Ma cos’è questa professionalità?

Si legge sul Gabrielli: “Competenza, pieno possesso di tutti i requisiti utili all’esercizio di una professione”.

Gli Editori continuano ad accusarci della mancanza di questa dote. Eppure pensavano di esserne, invece, ben forniti. Le edicole sono diventate dei bazar? Di certo non per colpa nostra.

È grazie, invece, alle politiche commerciali della stampa italiana che la nostra professionalità è stata ridotta a uno straccio.

 

 

...Flaùto rispose con la cortesia e l'affabilità che lo hanno sempre contraddistinto: "Cara signora,Al Congresso, SNAG, di Roma dell’ottobre scorso, la Federazione Editori è stata rappresentata, in una sorta di passaggio di consegne, da Renato Salvetti e da Fulvio Flaùto. Quest’ultimo, infatti, concluderà la pluriennale collaborazione con la FIEG subito dopo il rinnovo dell’Accordo Nazionale.

Vorrei oggi parlare proprio di questo passaggio di consegne sulla base degli interventi che i due nostri interlocutori hanno effettuato al Congresso stesso.

Premetto che personalmente non conosco Salvetti e conosco assai poco Flaùto. Conosco bene però il linguaggio che viene adoperato nella stesura di verbali e accordi con la FIEG: non sempre (per la verità quasi mai) al testo scritto corrisponde puntualmente quanto verbalmente stabilito.

O meglio, la struttura letterale del testo è generica e imprecisa (forse volutamente) e troppo spesso risulta essere oggetto di interpretazioni anche diametralmente opposte.

Ricordo quanto avvenne qualche anno fa in occasione di una riunione di Commissione ex art. 5.

Uno degli argomenti all’ordine del giorno riguardava la richiesta, da parte di alcuni distributori locali, della sottoscrizione di contratti (e relativo rilascio di garanzie fideiussorie) alla rete di vendita, non previsti dall’Accordo Nazionale.

Proprio perché non previsti era impossibile, da parte della Commissione, avallarne la legittimità: questo, sostanzialmente, fu detto.

Ma fu detto in maniera tanto contorta che una rivenditrice toscana (di cui non ricordo il nome e con la quale mi scuso) presente alla riunione perché direttamente interessata, sbottò: “Pensavo di aver fatto centinaia di chilometri per veder riconosciuto un mio diritto, ma mi sto rendendo conto di avere solo sprecato del tempo”.

Fulvio Flaùto le rispose, peraltro con la cortesia e l’affabilità che lo hanno sempre contraddistinto: “Cara Signora, si sbaglia. Noi abbiamo accolto per intero le sue rimostranze, ma trasferiamo su carta quanto detto in un linguaggio appropriato”.

Sulla carta trovò spazio un’eccezionalità che non ebbe poi riscontro nei fatti che seguirono: i contratti firmati dai giornalai ai distributori locali sono ormai migliaia e la pratica è diffusa su tutto il territorio nazionale.

Aggiungo una chicca a quanto sopra, in modo da capire l’importanza che ha un testo chiaro, semplice e soprattutto univocamente interpretabile.

Per le pubblicazioni con periodicità superiore al mensile è previsto il richiamo resa dopo 60 giorni dall’uscita della pubblicazione.

Mario Bertolini, presidente SNAG provinciale di PadovaCon ciò si intende che la pubblicazione deve restare in edicola per 60 giorni, non 61.

Bene, il distributore di Padova ha invece inteso che la pubblicazione va richiamata dopo 60 giorni, e quindi 70, 80, 100, 1000 giorni dopo la sua uscita.

Bisogna quindi tenere ben presente nella stesura degli accordi che macroscopiche divergenze interpretative degli stessi non generano altro che conflittualità inutile e dannosa.

Per farla breve, l’utilizzo di un linguaggio chiaro e trasparente (in modo da poter capire senza ombra di dubbio, le intenzioni dell’interlocutore), quello che noi chiamiamo “pane al pane e vino al vino”, è, a mio modo di vedere, un buon inizio di un rapporto di confronto.

Questo è esattamente quello che ho apprezzato maggiormente nell’intervento di Salvetti. Il quale certamente, come si dice, non le “ha mandate a dire” a nessuno.

Anzi è stato chiaro e diretto: la professionalità del rivenditore è scarsa.

Figlia di questa mancanza di professionalità è la poca attenzione dell’editore verso il rivenditore. Perfino il “disservizio”, di cui ha ampiamente parlato Abbiati nella sua relazione, è figlio della mancata evoluzione della figura del giornalaio.

Entriamo solo brevemente nel merito della questione perché in questa sede mi pare più interessante, invece, valutare le soluzioni che ha immaginato Salvetti: siamo proprio sicuri che le disfunzioni, la mancata attenzione dell’editore siano colpa dei giornalai?

