Roma: 18 ottobre 2002.
Personalità del mondo politico ed editoriale, giornalisti e oltre
duecento delegati provenienti da tutta Italia, hanno partecipato all’apertura
dell’VIII Congresso SNAG.
Armando Abbiati ha iniziato la sua relazione ricordando come, già
cinque anni fa a Montegrotto,
la situazione economica del Paese fosse pesante…
Iniziare una
relazione non è certo facile, soprattutto quando gli argomenti si presentano
complessi e densi di informazioni il più delle volte negative.
Cinque anni fa,
in occasione del nostro ultimo Congresso a Montegrotto, ci siamo lasciati con
una situazione economica del Paese pesante, una sperimentazione che incombeva
sul settore, e un crollo generalizzato dei consumi.
Oggi, l’unica
cosa che è stata superata è la sperimentazione.
La nostra
economia continua ad andare a rilento e le previsioni non sono per nulla
positive.
I consumi
ristagnano. Ma quello che è peggio, e di certo non può comunque consolarci, è
il fatto che la situazione è generalizzata in tutto il mondo: conosciamo bene
cosa succede alla Borsa americana, e la Germania, fino a ieri considerata la
locomotiva europea, fatica a ripartire tanto che il passivo dei suoi conti
pubblici ha raggiunto, nei primi sei mesi dell’anno il 3,5% del prodotto
interno lordo.
In quanto alla
Francia, viene ritenuto irraggiungibile l’obiettivo della crescita del 3%,
considerato condizione per il mantenimento degli impegni europei del governo.
Riducendo il
raggio di osservazione e ponendo attenzione sul settore che ci riguarda da
vicino: i risultati non si modificano, le vendite dei giornali non decollano,
anzi, per la maggior parte delle testate fanno come i gamberi.
E proprio in
Germania (visto che piace molto guardare agli altri Paesi) il settimanale Die
Zeit ha recentemente dichiarato che “La stampa tedesca sta attraversando la
peggior crisi della sua storia… la peggiore dalla fine della guerra”
La fase che
stiamo vivendo è quella successiva alla sperimentazione: una iniziativa
fortemente voluta dagli Editori e che ha prodotto risultati certamente
inferiori alle aspettative, rivalutando anzi il ruolo insopprimibile della rete
di vendita.
È stato ampiamente dimostrato,
infatti, che l’allargamento a pioggia dei punti vendita dei giornali non ha
affatto prodotto quegli aumenti tanto auspicati.
Bar e tabaccai
dopo un primo infantile entusiasmo hanno immediatamente fatto marcia indietro.
Per non parlare delle librerie (che a prima vista sembravano il luogo deputato
per eccellenza alla vendita di quotidiani e periodici) presso le quali si è
avuto il più basso indice di vendita: lo 0,1%. In quanto ai supermercati,
sappiamo benissimo che le loro vendite sono, per la maggior parte, sottratte
alle edicole.
L’introduzione
del decreto legislativo n° 170 e la contestuale devoluzione alle Regioni della
potestà normativa nel nostro settore, ha vieppiù ribadito la validità di due
criteri tanto cari allo Snag: la programmazione e la pianificazione.
L’eventuale allargamento della rete di vendita non può avvenire in modo indiscriminato e sperequato ma solo attraverso una rigorosa pianificazione da parte delle amministrazioni comunali sulla scorta degli indirizzi regionali.
È confortante
osservare come le Regioni, che sino a oggi hanno deliberato sulla materia,
abbiano recepito i fondamenti cardine del decreto legislativo n° 170 e abbiamo
prodotto norme che tutelano di fatto la rete di vendita esistente,
garantendone, ove fosse necessario, un ponderato allargamento.
Così, approfitto
per invitare i rappresentanti delle Regioni a interpellare, al momento
opportuno, le nostre organizzazioni sindacali in loco o, in loro assenza,
quelle nazionali per chiarire – prima di emanare le loro disposizioni –
qualsiasi possibile dubbio.
L’edicola, la
vendita dei giornali, la filiera tutta della carta stampata è qualcosa di molto
speciale che non ha riscontro nelle altre attività commerciali.
Se qualcosa va
fatto, deve essere fatto bene. Nell’interesse di tutti.
Certo, gli
Editori avrebbero voluto un altro risultato legislativo per l’allargamento
della rete di vendita e, oggi, parlano di “disservizio verso i consumatori”.
Ma
perché usare la parola “disservizio”?
Disservizio è
ben altro.
È, non
consegnare alle edicole in tempo utile un numero adeguato di copie di
quotidiani o riviste gadgettate; è, non rifornire quando necessario copie
ulteriori di questa o quella testata per soddisfare tutte le richieste del
cliente.
