Nei supermercati, il conto finale
viene elaborato in pochi secondi grazie alla lettura (a mezzo laser)
dei codici a barre presenti sui
prodotti acquistati.
La stessa cosa accadrà quanto
prima anche in edicola, perciò siamo andati a vedere come nasce quello che è
paragonabile al codice fiscale che ognuno di noi ha dalla nascita.
Siamo abituati
ormai da anni a vedere, su ciò che acquistiamo, queste righe nere accoppiate a
numeri; in edicola ne parliamo come della panacea che risolverà molti dei
nostri problemi, ma quanti sanno cosa sia effettivamente un codice a barre?
Il codice a
barre è la traduzione ottica di un codice numerico o alfanumerico che permette
di definire una entità. Tale traduzione ottica è rappresentata sotto la forma
di una alternanza di barre verticali e di spazi (in maniera semplicistica può
essere definito il codice fiscale del prodotto) e viene identificata attraverso
dei lettori laser che ne trasmettono i relativi dati al computer centrale.
Nel caso dell’editoria,
il codice a barre viene utilizzato ormai da anni presso distributori nazionali
e locali, soprattutto nella lavorazione delle rese, perché dalla sua lettura è
possibile risalire alla testata e al suo numero d’uscita.
Il suo impiego
su larga scala rappresenterà un passo in avanti fondamentale per
l’informatizzazione della rete.
| ORIGINE DEL CODICE A BARRE |
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In origine il codice a barre fu creato, negli Stati Uniti, per aiutare i negozi di alimentari ad amministrare al meglio il loro magazzino, ma il successo incontrato dal sistema fu tale che venne successivamente ampliato a tutte le categorie merceologiche. L’UPC,
Universal Product Code (codice universale per la merce), fu originariamente
prodotto dall’Uniform Code Council, (UCC), un’azienda americana che ancora oggi
riceve delle percentuali da chi utilizza il suo sistema. Generalmente
i codici a barre sono composti da due parti: una serie di simboli
interpretabili dalle macchine e una sequenza di cifre. Già nel 1967 fu
introdotto in Gran Bretagna lo Standard Book Numbering che si è successivamente
trasformato nel noto ISBN (International Standard Book Number) ed era
utilizzato per codificare e identificare titolo o edizione di un libro. Sulla
base dell’ ISBN si è sviluppato l’EAN (European Article Numbering) con il suo
codice a barre che, dal 1983, è stato adottato anche in Italia. Tutte
le cifre numeriche possono essere trascritte sotto forma di barre, che altro
non sono se non un particolare alfabeto tramite il quale si comunica
velocemente a un lettore un insieme di informazioni. L’alternanza tra linee
chiare e linee scure di spessore variabile viene tradotta in forma binaria e da
qui le informazioni sono trasferite al computer. In realtà, questo sistema fu
già ideato negli Anni Quaranta ma fu solo con l’introduzione del laser che
l’interpretazione veloce da parte di lettori ottici fu resa possibile. Nella maggior parte dei casi il lettore proietta la sua luce sul codice e raccoglie la radiazione riflessa. Le differenti modalità di riflessione vengono interpretate come le zone chiare e scure del codice. |
Nel caso
dell’editoria, per costruire un codice a barre, intervengono una serie di sigle
apparentemente misteriose: EAN, ISSN, INDICOD e ADD-ON.
Esistono diverse
“simbologie” che corrispondono ad altrettante esigenze di codifica, ma quella
usata più comunemente è l’EAN 13, il codice di distribuzione commerciale
maggiormente utilizzato a livello mondiale. Figura sui prodotti venduti nei
negozi di alimentari, nei supermercati, ecc. L’EAN 13 è così denominato perché
è costituito da un codice di 13 cifre ed è gestito a livello internazionale
dall’Associazione Europea per la Numerazione degli Articoli, organismo con sede
a Bruxelles.
I codici EAN 13
normalmente cominciano con un numero che identifica il Paese di provenienza del
prodotto; di conseguenza, il codice specifico 977 (che troviamo come cifre
iniziali su tutti i periodici e quotidiani italiani) è stato attribuito alla
“area delle pubblicazioni in serie”.
