Dalla sua introduzione in Italia il
3 luglio 2000, la stampa quotidiana gratuita ha preso piede
nelle maggiori città italiane.
L’ultima iniziativa è quella di IN
CITTÀ, distribuito a Venezia e a Mestre dall’editore del Gazzettino.
Il 3 luglio 2000
è una data che gli edicolanti non dimenticheranno facilmente in quanto
rappresenta il debutto a Milano di Metro il primo dei quotidiani
gratuiti distribuiti fuori dalle stazioni della metropolitana. Il 30 ottobre
dello stesso anno Metro è uscito a Roma.
L’anno
successivo è stata la volta di Leggo edito dal Gruppo Caltagirone
(lo stesso del MESSAGGERO e del MATTINO), che inizialmente è stato diffuso a
Roma, ma subito dopo a Napoli, Torino, Bologna, Venezia e Verona. Un altro
grande editore, la Rcs non è stato da meno e ha ottenuto dall’ATM (Azienda
Trasporti Milanese) la concessione per la distribuzione in esclusiva in
metropolitana di City che poi si è allargato nelle principali città
italiane.
È stato, dunque,
un vero e proprio boom quello registrato dalla free press in Italia nel 2001. I
quotidiani distribuiti gratuitamente hanno infatti raggiunto lo scorso anno una
tiratura di quasi 1,7 milioni di copie. In base ai dati del rapporto della
FIEG, il maggior numero di copie è stato distribuito da Leggo, diffuso a
Roma, Milano, Torino, Napoli, Firenze e Bologna, con un totale dichiarato di
730 mila copie. Seguono City, a quota 460 mila copie dichiarate, e Metro,
diffuso in 450 mila unità.
La testimonianza
del proliferare della stampa gratuita è rappresentato dal fatto che dal 9
maggio di quest’anno è uscito a Venezia e Mestre In Città, quotidiano
free press edito da Nove Colonne per conto della società del GAZZETTINO.
Una risposta dagli editori del Nord Est all’invasione in zona di City e Leggo.
Dopo Venezia In Città, che già esce a Padova, uscirà anche a Vicenza e
Treviso. La diffusione della free press continua quindi e dalla Svezia, dove
per prima è nata, l’iniziativa ha preso piede ormai in gran parte d’Europa.
Oltre ai già citati quotidiani gratuiti italiani, ricordiamo che possiamo
trovare nelle nostre città anche una miriade di testate, soprattutto
settimanali, di annunci immobiliari, offerte di lavoro e informazioni.
E se i
quotidiani gratuiti hanno un tempo di lettura che non supera i 10/15 minuti
(quanto dura un viaggio in metropolitana o su altro mezzo pubblico) finendo
subito dopo nel bidoncino dei rifiuti, rappresentano, tuttavia, una concorrenza
che penalizza il mondo degli edicolanti e che sembra in continua evoluzione.
Stando a quanto
dichiarato dagli editori che si sono lanciati in questa avventura, la free
press non avrebbe dovuto fare concorrenza ai quotidiani a pagamento dei
rispettivi gruppi editoriali.
In realtà non
sembra essere così e lo vedremo con le interviste che seguono.
È evidente però
che, attraverso i giornali gratis, gli editori stanno sperimentando nuove
formule di distribuzione, visto che questa viene – da loro – considerata da
sempre il punto debole dell’editoria. Le rese oscillano tra il 20 e il 30 per
cento della tiratura.
In secondo luogo
gli editori operano un nuovo sistema di raccolta pubblicitaria. All’estero, per
esempio la free press assorbe circa il 20 per cento degli investimenti
pubblicitari. La free press vuole, perciò, rivolgersi pubblicitariamente a un
nuovo bacino di utenza. Cioè a quanti non comperano giornali ma li sfogliano e
li leggono quando se li trovano gratis tra le mani, come avviene anche nei bar
di molte città e paesi.
Alberto
Donati, l’editore del
CORRIERE DELL’UMBRIA (con pagine a Perugia, Terni, Viterbo, Rieti) e di altri
periodici ha calcolato che in Italia c’è un bacino di 600-800 miliardi (di
vecchie lire) di pubblicità da raccogliere. E che questa non va sui giornali
tradizionali. Due i motivi: c’è ancora tanta gente che non compera i quotidiani
e i piccoli investitori non si rivolgono ai giornali perché le tariffe sono
troppo alte.
E questa sarebbe
la grande opportunità che Donati (per conto della Rcs) e Caltagirone
stanno cercando di cogliere. L’operazione di fare otto-nove giornali, sinergici
tra loro, in altrettante città si inquadra, infatti, in un progetto di
convenienza per gli investitori pubblicitari che possono così “strappare” costi
unitari bassi e anche per gli editori per la struttura molto leggera dell’organizzazione.