È dimenticarsi
che durante l’estate non tutti vanno in vacanza e che le edicole non possono
restare sguarnite per favorire, invece, la grande distribuzione.
Disservizio è
quando un cliente non trova quello che desidera a distanza di tre/quattro ore
dalla sua distribuzione e pensa che la colpa dell’esaurito sia dell’edicolante.
Troppo comodo
dirottare il lettore al supermercato e poi dovere fungere, noi edicolanti, da
“rimpiazzo” alle manchevolezze di questo, in termini appunto, di servizio!
Aumenterà dunque
la rete di vendita, ma, a nostro modesto parere, le vendite dei giornali non ne
trarranno grande vantaggio.
Uno dei motivi
più gravi, al quale non sappiamo proprio come possa esservi posto rimedio, è il
cosiddetto analfabetismo di ritorno, ovvero la disabitudine alla lettura che
colpisce anche le persone più istruite.
Analfabetismo di
ritorno che, ancora una volta, non affligge soltanto noi, ma molti altri paesi;
se, per esempio, prendiamo ancora come riferimento la grande Germania scopriamo
che, secondo una recentissima indagine dell’OCSE, il 25% degli studenti liceali
sarebbe sulla soglia dell’analfabetismo di ritorno.
Anche, poi,
ormai chiaro che il motivo principale per cui il numero di lettori sta
assottigliandosi inesorabilmente giorno dopo giorno è l’informazione
televisiva.
Se poi constatiamo
che il quotidiano negli ultimi tempi non ricerca più una sua indipendente
personalità, ma si adegua passivamente a un modello televisivo… siamo perduti!
I giornali non
si acquistano per mancanza di tempo e di voglia di leggere, non si acquistano
per il denaro che scarseggia, non si acquistano per la macroscopica offerta di
testate similari che disorienta, ma anche perché il mondo editoriale sta
comportandosi in modo sconsiderato.
Da una parte, si
spendono milioni di euro per portare i giornali nelle scuole, e su questa
iniziativa siamo d’accordo e disponibili a collaborare, e dall’altra si fa di
tutto per abituare, non più soltanto i giovani ma un numero sempre maggiore di
persone a leggere gratuitamente, con il risultato di allontanare il potenziale
lettore dal punto vendita.
…il mondo editoriale chiede aiuti al Governo, ma
poi regala le sue testate
attraverso abbinamenti, cut price e abbonamenti
scontatissimi…
Nonostante venga
ribadito, anche da Luca di Montezemolo, Presidente FIEG di cui purtroppo oggi
lamentiamo l’assenza, che le nostre rivendite ricoprono un ruolo basilare nella
diffusione di quotidiani e periodici, è sotto gli occhi di tutti che la politica degli Editori sta
invece, di fatto, allontanando il lettore dalle nostre rivendite: porta a
porta, abbonamenti regalati e ora free press non conducono che al risultato di
vedere sempre meno gente davanti all’edicola.
Stiamo
assistendo a una lotta all’ultimo sangue fra editori in cerca di lettori
(continuiamo pure eufemisticamente a chiamarli così) e di budget pubblicitari,
ma la realtà è che i lettori restano quelli che sono e vanno sempre più
frazionandosi in funzione di tutta questa carta stampata, sia essa quotidiana
che periodica, gratuita o a pagamento. E la stessa cosa vale per la pubblicità
che di certo non aumenta poichè i consumi, come già detto ristagnano, ma andrà
sempre più diluendosi su tutte queste testate.
E non
dimentichiamoci che l’editoria è l’unica attività produttiva a beneficiare di
due entrate: le vendite e la pubblicità.
Ciò nonostante,
il mondo editoriale continua a chiedere “aiuti” al Governo, ma poi vende,
attraverso gli abbonamenti che beneficiano anche di speciali tariffe postali,
le sue testate con sconti così elevati (e doni da capogiro) da renderle
praticamente regalate.
Non so se si
debba ravvedere il Governo nel non concedere più aiuti agli Editori o si
debbano ravvedere gli Editori nel non insistere a chiederli al governo. Forse
ricevendo aiuti pubblici sarebbe meglio essere meno sfacciati e più coerenti
nel fare gli sconti.
Per non parlare
dei cut-price, degli abbinamenti, dei panini e di quant’altro la più sfrenata
fantasia possa partorire in una notte insonne.
