Ognuno tenga le mani sul proprio portafoglio

 

Finché non si spezzerà il circolo vizioso, che trasforma per magia la carta dei giornali in cartamoneta e poi di nuovo in carta e poi di nuovo in cartamoneta, uno dei più grandi problemi della rete di vendita, la sua sempre più profonda crisi economica, non sarà risolto.

Ma una alternativa c’è, e non si tratta di una rivoluzione....

 

Ognuno tenga le mani sul proprio portafoglioÈ  questo un periodo di “fibrillazione” per la nostra categoria. Una fortuita combinazione di eventi, tutti molto importanti, sta generando oltre che una plausibile ansiosa aspettativa di ciò che ci porteranno i prossimi mesi, e parlo di Accordo Nazionale e delle circolari regionali in merito al D.L. 170, anche, a volte, un po’ di confusione.

Parlando infatti del rinnovo dell’Accordo Nazionale con i colleghi di ogni parte d’Italia, e quindi abituati alle più diverse situazioni distributive, noto che molto spesso il conto deposito viene visto con favore o con sospetto, a seconda appunto delle modalità di resa in uso nelle diverse piazze, ma mai affrontato per quello che veramente dovrebbe essere: una fondamentale questione di principio contrattuale.

Ho già scritto al riguardo un chiarimento (Azienda Edicola n. 5/01- pag. 68: Conto deposito - Puntualizzazioni artt. 7 e 10): sostanzialmente ora non farò altro che ripetere ciò che ho già detto in quella occasione… ma tant’è “repetita juvant”, dicevano gli antichi latini, e noi non saremo da meno.

Dunque iniziamo con il definire, proprio dal punto di vista dei princìpi contrattuali, cosa sostanzialmente sia il “conto deposito”: un sistema di consegna delle merci e relativo pagamento delle stesse al momento della resa che, a mio avviso, corrisponde esattamente alla previsione contenuta nell’art. 1556 del Codice Civile che tratta del “contratto estimatorio”.

Penso sia utile riportare per intero il testo di questo articolo:

 

Codice Civile - Libro IV-Delle obbligazioni

Titolo III - Dei singoli contratti

Capo IV - Del contratto estimatorio

 

1556. Nozione. Con il contratto estimatorio una parte consegna una o più cose mobili all’altra e questa si obbliga a pagare il prezzo, salvo che restituisca le cose nel termine stabilito.

 

Come si può chiaramente capire, leggendo quanto sopra, la parte che riceve le “cose mobili” assume l’obbligo nei confronti della controparte di pagarne il prezzo (e per quel che riguarda la rete di vendita direi che quest’obbligo non è mai stato in discussione), salvo che restituisca le “cose mobili” nel termine stabilito: direi che la contestualità dei due momenti (il pagamento e la resa) è fuor di dubbio, altrimenti se (come accade invece per le edicole) il pagamento fosse anticipato perderebbe di senso l’obbligo che si assume la parte che riceve la merce.

Che obblighi posso avere se i soldi te li ho già dati? Semmai dovrebbe essere previsto, al contrario, l’obbligo per gli editori di ridarmi indietro i soldi che ho già anticipato.

Tutto questo turbinio di “cose mobili” e di “obbligazioni” non è a se stante: è strettamente correlato, a mio avviso, alle caratteristiche tipiche del prodotto che noi vendiamo.

Non possiamo dimenticare, infatti, che la rete di vendita è garante della pluralità dell’informazione e del diritto (garantito dalla Costituzione) del cittadino a riceverla. Il che significa che noi non abbiamo il diritto di scegliere cosa vendere e cosa no. Ed è proprio per questo che, cosa piuttosto rara nel panorama delle tipologie commerciali, non è il giornalaio che determina la giacenza di merce nella propria impresa commerciale.

Signori, qui il cerchio si chiude. Se io sono “obbligato” da un principio costituzionale a non poter determinare un fattore fondamentale di qualsiasi attività commerciale moderna (di quanto succedeva ai tempi del “baratto” non sono molto sicuro) mi viene in aiuto l’articolo 1556 del Codice Civile, tramite il contratto estimatorio, che sancisce o il diritto di resa oppure l’obbligo di pagare ciò che non rendo perché venduto... perché già venduto e non che venderò (forse).

Detto questo, cerchiamo di trasferire questi princìpi nella realtà di tutti i giorni.

È un fatto che ognuno di noi, in edicola, ha qualche milionata delle vecchie lire di merce già pagata e per la quale riceverà indietro il denaro versato al momento della resa.

È un fatto che se noi moltiplichiamo queste milionate per le decine di migliaia di punti vendita ci ritroviamo a parlare di parecchie centinaia di miliardate delle vecchie lire.

È un fatto che questo sistema di pagamenti “anticipati” crea un flusso di denaro che non dipende affatto dalla vendita della merce ma dalla sua presenza presso l’uno o l’altro dei soggetti della filiera della carta stampata: qui si parla di parecchi denari che passano di tasca in tasca, che vanno, che tornano ma, soprattutto, che sostano.

E tutto questo comporta gravi conseguenze sulla gestione economica delle nostre aziende.

Finché non si spezzerà questo circolo vizioso - che trasforma per magia la carta in cartamoneta e poi di nuovo in carta e poi di nuovo in cartamoneta (quante volte vediamo arrivare in edicola riviste (anche il nome “riviste” sembra una presa in giro perché infatti le “rivediamo” molto spesso girare sui nostri banchi di vendita, e magari attendiamo con ansia di rivederne proprio una bollinata da noi stessi l’anno prima, perché in fondo in fondo siamo dei sentimentali) ricoperte di bollini di resa da Bolzano a Canicattì) - uno dei più grandi problemi della rete di vendita, la sempre più profonda crisi economica appunto, non troverà soluzione.

