... Sulle esilaranti spiegazioni del responsabile diffusione Mondadori, circa l’annoso problema degli esauriti di Panorama...
«I perché del
tutto esaurito di Panorama» titolo intrigante che ha subito catturato la mia
attenzione, leggendo lo scorso numero di Azienda Edicola: “finalmente avrò la
spiegazione a uno dei problemi che settimanalmente contribuiscono a farmi
incavvvolare...” (lo dico perché tanto si usa) mi sono detto. “E sarà una
spiegazione che, senza ombra di dubbio, deriverà da un’analisi approfondita del
problema in grado di favorire la sua risoluzione”.
E invece cosa mi
tocca leggere?
“A volte lo
squilibrio tra domanda e offerta, con il risultato del tutto esaurito in
edicola è imprevedibile, le operazioni commerciali nascono con l’apporto di consulenti,
si fanno ipotesi di vendita che purtroppo, però, non sempre sono azzeccate” così inizia quella che io definirei una
svogliata difesa d’ufficio da parte di Giovanni Cantù, responsabile diffusione
Mondadori.
O
h bella! Per
quanto mi risulta, nelle aziende marketing oriented se sbagli oggi, se
sbagli domani e anche dopodomani non c’è nessuno che ti salvi da un bel calcio
nel didietro e via a cercare veloce veloce un altro lavoro... Evidentemente gli
editori sono tutti dei gran signori, dal cuore tenero.
Pile di Panorama
nei supermercati e copie esaurite nelle edicole!
“Sono i
distributori locali a programmare i quantitativi da assegnare alle singole
edicole o al supermercato, una decisione che tiene conto dei dati statistici in
loro possesso” prosegue
ancora, come per scaricare sui distributori locali eventuali errori di
programmazione e distribuzione, salvo contraddirsi poche righe più avanti
quando afferma: “noi, oltre ai dati che alla fine riceviamo sul venduto e sulle
rese, valutiamo direttamente con i nostri ispettori, la validità o meno del
lavoro del distributore nelle varie zone”.
Premesso che la
validità del lavoro svolto da un proprio mandatario lo si valuta anche
visitando e ascoltando i propri clienti (che saremmo poi noi giornalai che con la
nostra rete di vendita dovremmo costituire per voi un bene insostituibile), ho
scoperto, attraverso le parole di Giovanni Cantù e con vivo senso di sollievo,
che la figura dell’ispettore esiste ancora. Ero convinto che, invece, si fosse
estinta, dal momento che alle nostre edicole non se ne affacciano più da tempo
immemorabile.
Dunque, la
categoria degli ispettori è ben viva, ma si limita al collaudo delle comode
poltrone delle agenzie di distribuzione da dove, alcuni maligni – proprio al
riguardo della consegna di alcune testate nei supermercati – affermano che
siano proprio gli stessi ispettori a fissare i quantitativi da inviare. Succede
così anche per Panorama?
Voci, rumors
(come dicono gli inglesi), interessi particolari o pura realtà?
Veniamo poi edotti
sulle varianti presenti sul mercato e sulle diverse abitudini di acquisto: “va
tenuto conto del diverso momento di acquisto del prodotto: in edicola il
lettore va il giorno di uscita di Panorama, mentre nei supermercati il sabato e
la domenica sono le circostanze di massimo afflusso di clienti e il giornale
viene venduto, soprattutto in quell’occasione”.
Egregio signor
Cantù, “mi consenta” direbbe un personaggio un poco più conosciuto di me e lei
che, guarda caso aveva in passato qualche interesse nella sua casa editrice, o
lei è un responsabile tenuto all’oscuro di una parte del processo distributivo
o in Mondadori una mano non sa cosa fa l’altra; in ogni caso molti rivenditori
di Piemonte e Lombardia, due delle regioni in cui penso vi sia la maggior vendita
della testata in oggetto, si sentono presi per i fondelli da quest’ultima
illuminante affermazione perché, vede, sono ormai anni che in alcune zone di
queste due regioni, la distribuzione di Panorama avviene in maniera perlomeno
eccentrica in quanto, se va bene, nella giornata di venerdì ci viene consegnato
il 50% del quantitativo previsto (ma a volte non supera un terzo del fornito
totale) e il rimanente, di solito, nella giornata di sabato quando non di
domenica. E a volte anche di lunedì.
Cosa vuol dire
tutto ciò?
Che se sono vere
le sue affermazioni, a Napoli direbbero che siamo “cornuti e mazziati” perché,
sembrerebbe proprio che le edicole siano lasciate volutamente senza prodotto
proprio nel giorno di maggior vendita, prodotto che sono poi costretti a
rendere perché invenduto da sabato in poi, stante la preferenza del popolo per
il week end passato al supermercato e non in edicola.