Resta poi da
vedere come si frantumeranno tutti questi miliardi quando gli utenti dovranno
scegliere tra la free-press e le edizioni locali dei grandi quotidiani.
Molti sono i
motivi del calo nelle vendite dei quotidiani. E nelle grandi città vi
contribuisce anche la free-press.
Tranne lo
zoccolo duro dei lettori che non abbandonano il proprio giornale di fiducia,
sono sempre più le persone che in metropolitana, all’uscita delle stazioni,
davanti a bar, semafori, stazioni di autobus e punti di sosta variegati,
accolgono la consegna della stampa gratuita.
Milano e Roma
sono le città che risentono maggiormente di questa concorrenza, a danno,
checché se ne dica, di giornali i cui editori operano contemporaneamente nella
diffusione gratuita.
È il caso del
MESSAGGERO, che nella città di Roma perde a favore della “sua” free press. Un
calo che si unisce ad altri effetti pesanti come l’aumento del prezzo per
l’arrotondamento in euro.
Sembra
risentirne meno REPUBBLICA che limita i danni a Roma e Milano.
A Milano
l’effetto free press condiziona IL GIORNO che tiene, però, grazie al buon
risultato di vendite nell’hinterland milanese.
Il pendolare che
si trova fra le mani City, Metro e Leggo, ricco di alternative, risparmia
e non acquista. Una tendenza che anche se non assoluta sta diventando piuttosto
diffusa.
Il fatto, poi,
che alla free press si avvicini un nuovo lettore, quello che solitamente non
acquistava, non significa affatto che questi, “scoperto” il piacere di leggere
il quotidiano, si avvicini all’edicola per “approfondire” con altre testate.
Il tempo di
approfondire è ormai riservato a sempre meno persone. E, quindi, la free press
è destinata, invece, a far scoprire a chi compra che si può essere informati anche
gratis!
Il malessere
generale nelle vendite riguarda anche la piazza di Torino dove LA STAMPA perde
copie.
“Difficile
quantificare l’effetto free-press sul calo di vendite” commenta Enrico Robbi,
responsabile diffusione per Torino, del quotidiano. “Molte persone non vanno
più in edicola e si accontentano del giornale che trovano gratuitamente
risparmiando, così, 0,90 euro al giorno. Dopo il boom iniziale, però, la
free-press su Torino ha diminuito le copie in distribuzione e questo è un
segnale importante. Bisognerà vedere se dopo l’effetto novità nei prossimi anni
la stampa regalata conquisterà nuovi spazi e soprattutto saprà mantenersi una
fetta di lettori a scapito dei nostri quotidiani. È un fenomeno tutto da
valutare”.
Da Napoli il
responsabile diffusione del MATTINO, Felice Scandone, entra nel
dettaglio spiegandoci uno strano fenomeno: “In settimana nella nostra città la
concorrenza di City e Leggo ci sottrae un 3-4 %, circa mille copie, un
dato non eclatante. Quello che è curioso è che il sabato e la domenica, quando
non escono i due quotidiani della free press, la perdita nelle nostre vendite
rimane sulle stesse percentuali. Più che concorrenza la stampa gratuita ha, di
fatto, allontanato una piccola fetta di lettori dall’edicola che non vengono recuperati
neppure nel week-end”.
Pessimista è Attilio
Mattusi, responsabile diffusione del GIORNALE: “Inizialmente questo nuovo
fenomeno editoriale avrebbe dovuto avvicinare alla lettura nuove categorie, i
ceti meno abbienti, i giovani. Invece di attirare nuovi clienti alle edicole,
l’effetto è stato il contrario: quello di scoraggiare l’utente all’acquisto di
un quotidiano. Si è perso soprattutto quel lettore che non acquistava tutti i
giorni, oppure quello che comprava due giornali e ora si accontenta di un
quotidiano gratuito e di uno comprato in edicola. Il fenomeno è, comunque tutto
da studiare nei vari aspetti e la free press non può, comunque, essere
considerata l’unica causa del calo di vendite. La recessione va vista come
somma di diversi fattori: l’aumento dei prezzi dei quotidiani con il passaggio
all’euro e, quindi, l’avvento della stampa gratuita. A testimonianza di ciò c’è
il fatto che il calo non solo coinvolge tutte le testate nazionali, regionali e
locali, ma anche i periodici, che non hanno certo la concorrenza della stampa
gratuita”.
E su questo
ultimo particolare ci sarebbe da controbattere perché come vogliamo chiamare i
ricchi magazine allegati ai quotidiani?
Una verifica
sull’andamento dei quotidiani è stata fatta intervistando qualche distributore
locale. Molti degli editori dei principali quotidiani nazionali si occupano
personalmente della distribuzione dei propri prodotti editoriali (free press
compresa) e quindi non si sbilanciano.