L’ISSN è la
sigla di International Standard Serial Number, o numero internazionale
normalizzato delle pubblicazioni in serie, che include periodici, riviste,
giornali, annuari, e serie monografiche. Esso identifica la pubblicazione e
risulta di fondamentale utilità per chi ricerca informazioni nei cataloghi
bibliografici, per gli editori e i distributori. Il Centro Nazionale Italiano
ISSN ha sede presso l’Istituto di Studi socio-economici sull’innovazione e le
Politiche della Ricerca (ISPRI) del CNR (Centro Nazionale delle Ricerche) che,
in base a un accordo internazionale, rappresenta il Governo italiano in seno
alla Rete ISSN.
Il Centro é un
nodo della Rete ISSN e ha il compito di:
v assegnare il
codice identificatore ISSN a tutte le pubblicazioni in serie pubblicate in
Italia su qualsiasi supporto;

L’ISSN è
attribuito alla testata a cui rimane per sempre come unica e immodificabile
codifica. La pubblicazione può cambiare editore, città o paese di
pubblicazione, periodicità, può essere citata in maniere diverse, ma lo stesso
ISSN resta a identificare sempre la pubblicazione.
Tra l’EAN e il
Centro internazionale dell’ISSN è stata stipulata una convenzione in base alla
quale l’ISSN è stato ritenuto codice identificatore delle pubblicazioni in
serie diffuse tra il grande pubblico (edicole di giornali, case editrici,
ecc.); l’ISSN, quindi, è usato per costruire il codice EAN 13 di quotidiani e
periodici.
L’attribuzione
dell’ISSN è, pertanto, indispensabile per acquisire il codice a barre. La
richiesta di quest’ultimo va inoltrata agli organismi competenti. In Italia
qualsiasi editore che voglia pubblicare un prodotto editoriale deve rivolgersi
al CNR di Roma per richiedere l’ISSN, il cui costo, sostenuto una sola volta
nella vita di un giornale, è attualmente di 90,70 euro. Dopo aver ottenuto le 8
cifre identificative, una specie di codice fiscale, si potrà sviluppare il
successivo codice a barre EAN 13.
L’ADD-ON fa parte integrante del codice a barre. Compare alla fine del codice, ed è scritto nella parte superiore delle ultime barrette verticali, preceduto da uno spazio. In Italia è composto da cinque cifre e permette di trascrivere la numerazione del fascicolo. I fascicoli debbono essere sempre convertiti in cifre, anche se non vengono numerati. Non esiste una specifica chiave di controllo.

Il codice a
barre, per esempio, del CORRIERE DELLA SERA di giovedì 3 aprile era il
seguente:
Numeri bassi:
9771120498008
(codice ISSN/EAN)
Numeri alti:
30403 (add-on)

Come già detto,
le prime tre cifre (977) indicano il prodotto editoriale italiano, le
successive sette (1120498) sono l’ISSN della testata CORRIERE DELLA SERA
assegnato dal CNR di Roma.
Seguono due
cifre (00) che rappresentano un codice di prezzo: in questo caso indica che il
quotidiano è venduto da solo.
L’ultimo numero
del codice EAN 13, nel nostro esempio la cifra 8, è denominato «check digit»
ovvero cifra di controllo che nasce da un algoritmo matematico delle precedenti
cifre del codice a barre.
Nei numeri alti,
il primo numero indica l’anno (3 sta per 2003), il secondo e il terzo il mese
(per aprile troviamo quindi 04), e gli ultimi due il giorno del mese (nel
nostro caso 03).
Leggendo il
codice a barre del CORRIERE DELLA SERA del giovedì, quando viene venduto a 1,20
euro con allegati SETTE e TV SETTE, o al sabato con IO DONNA, si può pensare a
un errore perché si trova la variante «00», solitamente usata per prodotti
venduti singolarmente.
Ma non è
un’inesattezza: perché?
“Perché i
prodotti editoriali in questione sono autonomi fiscalmente, benché venduti in
abbinamento - spiega Giovanni Raimondi, responsabile Comunicazione e Promozione
della Rcs Diffusione. - Anche nella lettura in resa il quotidiano è letto con
il prezzo consueto di 0,90 euro, mentre gli allegati sono contabilizzati a
0,30. Per questo motivo anche SETTE, TV SETTE e IO DONNA hanno un proprio ISSN
e una variante «00».
Ciò significa
che l’edicolante - già informatizzato - deve passare il lettore ottico sia sul
codice del CORRIERE che su quello di uno degli allegati”.
Per l’ADD-ON dei
periodici (con l’eccezione di quelli Mondadori, vedere più avanti), la prima
cifra rappresenta l’anno mentre le successive quattro indicano la numerazione
del fascicolo: Esempio: 30050, numero 50 del 2003.
