La
FIEG ha sottolineato come il 70% circa delle rivendite in alcune città, non
abbia osservato il proprio turno di chiusura estivo. Rispetto alle farmacie,
che forniscono
un
servizio insostituibile,
il
numero di edicole aperte nel periodo estivo rimaneva, però, decisamente
maggiore.
Come tutti gli
anni, La Commissione Nazionale ex art.3, riunitasi a Milano il 29 ottobre
scorso, ha fatto il punto sulla situazione della chiusura delle edicole per la
consueta pausa estiva.
La tabella,
nella pagina a fianco riporta, per ogni regione il dettaglio delle chiusure
concordate e non.
In particolare,
la Commissione ha analizzato quanto accaduto a Torino, Milano, Napoli e Roma
con i dati forniti dalle Commissioni provinciali.
72 certificati
medici (4 in più rispetto allo scorso anno) e 24 edicole che hanno effettuato
chiusure superiori al consentito a causa di ristrutturazione.
Nel comune di
Torino sono anche aumentate le richieste di deroga e le variazioni ai turni di
ferie. La Commissione ha poi evidenziato il grave squilibrio verificatosi da
sabato 10 a domenica 18 agosto nel capoluogo piemontese: il rapporto delle
rivendite aperte è stato inferiore al 50%, con un minimo del 39% per il giorno
di Ferragosto.
Meno del 30%
delle rivendite in città ha osservato il proprio turno di chiusura. Si è
inoltre aggravato, come evidenziato dalla tabella, qui riportata, il fenomeno
delle chiusure a seguito di certificati redatti dal medico di famiglia, per
durate superiori a quanto stabilito dall’Accordo Nazionale e in periodi diversi
da quelli prefissati:
Da sabato 10 a
martedì 20 agosto il rapporto di edicole aperte è stato inferiore al 50%, con
un minimo del 30% il 15 agosto. Anche in questo caso il fenomeno è stato
determinato da chiusure per certificati medici e chiusure effettuate in periodi
diversi da quelli stabiliti dalla Commissione provinciale e comunicati poco
prima dell’inizio delle chiusure stesse.
La Commissione
ha ribadito che, come nel caso di Torino, questo fatto non consente l’agibilità
della rete così come disposto dall’Accordo Nazionale e che questo comportamento
è in contrasto con quello dei colleghi di tutta Italia.
I problemi che
vengono a crearsi in queste due città, sarebbero:
A conferma della
volontà dei rivenditori di Milano e Torino di effettuare chiusure secondo le
proprie esigenze, senza considerare quelle diffusionali e quelle dei propri
colleghi, c’è il fatto che nelle rispettive province il fenomeno dei
certificati medici è praticamente inesistente e le chiusure sono state
regolari.
Su un totale di
1200 rivendite la situazione è risultata la seguente:
Su un totale di
962 rivendite la situazione è stata:
Definire
“primaria” l’esigenza di acquistare un giornale sembra piuttosto esagerato di
fronte ad altri beni veramente indispensabili. Nel periodo incriminato erano
chiuse, infatti, stazioni di servizio, farmacie, panettieri, fruttivendoli e
anche chiese.
Pensiamo per
esempio alle farmacie: nel capoluogo lombardo sono 423 contro circa 800
edicole, una percentuale di 1 a 2. Nel periodo di Ferragosto a Milano le
farmacie aperte sono circa il 30% con qualche problema, forse, per chi rimane
in città ma le case farmaceutiche, a differenza degli editori, non alzano la
voce. Per trovare un medicinale nel periodo estivo può accadere, quindi, di
dover fare qualche passo in più rispetto al solito per trovare una farmacia
aperta. Stesso discorso vale per i giornali, con la grande differenza che per
un giornale non letto non è mai morto nessuno e che, grazie alla
sperimentazione e legge successiva, la primaria esigenza dell’informazione a
mezzo stampa può essere soddisfatta grazie anche alla grande distribuzione.
I supermercati
rimangono, ormai, aperti tutto agosto e durante l’anno per la maggior parte dei
giorni festivi, onde garantire maggiori fatturati a loro e, al pubblico, beni
di prima necessità come gli alimentari. Il milanese che ha trovato la propria edicola
chiusa, e anche quella vicina, a Ferragosto ha potuto così rimediare - per una
volta - acquistando il giornale andando a fare la spesa.
Quanti erano i supermercati, con giornali e riviste,
nell’hinterland milanese aperti dal 10 al 20 agosto? 250 tra ESSELUNGA, GS,
CARREFOUR, UNES, COOP e IL GIGANTE.
E a Milano?
un minimo, quindi, di 89 punti vendita (vedere cartina)
perfettamente in grado di soddisfare la famelica ricerca dei lettori milanesi
rimasti a casa.
Insomma cari
editori non c’è nessun dramma e i cali di vendita in città, nel periodo di
agosto, non sono certo frutto della chiusura delle edicole. In quanto al fatto
che le rivendite operanti ricevano quantitativi insufficienti per la
difficoltà di elaborare adeguati piani di distribuzione, come si spiega che
proprio nelle regioni a minor chiusura di edicole si siano verificati i
fenomeni di mancanza copie, immediatamente dopo il periodo estivo, denunciati
sul numero scorso del nostro giornale.
In Puglia, oltre
l’80% delle edicole è rimasto sempre aperto, eppure a Foggia gli edicolanti
hanno dovuto esporre dei cartelli per scusarsi della mancanza di giornali nei
confronti dei propri clienti.
Stessa cosa in
Toscana (79% di edicole aperte) e nelle Marche (81%).
E sul fenomeno
dei certificati medici che vanno aumentando a Milano e Torino, c’è da chiedersi
se non sia proprio la qualità di vita dell’edicolante in queste città che va
peggiorando al punto tale da richiedere l’intervento del medico. Smog,
inquinamento acustico, sedentarietà obbligata e necessità fisiologiche
trattenute, arrabbiature, ecc. ecc. sono in grado di distruggere anche i più
forti. E forse gli edicolanti hanno capito che, oltre alla primaria esigenza
dell’informazione per il lettore, esiste la primaria esigenza della loro
salute.
La Commissione
Nazionale ex art.3, riunitasi a Milano il 29 ottobre scorso, ha stabilito le
date di svolgimento delle chiusure estive per l’anno 2003:
1° periodo turno A
da
lunedì 21.07.2003 a mercoledì 06.08.2003
turno
B da giovedì 07.08.2003 a sabato 23.08.2003
2° periodo turno A
da
mercoledì 30.07.2003 a sabato 16.08.2003
turno
B da sabato 16.08.2003 a
martedì 02.09.2003
Nel caso di
fruizione delle chiusure estive in altro periodo, proposto dalle locali
Commissioni Provinciale ex art.3, tali chiusure potranno essere esercitate sino
a un massimo di 17 giorni consecutivi, fino al limite del 50% delle rivendite
esistenti e salvaguardando le esigenze di vendita nelle singole zone.