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L'ESPERTO RISPONDE |
| A cura di Carlo Leopardo |
Le proposte allettanti degli
editori...
...Inducono
ad acquistare solo il primo numero
Ho una rivendita di giornali e spesso accade che, dopo aver venduto la prima uscita di una delle tante enciclopedie, il cliente ritorna per dirmi che dalla seconda uscita in poi si rifornirà direttamente alla casa editrice perché all’interno dell’inserto ha trovato sconti particolari e anche regali. Vi sembra giusto che noi edicolanti siamo utili solo come lancio del prodotto? È una vergogna! Spero che qualcuno ponga fine a questa ingiustizia. Vorrei un chiarimento in proposito. Grazie.
M.P. -
Badia Tedalda (AR)
Lei ha
perfettamente ragione e capisco il suo sfogo dettato da un comportamento degli
editori che potremmo definire deontologicamente scorretto. Attualmente la sua
unica arma è quella di usare lo stesso comportamento nella commercializzazione
del primo numero e far presente al cliente che - con l’abbonamento - potrà subire
in futuro qualche disagio provocato per copie che potranno arrivare senza o con
gadget rotti. Quante telefonate e quanti soldi spesi per far valere le proprie
ragioni! Questo problema, nella discussione in atto per il rinnovo dell’Accordo
Nazionale, sarà tenuto in considerazione.
Sono venuto a
sapere che, durante il periodo delle ferie, alcuni distributori locali
d’accordo con gli edicolanti che ne fanno richiesta, non lasciano in deposito
alcun periodico a eccezione delle enciclopedie. Vorrei sapere se tutto ciò è
possibile perché dei miei due distributori locali uno mi ha risposto che non è
possibile e l’altro che creerebbe seri problemi con il computer. Fiducioso di
una vostra risposta, porgo cordiali saluti.
La casistica al
riguardo è molto varia in quanto vi sono rivenditori che non vogliono merce
durante il periodo di chiusura, altri che richiedono adeguati quantitativi
anche a edicola chiusa e altri ancora che vogliono solo una copia per titolo.
Tutto questo accade su molte piazze e tenendo presente che, alla riapertura
dell’edicola, deve pur esserci qualcosa sul banco vendita, mi domando: qual è
il metodo più giusto? Non sono ancora riuscito a trovare una risposta
appropriata.
Ho ordinato
alla De Agostini–online i seguenti arretrati: Espa ˜ nol CDrom 3, PC Genius e
Warhammer. Il pacco è stato consegnato chiuso e quando l’ho aperto davanti agli
occhi della cliente vedo che mancano 2 Espa ˜ nol CDrom. Telefono al
distributore per dirgli che non pago quello che manca ma mi risponde di
telefonare alla De Agostini-online.
Sempre in
presenza della cliente chiamo subito la De Agostini e la centralinista mi
risponde che la responsabilità è del distributore. Ripeto che il pacco è stato
consegnato chiuso. Come controllare il lavoro svolto e il risarcimento del
danno? Grazie.
A.M.P. -
Pollena Trocchia (NA)
Visto che il suo
cliente è stato testimone oculare all’apertura della confezione contenente gli
arretrati richiesti e ha potuto constatare la mancanza del CDrom, comunichi al
suo distributore che l’importo relativo alla pubblicazione mancante sarà da lei
trattenuto nel prossimo EC in attesa che la stessa sia stornata contabilmente.
In caso contrario lei potrà adire per vie legali nei confronti del distributore
locale con il supporto della testimonianza del cliente presente all’accaduto.
Le consiglio di inviare copia della comunicazione anche alla De Agostini, per
conoscenza.
Ho un chiosco da circa 30 anni e mi è stato proposto di fare della pubblicità, non inerente al campo editoriale, sul “cappello” luminoso della mia edicola. Premetto che tale spazio è già occupato dalla testata di un quotidiano. Potrei rescindere il contratto? Oppure potrei diversificare i lati con diverse pubblicità? Vi ringrazio e vi saluto.
R.F. -
Fiumicino (RM)
Se esiste un
contratto di “locazione” dello spazio espositivo esso deve contenere una
scadenza e le eventuali possibilità di rescissione. Per quanto riguarda la sua
domanda, lei è padrona dei suoi spazi ed è liberissima di locarli al miglior
offerente o a chiunque ritenga opportuno.