All’ISSN
sono affiancati dei numeri che indicano se una pubblicazione è venduta con
allegati oppure no e questi codici sono stabiliti dall’INDICOD, filiale
italiana dell’EAN.
Vediamo
in dettaglio quali sono le numerazioni previste:
Molti editori si
rivolgono a specialisti della codifica come EUROCOD di Milano. “È ormai dal
1996 che serviamo quotidiani e periodici - dice Giuseppe Brandi,
responsabile commerciale - ma negli ultimi tempi c’è stato un incremento di
richieste, di certo anche in seguito alle penali che la FIEG ha introdotto per
chi non inserisce il codice a barre sulle pubblicazioni. Ai nostri clienti
forniamo l’esperienza di anni in questo settore. Innanzitutto invitiamo
l’editore a dotarsi di ISSN facendone richiesta al CNR di Roma poi, appena ne
entra in possesso noi possiamo diventare operativi”.
L’EUROCOD ha
clienti importanti tra i quotidiani come il gruppo Poligrafici Editoriale
(Giorno, Nazione, Resto del Carlino), l’Avvenire, Libero, La Padania e anche
nei periodici con i gruppi Rusconi e Rizzoli.
“Siamo dotati di
una macchina speciale che produce i codici a barre che consegniamo in pellicola
agli editori; ultimamente lavoriamo con il sistema digitale e i codici vengono
perciò consegnati su cd o floppy” continua Giuseppe Brandi. “Operiamo con
anticipo fornendo ai quotidiani il fabbisogno trimestrale o quadrimestrale di
codici a barre; stesso discorso anche per i periodici con i quali si può
pianificare con largo anticipo. Le caratteristiche necessarie per una buona
lettura dei codici è che siano riprodotti prevalentemente su sfondo bianco in
copertina, ma questo non è l’unico metodo”.
“La combinazione
bianco su fondo nero è sicuramente ottimale - spiega ancora Brandi - ma anche
fondi gialli o rossi non creano problemi. Stesso discorso sulle dimensioni: la
misura standard è di 20 millimetri compresi i numeri sotto le barre, ma in
molti casi si scende agli 11”.
“Come Rcs
Diffusione - dice Giovanni Raimondi - ormai da anni lavoriamo con un
programma che ci consente di creare i nostri codici a barre. Gli errori sono
minimi e possono essere causati da sbagli manuali come l’utilizzo di una
pellicola al posto di un’altra. Nessun problema neppure per i banded (per
esempio Anna+Salve) nei quali indichiamo il codice con la variante “10” che
consente di leggere il prezzo dei due giornali venduti unitamente. Ormai come
Rcs lavoriamo da 4-5 anni le rese con la lettura dei codici. Credo che
l’applicazione dello stesso metodo anche in edicola sarà un passo in avanti
fondamentale per il rivenditore che a fine giornata avrà una bolla di resa già
pronta senza ulteriori perdite di tempo. Difficoltà tecniche? Penso più a
problemi pratici, quando in alcune edicole di prima mattina c’è grande afflusso
di clienti e per il rivenditore è difficile leggere il codice con la pistola,
prendere i soldi e dare il resto. Può darsi che sia questo il principale
ostacolo a un utilizzo costante del lettore del codice a barre”.
Anche Mondadori
crea direttamente i codici apposti sulle copertine dei propri periodici.
“Ogni redazione
ha nei suoi computer un programma che consente al grafico di generare le cifre
e la successiva rappresentazione a barre da apporre in copertina: si tratta del
BAR CODE PRO della società americana SNX - dichiara Giovanni Cantù,
responsabile Diffusione - Ovviamente ogni testata è stata dotata,
precedentemente, del suo ISSN per poi generare le 13 cifre della prima parte
del codice a barre”.