Mi permetto,
caro Cantù, di darle gratuitamente un consiglio per risolvere il problema:
fornisca bene, al centopercento, e non in percentuale minore, tutte le edicole
il venerdì, giorno come lei dice di maggior afflusso. I supermercati li
fornisca il sabato, così, nel pieno rispetto delle sue analisi di marketing
saremo tutti contenti e, senz’altro, si venderà di più.
Perché vede, a
noi secca proprio molto che il venerdì il cliente non trovi nella nostra
edicola Panorama e che sia costretto ad acquistarlo il giorno dopo andando a
fare la spesa. Per due motivi: uno, perché sembrando essere noi i responsabili
del nostro disapprovvigionamento scontentiamo il cliente e due, perché non
vendere vuol dire non incassare, cosa per la quale siamo, invece, qui apposta.
Mi sarei
aspettato da lei risposte illuminanti. Ho letto solo pressapochismo.
“Situazioni
occasionali e non abituali” lei dice. Non scherziamo. Molte, troppe situazioni
occasionali finiscono per diventare una abitudine. Esca dalla reggia dorata di
Segrate ed entri in una qualsiasi edicola e vedrà che l’eccezione è invece la
regola.
Se questa è la
vostra politica ditelo apertamente. Ne terremo conto.
In caso
contrario, basterebbe avere il coraggio di rispondere: “Scusate, cercheremo di
fare meglio”.
...e a seguito dello “stupendo
articolo” di Bertolini
Sono arrivate molte lettere. Tutte più o meno dello stesso tono, ma tutte plaudenti al fatto che “ognuno deve tenere le mani sul proprio portafoglio”. Ne abbiamo scelte due, una arriva da Trieste l’altra da Palermo: da nord a sud tutti d’accordo.
Trieste, 29
aprile 2003
Avendo letto
l’articolo di Mario Bertolini su Azienda Edicola ricevuto oggi, riguardante il
conto deposito, abbiamo raccolto l’invito a scrivere perché vogliamo dirgli che
ha ragione su tutto ciò che ha espresso: il conto deposito deve essere
esteso a tutto ciò che veramente viene inviato in edicola. E basta con i
trucchi per aggirare gli articoli 7 e 10 (improvvisamente con le modifiche
agli art. 7 e 10 sono diventati tutti mensili, anche i trimestrali come Nuova
Elettronica!) Dell’articolo pubblicato in due occasioni su Azienda Edicola
“Puntualizzazioni art. 7 e 10” sappiamo ogni frase a memoria, per dire
dell'importanza che tale articolo ha rappresentato e rappresenta per gli
edicolanti.
Il vero
contratto estimatorio, e quindi il conto deposito su tutto, è ormai
indispensabile per non essere costretti a fallire, con tutto ciò che viene
veicolato in edicola, e per avere finalmente il tanto auspicato piano di
vendita.
Sono 10 anni che
siamo edicolanti e ci siamo sempre chiesti come si possa andare avanti
anticipando i soldi per la merce che non si vende! Finalmente con gli art. 7 e
10 le cose sono cambiate in meglio.
Occorre non
firmare niente che non sia il conto deposito su tutto: dai bimestrali ai
quotidiani!
Grazie
Bertolini... ha perfettamente ragione!
Palermo, 13
maggio 2003
Gentilissima
redazione, i migliori complimenti per la stupenda rivista che ogni mese ci
illumina realmente sui problemi più disparati che purtroppo affliggono la
nostra categoria. E vengo subito al dunque: nel numero di aprile c’è lo
stupendo articolo di Bertolini in cui si parla della bellissima cosa che è il
conto deposito. Credo che se si giungesse al famoso accordo, rivoluzionando
quanto fin qui fatto e applicando in toto il conto deposito, tutta la categoria
ne trarrebbe vantaggio, poiché, come magistralmente spiegato, noi resteremmo
padroni dei nostri soldi senza correre il rischio di diventare insolventi (come
purtroppo spesso accade qui a Palermo) per la troppa merce che dobbiamo pagare.
Non sarebbe
forse bello avere 5000 euro di fornitura, venderne magari 3000 e pagare solo ed
esclusivamente 3000 euro di riviste vendute in quella settimana?
Noi, come molti
di voi, crediamo di sì ed è per questo che a nome di tutta (spero) la categoria
vi chiediamo di attivarvi in tal senso.
Amiamo troppo il
nostro lavoro e il nostro sudato guadagno per vedercelo derubare ancora così.
Siete i migliori.