UNO, NESSUNO, CENTOMILA… PUNTI VENDITA

 

 

Il Governo, su istigazione della FIEG, vuole liberalizzare senza tenere conto che la massiccia attivazione  di punti vendita non esclusivi (circa  il 20% della rete di vendita degli esercizi) non ha portato alcun sensibile incremento dei dati vendita…

 

Maurizio CortiAbbiamo avuto modo di leggere sulla stampa italiana, in questi ultimi giorni che l’Autorità Garante della concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha lanciato i suoi strali contro alcune norme contenute nel Dlgs. 170/01 e contro alcuni provvedimenti regionali di indirizzo per i comuni in materia di predisposizione dei piani comunali per le rivendite di giornali.

Dopo “solo” due anni dall’entrata in vigore delle nuove normative in materia di vendita della stampa quotidiana e periodica, l’Antitrust, “forse sollecitato” dalla Federazione Italiana Editori Giornali, ha preso visione del testo del Dlgs. 170/01 e ha lanciato il suo grido d’allarme: quelle norme vanno modificate!

Perché ho “capziosamente” riferito delle sollecitazioni che la Fieg ha avanzato all’Antitrust? Perché è circostanza nota di un incontro avuto nel mese di febbraio tra il presidente della Fieg Luca Cordero di Montezemolo e Giuseppe Tesauro (Presidente dell’Antitrust) durante il quale sono state avanzate alcune richieste di modifica al testo legislativo che, a parere della componente editoriale, limiterebbe o addirittura ostacolerebbe la diffusione della stampa nel nostro paese.

 

Non mi è dato sapere quali “incontestabili” dati siano stati forniti dalla Fieg all’Antitrust, e quali cupi scenari siano stati disegnati dai rappresentanti delle maggiori aziende editoriali Italiane. Vero è che Tesauro, senza neppure peritarsi di sentire in materia le altre componenti della filiera distributiva e diffusionale della stampa quotidiana e periodica (distributori e rivenditori), senza tenere conto del fatto che l’Osservatorio previsto dal Dlgs. 170/01 non ha mai funzionato e non vi sono pertanto dati obbiettivi sull’andamento della vendita dei quotidiani e periodici nella fase successiva alla sperimentazione, in vigenza del nuovo regime autorizzatorio previsto dal citato decreto legislativo, ha esternato, come è nelle sue specifiche prerogative, le sue preoccupazioni in merito.

 

A distanza di pochi giorni dalle dichiarazioni dell’Antitrust, con una scansione temporale quasi sospetta per le sue tempestività,  Paolo Bonaiuti (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega per l’editoria) ha comunicato l’iniziativa del governo di varare un disegno di legge che, recependo le osservazioni dell’Antitrust, porterebbe alcune modifiche alle norme contenute nella legislazione vigente.

 

E quali sarebbero queste modifiche richieste? Consentire la vendita della stampa anche a quei punti vendita al dettaglio, quali esercizi di generi alimentari e anche alle librerie di piccola dimensione finora “ingiustificatamente esclusi dal mercato” nonché dare legittimità agli “strilloni”.

 

In buona sostanza, a prescindere dalla legittimità della vendita della stampa attraverso gli strilloni (peraltro già ammessa e consentita della attuale normativa) è mia opinione che il testo di legge, purtroppo, potrà essere modificato nei seguenti termini.

 

Il primo sarà quello di consentire il rilascio delle autorizzazioni alla vendita a tutti gli esercizi che a suo tempo avevano presentato domanda alle Amministrazioni Comunali di partecipare alla sperimentazione e, il secondo, di consentire ai cosiddetti punti vendita non esclusivi di nuova attivazione, la contemporanea vendita di quotidiani e periodici senza alcun vincolo opzionale tra l’una o l’altra tipologia di prodotto editoriale.

 

Queste due modifiche altro non sono che il recepimento normativo dei desideri e delle volontà editoriali: avere una vastissima  e potenziale rete di vendita (basti pensare alle circa 100.000 domande di partecipare alla sperimentazione richiesta da altrettanti esercizi commerciali) e poter inserire nella grande distribuzione organizzata (supermercati o ipermercati) la vendita tanto dei quotidiani quanto dei periodici.

 

Su questi due aspetti mi corre l’obbligo di avanzare alcune considerazioni in merito anche riandando con la memoria a ricordare quali furono gli intendimenti delle parti sociali e del legislatore nella concertazione prima, e nella emanazione poi, dell’attuale testo di legge.

 

La prima considerazione attiene alla genesi della legge sulla sperimentazione che doveva valutare e verificare se con l’aumento dei punti vendita in taluni esercizi commerciali, fino ad allora esclusi dalla vendita di quotidiani e periodici, potesse corrispondere un adeguato e sensibile aumento delle vendite.

 

In buona sostanza si voleva incrementare la possibilità per i cittadini, potenziali acquirenti dei carta stampata, di poter acquistare quotidiani e periodici, portando quindi il giornale al lettore e non viceversa.

 

In realtà la sperimentazione, al di là dei dati conclusivi, visti da taluni come trionfali ed esaltanti e da altri insignificanti e deludenti, ha evidenziato che l’attivazione dei punti aggiuntivi è stata effettuata in zone e in ambiti territoriali dove la diffusione e la vendita dei quotidiani e periodici raggiunge già dati confortanti e significativi.

 

Non mi risultano, infatti, attivazioni di punti vendita in aree geografiche dove la propensione alla lettura, soprattutto del quotidiano, era al di sotto della media nazionale.

 

Mi risulta, invece, che in alcune zone ben definite, come nel comune di Milano, la massiccia attivazione di punti vendita non esclusivi (circa il 20% della rete di vendita degli esercizi) non ha portato alcun sensibile incremento dei dati vendita, ma ha ridotto di circa il 10% i fatturati medi delle rivendite e ne ha determinato la chiusura di circa il 5%.

 

Questi dati stanno a significare, in modo inconfutabile poiché desunti direttamente dai fatturati delle rivendite, che l’allargamento della rete di vendita non ha portato alcun beneficio alla diffusione dei quotidiani e periodici ma ha prodotto, sostanzialmente, un aumento dei costi di distribuzione e un decremento della redditività dei punti esclusivi con un sensibile abbattimento del valore economico degli stessi.

 

La seconda considerazione riguarda la disarmante faciloneria con la quale taluni esponenti politici e del mondo editoriale affermano il ruolo insostituibile delle rivendite esclusive di giornali e dell’altro progettano di varare provvedimenti che, di fatto, ne possono decretare se non la fine, certamente un drastico ridimensionamento.

 

Un’ultima considerazione riguarda il futuro della rete di vendita esclusiva; essa rimarrà sempre la colonna portante della diffusione della stampa quotidiana e periodica in Italia, rimarrà sempre il baluardo del pluralismo dell’informazione ma, in considerazione delle sicure perdite di redditività dovrà preoccuparsi di recuperare potenzialità economica attraverso due indispensabili interventi. Il primo ottenendo maggiori compensi economici da parte delle aziende editoriali rivolti soprattutto a ricompensare una vasta gamma di “servizi” resi all’editoria sia sotto il profilo delle promozioni sia sotto l’aspetto delle qualità delle tipologie di vendita che la rete aggiuntiva non è in grado di offrire. Il secondo attraverso una diversificazione e un ampliamento della merceologia da porre in vendita.