La Mondadori si
caratterizza per un ADD-ON diverso dai concorrenti: “Per le riviste che nella
loro numerazione ripartono da zero ogni anno, nel 2003 il primo numero è 3
perché è la competenza amministrativa del prodotto, poi per il fascicolo numero
uno di quest’anno si ripete 03 per l’anno e 01 per il numero della
pubblicazione. L’ADD-ON in questione sarà quindi 30301. Questa numerazione non
comporta problemi per i distributori perché conoscono il nostro metodo di
numerazione e perché il codice a barre comprensivo dell’ADD-ON è da noi
comunicato preventivamente in INFORETE e, quindi, chi lavora questi giornali
riscontra i dati da noi indicati - continua il responsabile Diffusione -
L’illeggibilità, a mio avviso, può dipendere da un codice sbagliato stampato o
dalla mancanza di uno scavo adeguato in copertina, ma come Mondadori non
abbiamo mai avuto problemi del genere. Per i banded il codice a barre è
riprodotto chiaramente leggibile sulla fascetta che lega le due testate e
identifica il prodotto venduto a prezzo diverso dalla somma delle singole
riviste. In alcuni casi il grafico può anche completare il codice a barre con
un box in cui compare, per esempio, l’indirizzo del sito Internet del
giornale”.
Nel panorama dei
prodotti editoriali una casistica importante è quella rappresentata dai fascicoli
da collezione. Il meccanismo del codice a barre è simile, anche in questo caso,
ai precedenti esempi per quotidiani e periodici.
“L’EAN 13
utilizzato è, ovviamente, uguale per edizioni diverse dello stesso prodotto, in
quanto l’ISSN richiesto per una collana rimane quello per tutta la sua vita
editoriale - spiega Silvia Riccardi, responsabile Operazioni
Collezionabili De Agostini - Ciò che cambia è l’ADD-ON la cui prima
cifra rappresenta l’anno (esempio 3 per il 2003), la seconda indica l’edizione
mentre le ultime tre riportano la numerazione del fascicolo”.
Quindi, il
fascicolo numero 46 di un collezionabile in uscita nel 2003 avrà come ADD-ON
31046 se si tratta della prima edizione, 33046 nel caso fosse la terza. Questo
consente all’edicolante, al distributore e all’editore di conoscere tutti i
dati di questo prodotto.
La presenza dei
codici a barre, ormai su tutti i quotidiani e periodici, arriva anche grazie
alle penali che la commissione FIEG ha preannunciato: “L’ultimo trimestre del
2002 ha rappresentato il decisivo passo in avanti per i codici a barre sui
prodotti editoriali - dice Renato Salvetti, direttore sede FIEG di
Milano - Il 95% dei giornali si è allineato alle nostre direttive. Le
problematiche che si sono avute in questi anni riguardavano la sintassi, le
misure, la creazione di codici con barre ripetute. Per arrivare
all’informatizzazione completa della rete restano da sistemare gli ultimi
problemi tecnici in edicola. A volte, la pistola laser non legge alcuni
quotidiani la cui carta assorbe, probabilmente, troppo l’inchiostro. Ma anche
questi dettagli verranno superati definitivamente”.
Sull’evoluzione
dei codici a barre è interessante anche il pensiero di un distributore
nazionale come l’A&G Marco: “Rispetto ad altri settori quello
dell’editoria aveva un’esigenza in più nella codifica ed è per questo che si è
reso necessario l’ADD-ON che non troviamo in altri prodotti - spiega Fedele
Datteo, responsabile INFORETE e codici a barre - I problemi che gli editori
hanno trovato sono stati di interpretazione delle normative. Per esempio, per
un periodico venduto a fine dicembre del 2002, ma con data di copertina
gennaio, l’ADD-ON deve indicare questi ultimi dati: il 2003 e il mese con il
numero 1”.
La presenza del
codice a barre è ormai obbligatoria per gli editori della Marco: “Non
accettiamo di distribuire giornali che non presentino il codice a barre -
afferma Patrizia Biffi, responsabile Diffusione Programmazione - Ci sono
molte possibilità per posizionarlo in modo visibile; per esempio, i fumetti
della Walt Disney e della Bonelli preservano la loro copertina e
sfruttano l’ultima pagina su cui non hanno pubblicità e per la lettura va bene
anche così”.
“Noi, come i
distributori locali con i quali lavoriamo, utilizziamo i codici a barre per le
rese - conclude Fedele Datteo - e tra poco potremo usarlo anche per le
spedizioni, elevando, così, la qualità del servizio e accorciando i tempi di
lavorazione”.
Da quanto emerge
nel nostro viaggio lungo la filiera distributiva, Editori, Distributori
Nazionali e Locali sfruttano già operativamente i codici a barre sui prodotti
editoriali. Alla catena manca solo l’ultimo anello: quello dell’edicola. Per
questo è auspicabile che il progetto INFORIV, per ora testato in una sessantina
di rivendite, possa definitivamente decollare per il salto di qualità
dell’intera categoria.