Volendo, per
estrema correttezza, potrebbe interpellare le case editrici se sono disponibili
a occupare gli spazi alle condizioni da lei richieste. In caso di risposte
negative, o di non risposta entro un determinato tempo, può impegnare gli spazi
come meglio crede.
Ho da poco
(due mesi) rilevato un’edicola nel mio paese e ho firmato i contratti di
fornitura con i due fornitori della mia zona. Il primo non mi ha “creato” alcun
problema accettando, tra la documentazione necessaria, la fotocopia della
richiesta di subingresso presentata al mio comune (la copia dell’autorizzazione
comunale non mi è stata ancora rilasciata ma l’impiegato mi ha spiegato che la
copia della richiesta protocollata vale come autorizzazione in attesa della
licenza vera e propria).
Il secondo, invece, prima non riteneva sufficiente la fotocopia della richiesta fatta al comune, poi convintosi ad accettarla, all’atto della firma mi ha chiesto una cauzione (cosa che non ha fatto l’altro fornitore) sostenendo che ciò è previsto da accordi a livello nazionale tra editori e fornitori.
Sono tenuto a
versare la cauzione? Quando mi sarà restituita? Dove posso trovare il testo di
questo accordo che regola i rapporti tra edicole e fornitori? In attesa di una
risposta vi saluto.
L.D.G. -
Campagna (SA)
Nella riunione
di Commissione 5, del 28 ottobre 1998, venne sottoscritto un verbale che diceva
testualmente: “(omissis) Eventuali garanzie, che non possono comunque superare
l’equivalente di 21 giorni di forniture, devono essere revocate dopo un massimo
di 8 mesi di adempimento corretto del rapporto economico. Queste non possono
comunque risultare eccessivamente onerose per le rivendite già operanti e per
quelle di nuova costituzione. (omissis). Tutto questo riguarda il suo quesito.
Sono un
edicolante di Busto Arsizio e vi scrivo perché le copie dei supplementi che
ricevo tutte le settimane sono inferiori a quelle dei rispettivi quotidiani.
Questa differenza provoca, naturalmente, il disappunto di quei lettori che
rimangono senza e che cerco di accontentare dando loro le copie di coloro ai
quali non interessano. Il mio distributore, a cui ho più volte telefonato, mi
ha riferito che riceve sempre meno copie rispetto ai quotidiani e la stessa
risposta me l’ha data la vostra redazione. Quindi noi edicolanti ci dobbiamo
rassegnare a vendere meno copie. Accade anche che qualche lettore se ne vada
senza giornale e magari lo comperi da qualche altra parte oppure telefoni alla
moglie che magari sta facendo la spesa in qualche GDO. Resta comunque il dubbio
che forse il nostro lettore pensi che la colpa sia del giornalaio che “porta in
edicola poche copie di inserti”. A questo punto gradirei ricevere una
spiegazione precisa: verba volant… scripta manent!
N.S. -
Busto Arsizio (VA)
Sarà mia cura
contattare la casa editrice interessata perché potrebbe attivare un’operazione
di marketing eccezionale. Visto che non è in grado di produrre un numero uguale
di inserti alla tiratura della testata madre, dovrebbe organizzare una lotteria
tra i clienti dove il premio per i più fortunati sia il tanto agognato inserto.
Ma mi chiedo: è possibile che coloro che investono denaro per pubblicizzare un
prodotto su questi “inserti” non si rendano conto che troppe volte i dati di
diffusione sono falsati e che questi contenitori pubblicitari, pagati
profumatamente dagli inserzionisti, sono distribuiti con metodologie da terzo
mondo? Caro Nicola questo è uno dei cento problemi giornalieri che non si
riesce a risolvere e che rende sempre più difficile e odioso il nostro lavoro.
Due anni fa,
insieme al mio fidanzato, ho acquistato la licenza di un’edicola che si trovava
dentro un bar. Non potendo più tenerla nel bar abbiamo dovuto affittare un
locale commerciale nelle vicinanze. Passati però due anni e fatti un po’ di
calcoli ci siamo resi conto che l’affitto che noi paghiamo è molto più alto
rispetto agli incassi. Vi vorrei porre alcune domande:
1 - possiamo
richiedere il suolo pubblico al comune?