“Un giudizio più
competente dovrebbe essere espresso dagli editori, ma per quanto ci riguarda
posso dire che le cifre parlano di copie sottratte, dalla free press, alle
vendite del MATTINO” spiega Giuseppe De Gregorio dell’Intramedia di
Napoli che distribuisce il quotidiano partenopeo. “Il dato ovviamente riguarda
Napoli città dove sono distribuiti giornali gratuiti, mentre nell’hinterland la
situazione rimane di normalità non essendoci la free press. Certo - prosegue -
l’introduzione di quotidiani gratuiti fa concorrenza e inizialmente, ha fatto
tendenza. Bisognerà valutare, se anche in futuro, il danno in edicola si
manterrà e se la stampa gratuita avrà un riscontro sempre significativo”.
Più cauta è la D.P
di Roma, distributore nella capitale di REPUBBLICA: “Nei dati che parlano di
calo di vendite dei quotidiani ci sono molti fattori, dall’aumento del prezzo,
i cosiddetti arrotondamenti per l’introduzione dell’Euro, alla concorrenza di
stampa gratuita. È una situazione, quindi, che non ci sentiamo di giudicare da
subito; solamente in futuro avremo un quadro più chiaro”.
Non c’è dubbio
che se gli editori, che hanno sia quotidiani in edicola che free press perdono
in copie pagate ma si rifanno con gli introiti pubblicitari della stampa
gratuita, chi ci rimette è, tanto per cambiare, l’edicolante. Non solo vedono
aumentare le rese dei quotidiani ma anche quelle dei periodici, proprio per la
riduzione della clientela in edicola.
La situazione è
pesante a Milano: “Il calo provocato dalla free press è evidente” commenta Bruna
Maristelli che ha la propria edicola alla fermata Wagner della
metropolitana milanese. “Dalla mia rivendita vedo passare molta gente con la
copia di City, Leggo o Metro, potenziali nostri clienti che hanno invece
preferito il giornale gratuito. Chi ne fa le spese? Noi edicolanti per primi,
poi i quotidiani che indistintamente hanno perso nelle vendite”.
Un’altra
edicolante milanese, Patrizia Pizzamiglio parla della sua trentennale
esperienza lanciando l’allarme qualità: “Si è perso il 20 % di vendita
suddiviso tra tutti i quotidiani. Anche il lettore che comprava due giornali,
ora risparmia rinunciando al secondo acquisto. Penso anche agli sforzi di
alcuni editori: per esempio a quello di AVVENIRE che ha promozionato la sua
veste rinnovata e di alto valore giornalistico con un’ottima campagna
pubblicitaria, ma l’andamento delle sue vendite è rimasto stabile. La
diffusione della free press – continua – è poi anche un danno alla qualità,
imbarbarisce il gusto dei lettori e annulla il ruolo dell’edicolante sostituito
da un cestello di ferro posizionato in metropolitana o nei bar”.
Una conferma
della penalizzazione delle rivendite nelle metropolitane arriva anche da Melissa
Alarcon dell’edicola milanese di piazzale Lodi: “Molte persone passano con
il giornale gratis sottobraccio; prima si fermavano a guardare e a volte
acquistavano, ora tirano diritto e si accontentano della free press”.
Sembra che ci
sia anche chi, dovendo acquistare il biglietto, nasconda la free-press per non
farsi riconoscere dall’edicolante come... un traditore!
Non è diversa la
situazione a Roma come ci conferma Katia Migliorati (piazza Tuscolo):
“Le vendite di giornali che sopravvivono sono quelle che si difendono con gli
inserti settimanali, altrimenti la concorrenza lascia il segno. A Roma perde
soprattutto il MESSAGGERO penalizzato dalla diffusione di questi giornali
gratuiti che la gente trova anche nei bar”.
Dalla via
Casilina a Roma, Anna Guglielmi racconta: “La gente che va a prendere la
metropolitana per recarsi al lavoro, ha il suo giornale gratuitamente e passa
davanti alla mia edicola senza più acquistare. Come vendita calano un po’ tutti
i quotidiani, ma a farne maggiormente le spese da me è il MESSAGGERO. Resta il
più venduto, ma ora in molti lo sostituiscono con Leggo, pubblicato
gratuitamente dallo stesso editore. Da una punta massima di 400 copie che
vendevo, il MESSAGGERO è, ora, calato a una diffusione della metà”.
Pareri
contrastanti arrivano da Firenze dove Lorenzo Del Campana sminuisce
l’effetto free press: “La gente prende questi giornali gratuiti, li legge e li
butta via, ma, poi, preferisce affidarsi ai quotidiani di fiducia comprandoli
in edicola”.