Non è forse vero il contrario e cioè che il rivenditore non è messo in condizione di dedicare maggiore tempo alla propria professionalità proprio da quelle disfunzioni che gli impediscono di avere piani di vendita accettabili, che lo caricano di lavoro di “facchinaggio” inutile e gratuito, che lo assorbono in controlli, oggetto di infinite contestazioni, estenuanti, sproporzionati rispetto alle effettive quantità di venduto?

Fermiamoci un attimo e diamo una rapida occhiata all’interno e all’esterno dei nostri chioschi: qualcuno riconosce la “casa della cultura” di cui parla Salvetti sotto questa patina di bazar che ci ricopre?

Quel che manca è la gratificazione e il rispetto per il ruolo che si svolge.

La gratificazione economica soprattutto.

Non si può pretendere professionalità e non riconoscere adeguato compenso. Se la situazione economica dei giornalai è peggiorata (eccome se è peggiorata!) non può certo essere migliorata la disponibilità e la dedizione.

Tutte le iniziative editoriali che oggettivamente sottraggono reddito al giornalaio (panini, cut price, mega sconti e quant’altro) ne umiliano la professionalità e ne riducono drasticamente la passione e la dedizione  (che peraltro nonostante tutto continuiamo, ancora per quanto?, ad avere) per questo lavoro.

Le tonnellate di riciclati e imbustati che ogni giorno vengono riversate sulle edicole, cosa hanno a che fare con la “casa della cultura”?

Sta a Salvetti dimostrare che abbiamo torto, che la nostra sfiducia è ingiustificata, che veramente la Federazione Editori ha a cuore la soluzione dei problemi di cui abbiamo oramai parlato mille volte...Se è vero che il modo di lavorare del giornalaio non è cambiato, rispetto a 20 anni fa, com’è cambiato invece, il prodotto che deve vendere?

È migliorato o è peggiorato?

La rincorsa al gadget, alla promozione sfacciata, l’obbligare il lettore a comperarsi qualche chiletto di pagine pubblicitarie che non vuole e che, molto spesso, brontolando, lascia sul banco vendita è rendere più visibile la “casa della cultura”? È incentivare la professionalità della rete di vendita?

Ma tant’è, poiché comunque ognuno resterà della propria opinione, veniamo al dunque: come si esce da questa situazione?

La soluzione proposta da Salvetti mi trova assolutamente d’accordo: condivido che Inforiv, ovvero l‘informatizzazione della rete di vendita, sia la “chiave di volta”, il fulcro “assolutamente fondamentale” su cui imperniare una nuova stagione di collaborazione proficua  e vantaggiosa per tutti.

Inforiv, a detta della stessa FIEG quindi, costituisce quel salto di qualità nella professionalità dell’edicolante necessario a ritornare a essere interlocutore privilegiato nella vendita della carta stampata.

In cosa consiste la caratteristica fondamentale di questo progetto? Nella trasparenza. Trasparenza significa presentare ai tavoli di confronto le proprie esigenze, i propri progetti, i propri obiettivi senza reticenze, senza furbizie: se si stabilisce che un equo processo distributivo utile a tutti sia basato su piani di vendita efficaci ed efficienti, bisogna dotarsi conseguentemente di strumenti atti allo scopo: Inforiv è proprio questo.

Se si stabiliscono modalità di fornitura, modalità di resa, gestione dei rifornimenti e quant’altro ritenuto utile a tutta la filiera per ottimizzare il processo distributivo, occorrono sempre gli strumenti per gestire in assoluta trasparenza, senza inganni, fraintendimenti, forzature e opportunismi i sistemi adottati: Inforiv è proprio questo.

Sia chiaro per tutti, per gli amici e per i nemici del progetto (così li ha definiti Salvetti), che Inforiv deve essere utile a tutti i soggetti della filiera.

Deve risolvere un grande problema di adeguamento strutturale della rete di vendita nei confronti degli editori, e deve garantire una efficiente gestione del processo distributivo verso i rivenditori.

E non è vero che ci sia poca consapevolezza di tutto questo tra i giornalai.

Piuttosto sfiducia, questa sì e molta anche.

Sta a Salvetti dimostrare che abbiamo torto, che la nostra sfiducia è ingiustificata, che veramente la Federazione Editori ha a cuore la soluzione dei problemi di cui abbiamo oramai parlato mille e mille volte e che una nuova stagione di proficua collaborazione sia possibile.

Sta a lui, in definitiva, passare molto semplicemente dalle parole ai fatti.

Questo io ho letto tra le righe dell’intervento di Salvetti al Congresso di Roma: chiarezza, trasparenza e onestà d’intenti nel voler collaborare efficacemente alla soluzione dei problemi di tutti gli attori della filiera della carta stampata.

Mi è sembrato un fatto nuovo e degno di nota: i fatti che seguiranno nei prossimi mesi ovviamente ci diranno se avrò avuto torto o ragione.

Un cordiale saluto a tutti i nostri lettori.

Mario Bertolini