2 - Il comune
è costretto a darcelo o potrebbe dirci che, visto che avevamo preso un locale,
siamo in grado di pagare l’affitto?
3 - Tenendo presente che la nostra licenza è vincolata a quella strada se noi dovessimo avere la possibilità di accedere al suolo pubblico, la rivendita più vicina a noi potrebbe crearci dei problemi se si dovesse rendere conto che non vi sono i 700 mt. di distanza?
Vi sarei
grata se poteste risponderci al più presto. Vi porgo i miei più cordiali saluti
e vi faccio i complimenti per la vostra rivista che leggo non appena arriva in
edicola e in questi anni mi ha aiutato molto. Grazie.
1 – Sì.
2 – Il comune
non ha alcun obbligo ma, in assenza di contro deduzioni urbanistiche, potrebbe
anche accordarlo. È ininfluente il fatto che voi siete locatori di un negozio.
Vi consiglio di rivolgervi all’Assessorato per l’Urbanistica del vostro comune
per avere risposte più precise.
3 – Al momento
attuale no.
In qualità di collaboratore di un edicolante, e premesso che non è consigliabile adire per vie legali nei confronti del distributore, chiedo di conoscere, se esiste, un regolamento che obblighi a ritirare materiale pornografico (con un esborso di oltre 1000 euro) in cambio di riviste per ragazzi.
Con vivi
ringraziamenti.
Premesso che in
caso di necessità non vedo perché non si debba adire per vie legali nei
confronti del proprio distributore, le ricordo che gli accordi attualmente in
vigore non specificano il tipo di pubblicazione ma parlano in senso generale di
quotidiani e periodici. Inoltre obbligano le aziende editoriali, tramite le
agenzie di distribuzione, a soddisfare le esigenze di diffusione del singolo
punto vendita. Ne consegue che se lei ha poca o nessuna vendita delle
pubblicazioni evidenziate, e se queste nonostante tutto continuano a esserle
inviate, ritengo legittima la resa immediata delle stesse in quanto non viene
rispettata la storicità del piano di vendita della sua edicola.
Siamo un gruppo di 10 edicolanti di Palermo e vorremmo sapere se è possibile costituire un nuovo sindacato stanchi del silenzio delle OO.SS. È possibile essere associati a due sindacati?
Quando leggerete
queste righe sarete probabilmente già stati contattati dal nostro coordinatore
di area che cercherà di essere esaustivo ed efficace.
Mi trovo alla prima periferia di Perugia e nella mia zona sono presenti altre due edicole promiscue più due stazioni servizio con giornali e un supermercato con giornali. Il prossimo mese, dopo l’acquisizione di una vicina tabaccheria, avrò all’interno del mio negozio anche la distribuzione di tabacchi e valori bollati. La mia domanda è la seguente: visto che i tabacchi mi obbligano a una chiusura domenicale che contrasta però con la distribuzione dei quotidiani, è vero che per le attività promiscue si può adottare l’orario e la chiusura domenicale della merceologia predominante dell’attività? Se non è vero, perché le stazioni di servizio rispettano la loro chiusura settimanale non rispettando gli orari imposti dall’edicola?
Ritengo che gli
orari di apertura e di riposo da seguire siano quelli dell’attività
predominante.
Vorrei aprire un’edicola ma per ora il comune non rilascia autorizzazioni. Ho però trovato una tabaccheria che prima trattava giornali e che potrebbe cedermi la licenza che è presente come aggiunta alla tabella XIV speciale per tabaccai. Vorrei gentilmente sapere se tale tabella si può separare dalla licenza e a chi posso chiedere come fare. Grazie.
G.F.L. -
Lamezia Terme (CZ)
Il D.Lgs.170 del
24/4/2001 ha riordinato il sistema di diffusione della stampa prevedendo per la
vendita dei giornali autorizzazioni esclusive e non. Le autorizzazioni non
esclusive possono essere rilasciate solo in base al suddetto decreto
legislativo, quelle esclusive sono tutte quelle rilasciate antecedentemente
alla sua entrata in vigore o in base allo stesso decreto, ma in ottemperanza
dei piani comunali di localizzazione e in maniera specifica.