Di parere
opposto Cristiano Grifagni: “Un calo di vendite c’è soprattutto per LA
NAZIONE, una ventina di copie in meno al giorno: un calo percentuale del 20 %
sul centinaio che vendevo prima. Chi è abituato a leggere e sceglie la qualità
continua, però, ad acquistare da noi; abbiamo perso il lettore saltuario,
quello che comperava ogni due-tre giorni o quando c’era qualcosa di
particolarmente interessante per lui. Ora questo cliente può soddisfare la sua
curiosità senza spendere nulla e lo fa quotidianamente con i vari City e
Leggo”.
Il calo di
vendite coinvolge tutta la Penisola e anche Napoli non viene risparmiata:
“Nelle stazioni, nei bar, e un po’ dappertutto questi giornali sono distribuiti
gratis e, quindi, non può non esserci una penalizzazione per noi edicolanti. A
farne le spese nella mia edicola – spiega Ernestino Sorrentino – sono un
po’ tutti i quotidiani nazionali”.
L’effetto
sembra, invece, limitato in Piemonte: “A Torino – dice Antonio Paolella
– il fenomeno free press è circoscritto. Nella mia zona c’è poca diffusione di
questa stampa gratuita, altre edicole più centrali sono, invece, maggiormente
penalizzate ”.
E cosa succede a
Venezia dove il quotidiano gratuito In Città edito dal GAZZETTINO è
arrivato a maggio?
“Si sono visti
subito – commenta Roberto Cappello – i risultati negativi. Quando
qualcosa viene regalato è evidente che porti via spazio allo stesso prodotto in
vendita, è una legge di mercato che si conferma anche con i giornali. Oltre a
perdere copie del GAZZETTINO o del CORRIERE DELLA SERA, il lettore non viene
più in edicola e non acquista quelle riviste che spesso trovava curiosando nella
nostra esposizione. Perdono, quindi, anche i periodici pur non avendo per ora
un concorrente diretto gratuito. E, alla fine, è sempre l’edicolante che ci
rimette, vittima delle scelte di editori che, pur presenti in edicola, sfornano
giornali gratuiti per guadagnarci, comunque, con la pubblicità”.
Enrico Venni
Sono stati
presentati – nel corso di due manifestazioni, una a Roma, l’altra a Milano – i
risultati di altrettante ricerche effettuate per conoscere più da vicino i
lettori di METRO e LEGGO. I dati emersi sono quanto mai interessanti
perché il profilo che ne deriva, per entrambe le testate, è quello di un
lettore assai diverso da quello che, a prima vista ci si sarebbe potuti
aspettare per quotidiani gratuiti, distribuiti a destra e a manca.
Per METRO,
la ricerca è stata svolta dalla Gallup, su un campione di 2000 individui
dai 13 anni in su, equamente divisi fra Roma e Milano; per LEGGO
l’indagine è stata svolta, invece, dalla Eurisko su un campione di 5000
persone ripartite fra Roma, Milano, Torino, Firenze, Bologna e Napoli.
Ma vediamo,
nella tabella che segue, i dati salienti:
|
|
LEGGO |
METRO |
|
Copie
distribuite |
860.000 |
470.000 |
|
Città
interessate |
9 |
2 |
|
Totale lettori |
+ 1.000.000 |
1.400.000 |
|
Maschi |
55,1% |
57% |
|
Donne |
44,9% |
43% |
|
14/24 anni |
24,4% |
35% |
|
25/34 anni |
19% |
20% |
|
35/49 anni |
n.d |
17% |
|
+ 50 anni |
n.d. |
28% |
|
Studenti |
21,3% |
26% |
|
Impiegati |
25% |
21% |
|
Laurea o
diploma sup. |
45,2% |
72% |
|
Casalinghe |
10,2% |
|
|
Operai n.d. |
17% |
|
|
Non occupati |
4,6% |
|
|
Pensionati |
12,3% |
14% |
Come si può
rilevare, la percentuale dei laureati o in possesso di una diploma di scuola
superiore è decisamente elevata (soprattutto per METRO) ...altro che
ceti meno abbienti!
Se questo dato
può fare felici gli editori che si trovano fra le mani un prodotto ben
apprezzato, e quindi valido pubblicitariamente, Azzurra Caltagirone e
suo padre (editori anche del MESSAGGERO oltre che di LEGGO) dovrebbero,
al tempo stesso, spaventarsi perché hanno un vero e proprio nemico in casa. Ma
la giovane editrice non sembra farci caso. Ha definito LEGGO un giornale
amico della pubblicità e pensato per i lettori e gli inserzionisti, al punto
tale da regolarne la distribuzione ad hoc per poter catturare utenti
particolari.
Questi dati
testimoniano, anche, che i giovani non hanno bisogno del “quotidiano in classe”
per imparare a leggere i quotidiani. Basta che li abbiano gratis come,
peraltro, confermato nella famosa due giorni di Bagnaia.