Attenzione ai pappagallini |
|
E che dire dei
gadget? L’editore romano
inventa “la Biblioteca di Repubblica”, ed ecco che quello milanese sforna “I
grandi romanzi del Corriere”. Tizio esce con
le videocassette dei grandi film? E Caio inventa i
CD-rom sul calcio. E poi collanine,
orologi, macchine fotografiche, cappelli, ombrelli, magliette, t-shirt, profumi
e cosmetici, piatti, bicchieri e secchielli del ghiaccio. Non si sa più
cosa inventare. Non stupitevi se
fra poco l’edicola consegnerà al proprio cliente un canarino maschio al Lunedì
e una canarina femmina al Giovedì, la gabbietta al Sabato. Ma poi attenzione
ai pappagallini. Con il risultato che la gente non acquista più il giornale, ma ciò che vi è allegato. |
Il nostro è
l’unico Paese in Europa in cui la cosiddetta informazione si avvale di questi
mezzi per vendere, anche se, detto inter nos, non è che a noi dispiaccia,
perché se non altro tutta questa mercanzia celofanata ci consente di recuperare
qualche euro.
Forse, però,
sarebbe opportuno riflettere su cosa sia diventata oggi, veramente, la nostra
editoria.
Al di là di
queste “battute” che vorrebbero essere spregiudicate, ma in realtà sono
serissime, ci tengo a precisare che l’essere qui riuniti significa che noi
siamo disponibili a discutere con tutto il mondo editoriale, il modo migliore
per fare fronte a questo difficile momento.
Vorrei
approfittare di questa occasione, per rilanciare agli Editori una proposta da
noi fatta nell’ormai lontano dicembre del 1992 – incredibile, proprio dieci
anni fa – attraverso le pagine della nostra rivista Azienda Edicola.
Presentando i
dati ADS, che denunciavano per i quotidiani una caduta del 5,83%, proponevamo
una campagna pubblicitaria collettiva che dicesse, per esempio: CHI NON LEGGE
IL QUOTIDIANO È UN IGNORANTE (dal latino ignorans: “ovvero chi non conosce”)
oppure: CHI NON LEGGE… NON SA LEGGERE!
Lasciando ai
pubblicitari di trovare altri slogan di impatto, anche perché oggi, con
l’avvento della free press, sarebbe necessario essere decisamente più diretti e
dire CHI NON COMPRA IL QUOTIDIANO, eccetera, eccetera…
Campagna che,
bombardata dagli schermi televisivi e dai muri di tutte le città, facesse
sentire – come nudo – chi cammina senza un quotidiano sotto il braccio.
Noi vogliamo
continuare a “informare” e vogliamo continuare a essere sempre “in forma”.
Ma perché i due
obiettivi si possano realizzare è necessario, soprattutto, che anche il nostro
mondo sia “informato”.
Non è possibile,
infatti, che gli Editori non ci parlino di quello che stanno progettando.
Non è possibile
che escano con promozioni che coinvolgono l’edicola in modo massiccio senza che
questa sia preavvertita in tempo utile, così che possa organizzarsi e fare, a
sua volta, delle previsioni di ciò che potrebbe essere necessario.
Che non ci venga
mai chiesto un consiglio su una metodologia, una presentazione. Eppure noi
conosciamo, come nessun altro, l’acquirente-lettore.
Ma chissà
perché, di questa nostra preziosissima dote, nessuno tiene conto.
Quando si parla
di filiera della carta stampata, si dimentica , infatti, che nella nostra
realtà i tre anelli che la compongono vivono, ognuno, una propria vita
indipendente.
Che io sappia
invece, una catena è fatta di anelli tutti collegati fra loro. Perché la nostra
fa eccezione?
Quando mai un
direttore marketing di un editore (o il suo ultimo portaborse) è capitato in
edicola alle otto del mattino per rendersi conto di come si vendono i
quotidiani?
Di come arrivano
i suoi inserti?
L’edicolante legge i giornali
e solo così scopre cosa arriverà prossimamente
nella sua edicola.
Perché nessuno li informa?
Qualcuno ricorda
per caso di avere ricevuto, per tempo, la presentazione di una nuova testata,
di essere stato edotto sul suo target di riferimento, di avere visto un numero
zero, un facsimile, una cosa qualsiasi che gli facesse capire che cosa avrebbe
dovuto vendere in futuro, e dove posizionarlo?
Una volta
c’erano gli ispettori che transitavano dai nostri chioschi. Oggi questi
personaggi vanno a colazione con i distributori che gli mostrano velocemente
tabulati e numeri dai quali si rileva che tutto va bene “madama la marchesa”.
Poco importa poi
che le mille copie di un quotidiano siano distribuite in modo improprio. Sul
tabulato non si legge… e se l’edicolante è stato costretto ad andare a
comperare qualche copia dal suo collega o, peggio ancora al supermercato di
fronte – sì succede anche questo per poter accontentare un cliente… un lettore…
– non ha davvero importanza, quello che conta è il risultato finale.