Se la
tabaccheria a cui si riferisce è in possesso di un’autorizzazione comunale
esclusiva può essere ceduta, se invece non è esclusiva non può essere separata dall’attività
predominante per la quale è stata rilasciata ed è a essa legata.
Mia madre ha rilevato un’edicola da tre anni, ora però vuole cederla. Personalmente credo che il solo guadagno dell’edicola non riesca nemmeno a coprire le spese e quindi vorrei annettere alla medesima un bar. È possibile fare ciò? Quanti metri quadrati occorrono per ambedue le attività? Infine, avendo io vent’anni, vorrei sapere se ci sono agevolazioni o contributi per i giovani che vogliono intraprendere un’attività. In questo caso l’edicola sarebbe una cessione mentre il bar una nuova attività. Gradirei una sollecita risposta. Cordiali saluti.
M.R.L. -
Castellana Sicula (PA)
A livello
teorico è possibile fare quanto chiede. Deve, però, fare un corso per poter
accedere all’iscrizione al registro delle attività commerciali del settore
alimentare. Per sapere gli eventuali parametri necessari deve, poi, rivolgersi
all’assessorato al Commercio del suo Comune. Per le eventuali pratiche le
consiglio infine di rivolgersi all’Associazione Commercianti (Ascom) più vicina
che le potrà anche indicare se vi sono particolari agevolazioni per i giovani
imprenditori.
Da qualche anno gestisco un’edicola nel mio paese: una piccola comunità di 1200 abitanti. Aggiungo che la mia è l’unica edicola del paese. Come lo scorso anno ho fatto richiesta alla FIEG di Milano per le ferie estive. Ero certa che non ci sarebbero stati problemi in quanto nel 2001 sono andata regolarmente in ferie nel mese di luglio. Quest’anno invece dopo la mia richiesta scritta, ho ricevuto una strana e a dir poco incredibile risposta: sembra che per andare in ferie in un paese dove non ci sono altre edicole, bisogna che ci sia qualcuno che venda i giornali al posto mio perché secondo la FIEG “le chiusure devono essere accompagnate dall’indicazione di un esercizio attiguo alla mia rivendita”, in quanto la popolazione “ha diritto all’informazione scritta”, così dice testualmente la nota. Nella comunicazione si aggiunge anche che le infrazioni in materia di chiusura estiva saranno sottoposte per sanzionamento all’organo monocratico di cui all’art. 12 dell’Accordo Nazionale. Sono rimasta sconcertata da questa risposta, anche perché il gestore precedente era andato sempre regolarmente in ferie. Vorrei sapere se questa procedura è legittima e cosa posso fare per vedere riconosciuto il mio diritto al riposo estivo. Dopo un anno di duro lavoro per me questo fatto è diventato proprio una questione di principio, anche perché so che le ferie estive sono un diritto riconosciuto dalla legge a tutti i lavoratori, edicolanti inclusi. In attesa di una risposta ringrazio e saluto cordialmente.
M.B. - San
Basile (CS)
La mia risposta
potrà servirle, ormai, per il prossimo anno. L’Accordo Nazionale sulla vendita
di quotidiani e periodici dice che non sarà consentita la chiusura nelle
località in cui vi sia un solo punto vendita, ove non avvenga l’affidamento
integrale delle pubblicazioni ad altro esercizio (art. 3, comma 5). Come vede,
le regole rispecchiano quanto comunicatole. È stupefacente, però che in FIEG,
una mano non sappia cosa fa l’altra, come dimostra il suo modo di procedere
negli anni precedenti. Attualmente è in fase di discussione il rinnovo
dell’Accordo Nazionale e, probabilmente, in futuro al riguardo molte cose
cambieranno.
Sono un
edicolante siciliano e vi scrivo per lamentarmi del distributore locale che si
affida per il controllo resa a una cooperativa fatta da giovani ragazzi che,
ricevendo una modesta retribuzione, non garantiscono una resa fatta
correttamente. È inoltre quasi impossibile comunicare per telefono in quanto
non rispondono mai.