L’applicazione del contratto estimatorio, ovvero la fornitura di tutta la merce in conto deposito, risolverebbe il problema: finalmente si pagherebbe solo quanto effettivamente venduto.

Bene, ma quando? “... salvo che restituisca le cose nel termine stabilito” ricordate?

Nel termine stabilito quindi: il quotidiano quando lo vuoi in resa? Il giorno dopo? Te lo pago il giorno dopo. Lo vuoi in resa tra una settimana? Tra quindici giorni? Tra un anno? Te lo pago tra una settimana, tra quindici giorni, tra un anno.

Come per magia non ha più importanza scervellarsi in contorte norme (che puntualmente vengono aggirate) sulla permanenza in edicola delle pubblicazioni (questa un mese, quella uno e mezzo, quell’altra 60 giorni, però se mi avvisi prima e mi dai il 2,5% in più te la tengo altri 15 giorni) perché verranno comunque pagate alla resa nel termine stabilito.

Chissà perché ho la sensazione che avremmo delle bellissime edicole pulite: la merce, qualsiasi merce, provoca innanzitutto sul cliente finale la “sensazione” di nuovo o di vecchio.

Se un prodotto resta “naturalmente” sul mercato (sia esso prodotto editoriale o semplici mutande) è perché si vende.

Se non si vende non ha senso tenerlo sul banco di vendita (a meno che non ci siano misteriosi flussi di denaro che lo permettono).

Se il tuo prodotto ha esaurito la sua appetibilità commerciale sarai tu per primo (sempre che non ci siano misteriosi flussi di denaro che lo permettono) a richiamarlo in resa e a recuperare l’investimento di denaro fatto.

E noi saremo lì, puntuali come sempre, a pagare quanto dovuto (e a questo punto anche con garanzie fidejussorie perché non ti devo anticipare denaro ma solo liquidarti il dovuto).

E infine, giusto per capirci fino in fondo, vediamo il momento del pagamento.

Ogni giorno io ricevo della merce in conto deposito.

Ogni giorno, presumibilmente ma non necessariamente, mi sarà richiamata in resa dell’altra merce.

Pronto ed efficiente con il denaro frusciante in mano (denaro, badate, che non sono stato costretto a farmi prestare dalla banca per pagare anticipatamente l’estratto conto, ma guadagnato dalla vendita della merce!) la rendo, attendo il controllo del distributore sulla resa (sempre frusciando), attendo l’emissione di un documento fiscalmente valido che determini l’importo da pagare (sempre frusciando), e non appena l’attesa termina pago immediatamente tutto il dovuto prestando pure tutte le garanzie di questo mondo.

Orbene, quanto lunghi sono questi tempi d’attesa? Presumibilmente, se il mio distributore è efficiente, in 24 ore riesco ad avere l’estratto conto che pagherò entro il giorno stesso, mentre se non è efficiente… beh, io son sempre qui che sto frusciando.

A questo punto, se presumiamo che il distributore locale ci chiami in resa ogni giorno una certa quantità di merce, io ogni giorno pagherò il dovuto con puntualità.

Spero di non sentire lamentele da alcun rivenditore: rientrare in possesso dei nostri soldi, evitare disastrose e sempre più frequenti esposizioni finanziarie, veder diminuire con rapidità la notevole quantità di “fuffa” che ci sommerge, vale il disagio di passare in banca a pagare l’estratto conto ogni giorno, magari dopo aver consegnato i giornali al condominio dietro l’angolo, aver salutato l’amico pescivendolo e prima di andare a bere il caffè al bar.

In ogni caso, potrebbe anche succedere che i distributori locali non fossero effettivamente in grado di gestire convenientemente le tonnellate di estratti conto che si produrrebbero.

Il mio distributore locale, per esempio, fornisce in esclusiva territoriale circa 500 edicole. A tutt’oggi con una mezza dozzina di impiegate riesce a gestire i circa 25.000 estratti conto che emette in un anno. Se in futuro (e a parità di fatturato) dovesse compilarne quasi 200.000 probabilmente dovrebbe provvedere a rimpinguare le fila dei propri dipendenti con qualche decina di assunzioni e con costi di gestione ben superiori a quelli attuali.

Ma poiché è proverbiale la disponibilità dei giornalai, solo ed esclusivamente per lo spirito di collaborazione e l’affetto che ci lega ai nostri distributori, siamo disposti a venir loro incontro e ad accettare un unico invio settimanale di e.c. con pagamento immediato e garanzia fidejussoria.

Oh bella… stavo a questo punto rileggendo la pappardella che ho appena scritto per cercare di ridurla e tediarvi il meno possibile, quando mi sono reso conto di una cosa davvero incredibile: ma l’applicazione del contratto estimatorio non è una rivoluzione copernicana della filiera della carta stampata; non vengono stravolti sistemi assestati di distribuzione; non vengono rivoluzionati gli organigrammi dei distributori locali; non vengono nemmeno modificate le abitudini dei giornalai e dei cassieri delle banche; non viene praticamente modificato nulla tranne che un piccolissimo dettaglio... ognuno tiene le proprie mani solo sul proprio portafoglio e non su quello dei giornalai italiani.

 

Un saluto e una preghiera: che io abbia ragione o torto (anzi soprattutto in quest’ultimo caso) fatemi sapere come la pensate, bastano anche due righe da inviare qui in redazione. A presto.

 

Mario Bertolini

Presidente SNAG Provinciale Padova