta. A chi sa cosa vuole. LUNA racconterà storie e fatti che non verranno letti in altre testate. Abbiamo molti collaboratori all’estero che scriveranno di tendenze, di anticipazioni, di fatti curiosi”.

– Anche il punto di vista sarà femminile?

“La Luna è l’altra faccia della realtà! I temi sono raccontati da chi sa vedere le questioni proprio dal punto di vista del non ovvio o banale. Vorrei fare un giornale simile a una conversazione fra più voci, divertente, intrigante, concreta e piacevole. Per una donna che vuole saperne di più”.

– E come farà?

“Andando sempre dietro le quinte, indagando, verificando. Riportando pareri contrastanti; completando le informazioni con più notizie. Questo è un modo; un altro è quello di dare voce a persone inedite, talvolta sconosciute. Personalizzando i fatti con le parole dei protagonisti. Entrando nella vita delle persone. Non limitandoci a patinare tutto di officialità. E poi, molto conta la scelta grafica, la selezione e la stampa delle immagini e l’avere rubriche inusuali: «Eventi da evitare» oppure «Non vedo l’ora di perderlo» sono flash divertenti e intelligenti. Un’ultima considerazione: la qualità di chi scrive è fondamentale, Non si può fare un buon giornale con collaboratori di seconda scelta”.

 

E qualcuno aspetta

Questo piccolo esercito di testate femminili riequipaggiate ha tutte le carte in regola per piacere a un pubblico smaliziato, evoluto e, forse, stufo di estatiche visioni irreali, un pubblico pronto a raccogliere le parole di chi offre maggiore informazione e qualche spunto di piacevolezza.

Certo è che l’allegato del Corriere della Sera, come la Regina Vittoria, osserva ciò che accade nel mondo dei femminili senza battere ciglio. IO DONNA vive benissimo così com’è. Il problema di modificarsi, per ora, non lo tange. Dall’alto del potere del quotidiano che lo traina può aspettare di verificare prima cosa faranno gli altri, poi cosa ha voglia di aggiungere o togliere dalle sue ricche pagine. Aspetta, soprattutto, di vedere cosa nascerà in casa Condè Nast dove, pare sia in cantiere (per il 2003) un misterioso settimanale che, per modo di dire si chiama VANITY FAIR, ma quasi sicuramente avrà un altro nome. Si conosce solo il nome di chi lo dirigerà: Marisa Deimichei ideatrice e direttrice di TU fino al 15 giugno scorso.

Entro settembre molti giochi saranno rivelati: Ognuno criticherà le innovazioni degli altri, come accade alla prima della Scala dove le signore nascondono il cosa si metteranno e poi si dilettano a fare a pezzi le tenute delle altre signore.

In fondo, come dice Daria Bignardi, i femminili sono fatti da donne e dalla personalità di chi li dirige. Le donne, si sa, sono coquette, gelose, possessive e oggi, più che mai, agguerrite.


Benedetta Barzini

 

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 È bastato scegliere fra tutto il ben di Dio celofanato in copertina con i femminili.

Quest’estate avendo programmato una vacanza in un’isola dei nostri mari del sud, ho deciso di rifarmi il guardaroba. Non è stato necessario girare per boutique. È bastato scegliere fra tutto il ben di Dio celofanato in copertina con i femminili. Certo, non è stato semplice: le offerte erano tutte molto allettanti, così per non sbagliare, e per essere certa di poter fare la mia bella figura, ho comperato senza stare a far tanto la difficile. In fondo i giornali che presentavano parei, camicette, borse, collane, orologi, sandali e anche teli da spiaggia non erano neppure male e, così, oltre al guardaroba, mi sono garantita anche quale ora di lettura e di “gossip” sotto l’ombrellone.

Cosa vuoi di più dalla vita?”, si chiede qualcuno in uno spot televisivo e io, davvero, non avrei potuto pretendere di meglio. Mi domando soltanto se gli editori italiani siano sicuri di essere ancora tali.

Perché io non ho comperato le loro testate, ho acquistato, praticamente per niente, quello di cui avevo bisogno per pavoneggiarmi un po’. E, lo confesso, di ANNA con la collana ne ho comperate due, volevo anche quella azzurra. Ma è evidente che di ANNA ne ho guardata solo una! Chissà se le agenzie pubblicitarie ne terranno conto? Una cosa è certa, per noi edicolanti questa è una “pacchia”, salvo quando le lettrici si infuriano perché il colore che vogliono è esaurito!

Un'edicolante in vacanza a Lampedusa.