Per quanto
riguarda la conflittualità legata alla non corrispondenza delle rese, come ho
più volte messo in evidenza, le consiglio di fare le rese alla presenza di un
testimone che sia disponibile a certificare le stesse ed eventualmente a
garantire la precisione delle stesse. Se continuassero a esserci delle
discrepanze alla ricezione, potrebbe fare un esposto alla magistratura per appropriazione
indebita, mettendo così il distributore di fronte alle responsabilità della
cooperativa e quindi delle proprie.
Può
un’edicola posta a 200 mt da una stazione FF.SS. trasportare giornali e sostare
con un carrello all’interno della stazione?
L’edicola ha
un permesso concesso dalle ferrovie per sostare. Le risposte ottenute dai
sindacati sono a dir poco contrastanti. Purtroppo il fatto mi penalizza
pesantemente.
R.C. -
Monterotondo (RM)
Per operare
all’interno delle stazioni è necessario possedere la regolare autorizzazione da
parte degli enti preposti per la gestione degli spazi demaniali delle stazioni.
Se il suo collega la possiede, egli è libero di fare vendita ambulante di
giornali, quotidiani e periodici come da lei evidenziato.
Potete fare
chiarezza sui vari sconti dei quotidiani con o senza abbinamento e delle
pubblicazioni settimanali, mensili, bimestrali, ecc.?
Nel caso che
lo sconto praticato dal distributore non sia quello dovuto, come ci si comporta?
Grazie.
Le aziende
editoriali praticano alla rete di vendita la percentuale di sconto del 19% sul
prezzo defiscalizzato per la vendita delle loro pubblicazioni. Fanno eccezione
i seguenti casi, per i quali vi è uno sconto supplementare del 5%: il primo
numero delle pubblicazioni di nuova uscita, le enciclopedie esclusivamente
alfabetiche e composte di soli fascicoli cartacei destinati a essere rilegati
in volumi con le relative copertine e raccoglitori, le pubblicazioni senza periodicità,
i numeri unici, le pubblicazioni che contengono sotto rilegatura più fascicoli
arretrati e i libri facenti parte di collane monografiche qualora siano vendute
anche da esercizi commerciali in possesso di licenza libraria. In relazione ai
casi di mantenimento del ritiro delle pubblicazioni al banco previsti
dall’Art.6 punto 3 dell’Accordo Nazionale, le aziende editoriali praticheranno
ai rivenditori interessati la percentuale di sconto del 20% fatto salvo lo
sconto supplementare del 5% come sopra previsto.
Le aziende
editoriali praticheranno inoltre i seguenti sovrasconti sul prezzo
defiscalizzato nelle occasioni sotto elencate:
• Quotidiani
editi il 27 dicembre sovrasconto dell’8%
• Periodici
settimanali editi nella settimana di Natale sovrasconto del 6%
• Periodici
quindicinali editi nella seconda quindicina di dicembre e mensili editi nel
mese di dicembre, o comunque per l’ultimo numero dell’anno, sovrasconto del 3%
(Art.9 Accordo Nazionale sulla vendita dei giornali quotidiani e periodici).
Quando una
pubblicazione fornisce uno o più inserti contenenti prodotti editoriali senza
prezzo di vendita autonomo e avviati separatamente, è riconosciuto alla rete di
vendita, che effettua il compiegamento preventivo alla messa in vendita, un
sovrasconto in quota fissa di lire 30 pari a 0,015494 euro per ogni inserto;
nel caso in cui sia stato stabilito un prezzo maggiorato in presenza di uno o
più inserti, il compenso di cui sopra è determinato in lire 6 pari a 0,003099
euro per ogni inserto.
Esistono tre
tipi di defiscalizzazione: al 98% - al 96% - al 92%, su queste percentuali deve
essere calcolato l’utile del giornalaio. Ecco un esempio:
Quotidiano con
prezzo di copertina di 1,00 euro (es. Il Giornale, Il Sole 24 Ore, ecc.) -
Defiscalizzazione del 98 %:
euro 1,000 x 98,8% = euro 0,988 (su
questa cifra viene calcolato l’utile del giornalaio)
“ 0,988 x 19 % = “ 0,18772 (utile del giornalaio)
“ 1,00 meno 0,18772 = “ 0,81228 (prezzo netto di acquisto indicato in bolla di consegna)