Eppure è soltanto la nostra edicola che può veramente informare dando risposte, suggerimenti, consigli.
Quando mai un
supermercato è in grado di replicare alla più banale delle domande su un
qualsiasi prodotto editoriale?
Sappiamo che da
qui alla prossima primavera usciranno molte nuove testate: approfittate,
dunque, cari Editori, di queste occasioni per dimostrarci che, finalmente,
avete cominciato a considerarci dei veri partner. Ne va anche della
salvaguardia dei vostri prodotti.
Perché noi siamo
disponibili a collaborare ma, di certo, se il sistema non cambierà non potrete
continuare a ritenere che la nostra rete sia completamente “dedicata” a Voi.
Vogliamo capire
quanti e quali spazi riservarvi e quali e quanti dedicare ad altri prodotti,
vogliamo capire di quanto nostro tempo avete bisogno e quanto possiamo
continuare a dedicarvene.
Voi avete
iniziato a fare esercizi ginnici non potete pretendere, ora, che noi si faccia
“soltanto” il sollevamento pesi.
Il rivenditore
di giornali – checché se ne possa ancora pensare – ha, da tempo, smesso i panni
indossati fino a ieri e il suo guardaroba prevede, ormai, gli abiti
dell’imprenditore e del commerciante.
L’edicolante si
aggiorna e viaggia in Internet, rinnova nonostante i tempi il suo negozio investendo
denaro perché crede in quello che fa.
E, naturalmente,
si guarda in giro perché sa che ci sono molti prodotti di qualità che aspirano
a essere presenti nel suo punto vendita a condizioni molto interessanti per
lui.
L’edicola si
manterrà “in forma” perché, sempre più, i Comuni la ritengono un punto
nevralgico per la comunità, in grado di diventare un vero e proprio polo di
attrazione per i cittadini che vi potranno trovare informazioni e servizi di
ogni tipo, indispensabili per la vita di tutti i giorni.
“…devono essere i dirigenti Confcommercio
e i presidenti delle Ascom a credere nella
categoria
dei rivenditori di giornali”
Edicola sempre
“in forma”, grazie anche alla preziosa e fattiva collaborazione con la
Confcommercio sempre disponibile a intervenire presso le istituzioni a tutela e
salvaguardia della nostra categoria tanto in materia legislativa che fiscale.
Alla
Confcommercio chiediamo ancora un piccolo sforzo, per allargare la nostra
famiglia, collaborando alla costituzione di tanti Snag locali tramite
l’intervento delle Ascom.
L’affermazione
di questi ultimi anni ha in effetti dimostrato che dove vi è un preciso impegno
delle Ascom a dar vita a nostre strutture locali, l’associazionismo è diventato
realtà.
Edicola sempre
più “in forma” grazie all’attività del Sindacato e di tutti i suoi associati
che sanno hanno che il nostro destino è, prima di tutto, nelle nostre mani,
nella nostra intelligenza, nella nostra forza, nella nostra volontà di
affrontare, uniti, difficoltà e problemi.
Ci aspettano
grandi e impegnativi appuntamenti:
• Il rinnovo
dell’Accordo Nazionale, con il quale ci auguriamo e speriamo di poter stabilire
nuove condizioni generali e nuovi rapporti di vera collaborazione anche con la
distribuzione.
Ricordando a tutti sempre che se da
un’Accordo si pretendono, giustamente, dei risultati, bisogna considerare,
paritariamente, tutti i componenti che lo sottoscrivono.
• La partenza di
INFORIV, il sistema informatico che aprirà alle nostre rivendite le strade
della comunicazione nei confronti di distributori ed editori rendendo, così,
finalmente possibili piani di vendita, rifornimenti, controlli contabili e
quant’altro giudicato, attualmente, una mera utopia.
È un
appuntamento che non vogliamo né possiamo rimandare. Sarà necessario un periodo
di rodaggio, qualche sacrificio operativo, qualche prova in pista ma dobbiamo
decisamente puntare a essere “rete” in tutti i sensi.
Sono questi, due
traguardi importantissimi il cui raggiungimento darà nuovo vigore alla nostra
categoria concretizzando al massimo il nostro obiettivo di oggi: “L’edicola:
sempre informa”.
Direttore
Organizzativo Confcommercio
“Il punto vendita va coinvolto nel
marketing.
La professionalità dell’edicolante non è
in discussione, altre parti della filiera non dimostrano, invece, altrettanta
competenza”.
(Roma 18 ottobre
2002)